Classical Music Buzz > MusicaProgetto
MusicaProgetto
Adriana Benignetti
2111 Entries
Orfeo ed Euridice
Azione teatrale in tre atti
Musica
Christoph Willibald Gluck (Erasbach 1714 – Vienna, 1787)
LibrettoRanieri Simone Francesco Maria de’ Calzabigi (Livorno, 1714 – Napoli, 1795)
 Prima rappresentazione: Vienna, Burgtheater, 5 ottobre 1762




Orfeo: Elisabeth Kulman
Euridice: Genia Kühmeier
Amore: Christiane Karg

Riccardo Muti
Wiener Philharmoniker


Festspielhaus, Salzburg, 31 luglio 2010
1 day ago | |
Tag
| Read Full Story
FalstaffCommedia lirica in 3 atti e sei quadri
MusicaGiuseppe Verdi (Le Roncole, 10 ottobre 1813 – Milano, 27 gennaio 1901)

LibrettoArrigo Boito (Padova, 24 febbraio 1842 – Milano, 10 giugno 1918) da Le allegre comari di Windsor di William Shakespeare (Stratford-upon-Avon, 23 aprile 1564 – Ivi, 23 aprile 1616)
Prima rappresentazione: Milano. Teatro alla Scala, 9 febbraio 1893
Personaggi:Sir John Falstaff (baritono)Ford, marito di Alice (baritono)Fenton (tenore)Il dottor Cajus (tenore)Bardolfo, seguace di Falstaff (tenore)Pistola, seguace di Falstaff (baritono)Mrs. Alice Ford (soprano)Nannetta, figlia di Alice (soprano)Mrs. Quickly (contralto)Mrs. Meg Page (mezzosoprano)L’oste della Giarrettiera (mimo)Robin, paggio di Falstaff (mimo)Un paggio di Ford (mimo)
Borghesi e popolani di Windsor, servi di Ford
ATTO IQuadro I
Il dottor Cajus accusa sir John Falstaff – grasso cavaliere in bolletta e donnaiolo impenitente – di essere stato derubato da lui e dai suoi due servitori, Bardolfo e Pistola.
Falstaff rivela ai suoi domestici di essere innamorato di due ricche signore di Windsor, Alice Ford e Meg Page. I servi dovranno consegnare alle dame due missive del tutto uguali, tranne che nel nome della destinataria. Bardolfo e Pistola, che si considerano uomini d’onore, non accettano di svolgere il ruolo di mezzani. Falstaff allora li licenzia e dà l’incarico a un paggio.
Quadro IINel giardino davanti alla casa di Ford, si incontrano Alice Ford, sua figlia Nannetta, con Meg Page e Quickly, un’attempata e allegra signora, e si accordano per vendicarsi nei confronti dell’imprudente corteggiatore. Bardolfo e Pistola, nel frattempo, hanno rivelato le intenzioni di Falstaff a Ford. Alice illustra il suo piano alle altre donne: Quickly dovrà attirare Falstaff in una trappola. Anche Ford, d’accordo con Bardolfo, Pistola, Cajus, e Fenton, segretamente innamorato di Nannetta, mette a punto un piano per tendere un tranello a Falstaff.
ATTO II
Quadro I
Come sua abitudine, sir John si trova all’osteria della Giarrettiera. Qui lo raggiunge Quickly per comunicargli che Alice Ford vuole vederlo fra le due e le tre del pomeriggio, quando suo marito sarà assente. Quando Quickly esce, sopraggiunge un certo signor Fontana, che in realtà è Ford travestito. Egli porta con sé delle monete d’oro, che offre a Falstaff in cambio del suo aiuto per conquistare il cuore di Alice Ford. Naturalmente Falstaff accetta e, anzi, si vanta dell’appuntamento che ha già ottenuto dalla signora quello stesso giorno. Rimasto solo, Ford cade in preda alla gelosia.
Quadro IINella casa di Ford, fervono i preparativi per l’organizzazione della beffa. Tutti vi partecipano tranne Nannetta, che coglie l’occasione per sfogarsi: il padre l’ha promessa in moglie al dottor Cajus, mentre lei ama Fenton. La madre le assicura che la aiuterà. Alice resta sola e giunge Falstaff. La donna ne accetta la corte, ma lo tiene a debita distanza. Ford, per vendicare l’onore ferito, irrompe nella casa e cerca in ogni luogo il traditore con l’aiuto dei suoi uomini, che, però, non riescono a scovarlo. Falstaff si nasconde dietro un paravento e, poi, aiutato dalle donne, si infila in una cesta per la biancheria. Dietro il paravento finiscono così Fenton e Nannetta, che approfittano della confusione per amoreggiare. Ford, sentendo dei sospiri provenienti da dietro il paravento, lo rovescia e scopre i giovani innamorati. Alice e le altre donne fanno rovesciare dai servi la cesta, con panni e cavaliere, fuori dalla finestra, nel Tamigi. La burla è così svelata anche agli uomini.
ATTO III
Quadro IFalstaff è di pessimo umore per il bagno forzato. Quickly cerca di calmarlo dicendogli che Alice è innamorata di lui e desidera incontrarlo travestito da cacciatore nero, sotto la quercia di Herne, luogo tradizionalmente abitato da fate e fantasmi. Falstaff e Quickly entrano nell’osteria, mentre le donne si ritrovano sulla piazza per mettere a punto la burla. P artecipano al piano anche Ford, ormai convinto della fedeltà della moglie. Anzi, pieno di buonumore, decide che quella stessa sera si concluderanno le nozze di Nannetta con Cajus, con la complicità dei travestimenti notturni. Ma l’impagabile Quickly ha ascoltato e corre ad avvertire la ragazza per sventare il piano dei due uomini.
Quadro II
Cade la notte e nel parco di Windsor, Falstaff, vestito da cacciatore nero, ascolta il canto delle fate. Si presenta Alice, che finge di accettare le sue dichiarazioni amorose. Improvvisamente compare Meg ad annunciare la tregenda: una schiera di falsi spiritelli si lancia sul grasso cavaliere, tormentandolo, punzecchiandolo, bastonandolo. Quando è conciato per bene, si fa avanti Ford, che lo perdona. I presenti assisteranno ora a due cerimonie nuziali. Ford benedice le coppie, ma all’ultimo momento ci si accorge che Nannetta sposa Fenton e che la sposa del dottor Cajus è Bardolfo, camuffato da regina delle fate. L’opera si conclude con l’antica forma musicale della “fuga”, nella quale Verdi, il cantore delle passioni romantiche e disperate, guarda con ironico distacco la vera essenza del destino umano: quella di restare sempre e comunque «tutti gabbati».
Fonti:giuseppeverdi200.gov.itDizionario dell’opera 2002 a cura di Piero Gelli, Baldini&Castoldi, Milano 2001
Adriana Benignetti

1 day ago | |
Tag
| Read Full Story
Don Chisciotte
Balletto in tre atti dall'omonimo romanzo di Miguel de Cervantes
LibrettoMarius Petipa (Marsiglia, 11 marzo 1818 – Gurzuf, 14 luglio 1910)

CoreografiaMarius Petipa, poi ripensata da Alexander Gorsky(San Pietroburgo, 6 agosto 1871 – Mosca, 20 ottobre 1924)

MusicaLudwig Minkus (Vienna, 23 marzo 1826 – Ivi, 7 dicembre 1917)

2 days ago | |
Tag
| Read Full Story
Da Giorgio Pestelli, Gli immortali. Come comporre una discoteca di musica classica


Claude-Achille DebussySaint-Germain-en-Laye, 1862 – Parigi, 1918Claude DebussyPreludi
Che la musica sia un’arte specialmente invernale è cosa risaputa fra i pianisti, i quali, quando il termometro incomincia a salire verso i trenta, se non hanno potuto trasferirsi col pianoforte in qualche baita di montagna, si dedicheranno a musiche che riducano lo sforzo esecutivo al solo movimento verticale delle falangette, come certe (ahimè non tutte) Sonate di Domenico Scarlatti; oppure che fluiscano senza l’attillatura di troppo regolari gabbie ritmiche, come in Debussy; da evitare in ogni caso la densa scrittura polifonica, che obbliga ogni dito a faticare, e più di ogni altra cosa il «crescendo» , questa specie di crisi di nervi così cara al pathos romantico, ma tanto inopportuna durante la canicola.
Scarlatti e Debussy, dunque: è un abbinamento che, per chi ha avuto la fortuna di sentirlo, ricorda immediatamente Walter Gieseking, risalito al Settecento di Scarlatti prendendo dal Novecento di Debussy: del quale è stato infatti interprete ammiratissimo. Qualche anno dopo, alla sua lezione si è aggiunta quella di Arturo Benedetti Michelangeli, le cui esecuzioni di Debussy sono tuttora un modello di perfezione insuperato: alla poesia del suono già cantata da Gieseking, Michelangeli ha sommato la scoperta della poesia del ritmo, come l’anima di una musica che per la prima volta ha sostituito al ritmo degli affetti umani quello imprevedibile della natura. Si può cominciare dai Preludi del primo libro, incisi da Michelangeli nel 1978: «La serenata interrotta» resta per me uno dei ritratti più immediati e compiuto di quel pianista indimenticabile; in tutta la raccolta lo sfumato impressionistico si rapprende in chiarezza; l’impressione si fa contemplazione di Delfi, Anacapri, cattedrali sommerse, fanciulle dai capelli di lino, folletti notturni e menestrelli, venti, vele e passi sulla neve; immagini di stupefacente bellezza, ma figure e situazioni immobili, refrattarie a ogni calore di passione.
C. Debussy, Preludi libro I, pianista Arturo Benedetti Michelangeli, cd Deutsche Grammophon 413 450.
(Giorgio Pestelli, Gli immortali. Come comporre una discoteca di musica classica, Nuova Edizione, Einaudi, Torino 2007, p. 35)


C. Debussy, La Serenade interrompuepianista Arturo Benedetti Michelangeli 

Adriana Benignetti
2 days ago | |
Tag
| Read Full Story
L’incoronazione di PoppeaDramma per musica in un prologo e tre atti
MusicaClaudio Monteverdi (Cremona, 15 maggio 1567 – Venezia, 29 novembre 1643)Libretto
Gian Francesco Busenello (Venezia, 24 settembre 1598 – Legnaro, 27 ottobre 1659)

Prima rappresentazioneVenezia, Teatro SS. Giovanni e Paolo, Carnevale 1643
PersonaggiLa Fortuna, sopranoLa Virtù, sopranoL’Amore, sopranoOttavia, sopranoDrusilla, sopranoSeneca, bassoArnalta, contraltoLa nutrice, contraltoLucano, tenoreUn valletto, sopranoUna damigella, sopranoUn liberto, tenoreDue soldati, tenoriUn littore, bassoPallade, sopranoMercurio, bassoVenere, soprano
Familiari di Seneca, consoli, tribuni, amori


Per la trama de L'incoronazione di Poppea vai QUI

3 days ago | |
Tag
| Read Full Story
L’incoronazione di PoppeaDramma per musica in un prologo e tre atti
MusicaClaudio Monteverdi (Cremona, 15 maggio 1567 – Venezia, 29 novembre 1643)
Libretto
Gian Francesco Busenello (Venezia, 24 settembre 1598 – Legnaro, 27 ottobre 1659)
Prima rappresentazioneVenezia, Teatro SS. Giovanni e Paolo, Carnevale 1643
PersonaggiLa Fortuna, sopranoLa Virtù, sopranoL’Amore, sopranoOttavia, sopranoDrusilla, sopranoSeneca, bassoArnalta, contraltoLa nutrice, contraltoLucano, tenoreUn valletto, sopranoUna damigella, sopranoUn liberto, tenoreDue soldati, tenoriUn littore, bassoPallade, sopranoMercurio, bassoVenere, soprano
Familiari di Seneca, consoli, tribuni, amori
La trama (testo tratto da Dizionario dell’opera 2002, a cura di Piero Gelli, Baldini&Castoldi, Milano 2001, pp. 627-631)
PrologoAmore dichiara la propria sovranità sulla Fortuna e sulla Virtù nell’influenzare le sorti dell’uomo: lo spettacolo che seguirà sarà la dimostrazione di questa tesi. 
Atto primo
È l’alba: Ottone si aggira sotto i balconi dell’abitazione di Poppea nella speranza di incontrarla, cantando con struggimento una dolce aubade strofica (“Apri un balcon, Poppea”), ma scorge due soldati di Nerone addormentati e fugge sconvolto per l’infedeltà dell’amante. Svegliatisi di soprassalto, i soldati maledicono “Amor, Poppea, Nerone,/ e Roma, e la Milizia” scambiandosi commenti sulla situazione precaria dell’impero e sulle vicende private di corte. Tacciono all’apparire di Poppea, che tenta di trattenere l’imperatore presso di lei (“Signor, deh non partire”). È la prima delle tre scene che vedono protagonisti i due amanti da soli.  La parte di Poppea, qui come negli altri episodi di seduzione, si muove per intervalli morbidamente congiunti, sottolineando spesso gli accenti delle parole con intervalli di seconda diminuita, traducendo con dissonanze l’amarezza della partenza di Nerone e il suo (finto?) venir meno.  Il compositore è abilissimo a frammentare il testo fra i due interlocutori, nel momento in cui Nerone si lascia strappare la promessa del ripudio di Ottavia: la disposizione testuale chiarifica che la promessa viene proprio estratta dalla bocca di Nerone da Poppea, che lo ha quasi ipnotizzato. Poppea, rimasta sola, non nasconde a se stessa la speranza di diventare imperatrice, ma la nutrice Arnalta, in una scena arricchita di sinfonie strumentali, la mette in guardia poiché «la pratica coi Regi è perigliosa». Il primo monologo dell’imperatrice Ottavia, “Disprezzata Regina” (I,5), segue l’impostazione tradizionale della scena di lamento: desolazione, cinica descrizione della sorte femminile, maledizioni contro l’uomo traditore, accuse concitate nei confronti delle divinità, sùbiti pentimenti e ricaduta nella depressione. A nulla vale la morale spicciola offerta dalla nutrice di Ottavia, in sequenze cantabili e in tempo ternario. Nessun giovamento trae Ottavia dal conforto filosofico propostole da Seneca con una declamazione ben più aulica e fiorita. Stizzito, un valletto si fa beffe del filosofo (“Queste del suo cervel mere invenzioni/ le vende per misteri, e son canzoni”), imitando sbadigli e starnuti. Seneca medita sull’infelicità nascosta sotto le «porpore regali» e viene visitato da Pallade, che gli annuncia la prossima fine, al che egli gioisce. Nerone comunica a Seneca la decisione di ripudiare Ottavia (I,9): ne nasce uno scontro sempre più serrato, durante il quale Nerone perde spesso la pazienza di fronte alle ferme risposte del maestro, che lo accusa di «irragionevole comando». In quella che è una delle scene più drammatiche dell’opera, importante anche per la sua posizione centrale e per il contenuto (la sconfitta morale di quello che, al termine dell’opera, sarà il vincitore Nerone, qui svelato nella sua immaturità politica ed esistenziale), la fiducia di sé che Seneca esprime si oppone alla crescente agitazione dell’imperatore, resa dagli scarti stilistici dei suoi interventi rispetto a quelli del filosofo, composti e nello stesso tempo veementi. Ripetizioni di parole, cambiamenti improvvisi di metro, impennate melodiche all’acuto, impiego del caratteristico ‘stile concitato’ (note ribattute velocemente) dipingono la furia crescente di Nerone; invece Seneca raramente ricorre a ripetizioni di parole e spesso chiude le frasi con cadenze perfette e retoricamente disegnate (quasi uno stilema ricorrente per il personaggio). Nerone è poi raggiunto da Poppea, la quale rinfresca all’imperatore il ricordo della notte passata e, dopo averlo portato al massimo dell’eccitazione, gli fa ordinare immediatamente la morte di Seneca. 
Poppea si scontra con Ottone, che le rimprovera la sua infedeltà e viene poi compatito da Arnalta: «Infelice garzone... quand’ero in altra età / non volevo gli amanti / in lagrime distrutti, / per compassion li contentavo tutti». Ottone è raggiunto dall’innamorata Drusilla, alla quale promette di dedicarsi, anche se commenta ironicamente fra sé: «Drusilla ho in bocca, et ho Poppea nel core».
Atto secondo
La prima parte dell’atto è tutta dedicata a Seneca, che dopo un breve monologo riceve il secondo annuncio della sua prossima morte, questa volta da Mercurio, che gli infonde serenità prima di volare via sull’onda del suo virtuosismo vocale. 
Un liberto comunica al filosofo l’ordine di Nerone: Seneca avvisa serenamente i famigliari, che prorompono in un’invocazione a tre voci (“Non morir Seneca, no”). Nella prima sequenza del brano, le voci entrano in imitazione su un soggetto e un basso cromatici, con un effetto di crescendo drammatico che sembra sincero. Nella seconda, ogni voce replica diatonicamente, su note ribattute, «io per me morir non vo’». Dopo un allegro ritornello, la terza sezione ne segue il ritmo di danza: ritornello e sezione ‘danzante’ sono ripetuti (le parole cambiano), dopo di che si torna indietro, con la seconda sezione e poi la prima, quella cromatica ed espressiva. Lo scanzonato ritornello chiude l’episodio. La scena successiva, come intermezzo di contrasto, presenta le schermaglie amorose del valletto e della damigella, una ventata di freschezza e distensione nell’atmosfera cupa della corte, un po’ come avveniva per gli interventi di Melanto ed Eurimaco nel Ritorno di Ulisse . «Hor che Seneca è morto,/ cantiam, cantiam, Lucano»: all’invito di Nerone segue una lunga scena di canti in onore di Poppea. Nel libretto era prevista la presenza di altri personaggi (Petronio, Tigellino), ma il compositore sceglie di affidare solamente a Lucano la replica al protagonista. Le due voci si annodano e rincorrono, per scindersi su un ipnotico ostinato del basso: solo Lucano è in grado di continuare il canto («Bocca, bocca, che se ragioni o ridi»), Nerone emette sillabe e frasi spossate («Ahi, destin»). Ottavia ordina a uno sbigottito Ottone di uccidere Poppea. Entra in scena Drusilla, che si conferma come soprano-soubrette vagamente svampita. Essa è l’unica che osa sciogliere una melodia spiegata (“Felice cor mio, / festeggiami in seno”) nel clima pieno di sospetto del palazzo reale, senza assolutamente capire cosa le stia accadendo intorno. Trascinati dall’ottimismo di Drusilla, anche la nutrice e il valletto danno vita a una scena distensiva e comica. Ottone rinnova le sue promesse di fedeltà alla ragazza, chiedendole però di prestarle i suoi vestiti per compiere l’assassinio di Poppea. Drusilla sventatamente acconsente, non senza precisare con slancio: «e le vesti e le vene io ti darò». 
Frattanto Poppea si affida ad Amore per coronare i suoi sogni e si addormenta nel giardino di casa. Arnalta le canta una dolcissima ninna-nanna in tre strofe (“Oblivion soave” II,12). L’attentato di Ottone, travestito da donna, è impedito da Amore, che era sceso in terra per vegliare la sua protetta e aveva cantato un’aria in quattro strofe (“O sciocchi, o frali / sensi mortali”).
Atto terzoDrusilla, sola in scena, canta un altro dei suoi motivetti cantabili, ma viene sorpresa e imprigionata, in quanto presunta autrice dell’attentato. Ottone confessa di essere il colpevole, su isitigazione di Ottavia; Nerone capisce di avere finalmente il pretesto per ripudiare l’imperatrice e spedisce Ottone e Drusilla in esilio. Un’altra scena fra Poppea e Nerone contiene il duetto “Idolo del cor mio, giunta è pur l’ora”, ricco di slancio melodico soprattutto al verso «Stringimi tra le braccia innamorate». Seguono un monologo di Arnalta, felice per l’ascesa sociale di Poppea (e sua) e il lamento di Ottavia (“A Dio Roma, a Dio Patria, amici a Dio”). Incapace di pronunciare le parole, l’imperatrice ripudiata singhiozza su una nota (la ‘a’ di “A Dio Roma”), esprime il dolore per il trionfo delle «perverse genti», termina il suo asciutto monologo su un secco «A Dio». La scena dell’incoronazione vede Poppea acclamata da un coro di consoli e tribuni, e da un coro celeste, guidato da Venere in persona con Amore. Gli amanti intrecciano l’ultimo duetto, il seducente “Pur ti miro”, in cui le voci si annodano su un ostinato tetracordo discendente. Tale duetto probabilmente non era previsto nella prima rappresentazione veneziana, della quale rimane traccia solamente per la pubblicazione dello ‘scenario’. Il testo compare nel libretto di una ripresa bolognese (1641), e di altre successive, del Pastor regio di Benedetto Ferrari, ma anche nel Trionfo della fatica musicato da Filiberto Laurenzi (Roma 1647). Al termine della vicenda dell’ Incoronazione , però, esso assume un altro e più pregnante significato drammatico e strutturale, rispetto a quelle occorrenze: sigla il trionfo degli amanti, facendo convergere le premesse poste dal duetto di Fortuna e Virtù nel prologo, e da quello di Lucano e Nerone (I,6), entrambi costruiti su un basso ostinato formato da un tetracordo discendente. A.B.
3 days ago | |
Tag
| Read Full Story
Domenica 1° febbraio, per il 4° appuntamento della Stagione cameristica dell’AML, le “Quattro Stagioni” di Vivaldi e Piazzolla a confronto. Sabato 31 gennaio, invece, appuntamento con “Musica ragazzi”
Prosegue con successo la Stagione cameristica dell’Associazione Musicale Lucchese. Sabato 31 gennaio e domenica 1 febbraio, presso l’Auditorium dell’Istituto Musicale “Luigi Boccherini”, Giampaolo Bandini (chitarra), Cesare Chiacchiaretta (fisarmonica e bandoneon), Francesco Cerrato (violino) e Stefano Cerrato (violoncello) saranno i protagonisti di un fine settimana dedicato all’inedito accostamento tra le Quattro Stagioni di Antonio Vivaldi e quelle di Astor Piazzolla. 
Un abbinamento singolare tra composizioni che sono separate nel tempo da oltre due secoli e mezzo. Un avvicendamento di musiche che forza l’ascoltatore a confrontare composizioni agli antipodi (l’estate dell’argentino Piazzolla è l’inverno per il veneziano Vivaldi e viceversa) e che contrappongono tempi, mondi e culture diverse, passando dalle atmosfere del barocco veneziano alle melodie melanconiche del tango di Buenos Aires influenzate dal jazz e dagli stili musicali europei che Piazzolla ben conosceva.
La mattina di sabato 31 gennaioalle ore 10.30, all’auditorium del Boccherini, il quartetto composto da Bandini, Chiacchiaretta e dai due Cerrato incontrerà i bambini delle scuole nell’ambito di “Musica ragazzi”, la stagione che AML dedica ai più piccoli. Durante l’incontro i musicisti presenteranno i loro strumenti e faranno ascoltare ai ragazzi alcuni estratti del concerto di domenica pomeriggio, in modo da guidarli all’ascolto e alla comprensione di due linguaggi musicali differenti e bellissimi come quelli di Vivaldi e Piazzolla. Il concerto è aperto al pubblico. Il biglietto costa 3 euro.
Domenica 1° febbraio alle ore 17.00, sempre al Boccherini, si terrà il concerto, quarto appuntamento della Stagione cameristica, durante il quale i musicisti intrecceranno le “Stagioni” di Vivaldi e Piazzolla partendo dal Concerto n. 3 in fa maggiore «L’autunno» per poi proseguire con “Otoño porteño” e avanti così con le altre stagioni dell’anno.
Giampaolo Bandini è oggi considerato tra i migliori chitarristi italiani sulla scena internazionale. Diplomatosi con il massimo dei voti a soli diciannove anni, ha studiato con musicisti quali Pier Narciso Masi, Alexander Lonquich e Dario De Rosa. Dal 1990 è ospite, sia come solista che in varie formazioni cameristiche, delle più importanti istituzioni concertistiche italiane ed estere. 
Cesare Chiacchiaretta si è dedicato sin da giovanissimo allo studio della fisarmonica per poi intraprendere e affiancargli quello del bandoneon. Ha tenuto concerti per le più prestigiose società concertistiche in Italia e all’estero, sia come solista che in varie formazioni cameristiche. 
Francesco Cerrato ha iniziato lo studio del violino a cinque anni. Diplomatosi giovanissimo ha perfezionato i suoi studi alla Scuola di Musica di Fiesole e alla Fondazione Musicale S. Cecilia di Portogruaro. 
Stefano Cerrato è uno dei più promettenti violoncellisti della scena musicale italiana. Ha all’attivo centinaia di concerti, come solista con orchestre internazionali, in gruppi da camera ed ensemble di musica barocca.Il costo del biglietto per la Cameristica è 12 euro (ridotto 10 euro). I ragazzi fino a 14 anni entrano gratis. Si consiglia di recarsi all’auditorium almeno 30 minuti prima dell’inizio del concerto.
Per informazioni e per il programma completo della Stagione:AML, tel. 0583-469960
(Comuncato stampa)
3 days ago | |
Tag
| Read Full Story
Mostre temporanee, concerti e un progetto per garantire accessibilità ai diversamente abili
«Il Museo Teatrale alla Scala è parte integrante del progetto culturale del Teatro e meta irrinunciabile per chi visita la nostra città. Per questo in occasione di Expo 2015 abbiamo sviluppato una serie di attività straordinarie. Ma l’iniziativa di cui siamo particolarmente orgogliosi, e per la quale ringraziamo il partner JTI,  è il progetto accessibilità grazie al quale tre giornate al mese saranno dedicate ai visitatori diversamente abili. Anche in questo la Scala conferma la sua volontà di essere il Teatro di tutti». Alexander Pereira, Sovrintendente del Teatro alla Scala

«Esprimiamo la nostra completa soddisfazione per il ricco programma sviluppato dal Museo e siamo particolarmente orgogliosi del progetto accessibilità – testimonianza del rapporto di fattiva collaborazione che lega JTI al Museo – che si contraddistingue per il grande rilievo sociale. Riteniamo, infatti, che sia fondamentale sostenere idee capaci di favorire l’accessibilità all’arte e alla cultura, in particolare in un momento come quello che ci apprestiamo a vivere con EXPO 2015». PierCarlo Alessiani, Presidente e Amministratore delegato di JT International Italia
Il Museo Teatrale alla Scala presenta la programmazione per il 2015: un calendario straordinario per l’anno di Expo ma anche un progetto innovativo per accrescere l’accessibilità da parte dei diversamente abili di un Museo che con i suoi 250.000 visitatori annui è già tra i più frequentati della città. Custode di alcuni tra i più importanti cimeli della storia dell’opera e del ballo, testimone da più di 100 anni dell’unicità della vita musicale del Teatro, il Museo vara in occasione di Expo una serie di iniziative che ne faranno sempre più un attore propositivo nella vita culturale della città, profondamente integrato nella proposta artistica complessiva della Fondazione. Il Progetto Accessibilità, che parte nel 2015 come progetto pilota in vista di un futuro sviluppo, pone il Museo all’avanguardia tra le strutture espositive italiane per i servizi offerti ma anche per lo spirito di collaborazione con le associazioni che rappresentano i cittadini diversamente abili.
Il Progetto Accessibilità
Da gennaio a dicembre 2015 il Museo Teatrale propone il Progetto Accessibilità, che prevede tre giornate al mese dedicate ai cittadini diversamente abili. Le visite avranno luogo il lunedì dalle 9 alle 10 con ingresso gratuito e sono state concepite per diverse tipologie di utenti:
Non vedenti: un percorso tattile e una visita guidata con contributi sonori. In collaborazione con l’Istituto dei Ciechi di Milano. Disabili motori: accessi facilitati e assistiti in collaborazione con la Fondazione Don Gnocchi di Milano. Non udenti: visite guidate con l’ausilio di un interprete della lingua dei segni in collaborazione con l’Ente Nazionale Sordi. Terza e quarta età: visite guidate in collaborazione con Fondazione Don Gnocchi di Milano.
Le mostre temporanee
In occasione di Expo il programma delle esposizioni temporanee si infittisce presentando quattro eventi da gennaio a dicembre.
   Mostra sulle opere del pittore e scenografo Salvatore Fiume, nel centenario della nascita (15 gennaio - 20 aprile 2015) Turandot alla Scala, documenti e costumi storici: in concomitanza con l’inaugurazione di EXPO (maggio-giugno 2015), in collaborazione con Archivio Storico Ricordi   Il cibo nell’opera lirica(luglio-ottobre 2015)   Il balletto alla Scala(novembre-dicembre 2015)
Il restauro degli strumenti
Prende avvio un progetto di restauro di alcuni strumenti antichi custoditi all’interno del Museo.Il primo impegno sarà per il restauro di due fortepiani appartenuti a Giuseppe Verdi.
Le visite guidate con concerto finale
Da gennaio a dicembre 2015 verranno organizzate 10 visite guidate al termine delle quali saranno offerti altrettanti concerti da camera con lo straordinario pianoforte di Liszt recentemente restaurato. Verranno proposti programmi per pianoforte solo e diverse formazioni strumentali, prevalentemente con repertorio ottocentesco. L’iniziativa è realizzata in collaborazione con il Conservatorio “Giuseppe Verdi” e la Scuola Civica di Milano “Claudio Abbado”.
Le visite-concerto avranno luogo in orario di chiusura al pubblico (dalle 18 alle 20) per un totale massimo di 40 persone, fino a esaurimento dei posti, nelle seguenti date:13 febbraio23 marzo9 aprile27 maggio23 giugno9 settembre6 ottobre5 novembre27 novembre16 dicembre

Il prezzo del biglietto sarà di € 10I biglietti potranno essere acquistati presso la Cassa del Museoo prenotati presso Civita chiamando lo 02 43 35 35 50
Progetto Tableau vivant
Il Museo Teatrale alla Scala, in occasione di Expo, vuole celebrare la centralità del cibo nell’opera lirica: all’interno del Museo saranno organizzate visite animate in cui attori professionisti e cantanti dell’Accademia d’Arti e Mestieri del Teatro alla Scala, interagendo con il pubblico, faranno vivere i personaggi di alcune celebri opere. La sinergia tra musica, canto e cibo percorre molti titoli del teatro musicale italiano dell’Ottocento. Questa iniziativa si concentrerà su tre fra i maggiori autori italiani: Rossini, Puccini e Verdi. Le visite animate avranno luogo in orario di chiusura al pubblico (dalle 18 alle 20) per un massimo di 40 persone, nelle seguenti date:

28 gennaio25 febbraio6 marzo22 aprile7 maggio9 giugno22 settembre28 ottobre26 novembre11 dicembre
Il prezzo del biglietto sarà di € 13; I biglietti potranno essere acquistati presso la Cassa del Museo o prenotati presso Civita chiamando lo 02 43 35 35 50
Contest fotografico
Due contest fotografici sulla pagina Facebook del Teatro alla Scala: uno a metà febbraio e uno durante il periodo Expo.
1°contest: verranno scattati selfie giocosi e personalizzati con la propria opera d’arte preferita all’interno del Museo, poi rinominati con un nuovo titolo inserendo l’hashtag#myscalamuseum
2°contest: in concomitanza con l’inaugurazione di Expo verranno scattate delle foto all’interno del Museo (massimo 10 foto) e poi creata e caricata su Facebook una galleria fotografica.
La durata dei contest è di 10 giorni. Le foto saranno postate su Facebook. Ci sarà la possibilità di creare una board su Pinterest di tutte le foto che vengono inviate dagli utenti. La fotografia e la galleria fotografica giudicate più originali vinceranno il contest e il vincitore potrà vivere un’esperienza unica: ‘calpestare’ il palcoscenico della Scala e scoprire i segreti del ‘dietro le quinte’ o, in alternativa, ricevere un souvenir del Teatro. Per tutta la durata del contest, saranno mandate in loop le foto scattate in una delle sale del Museo.
(Comunicato stampa)
3 days ago | |
Tag
| Read Full Story
Breve guida all’ascolto e trama
ATTILADramma lirico in un prologo e tre atti
MUSICAGiuseppe Verdi (Roncole Verdi [Parma], 1813 – Milano, 1901)
LibrettoTemistocle Solera (Ferrara, 1815 - Milano, 1878), da Attila, König der Hunnen di Zacharias Werner (Königsberg, 1768 – Vienna, 1823)
PRIMA RAPPRESENTAZIONEVenezia, Teatro La Fenice, 17 marzo 1846
PERSONAGGI
Attila, re degli Unni (Basso)Ezio, generale romano (Baritono)Odabella, figlia del signore di Aquileja (Soprano)Foresto, cavaliere aquileiese (Tenore)Uldino, giovane bretone schiavo di Attila (Tenore)Leone, vecchio romano (Basso)

Sei Anziani, duci, re e soldati, Unni, Gepidi, Ostrogoti, Eruli, Turingi, Quadi, Druidi, sacerdotesse, popolo, uomini e donne d’Aquileja, donzelle di Aquileja in abito guerriero, ufficiali e soldati romani, vergini e fanciulli di Roma, eremiti, schiavi, guerrieri
L’azione si svolge intorno alla metà del V secolo, ad Aquileja e nelle lagune Adriatiche nel prologo; a Roma negli altri atti.
Attila, Preludio, Orchestra del Teatro alla Scala di Milano, dir. Riccardo Muti 


ARGOMENTO

Prologo

Odabella, figlia del signore di Aquileia, ha visto morire l’intera famiglia per mano degli Unni che hanno conquistato e distrutto la sua città; intende, perciò, spinta dall’amor di patria, vendicarsi di Attila, loro signore, uccidendolo. Il generale Ezio offre ad Attila un’alleanza per salvare l’Italia, ma il re degli Unni rifiuta sdegnosamente l’accordo. Attila, Prologo, Orchestra del Teatro alla Scala di Milano, dir. Riccardo Muti, Samuel Ramey (Attila), Giorgio Zancanaro (Ezio) 

Atto I

Gli Unni sono giunti ormai alle porte di Roma e sono pronti a conquistarla. Odabella informa il suo amato Foresto del piano di vendetta contro Attila; quest’ultimo, turbato da un sogno, dopo essersi imbattuto in Leone, vecchio romano, rinuncia alla conquista di Roma.Attila, finale del I atto, Opernwerkstatt Wien 2005 

Atto II

Attila prepara un banchetto in onore di Ezio. Odabella informa Attila che è in atto una congiura contro di lui (in realtà, la donna vuole ucciderlo con le sue mani); Foresto confessa il piano. Il re degli Unni perdona Foresto e, commosso dal gesto della donna, decide di sposarla assicurando Ezio che non conquisterà Roma. Attila, II atto, Recitativo e aria di Ezio 
Atto IIIForesto, Ezio e Odabella affrontano Attila, il quale, comprendendo che i tre vogliono ucciderlo, ricorda al generale di aver salvato Roma, a Foresto di averlo perdonato e a Odabella di volerla sposare. Troppo tardi: Odabella trafigge a morte il re mentre i romani combattono i barbari.

Attila, III atto, Teatro San Carlo di Napoli 

Libretto
Temistocle Solera, che aveva già scritto i libretti delle opere Oberto, conte di San Bonifacio, Nabucco, I Lombardi alla prima crociata e Giovanna d’Arco, fu incaricato da Giuseppe Verdi di preparare il testo di Attila, dalla tragedia Attila, König der Hunnen di Zacharias Werner. Solera aveva, però, modificato profondamente, l’opera originaria, delineando una storia di odii e vendette con personaggi poco delineati. Nell’autunno del 1845 Giuseppe Verdi aveva già ricevuto la quasi totalità del testo, ma non era completamente soddisfatto; autorizzato dallo stesso Solera, che nel frattempo si era trasferito a Madrid, il compositore chiese a Francesco Maria Piave di completare il libretto. Piave, in realtà, oltre a scrivere interamente il terzo atto, effettuò anche modifiche sul resto del testo; il suo intervento fu così profondo, da offendere Solera, determinando la fine del sodalizio tra quest’ultimo e Verdi.


Il libretto completo di Attila può essere scaricato QUI.


Hanno detto su Attila Una nuova rappresentazione di un’opera giovanile di Verdi come Attila invita a una riflessione: perché, tra i grandi operisti italiani (Rossini, Bellini, Donizetti, Puccini), Verdi sembra prevalere nell’ammirazione collettiva? Perché il nostro musicista parmense – barbuto come un profeta – gode più degli altri di quest’aura biblica di padre della patria? Il discorso sarebbe lungo, ma forse una risposta breve c’è: nell’Italia divisa dell’età risorgimentale, la sua musica a volte rozza, ma certo battagliera, i suoi personaggi tutti d’un pezzo e incapaci di doppiezze incarnavano l’esatto contrario del prudente timore nel quale molti italiani vivevano. Una ventata di eroismo plebeo rinfrancava ed eccitava ascoltatori “moderati” che si vergognavano un po’ di lasciare ad altri il compito di unire l’Italia. Il dramma lirico Attila venne composto per il Teatro La Fenice di Venezia dove fu rappresentato nel carnevale del 1846. Si trattava di una storia “locale”: nel quinto secolo dopo Cristo avvenne infatti la distruzione di Aquileja ad opera delle orde barbariche guidate dal celebre re degli Unni. Attila - gloria nazionale dell’Ungheria - non ha mai goduto di buona stampa in Italia. Però Verdi optò per una via di mezzo: fece trarre il libretto da una tragedia tedesca, Attila, König der Hunnen di Zacharias Werner, nel quale il condottiero ha una sua lealtà e non viene presentato solo come uno stragista sanguinario e brutale. Per esempio è turbato da sogni che si avverano. C’è un passo nel prologo in cui due versi hanno diviso i commentatori: “avrai tu l’universo, / Resti l’Italia a me”, intonati dal generale romano Ezio. Al di là dell’entusiasmo che suscitavano allora al primo ascolto, si trattava di un mercanteggiamento ben poco eroico... Ma il “flagello di Dio” trova pane per i suoi denti nella guerriera italica Odabella, ben più furibonda del di lei fidanzato Foresto, anch’egli alla ricerca del riscatto per la distruzione della loro Aquileja. L’aggressività patriottica della fiammeggiante vergine la porta persino a interrompere l’avvelenamento del condottiero pur di poter far giustizia lei in persona. Accetta addirittura di sposarlo, e quando Foresto sta per trafiggere Attila è lei a precederlo d’un soffio con la sua spada vendicatrice. Una storia ingenua, ma con grandi colpi di scena e tanto amor di patria. Il libretto venne commissionato a Temistocle Solera, l’autore del libretto di Nabucco. Però Verdi a un certo punto lo sfiduciò, affidando il completamento a un altro patriota, Francesco Maria Piave, non perché fosse veneziano (e per la precisione dell’isola di Murano), e quindi anti-Attila, ma perché era di natura più accomodante e pronto a soddisfare le richieste dell’esigente musicista. Attila è dunque opera risorgimentale e, come opera politica, segna il trionfo delle teste calde, spesso criticabili, ma, nel nostro profondo, altrettanto spesso ammirevoli. Lo spettacolo del regista Gabriele Lavia, nella sua ambientazione in un mondo distrutto - un teatro romano, un teatro d’opera, un cinema – coglie inizialmente nell’opera il buio della barbarie, ma per poter far meglio esplodere la luce della libertà. Franco Pulcini, L’unno e l’italica valchiria (dal sito del Teatro alla Scala)


Dalla tragedia Attila, König der Hunnen di Zacharias Werner, un dramma ispirato dal nazionalismo germanico, Verdi trasse il soggetto di una delle sue opere giovanili più infuocate: un’opera che di lì a poco avrebbe infiammato le platee risorgimentali, pronte a interpretarla come un invito esplicito alla rivolta contro l’oppressione straniera. Quello trattato da Werner era un tipico soggetto romantico, ambientato in quel Medioevo barbarico che scatenava la fantasia dei letterati coevi e che non mancò di stimolare anche quella di Verdi. Sulla scelta del maestro esercitò, a quanto pare, un forte influsso la lettura di De l’Allemagne di Madame de Staël, in cui è riassunto il dramma di Werner. […] Verdi si prende molta cura nel delineare i personaggi. Un’importanza centrale spetta alla figura di Odabella, responsabile di buona parte dell’attrazione esercitata dal soggetto su Verdi. La sua doppia personalità – guerriera indomita e al tempo stesso fanciulla sensibile agli affetti – assicura l’interesse drammatico del personaggio, senza contare che i sentimenti dai quali è dominato il suo forte temperamento, il desiderio di vendetta e l’amor filiale, sono entrambi spiccatamente melodrammatici. Verdi concepisce la parte per Sofia Loewe (che già era stata la prima Elvira in Ernani), un soprano dotato di estensione e agilità: si spiegano così brani come la sua cavatina d’esordio, eccezionalmente sviluppata e vocalmente impegnativa, che scardina più d’una convenzione melodrammatica facendo già pensare a quella che sarà la vocalità di una Lady Macbeth. Ma il personaggio stimola la fantasia di Verdi anche in altri modi, ad esempio con la strumentazione straordinariamente raffinata che accompagna la sua romanza nel primo atto, “Oh! nel fuggente nuvolo”. Anche gli altri personaggi, del resto, sono tratteggiati con cura. Attila personaggio non meno complesso, diviso tra la sete barbarica di conquista e il terrore ispiratogli dal soprannaturale; così la scena del sogno e poi l’incontro col vecchio Leone raggiungono una straordinaria concentrazione emotiva. Più convenzionale, semmai, è il tenore Foresto, che incarna lo stereotipo dell’innamorato languido, passivo e ben poco eroico: i suoi interventi corrispondono all’espressione codificata (e convenzionale) del dolore, del rimpianto di una felicità perduta. Della romanza che Foresto intona nell’ultimo atto esistono due versioni alternative, la prima scritta da Verdi per il tenore Nicola Ivanoff (“Sventurato! alla mia vita”) che la eseguì al Teatro Grande di Trieste nell’autunno del 1846, la seconda (“Oh dolore! ed io vivea) per Napoleone Moriani, che la intonò alla Scala nel dicembre dello stesso anno: entrambe corrispondono allo stereotipo dell’amante tradito che si lamenta dell’amata infedele.[…]L’esito della prima rappresentazione, il 17 marzo 1846 al Teatro La Fenice di Venezia, non fu del tutto soddisfacente, malgrado Verdi nutrisse alte aspettative. Le prime parti, pare, non erano in perfetta forma e la loro interpretazione lasciò parecchio a desiderare. L’opera, nondimeno, divenne presto molto popolare, dal momento che interpretava i fermenti che agitavano ampi strati della società italiana e che di lì a poco si sarebbero concretizzati nella rivoluzione del 1848 e nelle guerre risorgimentali. Così per tutti gli anni Cinquanta  dell’Ottocento Attila fu sulla breccia nei teatri della Penisola, anche per motivi estranei al suo valore puramente drammatico-musicale. In seguito, anche se l’opera non uscì mai del tutto di repertorio, le rappresentazioni di Attila subirono una forte contrazione, seguendo il destino di tutte le altre opere verdiane precedenti Rigoletto. Spetterà alla renaissance novecentesca restituire all’opera il posto che giustamente le spetta. Claudio Toscani, Attila. L’opera in breve (dal sito del Teatro alla Scala)       Adriana Benignetti

4 days ago | |
Tag
| Read Full Story

ATTILADramma lirico in un prologo e tre atti
MUSICAGiuseppe Verdi (Le Roncole, 10 ottobre 1813 – Milano, 27 gennaio 1901)

LibrettoTemistocle Solera (Ferrara, 1815 - Milano, 1878), da Attila, König der Hunnen di Zacharias Werner (Königsberg, 1768 – Vienna, 1823)



Per la trama di Attila vai QUI
4 days ago | |
Tag
| Read Full Story
1 - 10  | 123456789 next
InstantEncore