Classical Music Buzz > MusicaProgetto
MusicaProgetto
Adriana Benignetti
2630 Entries
Mercoledì 29 marzo alle ore 18.00, appuntamento con Enrico Girardi e “Musica da fare quattro opere” al Ridotto dei Palchi “Arturo Toscanini” del Teatro alla Scala

Sarà Enrico Girardi – professore di Storia della Musica presso l’Università Cattolica di Milano e critico musicale del “Corriere della Sera – a illustrare, con l’ausilio di ascolti e video, e con la partecipazione del maestro Riccardo Chailly, La gazza ladra. Il melodramma in 2 atti di Gioachino Rossini, su libretto di Giovanni Gherardini, sarà in scena al Teatro alla Scala dal 12 aprile al 7 maggio 2017 con la direzione di Riccardo Chailly e la regia di Gabriele Salvatores.

L’appuntamento, che fa parte del ciclo “Prima delle prime” (organizzato dagli Amici della Scala) è per mercoledì 29 marzo alle ore 18.00 presso il Ridotto dei palchi “A. Toscanini” del Teatro alla Scala di Milano. 
L’accesso al Foyer “Toscanini” non richiede biglietto: basta presentarsi all’ingresso principale del Teatro con un certo anticipo. L’accesso è regolato dalle maschere e si ferma al raggiungimento della capienza consentita dalle norme di sicurezza per il Ridotto (150 posti a sedere). 

Adriana Benignetti

22 hours ago | |
Tag
| Read Full Story
Gioachino Rossini (Pesaro, 29 febbraio 1792 – Passy, Parigi, 13 novembre 1868)
1792Nasce a Pesaro il 29 febbraio da Giuseppe detto "Vivazza" e da Anna Guidarini. Il padre, proveniente da Lugo di Romagna, è a Pesaro dalla fine del 1788, ma vi si stabilisce definitivamente solo nel 1790, dopo un breve soggiorno a Ferrara. È suonatore di corno e di tromba nella banda cittadina e nei teatri.

1797Ai primi di febbraio le armate napoleoniche durante la prima campagna d'Italia del 1796-1797 occupano Pesaro. Giuseppe si schiera con i Francesi, ma restaurato il governo pontificio è costretto a fuggire.
1798Giuseppe tenta di avviare, senza successo, l'attività di impresario teatrale, mentre Anna mette a frutto le sue naturali doti musicali, finora espletate solo da dilettante tra amici, esibendosi come cantante nei teatri marchigiani e dell’Emilia Romagna. La sua attività si protrarrà fino al 1808. In questi anni Gioachino segue i genitori nelle tournée.
1799A Bologna Giuseppe viene arrestato e, riportato a Pesaro, processato come rivoluzionario e rinchiuso in carcere.
1800I Rossini si trasferiscono a Bologna. Gioachino è affidato a Giuseppe Prinetti che lo avvia agli studi e gli impartisce lezioni di musica su una spinetta.
1801Nel Carnevale il giovane Gioachino, nove anni non ancora compiuti, è presente come viola nell'orchestra del Teatro della Fortuna di Fano, occasione in cui si esibisce anche la madre.
1802Un nuovo trasferimento conduce la famiglia Rossini a Lugo, dove Gioachino viene affidato al canonico don Giuseppe Malerbi che gli impartisce lezioni di basso cifrato e composizione.
1804Durante le vacanze estive trascorse nella villa del proprietario terriero e contrabbassista dilettante Agostino Triossi al Conventello, presso Ravenna, scrive le Sei sonate a quattro. Si esibisce anche come cantante a Imola. 
1805Sostiene la parte del piccolo Adolfo nella Camilla ossia Il sotterraneo di Ferdinando Paër, rappresentata nella stagione autunnale al Teatro del Corso di Bologna.
1806
Dopo aver preso lezioni da padre Angelo Tesei, il 14 aprile entra nel Liceo Musicale di Bologna, di recente fondazione (1804), nelle classi di violoncello di Vincenzo Cavedagna e pianoforte, e in seguito in quella di contrappunto con padre Stanislao Mattei. Sostiene la parte contraltile di Maria Maddalena nell'oratorio La passione di Cristo di Mattei, dato al Liceo, e si esibisce, sempre come cantante, in alcune accademie private. Sembra che a questo periodo risalga la composizione della sua prima opera, Demetrio e Polibio, scritta su richiesta della famiglia Mombelli, che verrà però rappresentata solo nel 1812.
È aggregato all’Accademia Filarmonica di Bologna come "cantore" e lì incontra per la prima volta Isabella Colbran, sua futura moglie, aggregata anch'essa all'Accademia.
1807
È impegnato come "maestro al cembalo" nella stagione di primavera al Teatro di Faenza, mentre il padre è "primo corno da caccia". Nei registri del Liceo di Bologna risulta assente nelle classi di violoncello, pianoforte e contrappunto da metà dicembre fino a metà marzo 1808.

1808
È un anno intenso per il giovane compositore che oltre a scrivere le due sinfonie dette Al Conventello e Obbligata a contrabasso, affronta per la prima volta il pubblico con la cantata Il pianto di Armonia sulla morte di Orfeo scritta come saggio di fine anno ed eseguita al Liceo Musicale l'11 agosto. Gli anni bolognesi vedono anche la nascita di almeno due composizioni sacre: le messe di Ravenna e di Milano (così denominate in relazione al luogo dove sono nate e/o conservate, mentre è ormai accertata la non autenticità della cosiddetta Messa di Rimini).
1809
È incaricato dal Comitato degli insegnanti del Liceo di mettere in musica una cantata su testo di padre Ruggia. Sempre per la distribuzione dei premi di fine anno al Liceo, scrive una Sinfonia a più strumenti obbligati e una Sinfonia concertata eseguite il 28 agosto.
Nella stagione di Carnevale 1809-10 viene scritturato come "maestro al cembalo" al Teatro Comunale di Ferrara e al Teatro Comunale di Bologna.
1810
Sempre come "maestro al cembalo" si esibisce il 9 aprile e il 25 maggio in due concerti all'Accademia dei Concordi a Bologna. Il 3 novembre 1810 va in scena la sua prima farsa La cambiale di matrimonio al Teatro San Moisè di Venezia, su libretto di Gaetano Rossi. Il successo ottenuto gli procura l'incarico di scrivere un'opera buffa per il Teatro del Corso di Bologna.
1811
In maggio dirige Le stagioni di Haydn al Liceo. Nella stagione d'autunno al Teatro del Corso è "maestro al cembalo e direttore dei cori" nel Ser Marcantonio di Pavesi (21 settembre), mentre il 26 ottobre va in scena senza successo il suo "dramma giocoso" in due atti L'equivoco stravagante, ritirato dopo la terza replica per motivi di censura. Nel corso della stessa stagione dirige ancora la Ginevra di Scozia di Mayr e il Quinto Fabio di Domenico Puccini nel quale inserisce una sua cavatina per Maria Marcolini. Durante la prova generale di quest’ultimo (8 novembre) ha un alterco con i coristi, che minaccia col bastone, e viene tradotto in carcere.
1812
Cinque opere (sei, se si include Demetrio e Polibio, rappresentata a Roma al Teatro Valle il 18 maggio) vedono la luce questo anno: tre farse date al Teatro San Moisè di Venezia, L'inganno felice (8 gennaio), La scala di seta (9 maggio) e L'occasione fa il ladro (24 novembre). Scrive anche la prima opera seria Ciro in Babiloniaossia La caduta di Baldassarre (Ferrara, Comunale, stagione di Quaresima); e debutta alla Scala di Milano con una grande opera comica in due atti La pietra del paragone (26 settembre), su libretto di Luigi Romanelli, il cui successo gli vale l'esonero dal servizio militare.
1813
La carriera di Rossini prosegue intensamente nell'Italia settentrionale: il fiasco clamoroso de Il signor Bruschino, ossia Il figlio per azzardo (Venezia, San Moisè, 27 gennaio) è riscattato poco dopo dai trionfi del Tancredi (Venezia, La Fenice, 6 febbraio) e de L'Italiana in Algeri (Venezia, San Benedetto, 22 maggio); Aureliano in Palmira, su libretto di Giuseppe Felice Romani alla prima collaborazione con Rossini, cade alla Scala il 26 dicembre.

1814
Ancora su libretto di Romani, Il Turco in Italia (Scala, 14 agosto) viene accolto con freddezza dal pubblico milanese che considera il "dramma buffo" una parodia dell'Italiana. Non migliore accoglienza ha Sigismondo (Venezia, La Fenice, 26 dicembre).
1815
Il 5 aprile dirige al Teatro Contavalli di Bologna l'inno Agli Italiani su testo di Giambattista Giusti per l'ingresso di Gioacchino Murat in città. Inizia a comporre le musiche di scena per l'Edipo Coloneo di Sofocle tradotto da Giusti. In estate si trasferisce a Napoli, ingaggiato dall'impresario dei Teatri Reali Domenico Barbaja e il 4 ottobre va in scena il "dramma in due atti" Elisabetta regina d'Inghilterra con protagonista Isabella Colbran. Il clamoroso successo ottenuto gli spiana la strada e inaugura la nuova stagione creativa napoletana. Al contrario la semiseria Torvaldo e Dorliska viene accolta freddamente al Teatro Valle di Roma (26 dicembre).
1816
È l'anno di Almaviva, ossia L'inutile precauzione (poi Il barbiere di Siviglia) che va in scena al Teatro Argentina di Roma il 20 febbraio. L'iniziale fiasco si tramuta in un successo clamoroso alle repliche. Il 29 successivo firma il contratto per La Cenerentola. Prosegue il suo impegno a Napoli con l'opera seria Otello, ossia Il moro di Venezia (Teatro del Fondo, 4 dicembre), preceduta tuttavia da due obblighi contrattuali: la cantata Le nozze di Teti, e di Peleo, composta per il matrimonio della Principessa Maria Carolina con il duca di Berry (Fondo, 24 aprile) e l'opera comica La gazzetta (Teatro dei Fiorentini, 26 settembre).
1817
L'anno vede Rossini fare la spola tra Napoli, Roma e Milano con la produzione di tre diversi capolavori: La Cenerentola, ossia la bontà in trionfo va in scena a Roma (Teatro Valle, 25 gennaio), La gazza ladra, grande opera semiseria, a Milano (Scala, 31 maggio), l'Armida a Napoli (San Carlo, 9 novembre) con protagonista ancora la Colbran. A Roma è la volta di Adelaide di Borgogna (Argentina, 27 dicembre).
1818
Di nuovo a Napoli per l'azione tragico-sacra Mosè in Egitto (San Carlo, 5 marzo) che riscuote un enorme successo. Recatosi a Bologna il compositore accetta l’invito dell'ispettore dei teatri del Portogallo Diego Ignazio de Pina Manique di scrivere la farsa Adina. L'opera andrà in scena solo il 12 giugno 1826 (Lisbona, San Carlo). Il 3 dicembre va in scena al Teatro San Carlo di Napoli Ricciardo e Zoraide.1819
Il 7 marzo il Mosè in Egitto viene riproposto al San Carlo con l'aggiunta della preghiera «Dal tuo stellato soglio» nel terzo atto. Altre tre opere serie si aggiungono al catalogo rossiniano: Ermione (Napoli, San Carlo, 27 marzo), La donna del lago (Napoli, San Carlo, 24 ottobre), Bianca e Falliero, ossia Il consiglio dei tre (Milano, Scala, 26 dicembre). A Venezia presenta un centone, Eduardo e Cristina (San Benedetto, 24 aprile).
1820
Il 24 marzo viene eseguita la Messa di Gloria nella Chiesa di S. Ferdinando. Nonostante il lungo periodo di gestazione, Maometto II viene accolta da un insuccesso (Napoli, San Carlo, 3 dicembre).
1821
La rappresentazione di Matilde di Shabran, ossia Bellezza e cuor di ferro (Teatro Apollo, 24 febbraio) segna l'ultimo soggiorno romano di Rossini. Le lunghe trattative con la Deputazione dei Teatri di Roma per scrivere una nuova opera comica per il Carnevale 1821-22 infatti non hanno buon esito.
1822
Con Zelmira (San Carlo, 16 febbraio) si conclude il soggiorno napoletano di Rossini che un mese dopo a Castenaso sposa Isabella Colbran. Con lei e la compagnia del San Carlo, capeggiata da Barbaja, si reca a Vienna dove il 13 aprile viene allestita Zelmira (Kärntnertortheater) e la ripresa di altre sue opere. Dopo un breve soggiorno a Bologna, a dicembre è invitato dal principe di Metternich a Verona in occasione del Congresso delle Nazioni per scrivere quattro cantate (La santa alleanzaIl vero omaggio, L'augurio feliceIl bardo). Composizioni queste che negli anni successivi gli procureranno non pochi dissapori quando sarà accusato di essere reazionario.
1823
Semiramide, su libretto di Gaetano Rossi, il suo "papà di parole" (Venezia, La Fenice, 3 febbraio), conclude trionfalmente la carriera italiana di Rossini. Dopo una breve sosta a Parigi, si reca a Londra su invito di Giovanni Battista Benelli, impresario del King’s Theatre, per dirigere alcune sue opere e scriverne una nuova. Sarebbe dovuta essere Ugo, re d'Italia, di cui compone forse un atto completo, ma il fallimento dell’impresa nel 1824 lo costringe ad abbandonare Londra e tornare a Parigi. Dell'opera non è stata finora ritrovata alcuna traccia.
1824
Il 9 giugno, a Londra, esegue la parte del tenore solo (Apollo) nella sua cantata Il pianto delle Muse in morte di Lord Byron. Il 26 novembre è nominato "Directeur de la musique et de la scène" del Théâtre Italien di Parigi.
1825
Il periodo francese di Rossini si apre con la cantata Il viaggio a Reims, ossia L'albergo del giglio d'oro (Parigi, Théâtre Italien, 19 giugno) scritta per l'incoronazione di Carlo X.
1826
Sembra che stia lavorando a La figlia dell'aria per Giuditta Pasta, ma nessuna musica è stata finora ritrovata. Il 9 ottobre presenta al Théâtre de l’Académie Royale de Musique (l’Opéra) Le siège de Corinthe, radicale rifacimento del Maometto II, che viene accolto con entusiasmo.

1827
Alla vigilia della rappresentazione trionfale di Moïse et Pharaon, ou Le passage de la Mer Rouge (Parigi, Académie Royale de Musique, 26 marzo) la morte della madre lo colpisce profondamente.
1828
Pronto a cimentarsi con un'opera nuova Rossini, nella primavera, ha già scelto il soggetto: Guillaume Tell. Ma nel desiderio di far rivivere parte della musica scritta per Il viaggio a Reims, propone Le Comte Ory (Parigi, Académie Royale de Musique, 20 agosto), su libretto di Scribe e Delestre-Poirson.
1829
Guillaume Tell è l'ultima fatica rossiniana nel teatro musicale. L'opera va in scena a Parigi il 3 agosto (Académie Royale de Musique) ottenendo solo un "succès d'estime" da parte del pubblico, mentre è esaltata dalla critica e dai musicisti (tra questi Bellini che la considera la sua "Bibbia musicale"). L’opera fa il giro d'Europa in edizioni più o meno amputate. Il 7 agosto Carlo X conferisce al compositore la Légion d'honneur. Sempre in agosto parte per Bologna con la moglie.
1830
Di ritorno a Parigi, nel frattempo sconvolta dalla rivoluzione di luglio che aveva visto la caduta di Carlo X, Rossini intenta una causa al nuovo governo di Luigi Filippo d'Orleans che non gli riconosce il contratto che aveva stretto con la precedente amministrazione.
1831
Ai primi di febbraio si reca in Spagna con l'amico banchiere Aguado, mentre Isabella viene affidata alle cure del padre Giuseppe a Bologna. Durante il soggiorno spagnolo Rossini accetta l'invito dell'Arcidiacono di Madrid Don Fernandez Varela di scrivere lo Stabat Mater. Riuscirà a comporre solo sei dei dieci pezzi finché, tornato a Parigi, non darà l’incarico a Tadolini di completarlo. Lo Stabat in questa versione viene eseguito il venerdì santo del 1833 nella cappella di San Filippo el Real a Madrid.
1832
Nel frattempo si avvertono i primi sintomi dell'esaurimento nervoso che colpirà gravemente il compositore, legatosi ormai a Olympe Pélissier. Ad essa dedica la cantata per soprano e pianoforte Giovanna d'Arco.
1835
Pubblica le Soirées Musicales scritte negli anni tra il 1830 e il 1835 e scrive altre brevi composizioni.

1836
Si conclude la causa contro il governo francese che gli riconosce una pensione vitalizia. Prima di tornare in Italia intraprende un viaggio in Germania e Belgio in compagnia del banchiere Rotschild.
1837
In settembre viene legalizzata la separazione da Isabella Colbran.1839
In aprile accetta la nomina di Consulente perpetuo del Liceo Musicale di Bologna. Il 29 dello stesso mese muore il padre Giuseppe. Per un breve periodo si reca a Napoli.
1841
Riprende la composizione dello Stabat Mater, sollecitato dal pericolo che l'edizione ultimata da Tadolini venga data alle stampe dall'editore francese Aulagnier.
1842
Lo Stabat Mater, completato con l'aggiunta delle parti in sostituzione di quelle scritte da Tadolini, viene eseguito a Parigi il 7 gennaio. Segue l'esecuzione bolognese del 18 marzo diretta da Gaetano Donizetti.
1843
Dopo un breve soggiorno a Parigi, dove si reca per curare la malattia uretrale, i primi di ottobre è nuovamente a Bologna, città in cui probabilmente intende stabilirsi definitivamente.
1845
Il 7 ottobre assiste sconvolto alla morte di Isabella Colbran nella villa di Castenaso, presso Bologna.

1846
Il 16 agosto Rossini sposa in seconde nozze Olympe Pélissier.
1847
Il 1. gennaio viene eseguita la Cantata in onore del Sommo Pontefice Pio Nono (Roma, Senato del Campidoglio), approntata dal compositore su adattamenti delle proprie opere, per celebrare l'elevazione al soglio pontificio, il 16 giugno dell'anno precedente, del cardinale Giovanni Mastai Ferretti.
1848
Rossini non gode fama di simpatizzante per i moti liberali. La sera del 27 aprile a Bologna viene fatto oggetto di dimostrazioni ostili, mentre si presenta al balcone di casa per ringraziare la banda militare dei volontari che si è recata sotto le sue finestre per rendergli omaggio. Sconvolto, il giorno dopo parte per Firenze. Ugo Bassi si fa immediatamente latore delle scuse della cittadinanza bolognese e lo invita a scrivere un inno che sarà il Coro della Guardia Civica di Bologna, di cui Rossini scrive solo le parti vocali e un abbozzo dell'accompagnamento, incaricando Domenico Liverani di completarlo per banda. L'esecuzione ha luogo la sera del 21 giugno in Piazza Maggiore.
1850
Verso la metà di settembre torna a Bologna, ma solo per sistemare i suoi affari e prepararsi al definitivo trasloco a Firenze.
1855
Alla fine di aprile lascia Firenze per recarsi a Parigi. In questi anni la sua salute, resa malferma dalla malattia nervosa e da altri disturbi fisici, non ha avuto alcun giovamento. Un miglioramento comincia invece a riscontrarsi già dai primi giorni di permanenza nella capitale francese.
1857
Il 15 aprile regala alla moglie Olympe la Musique Anodine, album che fa parte dei Péchés de vieillesse, titolo ironico sotto cui Rossini raccolse le sue ultime composizioni.
1859
In primavera la villa di Passy, fatta costruire appositamente (oggi distrutta) è pronta. I Rossini alternano il soggiorno parigino al numero 2 della Chaussée d'Antin, dove danno accademie musicali, a quello a Passy, diventato luogo di incontro della società musicale internazionale.

1860
In marzo, secondo il biografo Edmond Michotte, riceve la visita di Richard Wagner. Il 9 luglio all'Opéra viene rimessa in scena con grande sfarzo la Sémiramis, eseguita dalle sorelle Barbara e Carlotta Marchisio.
1863
Scrive la Petite Messe Solennelle.
1864
Il 14 marzo la Petite Messe Solennelle per soli, coro, due pianoforti e harmonium, viene eseguita in forma privata nel palazzo parigino della contessa Louise Pillett-Will, alla quale la messa è dedicata. Rossini la strumenterà per grande orchestra nel 1867, ma questa versione sarà eseguita solo il 24 febbraio 1869 dopo la sua morte.
Il 21 maggio, suo giorno onomastico, la città di Pesaro gli dedica solenni festeggiamenti con lo scoprimento di una statua.
1867
Il 1. luglio prima esecuzione de l'Hymne à Napoleon III et à son Vaillant Peuple (Parigi, Palais de L'Industrie).
1868
Dopo una grave malattia spira nella villa di Passy il 13 novembre, mentre Parigi si appresta a tributargli grandi onoranze per il suo prossimo settantasettesimo compleanno. Viene tumulato nel cimitero di Père Lachaise.
1887
Il 30 aprile la salma di Rossini è esumata e trasportata in Santa Croce a Firenze dove viene tumulata il 3 maggio.
1902
Il 13 giugno viene inaugurato nella basilica di Santa Croce il monumento sepolcrale di Rossini realizzato dallo scultore Cassioli. Illustre testimone della cerimonia è Pietro Mascagni che dirige l’orchestra del Liceo Musicale Rossini di Pesaro, nella preghiera del Mosè in Egitto «Dal tuo stellato soglio», nella trascrizione sulla quarta corda di Paganini. 
(testo tratto da Rossini Opera Festival)


22 hours ago | |
Tag
| Read Full Story
Domenico Scarlatti
Napoli, 1685 – Madrid 1757 

(Foto: it.wikipedia.org)
Domenico Scarlatti
Le composizioni tastieristiche di Domenico Scarlatti non furono ovviamente pensate per il pianoforte, ma sono ben pochi i compositori che abbiano dato prova di una padronanza della tastiera altrettanto geniale: forse soltanto Liszt e Prokof’ev possono davvero rivaleggiare con Scarlatti sul terreno del massimo risultato col minimo sforzo.  Inoltre, la sagace sensibilità tattile di Scarlatti fa sì che le sue circa seicento sonate siano trasferibili agli strumenti moderni senza il minimo danno alla loro fisionomia tipicamente clavicembalistica, superando vittoriosamente anche le interpretazioni pianistiche più disinvolte e più indifferenti ai problemi di stile.


Questo, però, non è un tacito riconoscimento di un latente potenziale di Augenmusik (quel tipo di strategia secondo cui «un pezzo scritto veramente bene non lo rovina neanche un quartetto di tube», e che funziona benissimo per Bach, ad esempio), ma è piuttosto l’attestazione straordinariamente lungimirante delle risorse della tastiera. Il fatto è tanto più degno di nota in quanto le sonate di Scarlatti, pur essendo ricche di trovate brillanti, sono tutt’altro che esenti da formule risapute. Per lo più esse consistono in un unico tempo inarrestabile, presentano il rituale cambiamento binario di tonalità e, salvo poche eccezioni, nutrono i loro virtuosismi un po’ trafelati con una garrula trama a due voci che, malgrado i raddoppi di ottave e le triadi di rinforzo, consente a Scarlatti di muoversi sulla tastiera con una destrezza e un’eccentricità tecnica che non trovano confronti con i compositori dell’epoca. 

Scarlatti non sviluppa le sue idee con l’ampiezza e la verbosità che erano tipiche della sua generazione, e sembra quasi imbarazzato quando si fa cogliere con le mani su un fugato o alle prese con uno stretto in cui le imitazioni non siano ridotte all’osso. Quasi tutti gli espedienti contrappuntistici che consentirono a Bach e a Haendel di formulare i loro solenni proclami sono per Scarlatti puri e semplici intralci barocchi. Per lui i momenti migliori e musicalmente più felici sono quelli in cui è libero di lanciarsi a briglia sciolta in un susseguirsi rutilante di progressioni e di ottave, servendosi di quello che è diventato oggi un espediente comune dell’avanguardia: l’uso delle parti estreme in rapida successione; di conseguenza la sua musica contiene un quoziente di estro più elevato di quello di qualsiasi altro compositore suo pari. 

C’è, in Scarlatti, una discontinuità prevedibile, e anche se la sua opera non è memorabile nel senso convenzionale del termine e il suo fantasioso repertorio melodico non s’imprime facilmente nella memoria dell’ascoltatore l’incontenibile vivacità e la freschezza della sua musica fanno sì che qualsiasi gruppo di brani scelto fra quelle seicento sonate sia una ricetta garantita di godimento musicale.
(Glenn Gould, L’ala del turbine intelligente. Scritti sulla musica, a cura di Tim Page, con una presentazione di Mario Bortolotto, Adelphi Edizioni, Milano 1988, pp. 41-42)

Glenn Herbert GouldToronto, 1932 – Toronto, 1982 (Foto: last.fm)Adriana Benignetti
6 days ago | |
Tag
| Read Full Story
Nell’interpretazione di  Jean-Joël Barbier (Belfort, 25 marzo 1920 – Parigi, 1° giugno 1994)


6 days ago | |
Tag
| Read Full Story
Il maestro italiano, tra i più affermati direttori del panorama internazionale, torna a Venezia dopo aver diretto “Norma “alla Lyric Opera di Chicago e “Rigoletto” al Liceu di Barcellona

(© Merri Cyr)
Il premiato maestro è uno dei più grandi direttori del repertorio operistico italiano (la stampa lo ha segnalato come “il nuovo direttore di Verdi della sua generazione”) e del bel canto romantico. Ha recentemente diretto Norma, di Bellini, nel corso del mese di febbraio alla Lyric Opera di Chicago, proprio prima di mettersi alla direzione di Rigoletto, di Giuseppe Verdi, sul palco del Gran Teatre del Liceu di Barcellona a marzo e aprile. 


Dopo un concerto sinfonico al Teatro Grande di Brescia con l’Orchestra Filarmonica della Fenice, il prossimo impegno lo porterà a Venezia, dove il direttore italiano ritornerà al Gran Teatro la Fenice per dirigere nove rappresentazioni (i giorni 21, 22, 23, 26, 27, 28, 29, 30 aprile e 2 maggio) di Lucia di Lammermoor, di Donizetti.
Invitato abituale di teatri come il Metropolitan di New York, La Scala di Milano, La Fenice di Venezia, l’Opera Nazionale di Parigi, la Bayerische Staatsoper di Monaco di Baviera e il Rossini Opera Festival, il Maestro Frizza ha all’attivo anche un’importante carriera sinfonica di fronte e ha diretto più importanti orchestre in Europa e in America.
Dopo queste recite di Lucia di Lammermoor a Venezia, Frizza viaggerà a Budapest per dirigere I Puritani e in seguito sarà presente al Macerata Opera Festival per dirigere Aida, di Verdi.
Per maggiori informazioni:Riccardo FrizzaTeatro La Fenice
(comunicato stampa)

8 days ago | |
Tag
| Read Full Story
«Penso che non esistano professioni prive di difficoltà: nella nostra ce ne sono alcune, indubbiamente, ma ci sono anche grandi soddisfazioni. Il “peso” più grande da sopportare, per me, è passare buona parte dell’anno lontano della famiglia; la cosa che amo di più, invece, è la musica in sé. È bello viaggiare e conoscere persone meravigliose di tanti posti diversi, ma la musica è il vero motore di tutto. Solo una grande passione può aiutare a superare tutte le difficoltà e gli inconvenienti»
Spagnolo di Madrid, tra i direttori più interessanti della sua generazione, José Miguel Pérez-Sierra continua con successo una carriera internazionale di primo piano. E tra pochi giorni un altro importante debutto lo attende: quello sul podio del Teatro Massimo Bellini di Catania dove tra il 19 e il 26 marzo dirigerà Manon Lescaut di Puccini in una produzione che porta la firma, per la regia, di Paolo Gavazzeni e Piero Maranghi da un allestimento di Pier Francesco Maestrini.


Per l’occasione, ho avuto il piacere di parlare con lui di quest’importante appuntamento, dei prossimi impegni e del suo percorso artistico.
(© Argazki Press - J. DanaeRecortada)
«Puccini è sempre stato uno dei miei compositori preferiti: lo sento molto vicino e mi risulta molto naturale dirigere la sua musica; le sue partiture, però, che sono ricche di dettagli, richiedono sempre un grande lavoro a monte», mi dice, aggiungendo che si sta preparando per quest’appuntamento « con la stessa dedizione e lo stesso rigore con i quali ho affrontato le altre opere di Puccini».
Il suo avvicinamento alla musica è avvenuto grazie allo studio del pianoforte: cosa l’ha portata a questa scelta? A casa mia c’è stata sempre una grande passione per la musica; quindi, questo primo approccio è stato del tutto naturale. Mia sorella maggiore già studiava pianoforte quando sono nato e sin da piccolissimo passavo molto tempo ad ascoltarla. .
Ha avuto l’onore di studiare con José Ferrandiz, allievo di Claudio Arrau: che insegnamento le ha lasciato? Ferrandiz era un magnifico professore: ha ereditato da Arrau una tecnica del peso fantastica, che era quella che cercava di trasmettere ai suoi allievi. Grazie a lui ho imparato a suonare il pianoforte utilizzando il mio peso come leva, senza nessuna tensione nelle braccia, nei polsi e nelle mani. Il beneficio non è soltanto fisico: anche il suono che si ottiene dallo strumento diventa molto più bello e possente.

Com’è avvenuto, poi, il passaggio alla direzione d’orchestra? Tramite la musica da camera: mi rendevo conto che più grande era il gruppo, più mi divertivo facendo musica. Così un giorno ho pensato: perché non cercare di far musica da camera col gruppo più grande possibile, cioè, l’orchestra? E così iniziai a studiare direzione nel 2001, a 19 anni.
Un momento importante della sua carriera è rappresentato dalla partecipazione, nel 2006, al “Rossini Opera Festival” di Pesaro come più giovane direttore sul podio del ROF. Cosa ricorda di quell’esperienza? Avevo 24 anni... è stato il mio debutto internazionale. Il Viaggio a Reims è un opera complessa, ma ricordo che l’Orchestra del Teatro Comunale di Bologna fece, per l’occasione, un lavoro fantastico, e che il cast era straordinario: Olga Peretyatko, Davinia Rodríguez, Michele Angelini, Savio Sperandio. È bello vedere, 11 anni dopo,  lo sviluppo delle carriere di tutti questi artisti.
Il suo debutto assoluto sul podio, invece, è avvenuto nel 2005 sul podio dell’Orchestra Sinfonica della Galizia. Ricordo ancora il programma: la sinfonia “Oxford” di Haydn e la Serenata per Archi di Tchaikovsky. La cosa più bella è l’ottimo rapporto che si è creato con l’orchestra, che dura ancora oggi.
C’è qualche altro momento della sua carriera che ricorda con particolare emozione? Ce ne sono parecchi, sempre legati ai miei compositori di riferimento. Ho ricordi bellissimi della mia Madama Butterfly al Liceu di Barcellona con Alagna e Hui He e anche di quella a Torre del Lago nel 2014. Ricordo con grande emozione anche il mio primo Falstaff, al Teatro Verdi di Trieste, due anni fa, e poi tanti concerti sinfonici. Ad esempio, il mio debutto con l’Orchestra Nazionale di Spagna lo scorso novembre con i Quattro Pezzi Sacri di Verdi e il Poema dell’Estasi di Skrjabin, le diverse sinfonie di Mahler e Bruckner, i poemi sinfonici di Richard Strauss.

Tra i suoi punti di riferimenti c’è Gabriele Ferro, con il quale ha studiato e del quale è stato assistente al Teatro San Carlo di Napoli, al Massimo di Palermo e al Teatro Real di Madrid. Cosa le ha trasmesso il maestro Ferro? Senza dubbio Ferro è uno dei miei “padri” musicali. è un direttore con una tecnica formidabile, e una vastissima cultura. L’ho seguito per 4 anni ed è stata un’esperienza preziosa. Abbiamo ancora un bellissimo rapporto.
Ha lavorato anche come assistente di Alberto Zedda e, insieme a lui, ha diretto il “Centre de Perfeccionament Plácido Domingo” del Palau de les Arts di Valencia. Quando si parla di Alberto Zedda, viene subito in mente la figura di Rossini. Non a caso, il Maestro ha dato vita a una delle operazioni più importanti di restauro culturale del secolo scorso: il recupero di opere serie di Rossini, uno dei più rilevanti interventi musicologici nella storia. Con la sua polivalenza di direttore d’orchestra, musicologo, docente e direttore artistico, possiamo dire che, a livello mondiale, Zedda è un vero e proprio colosso culturale della scena musicale. La sua straordinarietà consisteva nell’essere in grado di arricchire ciascuno dei suoi ambiti professionali con le competenze in altri campi. Come direttore si approcciava  allo spartito con rigore musicologico e con una consapevolezza stilistica pura, una capacità di pochi, e grazie alla sua esperienza di insegnante aveva la capacità di comunicare in maniera colta e “vicina” con orchestre, solisti e cantanti. Tutto questo rende Alberto Zedda un personaggio unico e irripetibile, un essere umano eccezionale. Per quanto riguarda il mio rapporto professionale e personale con il Maestro, sono stati 14 anni d’incontro di arte e vita. Zedda musicologo è stato il mio nesso più prezioso e diretto con i compositori del passato e con la loro musica; Zedda interprete è stato il mio ponte più “visionario” verso il futuro, mentre lo Zedda docente è stato, per me, un insegnante esigente e generoso, con il quale ho avuto il privilegio di condividere innumerevoli conversazioni. Infine, Zedda direttore artistico è stato colui che si è fidato di me fin dal principio, e che ha aperto le porte della mia professione. E infine c'è Alberto. Alberto era un amico, un mio grande amico. Uno dei migliori amici che ho avuto e che mai avrò.
Altri suoi maestri sono stati Gianluigi Gelmetti e Colin Metters: cosa le hanno lasciato? Gelmetti mi ha dato tante cose, a livello musicale e tecnico, ed è anche un grande preparatore a livello mentale: grazie a lui ho scoperto dentro di me la determinazione che bisogna avere per fare questo mestiere. Con Metters ho avuto solo occasione di fare una breve masterclass, ma ricordo che mi ha fatto riflettere molto a livello tecnico, e mi ha aiutato a diventare più flessibile.


Una collaborazione molto proficua è stata anche quella con Lorin Maazel. Maazel per me è stata una “luce definitiva”... L’ho conosciuto a Valencia nel 2009, mentre lavoravo con Zedda al Centro Plácido Domingo, e ho capito subito che dovevo cercare d'imparare il più possibile da lui. La sua è stata forse la tecnica più possente della storia della direzione, non aveva bisogno di parlare, neanche di provare direi, per riuscire a trasmettere a un’orchestra assolutamente tutto quello che voleva. La sua maniera di far musica era sempre fresca e mai scontata, il suo suono orchestrale inimitabile. Per non parlare della sua memoria e del suo orecchio perfetto. Veramente un genio unico! Dopo il suo periodo a Valencia, ho continuato ad andare a trovarlo quando potevo a Monaco di Baviera, dove aveva assunto la direzione musicale dei Münchner Philharmoniker. I nostri incontri, le nostre conversazioni, e tutta la musica che ho avuto il privilegio di vedergli dirigere, continuano a illuminare la mia attività musicale.
Quali sono, secondo lei, le doti fondamentali di un buon direttore d’orchestra? Probabilmente tutte quelle che elencavo parlando del Maestro Maazel, ma a mio giudizio la qualità che fa veramente la differenza è la tecnica. Un direttore deve essere un “virtuoso” del braccio e della bacchetta, come qualunque strumentista dell’orchestra lo è del suo strumento. Altrimenti, se non “possiedi” questa qualità differenziale, perchè dovresti salire su un podio? Bisogna capire il rapporto tra il gesto e il suono, sentire come le tue braccia lo producono, come lo gestiscono, e come possono modificare la musica in qualunque momento. Per questo ci vuole una formazione specifica che, purtroppo, a volte si sottovaluta.


Quante ore al giorno dedica allo studio? Studio tutti i giorni, ma non un numero fisso di ore: a volte son due ore, a volte son quattordici!!! Dipende dal momento e dalle esigenze del repertorio cui mi sto dedicando in quel momento.
Come affronta generalmente una nuova partitura? Le capita di ascoltare delle registrazioni di quello che dovrà dirigere? Cerco di avere un rapporto diretto con la partitura, non condizionato da altre versioni e dalle tradizioni, che cerco di giudicare in maniera oggettiva: a volte son belle e vanno tenute; altre volte, invece, è meglio “pulirle”. Per quanto riguarda le registrazioni, non le cerco e neanche le evito: come dicevo, cerco semplicemente di non farmi condizionare, ma, se capita, ascolto con piacere le registrazioni dei grandi direttori.
Fondamentale è il rapporto che si instaura da subito con l’orchestra, in particolare con il primo violino: le è mai capitato di non trovare un’intesa? Fortunatamente nei miei 12 anni di attività professionale non c’è stato mai nessun problema. Cerco sempre di stabilire un’atmosfera collaborativa; invece di stabilire un ordine gerarchico, mi piace diventare un collaboratore di cui l’orchestra ha bisogno per fare musica tutti insieme. Non a caso, sono arrivato alla direzione tramite la musica da camera, e per me dirigere un concerto o un’opera non è altro che un atto cameristico “amplificato”.
Molto spesso i tempi per le prove di un’opera sono ristretti: come si riesce, allora, in poco tempo, a stabilire un’intesa con l’orchestra e/o con i cantanti? Tramite la tecnica, che ti permette di creare quest’intesa con orchestra e solisti. Effettivamente, a volte c’è la fortuna di avere tante prove: altre volte, invece, i tempi sono veramente ristretti. Possono persino chiamarti per fare una sostituzione direttamente in recita: senza la tecnica non si potrebbero affrontare situazioni del genere.




Ha diretto moltissime orchestre internazionali: ce n’è qualcuna con la quale si è creata un’intesa particolare? In Spagna mi trovo molto bene con orchestre come la Sinfonica di Euskadi, la Sinfonica di Galicia, o l’Orchestra Nazionale. In Francia ho una bellissima collaborazione con l’Orchestre National de Lorraine; in Italia son diverse le orchestre con cui mi trovo veramente bene...
Dirige sia il repertorio sinfonico che operistico: ha una preferenza? Come cambia la direzione? Penso che un direttore completo non possa che fare entrambi i repertori: si arricchiscono a vicenda. Personalmente, li amo tutti e due, con la stessa passione. A livello direttoriale, l’opera dipende più dalla tua conoscenza delle voci e dalla tua capacità tecnica di tenere l’insieme buca-palcoscenico, mentre nel sinfonico è più importante la tua capacità di mostrare l’architettura della gran forma musicale e di tirar fuori il meglio dell’orchestra durante le prove. Anche se, lo ripeto, questi due repertori si arricchiscono a vicenda: non potrei concepire l’uno senza l’altro.
Quale repertorio ama di più, sente più congeniale a lei? Amo tutta la musica degli ultimi 600 anni, ma, indubbiamente, la musica scritta tra il 1850 e il 1930 è quella che sento più vicina e che amo di più dirigere, sia lirica che sinfonica.




C’è un’opera o una sinfonia che non ha ancora diretto e che amerebbe dirigere? Certo: non vedo l’ora di dirigere la 9ª Sinfonia di Mahler e l’Otellodi Verdi.
Quando non è in tournée, com’è una sua giornata-tipo? Divento un normalissimo padre di famiglia, anche se a volte lo studio mi obbliga a isolarmi anche a casa. Quando non è così, cerco di passare il più tempo possibile con mia moglie e mia figlia, e di andare a vedere le partite del Real Madrid, la mia altra grande passione!
Che rapporto ha con la critica musicale? Legge le recensioni? Mi succede come con le registrazioni, non le cerco ma nemmeno le evito. Ovviamente una critica positiva fa piacere, mentre una negativa no, ma in questi anni ho imparato a relativizzarle. Per non soffrire delle critiche negative, bisogna imparare a non godere troppo di quelle positive. Inoltre, il critico più feroce sono io stesso! Sicuramente senza una forte capacità di autocritica, è impossibile crescere come artista.


Quali sono i suoi prossimi impegni? Dopo la Manon Lescaut di Catania, dirigerò Il Signor Bruschino di Rossini a Strasburgo e poi Lucia di Lammermoor a Mahón. Quest’estate, invece, registrerò Aureliano in Palmiradi Rossini per Naxos, e, successivamente, sarò al Municipal di Santiago de Chile e all’Opera di Montréal per due produzioni diverse di “Cenerentola”. Per quanto riguarda il sinfonico, in autunno sarò per un mese con la Sinfonica di Euskadi per fare diversi programmi di musica contemporanea e repertorio francese di Chausson e Debussy, e avrò occasione anche di tornare al magnifico auditorio dell’Arsenale di Metz per concerti con l’Orchestre National de Lorraine: sempre con loro debutterò, qualche mese dopo, Tosca e Carmen a l’Opera di Metz.
Che consigli darebbe a chi decide di intraprendere questa professione? Innanzi tutto, direi che è il mestiere più bello del mondo, ma anche uno dei più duri: bisogna dedicare anni e anni per acquisire tutte le competenze tecniche, musicali, culturali e umane che servono per essere direttore, e sapere che bisogna studiare tutta la vita. In cambio, però, un direttore fa per tutta la vita quello che ama. Ed è questa la “chiave”: l’amore per quello che fai. L’amore, in assoluto, come in quasi tutti gli ambiti della vita.
Adriana Benignetti


P.S. Per i video

12 days ago | |
Tag
| Read Full Story
L’Associazione Nazionale Critici Musicali ha reso noti i vincitori del XXXVI Premio della critica musicale. Miglior direttore d’orchestra è Michele Mariotti,  che alla Scala nel 2016 ha diretto “I due Foscari”, miglior cantante Miah Persson protagonista di “The Turn of the Screw”; il “Rosenkavalier “ di Mehta e Kupfer miglior spettacolo del 2016

L’Associazione Nazionale Critici Musicali ha reso noti ieri 15 marzo i nomi dei vincitori del XXXVI premio della critica musicale “Franco Abbiati” per il 2016. 


Un premio autorevole che promuovendo la qualità del lavoro musicale e teatrale ribadisce nello stesso tempo il ruolo insostituibile di una critica musicale professionale e indipendente. La giuria ha indicato come miglior spettacolo Der Rosenkavalier di Richard Strauss, andato in scena al Teatro alla Scala con la regia di Harry Kupfer (che torna alla Scala proprio in questi giorni con la regia de Die Meistersinger von Nürnberg), la direzione di Zubin Mehta e una straordinaria Krassimira Stoyanova come protagonista. Il Teatro alla Scala si aggiudica così per la quattordicesima volta il premio per il migliore spettacolo. Miglior direttore è Michele Mariotti, che nel 2016 ha diretto alla Scala I due Foscari di Giuseppe Verdi e miglior cantante (insieme a John Osborn) Miah Persson, inquietante protagonista al Piermarini di The Turn of the Screw di Benjamin Britten.  Il Teatro alla Scala ringrazia Harry Kupfer, il Maestro Zubin Mehta, il Maestro Michele Mariotti e la signora Miah Persson per il contributo offerto alla qualità artistica del Teatro e rivolge le più vive congratulazioni agli altri vincitori.
Di seguito la lista completa dei premi.
SpettacoloDer Rosenkavalierdi Richard Strauss (Milano, Teatro alla Scala)Direttore: Zubin Mehta; regia: Harry Kupfer; scene: Hans Schavernoch; costumi: Yan Tax; luci: Jürgen Hoffman; video: Thomas Reimer.
DirettoreMichele Mariotti
RegiaNicola RaabWritten on Skindi George Benjamin (Bolzano, Teatro Comunale)
Scene, costumi, luci, videoTerry Gilliam, Aaron Marsden, Katrina Lindsay, Paule Constable, Finn Ross(Benvenuto Cellinidi Hector Berlioz - Roma, Teatro dell’Opera).
Novità per l'ItaliaDmitri Kourliandski, Broken memory, Maps of Non Existent Cities. St. Petersburg, Punctuation Marks(Milano, Sound of Wander), The Riot of Spring (Lucca Classica).
SolistaAlexander Lonquich
CantantiJohn OsbornMiah Persson
Premio specialeAcquagranda (Venezia, Teatro la Fenice)
Iniziativa musicaleFestival Alfredo Casella (Torino)
Premio “Piero Farulli”Quartetto Echos
Premio “Filippo Siebaneck”Opera…azione…libertà (Milano, Carcere Beccaria)


(comunicato stampa)
12 days ago | |
Tag
| Read Full Story
Le “Romanze senza parole” (Lieder ohne Worte) di Felix Mendelssohn Bartholdy (Amburgo, 1809 – Lipsia 1847), nell’interpretazione di Rena Kyriakou (Candia, 1917 – Atene, 1944)










1 volume, Op. 19b (1829-1830)
00:00:00No. 1 in E major
00:04:38 No. 2 in A minor
00:06:50 No. 3 in A major
00:09:16 No. 4 in A major
00:11:32 No. 5 in F-sharp minor
00:14:14 No. 6 in G minor

2 volume, Op. 30 (1833-1834)
00:16:49 No. 1 in E-flat major
00:21:32 No. 2 in B-flat minor
00:23:48 No. 3 in E major
00:26:01 No. 4 in B minor
00:28:56 No. 5 in D major
00:31:20 No. 6 in F-sharp minor

3 volume, Op. 38 (1836-1837)
00:35:05 No. 1 in E-flat major
00:37:06 No. 2 in C minor
00:38:51 No. 3 in E major
00:41:05 No. 4 in A major
00:43:27 No. 5 in A minor
00:45:54 No. 6 in A-flat major

4 volume, Op. 53 (1839-1841)
00:50:07 No. 1 in A-flat major
00:53:46 No. 2 in E-flat major
00:55:53 No. 3 in G minor
00:58:40 No. 4 in F major
01:01:40 No. 5 in A minor
01:04:40 No. 6 in A major

5 volume, Op. 62 (1842-1844)
01:07:21 No. 1 in G major
01:10:24 No. 2 in B-flat major
01:12:21 No. 3 in E minor
01:16:11 No. 4 in G major
01:17:37 No. 5 in A minor
01:20:56 No. 6 in A major

6 volume, Op. 67 (1843-1845)
01:23:14 No. 1 in E-flat major
01:26:17 No. 2 in F-sharp minor
01:28:36 No. 3 in B-flat major
01:31:10 No. 4 in C major
01:33:05 No. 5 in B minor
01:35:06 No. 6 in E major

7 volume, Op. 85 (1834-1845)
01:37:19 No. 1 in F major
01:40:10 No. 2 in A minor
01:41:07 No. 3 in E-flat major
01:43:31 No. 4 in D major
01:47:14 No. 5 in A major
01:49:15 No. 6 in B-flat major

8 volume, Op. 102 (1842-1845)
01:51:35 No. 1 in E minor
01:54:32 No. 2 in D major
01:56:46 No. 3 in C major
01:58:17 No. 4 in G minor
02:00:30 No. 5 in A major
02:01:38 No. 6 in C major
13 days ago | |
Tag
| Read Full Story
Nell’interpretazione del pianista Jean-Joël Barbier (Belfort, 25 marzo 1920 – Parigi, 1° giugno 1994)




13 days ago | |
Tag
| Read Full Story
Un percorso tutto haendeliano: questo il programma scelto dal basso milanese Andrea Mastroni per i due concerti che terrà alla fine di marzo con l’Accademia dell’Annunciata diretta da Riccardo Doni


(Foto: Nicola Garzetti)
Dopo i recenti successi come protagonista della prima assoluta di Aquagranda, opera di Filippo Perocco che ha inaugurato la stagione del Gran Teatro La Fenice di Venezia, e con il debutto al MET di New York, Andrea Mastroni torna a Milano per due concerti in collaborazione con l’Accademia dell’Annunciata. 


Per l’occasione, il basso ha scelto una serie di arie, estremamente esemplificative delle diversità di scrittura, in termini tecnici ed espressivi, che Händel concepì per i maggiori solisti della scena operistica settecentesca.
I concerti saranno inclusi nella stagione che annualmente l’Accademia organizza e il primo appuntamento sarà il prossimo 21 marzo alle ore 21 nella cornice bramantesca dell’ex convento dell’Annunciata di Abbiategrasso. L’appuntamento, inoltre, si colloca nell’ampio cartellone internazionale della quinta giornata europea della Musica antica organizzata dal R.E.M.A. (Reseau Européene de la Musique Ancienne), che ogni anno si svolge simbolicamente il 21 marzo, data di nascita di Johann Sebastian Bach.
Suoi partner in questa avventura barocca sono i musicisti dell’Accademia dell’Annunciata, diretta da Riccardo Doni. Mastroni e Doni proporranno un excursus che si snoderà dagli anni romani di Händel (con l’aria Nel mondo e nell’abisso, da Aci Galatea e Polifemo, nota per richiedere al solista un’estensione di ben due ottave e mezza), al periodo del successo operistico londinese (con estratti da Riccardo PrimoOrlandoAriodante) per arrivare agli anni della maturità artistica e al perfezionamento dell’oratorio in lingua inglese (Messiah).
La collaborazione tra Andrea Mastroni e l’Accademia dell’Annunciata, che si ripeterà in un secondo concerto il prossimo 30 marzo, presso la sala Liberty del Circolo Filologico di Milano, uno dei simboli della cultura della città, continuerà a breve anche in sala di incisione: l’orchestra sarà, infatti, partner dell’artista nei prossimi mesi, nella registrazione di un cd monografico sempre dedicato a Händel.
Nel mese di maggio ci sarà un altro debutto nell’agenda di Andrea Mastroni, questa volta presso la Royal Opera House Covent Garden di Londra, dove l’artista si esibirà in Don Carlo, sotto la direzione di Bertrand de Billy e in una produzione di Nicholas Hytner.
Per maggiori informazioni:Pagina Facebook di Andrea MastroniAccademia Musicale dell’Annunciata
(comunicato stampa)

14 days ago | |
Tag
| Read Full Story
1 - 10  | 123456789 next
InstantEncore