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MusicaProgetto
Adriana Benignetti
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Oratorio per soli, coro e orchestra di George Friederich Händel











2 days ago | |
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Domenica 28 agosto alle ore 21.15, l’ultimo appuntamento del Festival. In programma musiche di Schubert, Chopin e Beethoven
Con le note del pianoforte di Maria Perrotta si chiude l’edizione 2016 del Festival di musica da camera della Versilia. Sarà la pianista cosentina, infatti, a dare l’“arrivederci” al pubblico che nei mesi di luglio e agosto ha affollato la pieve di San Pantaleone per la 49esima stagione di concerti di Pieve a Elici. L’appuntamento è per domenica 28 agosto alle 21.15. In programma pagine di Franz Schubert, Frédéric Chopin e Ludwig van Beethoven. 
Ad aprire la serata sarà la Grazer Fantasies in do maggiore D 605 A di Schubert, una fantasia sconosciuta fino al 1969, ritrovata nel lascito del direttore musicale del Duomo di Graz (da qui il nome di Grazer Fantasie). Sempre di Schubert, Perrotta suonerà anche la Sonata n. 14 in la minore D 894 op. 143, opera enigmatica pubblicata più di dieci anni dopo la morte del maestro. La seconda parte del concerto proseguirà con la delicata Berceuse in re bemolle maggiore op. 57 di Chopin, per concludersi con l’ultima delle sonate scritte nella sua vita da Beethoven, la Sonata n. 32 in do minore op. 11, composta tra il 1821 e il 1822.
«È una figura schiva e poco conosciuta, è uno dei veri astri del pianismo mondiale… Nelle Variazioni Goldberg ella è all’altezza di Glenn Gould, di Rosalyn Tureck». Così Maria Perrotta è stata descritta da Paolo Isotta sulle pagine del Corriere della Sera, dopo averla ascoltata eseguire il celebre componimento di Bach, del quale la pianista italiana trapiantata a Parigi, ha pubblicato nel 2012 un'edizione secondo molti candidata a diventare storica. Per di più, incisa nei mesi finali della sua gravidanza, durante i quali - come si narra di Clara Wieck, moglie di Schumann - non ha mai rinunciato a un solo concerto di quelli in calendario.
Perrotta si è diplomata al conservatorio di Milano, perfezionandosi poi a Parigi e in Germania. Applaudita come interprete particolarmente comunicativa, si afferma in importanti concorsi, che l’hanno imposta sulla scena pianistica internazionale come una significativa interprete bachiana, riscuotendo ampi successi di pubblico e di critica.
Il costo del bigliettointero è di 12 euro, il ridotto 10 euro. Il programmacompleto su AML
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Carmen SuiteBalletto in un atto
LibrettoAlberto Julio Rayneri Alonso (Havana, 22 maggio 1917 – Ivi, 31 dicembre 2007) dalla novella Carmen di Prosper Mérimée (Parigi, 28 settembre 1803 – Cannes, 23 settembre 1870)

MusicaGeorges Bizet (Parigi, 25 ottobre 1838 – Bougival, 3 giugno 1875) arrangiata da Rodion Konstantinovic Šcedrin(Mosca, 16 dicembre 1932)
CoreografiaAlberto Alonso



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(Foto: arthaus-musik.com)
CarmenOpéra comique in quattro atti
MusicaGeorges Bizet (Parigi, 25 ottobre 1838 – Bougival, 3 giugno 1875)


LibrettoLudovic Halevy (Parigi, 1 gennaio 1834 – Ivi, 7 maggio 1908) e Henri Meilhac (Parigi, 21 febbraio 1830 – Ivi, 6 luglio 1897) dall’omonima novella di Prosper Mérimée (Parigi, 28 settembre 1803 – Cannes, 23 settembre 1870)

Prima rappresentazioneParigi, Opéra-Comique, 3 marzo 1875



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CarmenOpéra comique in quattro atti
MusicaGeorges Bizet (Parigi, 25 ottobre 1838 – Bougival, 3 giugno 1875)
Libretto
Ludovic Halevy (Parigi, 1 gennaio 1834 – Ivi, 7 maggio 1908) e Henri Meilhac (Parigi, 21 febbraio 1830 – Ivi, 6 luglio 1897) dall’omonima novella di Prosper Mérimée (Parigi, 28 settembre 1803 – Cannes, 23 settembre 1870)

Prima rappresentazioneParigi, Opéra-Comique, 3 marzo 1875
PersonaggiCarmen (mezzosoprano)Micaëla (soprano)Frasquita (soprano)Mercédès (mezzosoprano)Don José (tenore)Escamillo (baritono)Il Dancaïre (tenore)Il Remendado (tenore)Zuniga (basso)Moralès (baritono)Lillas Pastia (voce recitante)Una guida (voce recitante)
Ufficiali, dragoni, monelli, sigaraie, zingare, contrabbandieri
La vicenda si svolge in Spagna (a Siviglia) verso il 1820
ATTO I 
Moralès, capo dei dragoni, si trova presso la manifattura di tabacchi, in una piazza di Siviglia e osserva il passaggio della gente. Fra la folla avanza una giovane, Micaëla, che è alla ricerca del suo innamorato, il brigadiere Don José: Moralès la invita ad attendere ma la giovane si allontana. In piazza, nel frattempo, arrivano anche le ragazze che escono dalla manifattura di tabacchi per la pausa: solo Don José, arrivato in quegli istanti, si mostra disinteressato a loro, perché ama la sua Micaëla e ha promesso di sposarla. Tutti gli uomini attendono, invece, l’arrivo della bella Carmen: quest’ultima, accortasi dell’indifferenza di Don José avanza spavalda verso di lui cantando, danza una vorticosa “habanera” e, prima di rientrare nella manifattura, gli getta sul viso un fiore.
José ne è turbato e nasconde il fiore sotto la giubba: frattanto, arriva Micaëla che gli reca notizie della madre lontana e lo informa che lascerà la città per raggiungerla, promettendogli di tornare. Prima di andarsene lo bacia castamente.
Appena la ragazza è andata via, Don José tira fuori il fiore per gettarlo via, ma viene interrotto da un alterco che viene dalla fabbrica: Carmen si è azzuffata con una compagna e l’ha ferita al volto. Zuniga, tenente delle guardia, l’arresta e ordina a Don José di portarla in prigione. Rimasta da sola con l’uomo, Carmen inizia la sua opera di seduzione e gli promette amore in cambio della libertà. José, ormai irretito, l’aiuta a fuggire.
ATTO II 
Un mese dopo, nella taverna di Lillas Pastia, Carmen attende il ritorno di Don José che, nel frattempo, è stato imprigionato, per averla lasciata fuggire. Carmen è in compagnia delle amiche Mercedes e Frasquita, e canta e danza fra un gruppo di dragoni. Alla taverna arriva anche il torero Escamillo, vincitore della corrida di Granada, sedotto immediatamente fascino di Carmen. Mentre l’oste sta per chiudere, entrano il Dancairo e il Remendado, entrambi contrabbandieri che si servono della gitana per i loro traffici. Questa volta, però, Carmen rifiuta e si dichiara innamorata.
Finalmente giunge Don José accorso alla locanda per rivedere la gitana che balla per lui accompagnandosi con le nacchere: la danza è, però, interrotta dalle note della ritirata. Ligio al suo dovere, Don Josè decide di ritornare in caserma ma Carmen cerca di trattenerlo. Nel frattempo ritorna Zuniga per restare con la sigaraia. Acceso dalla gelosia, Don José si scatena contro il capitano. Intervengono i contrabbandieri, e Zuniga viene immobilizzato sotto la minaccia delle pistole. A Don Josè non resta quindi altra scelta: seguire Carmen e i suoi amici, disertando l’esercito. 
ATTO III
I contrabbandieri sono accampati tra selvaggi dirupi in un punto strategico. Don Josè e Carmen sono rimasti soli ma il loro rapporto non è più quello di un tempo. La sigaraia pensa ad altre avventure e Don José è tormentato dai rimorsi: l’indifferenza della donna accentua, poi, la sua gelosia. Carmen legge nelle carte il proprio avvenire e il responso è tragico: la morte!
Micaëla, spaurita e tremante, viene a cercare Don José, nel disperato tentativo di redimerlo; lo chiama, ma egli non risponde. Ad un tratto si ode uno sparo: la ragazza fugge mentre appare Escamillo, scampato per poco al colpo di Don José. I due rivali estraggono il coltello e si affrontano. Il dragone sta per colpire il torero, ma la mano di Carmen lo ferma. Mentre Don José furente minaccia la sigaraia, il Remendado scorge Micaëla, giunta per annunciare all'amato che sua madre moribonda vuole vederlo per l’ultima volta. Tutti lo convincono a partire: dapprima egli è incerto poi s'allontana con la ragazza. 

ATTO IV
È il giorno della corrida e la folla, festante, attende sulla piazza di Siviglia davanti all'Arena, acclamando il corteo dei “toreadores”, degli “aguazil”, dei “picadores”, dei “banderilleros” e l’“espada” Escamillo, che arriva assieme a Carmen, ormai innamorata dell’uomo.
Le amiche Mercedes e Frasquita esortano la gitana a fuggire perché Don José la sta cercando. L’uomo si umilia davanti alla donna, pregandola di seguirlo per vivere una nuova esistenza. La vittoria di Escamillo interrompe il dialogo fattosi acceso.
Carmen corre giubilante verso il torero, ma Don Josè la ferma: essa allora confessa cinica, crudele e spavalda il suo amore per il torero e gli getta in faccia l’anello che le ha donato in senso di disprezzo.

Accecato dalla gelosia, Don José avanza verso la donna l’uccide. Carmen cade senza vita mentre la folla allibita assiste alla tragica scena. Don José, sul corpo dell'amata, la invoca disperato e viene arrestato.
Adriana Benignetti


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Georges Bizet (all'anagrafe Alexandre-César-Léopold) 
Parigi, 25 ottobre 1838 – Bougival, 3 giugno 1875

1838, 25 ottobre: Alexandre-César-Léopold nasce a Parigi da  Adolphe-Armand, insegnante di canto e compositore, e da Aimée-Marie Delsarte, pianista e sorella di un apprezzato maestro di canto, François-Alexandre-Nicolas-Chéri Delsarte.
1840, 16 marzo: nella chiesa di Nôtre-Dame viene battezzato col nome di Georges, da tutti adottato in sostituzione dei nomi registrati all’anagrafe.
1842: all’età di 4 anni Georges inizia la formazione musicale con il padre.
1847: viene ammesso, in qualità di uditore, al corso di pianoforte di Antoine-François Marmontel, i cui insegnamenti si riveleranno particolarmente fruttuosi.
1848: viene ammesso al Conservatorio di Parigi, dove studia contrappunto e fuga con Pierre Zimmermann (allievo di Cherubini), che – per motivi di salute – si faceva sostituire spesso dal genero, Charles Gounod.  
1853: alla morte di Zimmermann, Bizet prosegue i suoi studi sotto la guida di Jacques Halévy.
1854: scrive le prime composizioni, Grande valse de concert in mi bemolle maggiore e Nocturne in fa maggiore.
1855: compone l’Ouverture in la minore, la Sinfonia in do maggiore (perduta, poi ritrovata nel 1933 grazie a Douglas Charles Parker e diretta per la prima volta nel 1935) e il Valse in do maggiore per coro e orchestra.
1856: arriva secondo al «Prix de Rome». Con Le Docteur Miracle, su libretto di Léon Battu e Ludovic Halévy, vince (ex-equo con Charles Lecocq) il concorso indetto da Offenbach per la composizione di operette da rappresentarsi al Théâtre des Bouffes-Parisiens. Scrive anche La maison du docteur, mai rappresentata, e la cantata David.
1857: va in scena Le Docteur Miracle, che regala al compositore notorietà nell'ambiente musicale parigino e gli procura l'attenzione di Rossini e di Offenbach. Vince il «Prix de Rome» con Clovis et Clotilde, che gli consente di godere per cinque anni di una sovvenzione statale e di soggiornare per due anni in Germania e in Italia. Compone, inoltre, le cantate Héloïse de Montfort, Le chevalier enchanté, Herminie, Le retour de Virginie e La chanson de rouet. A dicembre Georges lascia Parigi e si reca a studiare in Italia.
1858, 27 gennaio: arriva a Roma. Soggiorna a Villa Medici, sede italiana dell'Académie Française, dove sono ospitati i vincitori del «Prix de Rome››. Adempiendo agli obblighi imposti ai borsisti, musica un libretto di soggetto italiano. Nasce così Don Procopio. Il regolamento prescriveva, tuttavia, che il primo lavoro fosse una messa o comunque una composizione sacra. Per questo la commissione, pur lodando le qualità dell’opera, rimprovera privatamente l’autore.

1859: Scrive l’ode sinfonica Vasco de Gama. Ottiene il permesso di prolungare il soggiorno a Villa Medici di un altro anno.

1860, settembre: Georges Bizet rientra a Parigi, dove inizia un’intensa attività professionale fatta anche di riduzioni pianistiche da partiture di opere liriche e di arrangiamenti per pianoforte.
1861, 8 settembre: a soli 47 anni muore la madre di Bizet. Per assistere il padre, fortemente colpito dal lutto, Georges dà anche lezioni di armonia, solfeggio e canto, oltre a continuare l’attività di riduzione e arrangiamento di opere liriche. Inizia a comporre La guzla de l'émir, un'opera buffa mai rappresentata e probabilmente distrutta dallo stesso musicista.
1862: la governante del padre, Marie Reiter ha un figlio (Jean) e attribuisce la paternità a Bizet
1863, 23 settembre: al Théâtre Lyrique va in scena Les pêcheurs de perles, su libretto di Michel Carré ed Eugène Cormon. L’opera desta perplessità e procura a Bizet l’accusa di wagnerismo.
1864-65: compone l’opera in quattro atti Ivan IV: il musicologo Ernst Hartmann ne completò, durante la Seconda Guerra Mondiale, l’orchestrazione e l’opera fu eseguita postuma in Germania nel 1946. Compone anche i Chants du Rhin, sei pezzi per pianoforte su versi di Méry.
1866: da giugno a dicembre compone La jolie fille du Perth, su libretto di Jules Adenis e Jules-Henry Vernoy, che debutterà con successo al Théâtre Lyrique il 26 dicembre dell'anno successivo.
1867, luglio: è assunto come critico musicale dalla «Revue Nationale et Étrangère» ma l'unico articolo, che difende l'imparzialità della critica musicale, preoccupa il direttore. Al secondo scritto, Bizet è costretto a dare le dimissioni per evitare la censura.
15 dicembre: l'operetta Malbrough s'en va-t-en guerre, di cui ha scritto solo il primo atto (gli altri sono musicati da Emile Jonas, Isidore-Edouard Legouix, Léo Delibes e Bernard Courtois) va in scena ad Atene.
1868: vedono la luce la Sinfonia in do maggiore "Roma " e varie composizioni per canto e pianoforte.
1869, 3 giugno: sposa, dopo un lungo e tormentato fidanzamento, Marie Géneviève-Raphaëlle Halévy, figlia di Jacques, suo insegnante di composizione al Conservatorio. Su invito di Camille Du Lode, appena nominato direttore dell'Opéra-Comique, collabora alla nuova gestione del teatro.
1870-71: allo scoppio della guerra franco-prussiana, si arruola nella Guardia Nazionale e partecipa alla difesa di Parigi assediata. Compone Jeux d’enfants, 12 pezzi per due pianoforti. Molte composizioni, scritte in questo periodo, rimangono incompiute, a causa delle frequenti crisi depressive.
1872, 22 maggio: all’Opéra-Cornique viene rappresentata Djamileh che ottiene scarso successo e rinnovate accuse di wagneriano. Du Locle gli commissiona una nuova opera, tratta da una novella di Prosper Mérimée. A giugno comincia a lavorare alla partitura di Carmen, su libretto di Henry Meilhac e Ludovic Halévy.10 luglio: nasce il figlio Jacques.Ottobre: Canalho, nuovo direttore del Théâtre du Vaudeville, lo incarica di comporre le musiche per il dramma di Daudet L’Arlésienne. L’opera va in scena con tiepide accoglienze il 1° ottobre. Poco più di un mese dopo la musica viene eseguita in forma di concerto nell’ambito dei Concerts populaires du Cirque d’hiver, riscuotendo ampi consensi.16 novembre: al Château d’Eau viene rappresentata l’operetta Sol-si-ré-pif-pan, su libretto di William Busnach,  mai pubblicata e probabilmente andata distrutta.
1873: in seguito a divergenze con l’amministrazione dell'Opéra-Comique, Bizet interrompe la composizione di Carmen e si dedica a un nuovo lavoro, Don Rodrigue
1874, dicembre: tra molte difficoltà iniziano le prove di Carmen. L’opera viene ritenuta scandalosa, in contrasto con la rispettabilità del teatro. Coro e orchestra osteggiano il compositore. Du Locle e i librettisti insistono perché la trama sia modificata.
1875 15 gennaio: l’editore Choudens acquista i diritti di Carmen.3 marzo: l’opera va in scena all'Opéra-Comique senza successo. Anche la critica la stronca, ritenendola oscena e cacofonica. Nel corso dell’anno, però, Carmen sarà replicata 35 volte. Rinfrancato dall’insperato successo, Du Locle gli commissiona un nuovo lavoro, l’oratorio Geneviève de Paris. Il compositore è, però, in cattive condizioni di salute e il suo matrimonio è in crisi anche per l’instabilità mentale della moglie.3 giugno: Bizet muore improvvisamente, ma le cause effettive della morte rimangono ancora oggi oscure. La stessa famiglia del compositore offrì versioni contrastanti: attacco di cuore, angina o suicidio.
Il 5 giugno 1875 si tennero i funerali nella chiesa della Trinité a Montmarte, alla presenza di 4.000 persone.
Fonti: teatroliricodicagliari.itDizionario della musica e dei musicisti della Utet, Le biografie, volume I


Adriana Benignetti
7 days ago | |
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Il soprano, nato a Genova ma da tempo residente sul lago di Garda, si è spento ieri sera all’età di 59 anni, dopo una “breve, terribile e incomprensibile malattia”


“Una malattia breve, terribile e incomprensibile me l’ha portata via in questi mesi: se ne è andata la più grande cantante lirica degli ultimi 20 anni”. È con queste parole che il tenore Fabio Armiliato, suo compagno dal 2000, ha comunicato all’Ansa la notizia.
Nata a Genova il 14 maggio del 1957, ma da molti anni residente sul lago di Garda, Daniela Dessì aveva annullato  tutte le esibizioni estive “per problemi di salute”, come da lei stessa dichiarato su Facebook: la cantante si è spenta ieri sera al Poliambulanza di Brescia.


Daniela Dessì si è diplomata in canto e pianoforte al Conservatorio “Arrigo Boito” di Parma, specializzandosi più tardi in canto da camera all’Accademia Chigiana di Siena. Il suo debutto nella città natale con La serva padrona di Pergolesi, al Teatro dell’Opera Giocosa, segna l’inizio di una carriera luminosa. 

Richiesta nei teatri e nei festival più importanti del mondo, ha collaborato con i più autorevoli direttori d’orchestra, tra cui Claudio Abbado, Riccardo Chailly, Daniele Gatti, Gianluigi Gelmetti, Carlo Maria Giulini, Carlos Kleiber, James Levine, Lorin Maazel, Zubin Mehta, Riccardo Muti, Giuseppe Sinopoli e con registi del calibro di Roberto De Simone, Pier Luigi Pizzi, Luca Ronconi, Ettore Scola, Giorgio Strehler, Franco Zeffirelli.
È degna di nota la vastità del suo repertorio: dal barocco e dal Settecento musicale – spiccano le grandi interpretazioni mozartiane di Don GiovanniLe nozze di FigaroCosì fan tutte e La clemenza di Tito eseguite sotto la direzione di Riccardo Muti – attraversa l’Ottocento con i capolavori di Rossini, Bellini, Donizetti e Verdi, e approda al primo ’900.






Assecondando l’evoluzione della propria vocalità, Daniela Dessì è diventata quindi punto di riferimento nel panorama lirico internazionale del repertorio verdiano, pucciniano e verista, come testimoniano alcuni eventi significativi: è stata ad esempio la prima cantante italiana ad aver interpretato in Italia e nella stessa sera i tre ruoli del Trittico di Puccini (Giorgetta, Suor Angelica e Lauretta) e la prima e unica interprete occidentale a portare Madama Butterfly a Nagasaki, in Giappone, con una tournée del Festival Pucciniano di Torre del Lago. Tra i suoi maggiori recenti successi vanno menzionati Tosca a Firenze, dove ha eseguito il bis di “Vissi d’arte”, a 52 anni di distanza dall’ultimo bis di un’aria concesso da Renata Tebaldi; Madama Butterfly a Roma e a Palermo, Adriana Lecouvreur a Barcellona, Tosca ad Atene e a Berlino, i concerti a San Paolo in Brasile in duo con Fabio Armiliato, suo compagno nella vita e nell’arte, La forza del destino a Liegi, Aida all’Arena di Verona, il Galà verdiano al Teatro Madlenianum di Belgrado sempre con Fabio Armiliato. Il ritorno al ruolo di Mimì nella Bohème con la regia di Ettore Scola andata in scena al 60° Festival Pucciniano di Torre del Lago è stato un nuovo, straordinario successo di pubblico e di critica.



Negli ultimi anni Daniela Dessì ha aggiunto al suo già vasto repertorio alcuni ruoli importanti, molto diversi tra loro, dando così ulteriore prova di versatilità e grande perizia tecnica. Il debutto a Bologna in Norma, nel 2008, le è valso il Premio Abbiati, prestigioso riconoscimento della critica musicale italiana. Nel 2011 ha interpretato per la prima volta La Gioconda di Amilcare Ponchielli al Teatro Massimo di Palermo e i Vier letzte Lieder di Richard Strauss con l’Orchestra Sinfonica di Roma. L’anno successivo, a Marsiglia, ha debuttato nel ruolo di Paolina nel Poliuto di Donizetti e, a distanza di un mese, è stata Turandot nell’omonima opera di Giacomo Puccini al Teatro Carlo Felice di Genova, riscuotendo sempre unanime consenso di pubblico e di critica. Un altro trionfale debutto, nel 2013, è quello nel ruolo di Santuzza in Cavalleria Rusticana di Pietro Mascagni al Taormina Festival.




Un’ulteriore sfida ha aperto il 2014 e segnato una nuova tappa della sua straordinaria carriera: dopo il recital di arie da camera e operistiche al Teatro Petruzzelli di Bari, Daniela Dessì è tornata al Teatro Carlo Felice di Genova nel doppio ruolo di interprete e, per la prima volta, di regista della Madama Butterfly di Puccini. Il calore con cui il pubblico genovese ha applaudito la sua intensa interpretazione ha decretato il successo di questa nuova esperienza.  
Daniela Dessì riserva inoltre un’attenzione costante al repertorio cameristico e a quello sacro: il suo recital Novecento Italiano Rarities è stato presentato con grande successo al Festival dei Due Mondi di Spoleto nel 2012, e poi ripreso all’Accademia Nazionale di Santa Cecilia di Roma.
Da un recente progetto, interamente dedicato a brani di tutte le epoche che mettono in musica il testo dell’Ave Maria, nascono una serie di concerti e il CD Ave Maria prodotto da Decca. Unica nel suo genere, questa incisione va ad aggiungersi alla già ampia discografia di Daniela Dessì, che annovera titoli per le maggiori etichette discografiche (oltre a Decca, con la quale ha da anni un consolidato rapporto, EMI, Deutsche Grammophon, Philips, SoloVoce, Universal per citarne solo alcune).
Daniela Dessì dedica parte del suo tempo all’insegnamento e ha partecipato a diversi programmi televisivi per la divulgazione dell’opera lirica.

Accanto al Premio Belcanto “Celletti” e al Premio Abbiati, nel corso della sua carriera ha ricevuto altri importantissimi premi; tra i più recenti si possono menzionare l’International Opera Award – Oscar della lirica 2013, il Premio Giacomo Puccini a Torre del Lago nel 2001, il Premio Zenatello dell’Arena di Verona nel 2000 e, di recente, il Premio Donne Eccellenti 2013, il Premio Donna Leader assegnatole dall’EWMD, il Pavarotti d’Oro 2014, il premio Cigno d’Oro e, nel 2015, l’Illica d’Oro e il Premio Caruso alla carriera.


A.B. 
N.B. La fotografia e la biografia di Daniela Dessì sono tratte dal sito ufficiale della cantante


10 days ago | |
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Il Concerto n. 1 per pianoforte e orchestra op. 15 in do magg. di Ludwig van Beethoven nell’interpretazione di Wilhelm Kempff (Jüterbog, 25 novembre 1895 – Positano, 23 maggio 1991)  e della NHK Symphony Orchestra guidata da Tadashi Mori





13 days ago | |
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Domenica 21 agosto, alle ore 21.15, i due musicisti saranno i protagonisti del penultimo appuntamento del Festival, nella pieve romanica di San Pantaleone. In programma musiche di Bach, Mozart, Beethoven e Gershwin

Insieme hanno suonato al Campidoglio, a Roma, alla presenza del Presidente della Repubblica Italiana Giorgio Napolitano e del Segretario di Stato del Vaticano. Formano un duo affiatato, che torna a Pieve a Elici con un programma molto particolare, che si muove tra Bach, Mozart, Beethoven e Gershwin. Sono la violinista Natasha Korsakova e il pianista Simone Soldati, amati e apprezzati dal pubblico di Pieve a Elici e non solo.

L’appuntamento con il duo, che è anche il penultimo appuntamento con il Festival di musica da camera della Versilia, è fissato per domenica 21 agosto, come sempre alle 21.15, nella pieve romanica di San Pantaleone. Per questo loro nuovo appuntamento con il Festival, Korsakova e Soldati hanno preparato un programma che spazia da Mozart a Beethoven, passando per Bach e chiudendo con un mito del Novecento, George Gershwin.
Si parte con la Ciaccona dalla Partita n. 2 in re minore per violino solo, BWV 1004 di Johann Sebastian Bach, pezzo dalla straordinaria ricchezza espressiva, che ha stimolato la fantasia di numerosi grandi compositori-pianisti, specie in età romantica e tardo-romantica. Si prosegue con Wolfgang Amadeus Mozart e la sua Sonata in re maggiore KV 306, scritta a Parigi nel 1778 e dedicata a Maria Elisabeth, moglie del Principe-Elettore del Palatinato. Quindi l’impegnativa, tecnicamente parlando,Sonata n. 1 in re maggiore, op. 12 n. 1 di Ludwig van Beethoven, per finire con tre pezzi tratti da Porgy and Bess di Gershwin, trascritti dal virtuoso lituano del violino Jascha Heifetz: My man’s gone now, Summertime e It ain’t necessarily so.
Natasha Korsakova è nipote e figlia d’arte. Inizia lo studio del violino all’età di cinque anni con il nonno, Boris Korsakov, e prosegue con il padre, il rinomato violinista Andrej Korsakov, alla scuola del Conservatorio Tchaikovsky di Mosca. È abitualmente ospite dei principali festival europei e mondiali e ha tenuto concerti con le più grandi istituzioni internazionali. Suona un Vincenzo Panormo del 1775.
«[…] Ho potuto ammirare in lui la bellezza del suono, il fraseggio accurato, la cantabilità spianata […]»: così il critico Aldo Ceccato ha scritto di Simone Soldati, pianista lucchese diplomatosi con il massimo dei voti e la lode con Francesco Cipriano e poi a lungo allievo di Andrea Lucchesini. Per la sua discografia – in gran parte rivolta ai compositori della sua città natale – ha ricevuto nel 2005 i complimenti di Riccardo Muti. È direttore artistico dell’Associazione Musicale Lucchese e docente all’Istituto Superiore di Studi Musicali Luigi Boccherini di Lucca.
Il costo del biglietto intero è di 12 euro, il ridotto 10 euro.Per maggiori informazioni: AML

14 days ago | |
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(Foto: ©Teatro alla Scala)
Lucia di LammermoorDramma tragico in tre atti 
Musica  Gaetano Donizetti (Bergamo, 1797 – Ivi, 1848)
Libretto Salvatore Cammarano (Napoli, 1801 – Ivi, 1852) dal romanzo The Bride of Lammermoor di Sir Walter Scott 
Prima rappresentazioneNapoli, Teatro di San Carlo, 26 settembre 1835
Personaggi:Lord Enrico Ashton (baritono)Lucia, sua sorella (soprano)Sir Edgardo di Ravenswood (tenore)Lord Arturo Bucklaw (tenore)Raimondo Bidebend, educatore e confidente di Lucia (basso)Alisa, damigella di Lucia (mezzosoprano)Normanno, capo degli armigeri di Ravenswood (tenore)
Dame e cavalieri, congiunti di Ashton, abitanti di Lammermoor, paggi, armigeri, domestici di Ashton
La trama (testo tratto da teatroallascala.org)
Atto I(La partenza)Atrio nel castello di Ravenswood.Nella Scozia del secolo XVI, lacerata dalle divisioni politiche, il partito cui appartengono gli Ashton sta per soccombere a quello dei Ravenswood. Normanno, capo degli armigeri al servizio degli Ashton, dà disposizioni perché si raccolgano notizie (coro d’introduzione “Percorrete le spiagge vicine”): sospetta infatti che Lucia, sorella di lord Enrico Ashton, abbia una segreta relazione con Edgardo di Ravenswood, ultimo superstite della famiglia nemica. Enrico, preoccupato per le sorti degli Ashton, si confida con Normanno: per salvare la situazione vorrebbe far sposare Lucia con lord Arturo Bucklaw, ma teme il rifiuto della sorella. Raimondo, educatore e confidente di Lucia, ricorda a Enrico che la fanciulla è afflitta per la morte recente della madre; ma Normanno rivela che la sua mestizia è provocata dall’amore per un giovane, che un giorno le ha salvato la vita sottraendola alla carica di un toro infuriato. Egli sospetta che quel giovane sia Edgardo di Ravenswood. Enrico, in preda all’ira, promette di vendicarsi (scena e cavatina “Cruda, funesta smania”).
Parco.Presso la fontana della sirena, all’imbrunire, Lucia è in grande agitazione e si confida con la damigella Alisa. In attesa di Edgardo, rivela ad Alisa di aver visto il fantasma di una dama, uccisa per gelosia da un antenato di Edgardo e caduta nella fonte. Alisa scongiura Lucia di troncare il suo legame, ma la fanciulla rifiuta decisa (scena e cavatina “Regnava nel silenzio”). Giunge Edgardo e informa Lucia che all’alba partirà per la Francia;ma prima di lasciare la Scozia vorrebbe riconciliarsi con gli Ashton e chiedere, in segno di pace, la mano di Lucia. Informato che Enrico lo odia ancora, Edgardo richiama i torti subiti dalla propria famiglia per mano degli Ashton e dichiara che solo l’amore per Lucia ha frenato la vendetta che pur aveva giurato sulla tomba del padre. A Lucia, che lo scongiura di dimenticare l’antico odio, Edgardo chiede un giuramento di fede eterna. I due si scambiano un anello e si separano (scena e duetto “Sulla tomba che rinserra”).
Atto II(Il contratto nuziale)Gabinetto negli appartamenti di lord Ashton.
Enrico, in attesa di Lucia, parla con Normanno.I parenti sono arrivati al castello per le nozze di Lucia con lord Arturo, ma Enrico teme ancora il rifiuto della sorella. Normanno lo rassicura: Edgardo è assente da lungo tempo, e le false notizie diffuse ad arte lo danno sposato a un’altra donna. Giunge Lucia, pallida e con lo sguardo immobile. Enrico le mostra una falsa lettera, che dimostra il tradimento di Edgardo; insiste poi perché la sorella sposi Arturo, salvando così le sorti della famiglia (scena e duetto “Il pallor funesto, orrendo”). Lucia si sente morire. Chiede conforto a Raimondo, che la invita ad accettare le nozze (scena e aria “Deh, t’arrendi, o più sciagure”); infine, disperata, si sottomette al volere del fratello.
Magnifica sala pomposamente ornata.Arturo promette il suo appoggio politico a Enrico. Si dà inizio alla cerimonia nuziale. Lucia ha appena firmato l’atto, quando irrompe nella sala Edgardo in abito da viaggio, causando lo stupore generale. Raimondo gli mostra il contratto nuziale. Edgardo rende l’anello a Lucia, che annientata è incapace di una reazione; poi egli si fa rendere il proprio anello, che getta a terra, maledice gli Ashton e si offre, furibondo e disarmato, ai suoi nemici (Finale secondo).
Atto IIISalone terreno nella torre di Wolferag.
È notte, imperversa un uragano. Edgardo è in atteggiamento tetro. Giunge Enrico, che gli annuncia il compimento delle nozze di Lucia e lo sfida a duello. I due si danno appuntamento all’esterno del castello, presso le tombe dei Ravenswood (scena e duetto “Ashton! / Sì. / Fra queste mura”).
Galleria del castello di Ravenswood.Al castello intanto proseguono i festeggiamenti nuziali (coro “D’immenso giubilo”). Raimondo interrompe la festa con la notizia che Lucia, in preda alla follia, ha trafitto lo sposo. La fanciulla entra in scena in una veste bianca, scarmigliata e simile a uno spettro; delira, ricorda i suoi incontri con Edgardo, lo crede il suo sposo (scena e aria “Ardon gl’incensi”). Sviene infine tra le braccia di Alisa. Mentre Enrico compiange il suo misero stato, Raimondo accusa Normanno di essere la causa della sventura e profetizza che il sangue versato ricadrà su di lui.
Parte esterna del castello.È notte. Presso le tombe dei Ravenswood, Edgardo attende Enrico, deciso a lasciarsi uccidere. È ossessionato dall’immagine di Lucia, felice con il suo sposo. Ma dal castello giungono le voci che annunciano la morte di Lucia: Edgardo, disperato, si trafigge (scena e aria finale “Fra poco a me ricovero”).

Adriana Benignetti
16 days ago | |
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