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Adriana Benignetti
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AroldoMelodramma in quattro atti
MusicaGiuseppe Verdi (Le Roncole, 10 ottobre 1813 – Milano, 27 gennaio 1901)
LibrettoFrancesco Maria Piave (Murano, 18 maggio 1810 – Milano, 5 marzo 1876) da Stifellio e da The Betrothed di Walter Scott

Prima rappresentazione:Rimini, Teatro Nuovo, 16 agosto 1857
Personaggi
Aroldo, cavaliere sassone (tenore)Mina, sua moglie (soprano)Egberto, suo padre, vecchio cavaliere vassallo di Kenth (baritono)Briano, pio solitario (basso)Godvino, cavaliere di ventura, ospite di Egberto (tenore)Enrico, cugino di Mina (tenore)Elena, sua cugina (mezzosprano)Jorg, servo d’Aroldo (ruolo muto)
Cavalieri crociati, gentiluomini e dame di Kenth, scudieri, paggi, araldi, cacciatori, sassoni, paesani scozzesi
Nei primi tre atti, la scena è occupata dal castello di Egberto, presso Kenth; nel quarto atto, siamo sulle sponde del lago Lomond in Scozia. Epoca: all’incirca l’anno 1200
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Domenica 3 agosto alle ore 21.15, i due musicisti saranno ospiti del “Festival di musica da camera della Versilia”. In programma musiche di Castelnuovo Tedesco, Brahms e Strauss

Saranno Andrea Lucchesini e Marco Rizzi, domenica 3 agosto alle ore 21.15, ad aprire il secondo mese di concerti del Festival di musica da camera della Versilia, il tradizionale appuntamento con la musica classica organizzato dal Comune di Massarosa e dall’Associazione Musicale Lucchese.

Andrea Lucchesini, pianista di fama internazionale, può essere considerato a pieno titolo un habitué del Festival. Quest’anno salirà sul palco dell’incantevole Pieve di S. Pantaleone insieme a Marco Rizzi e il suo prezioso violino, un Guarnieri del 1742.  Il duo proporrà un programma dedicato all’evoluzione della musica classica tra Ottocento e Novecento, da ripercorrere attraverso musiche di Johannes Brahms (Sonata op. 100 n. 2 in la maggiore per violino e pianoforte, composta dal grande maestro tedesco negli anni della sua piena maturità artistica), Richard Strauss (Sonata op.18 in mi bemolle maggiore per violino e pianoforte che conclude la serie di composizioni giovanili del compositore, ancora influenzato dalla tradizione classico-romantica) e Mario Castelnuovo-Tedesco (Sonata – Quasi una fantasia op. 56 per violino e pianoforte, dedicata alla violinista ungherese Adila Fachiri).
Andrea Lucchesinisi è imposto all'attenzione internazionale vincendo nel 1983 il primo premio al concorso Dino Ciani del Teatro alla Scala di Milano, che gli ha aperto la strada alla collaborazione con importanti orchestre e direttori, tra i quali Claudio Abbado, Semyon Bychkov, Dennis Russell Davies.
Marco Rizzi, premiato nei tre concorsi più prestigiosi al mondo per violino (il Caikovskij di Mosca, il Queen Elizabeth di Bruxelles e l’Indianapolis Violin Competition), si esibisce regolarmente in Italia e all’estero, come ospite di celebri orchestre e protagonista dei maggiori festival di musica da camera in Europa.
Biglietto: intero 12 euro, ridotto 10 euro, soci AML 7 euro
Per informazioni:
Associazione Musicale Lucchese tel. 0583 469960, www.associazionemusicalelucchese.it
Comune di Massarosa, Ufficio del Cittadino tel. 0584 979229 o Ufficio Cultura tel. 0584 979216
(Comunicato stampa)

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2° appuntamento del “Festival Tango”, domenica 3 agosto alle ore 18.00, dedicato al grande compositore argentino, con laVerdi diretta da José Maria Sciutto e il violino di Sonig Tchakerian, il bandoneón di Gianni Iorio, il pianoforte di Luis Bacalov e il clavicembalo di Davide Pozzi

 

Sarà  dedicato al grande compositore argentino Astor Piazzola, il 2° appuntamento di “Festival Tango” in programma domenica 3 agosto alle ore 18.00 presso l’Auditorium di Milano Fondazione Cariplo. Per l’occasione laVerdi, guidata dalla bacchetta di José Maria Sciutto, direttore argentino già ospite della compagine milanese, e con 4 solisti d’eccezione – Gianni Iorio al bandoneón, Sonig Tchakerian al violino, Luis Bacalov al pianoforte e Davide Pozzi al clavicembalo – proporrà un viaggio nell’opera di Piazzola.

Di Piazzola saranno eseguiti il celeberrimo Libertango, Aconcagua e Las cuatro estaciones porteñas (prima esecuzione a Milano dell’opera nella trascrizione di Bacalov, che ripristina con la presenza del clavicembalo l’organico originario di Vivaldi). In apertura di serata, l’esecuzione del Concerto per pianoforte e orchestra di Luis Bacalov, da lui stesso interpretato: il Premio Oscar proporrà al pubblico dell’Auditorium anche il suo Seducción, pezzo portante della colonna sonora del film Assassination Tango, scritto, diretto e interpretato da Robert Duvall nel 2002.
Programma
Luis BacalovConcerto per pianoforte e orchestraIl Concerto per pianoforte e orchestra è nato su commissione de laVerdi per un programma dedicato, nel 2011, ai suoni e ai colori del Sud America (direttore Luis Bacalov, al pianoforte Simone Pedroni; Auditorium di Milano Fondazione Cariplo, 3 febbraio 2011). La composizione conserva la struttura in tre movimenti della forma concerto per strumento solista del periodo classico. Questa eredità viene tuttavia affiancata e combinata con tutti gli elementi dello stile di Bacalov e della musica argentina: metrica e ritmi irregolari si accompagnano alle cadenze classiche, mentre gli interventi solistici del pianoforte si arricchiscono di cromatismi e colorate armonie.
SeducciónBacalov stesso ha scritto che Seducción “è uno dei casi in cui meglio si è realizzato il connubio tra cinema e tango”, che segna tanta parte della sua musica. Si tratta del principale dei 14 brani della colonna sonora di Assassination Tango, film scritto, diretto e interpretato da Robert Duvall nel 2002: la storia di un killer newyorkese assoldato per uccidere a Buenos Aires un vecchio generale dell’esercito argentino, colpevole di crimini politici. Giunto a Buenos Aires, conosce due ballerini di tango, ne resta affascinato e prende lezioni da una giovane donna che lo introduce nell’ambiente. Passione per il ballo e organizzazione del delitto continueranno poi a intrecciarsi. Seducciónaccompagna la scena in cui Duvall balla per la prima volta il tango. Il brano è caratterizzato da un’atmosfera magica e sognante intesa ad “avvicinare”, a trasmettere il sentimento di Buenos Aires. La sua combinazione di passione e precisione è quella di un ballo – il tango appunto – che esprime la vita.
Astor PiazzollaComposto nel 1974 a Milano, Libertangosi impose subito come uno dei successi mondiali di Piazzolla, accrescendone così la fama. Fra l’altro, Roman Polanski lo inserì nella colonna sonora del suo film Frantic. Il titolo, formato dall'unione di Libertad e Tango, simboleggia appunto il passaggio del compositore al Nuevo Tango. “Nuovo” in quanto Piazzolla incorporò nel tango elementi del jazz e fece uso di dissonanze e altri elementi musicali innovativi. Vi introdusse inoltre strumenti come l'organo Hammond, il flauto, la marimba, il basso elettrico, la batteria, le percussioni, la chitarra elettrica.È il brano più noto e rappresentativo di Piazzolla, considerato la lettera di presentazione del compositore davanti al pubblico europeo, per poi affrontare quello di tutto il mondo. Lo caratterizza un “ostinato” su cui si snoda una melodia molto cantabile e appassionata. Nel 1997 Libertangovenne registrato dal violoncellista Yo-Yo Ma nell’album Soul of the Tango: The Music of Ástor Piazzolla; l’anno successivo vinse il Grammy Award a Hollywood come miglior composizione strumentale dell'anno. Altre versioni, pur rispettandone la struttura musicale, sono state realizzate da Grace Jones, I've Seen That Face Before; Jazz Mandolin Project, Jungle Tango; Guy Marchand, Moi je suis tango e Kati Kovács, Hívlak.
Aconcagua, ConcertoCreato per l’Auditorium di Belgrano a Buenos Aires, il Concerto venne poi eseguito in un grande stadio della capiate e ripreso da due televisioni. Cominciò così la fama che lo condusse negli Stati Uniti e in Europa. Scomparso Piazzolla, il suo agente Aldo Pagani lo rinominò Aconcagua, dal monte più alto della cordigliera andina, per rendere omaggio a una delle massime espressioni della sua produzione artistica. Elegante e raffinato, racchiude musicalità diverse, magistralmente fuse a ritmiche proprie del tango e a motivi popolari argentini.  Variante della fisarmonica, il bandoneón  ha dimensioni ridotte, è a sezione esagonale o rotonda ed è dotato di più di sessanta tasti. Questi vengono azionati da entrambe le mani e devono essere premuti a gruppi contemporaneamente per comporre un accordo, da cui scaturisce un suono limpido e di ampio respiro. L’orchestra volutamente priva dei fiati e degli ottoni, con la presenza discreta quanto energica di archi, pianoforte e percussioni, dà fondo alle sue risorse per sostenere e enfatizzare il ruolo di protagonista del bandoneón e della sua potente estensione musicale.
Las cuatro estaciones porteñasLa derivazione delle Estaciones di Piazzolla da quelle di Vivaldi non ha certo bisogno di essere ricordata. Semplicemente, va tenuta presente in quanto la trascrizione di Bacalov ripristina appunto, con la presenza del clavicembalo, l’organico originario di Vivaldi. Un secondo carattere ne è l’esaltazione del ruolo del violino solista, del suo vistuosismo. Il primo movimento, Verano Porteño, è infatti dedicato alla sua nuova interprete Sonig Tchekerian. Le Cuatro Estaciones Porteñas sono una raccolta di tanghi concepiti originariamente come brani singoli e solo in seguito riordinate in Suite. Dopo la morte di Piazzolla, nel 1998 il compositore russo Leonid Desyatnikov riorchestrò la suite per violino e orchestra, inserendo delle citazioni dirette delle Stagioni vivaldiane. Ogni brano fu rimodulato in una struttura tripartita, proprio come nella forma del concerto settecentesco italiano. La composizione è dedicata al porto di Buenos Aires, da cui l’attributo porteñas e incorpora elementi eterogenei del tango, la musica colta e il jazz. Come Vivaldi, attraverso le sue Stagioni, ci restituisce il meraviglioso paesaggio italiano, Piazzolla fa immaginare il paesaggio urbano e decadente di Buenos Aires. In ciascuna Estacion sono citati frammenti melodici o ritmici della corrispondente Stagione di Vivaldi, trasformandoli fin quasi a renderli non riconoscibili immediatamente, grazie anche al fitto contrappunto di alcuni passaggi.
Biglietti: euro 15,00/12,50/9,00Per informazioni e prenotazioni: Auditorium di Milano Fondazione Cariplo, orari apertura: mar – dom, ore 14.30 – 19.00. Tel. 02.83389401/2/3, www.laverdi.org
Adriana Benignetti

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AroldoMelodramma in quattro atti
MusicaGiuseppe Verdi (Le Roncole, 10 ottobre 1813 – Milano, 27 gennaio 1901)
LibrettoFrancesco Maria Piave (Murano, 18 maggio 1810 – Milano, 5 marzo 1876) da Stifellio e da The Betrothed di Walter Scott

Prima rappresentazione: Rimini, Teatro Nuovo, 16 agosto 1857
Personaggi
Aroldo, cavaliere sassone (tenore) Mina, sua moglie (soprano) Egberto, suo padre, vecchio cavaliere vassallo di Kenth (baritono) Briano, pio solitario (basso)Godvino, cavaliere di ventura, ospite di Egberto (tenore) Enrico, cugino di Mina (tenore) Elena, sua cugina (mezzosprano) Jorg, servo d’Aroldo (ruolo muto)
Cavalieri crociati, gentiluomini e dame di Kenth, scudieri, paggi, araldi, cacciatori, sassoni, paesani scozzesi
Nei primi tre atti, la scena è occupata dal castello di Egberto, presso Kenth; nel quarto atto, siamo sulle sponde del lago Lomond in Scozia. Epoca: all’incirca l’anno 1200
ATTO I
Il cavaliere sassone Aroldo torna dalla crociata dopo aver combattuto vittoriosamente. Un gran banchetto in suo onore lo attende nel suo palazzo. La sposa Mina teme però che venga alla luce il suo tradimento con Godvino. Ricorrendo l’anniversario di matrimonio, Aroldo le domanda dell’anello nuziale: Mina l’ha perduto e Aroldo le preannuncia oscure sciagure. Mina decide di confessargli tutto in una lettera, ma è sorpresa dal vecchio padre Egberto che, desideroso di chiarire un episodio che può macchiare l’onore del casato, le impone il silenzio con Aroldo. Durante la festa, Godvino è sorpreso di sfuggita dal pio eremita Briano mentre nasconde dentro un libro un biglietto per Mina. Briano cerca di ritrovare il giovane fra gli invitati e crede di riconoscerlo in Enrico, cugino di Mina, che è additato da Aroldo e dai presenti come il seduttore. Per denunciarlo pubblicamente, Aroldo intende leggere, a mo’ di esempio, una vicenda analoga, raccontata dal poeta proprio nel libro in cui è nascosto il biglietto. Aperto il libro, il biglietto cade. Egberto se ne impadronisce e impedisce a chiunque di leggerlo fra l’ira repressa di Aroldo e il turbamento degli invitati.
ATTO II
Nel camposanto, Mina implora pietà pregando sulla tomba della madre e respinge la corte di Godvino. Giunge Egberto, che lo sfida a duello mortale: quando Aroldo accorre a separare i due contendenti, Egberto gli insinua che il seduttore possa essere proprio Godvino. Crescono i sospetti quando Mina chiede la grazia per il giovane. Aroldo minaccia di ucciderlo. Si levano in quel momento le voci dei fedeli che pregano in chiesa. Briano rammenta solennemente, con severità, al cavaliere il proprio giuramento di crociato e gli impone il perdono. Aroldo, sopraffatto, sviene.
ATTO III
Egberto si sente disonorato per non essere stato capace di vendicarsi e medita di avvelenarsi; quando Briano gli annuncia che Godvino e Aroldo si incontreranno, gli balena l’idea di una facile vendetta. Aroldo intende sciogliere il matrimonio per prendere i voti al seguito di Briano: Godvino potrà così avere per sé Mina. La donna, a sorpresa, firma l’atto di divorzio, ma se ne pente subito dopo, rifiutandosi di andare a nozze riparatrici con un uomo che in realtà non ha mai amato. D’un tratto irrompe Egberto con la spada insanguinata: nel frattempo egli ha compiuto la sua personale vendetta su Godvino.
ATTO IV
In Scozia, sulle rive del lago Lomond. Aroldo è divenuto eremita e vive con Briano un’esistenza di povertà e preghiera, ma non ha pace: ha ancora nel cuore l’amore per Mina e il tradimento bruciante di Godvino. Scampati a una tempesta sul lago, approdano alla sua capanna Egberto e Mina: sono giunti fin lassù in pellegrinaggio per ottenere il suo perdono. Di fronte a tale comportamento, Aroldo, commosso dal sacrificio, in nome di Dio li assolve entrambi.
Fonti:giuseppeverdi200.gov.itDizionario dell’opera 2002 a cura di Piero Gelli, Baldini&Castoldi, Milano 2001
Adriana Benignetti
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La coppia d’oro della Lirica Italiana è tornata al “Festival Puccini” di Torre del Lago per il debutto del regista cinematografico Ettore Scola nel mondo dell’opera
(Foto: ©Nicola Allegri)
Una standing ovation alla fine dello spettacolo e interminabili chiamate al sipario sono state tributate al cast stellare, e tutto italiano, della prima de La Bohèmedi Giacomo Puccini diretta dal maestro Valerio Galli al “Festival Puccini” di Torre del Lago, che vedeva l'atteso ritorno alla regia di un'opera lirica del grande maestro del cinema Ettore Scola.  





Daniela Dessì e Fabio Armiliato, splendidi protagonisti e in superba forma vocale, hanno emozionato fino alle lacrime il pubblico di un teatro tutto esaurito, con le loro voci e la loro interpretazione dei personaggi di Mimì e Rodolfo, consegnando una lettura del capolavoro pucciniano già definita “storica” dal pubblico, dalla critica e dalle molte personalità del mondo dello spettacolo e della cultura presenti. Accanto a loro Alessandro Luongo, Alida Berti, Marco Spotti, Federico Longhi e Angelo Nardinocchi hanno dato vita ai loro personaggi in modo straordinariamente credibile. La mano del regista Ettore Scola ha contribuito a rendere il dramma vero e emozionante, grazie anche alla suggestiva scenografia di Luciano Ricceri, mentre il maestro Valerio Galli ha saputo guidare con bravura e competenza l'orchestra del “Festival Puccini” creando, attraverso una perfetta scelta dei tempi musicali e drammatici, le atmosfere necessarie ad accompagnare lo svolgersi della narrazione. Una serata davvero indimenticabile che per fortuna la pioggia, nonostante un forte temporale dopo il primo atto, non ha voluto rovinare e che ci ha fatto ancora una volta capire quanto la musica lirica e in generale la cultura in Italia sia ancora viva e in grado di produrre qualcosa di una bellezza e di una forza uniche, quando gli interpreti sono di questa levatura. La serata è stata dedicata alla scomparsa del grande tenore Carlo Bergonzi.
Per maggiori informazioni:
www.puccinifestival.it/il-festival/programma-2013-2
www.fabioarmiliato.com
www.danieladessi.com

(Comunicato stampa)
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Domenica 27 luglio alle ore 21.15, per il Festival di musica da camera della Versilia, il trio in concerto di musiche di Stravinsky, Gershwin, Poulenc, Piolo, Kuttenberger

Debutto, domenica 27 luglio alle 21.15, per il trio composto da Elisa Eleonora Papandrea(violino), Monaldo Braconi (pianoforte) e Alessandro Carbonare (clarinetto) al Festival di musica da camera della Versilia, manifestazione organizzata dall’Associazione Musicale Lucchese a dal Comune di Massarosa, giunta quest’anno alla sua quarantasettesima edizione. 


Carbonare, celebre clarinettista a suo agio in ogni stile, Papandrea e Braconi calcheranno per la prima volta insieme il palcoscenico della bellissima pieve romanica di S. Pantaleone per presentare un progetto originale e gradevolissimo, basato su alcuni grandi classici del Novecento, proposti con l’insolito trio. In programma musiche di Stravinsky (L’Histoire du Soldat, nella sua versione cameristica), Gershwin (Ballads from Porgy and Bess), Poulenc (suite da L’invitation au Chateau e Sonata per clarinetto e pianoforte), Piolo (Threepenny in the Dark, su tema di Kurt Weill) e Kuttenberger (Habdala-Blitspost). Per 15 anni Primo clarinetto solista all’Orchestre National de France e dal 2003 primo clarinetto dell’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, Alessandro Carbonare ha suonato sui maggiori palcoscenici internazionali. Vincitore di due Diapason d’oro, su personale invito di Claudio Abbado ha accettato il ruolo di primo clarinetto nell’Orchestra del Festival di Lucerna e nell’Orchestra Mozart. Monaldo Braconi ha iniziato i suoi studi al Conservatorio S. Cecilia, a Roma, per poi perfezionarsi all’Accademia Chigiana di Siena e al Conservatorio Rimskij-Korsakov di S.Pietroburgo). Collabora molto spesso con importanti orchestre di tutta Europa, tra cui la Filarmonica di Leningrado, l’Orchestra Accademia di Stato di San Pietroburgo e la Filarmonica di Rostov on Don. Elisa Eleonora Papandrea, allieva del M° Corrado Romano, si è diplomata al Conservatorio Santa Cecilia di Roma e ha perfezionato i suoi studi a New York al Mannes College of Music e al Royal College of Music di Londra. Appassionata interprete del repertorio da camera, si è esibita in prestigiose sale da concerto, tra le quali la Royal Opera House di Londra e il Gesellschaft für Musiktheater di Vienna.

Biglietto: intero 12 euro, ridotto 10 euro, soci AML 7 euro

Info: Associazione Musicale Lucchese tel. 0583 469960; Comune di Massarosa, Ufficio del Cittadino tel. 0584 979229 o Ufficio Cultura tel. 0584 979216
(comunicato stampa)
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Madama ButterflyTragedia giapponese in tre atti
MusicaGiacomo Puccini (Lucca, 22 dicembre 1858 – Bruxelles, 29 novembre 1924)

Libretto
Giuseppe Giacosa (Colleretto Giacosa, 21 ottobre 1847 – Ivi, 1 settembre 1906) e Luigi Illica (Castell’Arquato, 9 maggio 1857 – Piacenza, 16 dicembre 1919), dal dramma Madama Butterfly di David Belasco (San Francisco, 25 luglio 1853 – New York, 14 maggio 1931)
Prima rappresentazione:Milano, Teatro alla Scala, 17 febbraio 1904
PersonaggiMadama Butterfly [Cio-cio-san], giovane geisha giapponese (soprano)Suzuky, servente di Cio-cio-san (mezzosoprano)Pinkerton, tenente della marina degli Stati Uniti, sposo di Butterfly (tenore)Kate Pinkerton, moglie americana di Pinkerton (mezzosoprano)Sharpless, console statunitense a Nagasaky (baritono)Goro, sensale di matrimoni (tenore)Il principe Yamadori, pretendente di Butterfly (tenore)Lo zio Bonzo (basso)Il commissario imperiale (basso)L’ufficiale del registro (basso)Yakusidé (basso)La madre di Cio-cio-san (mezzosoprano)La zia di Cio-cio-san (soprano)La cugina di Cio-cio-san (soprano)Dolore (bimbo mimo)
Parenti, amici e amiche di Cio-cio-san, servi

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AlziraTragedia lirica in un prologo e due atti
MusicaGiuseppe Verdi (Le Roncole, 10 ottobre 1813 – Milano, 27 gennaio 1901)
LibrettoSalvatore Cammarano (Napoli, 19 marzo 1801 – Ivi, 17 luglio 1852) dalla tragedia Alzire, ou les Américains di Voltaire [pseudonimo di François-Marie Arouet (Parigi, 21 novembre 1694 – Ivi, 30 maggio 1778)]
Prima rappresentazioneNapoli, Teatro San Carlo, 12 agosto 1845
Personaggi
Alvaro, governatore del Perù (basso) Gusmano, suo figlio (baritono) Ovando, duca spagnolo (tenore) Zamoro, capo di una tribù peruviana (tenore) Ataliba, capo di una tribù peruviana (basso) Alzira, figlia di Ataliba (soprano) Zuma, sorella di Alzira (mezzosoprano) Otumbo, guerriero americano (tenore)
Ufficiali e soldati spagnoli e americana
TramaLa vicenda si svolge in “Lima e in altre contrade del Perù” verso la metà del XVI secolo
PROLOGO – Il Prigioniero
Zamoro, capo di una tribù peruviana che si oppone all’oppressione spagnola, è invaghito della bella Alzira, figlia di Ataliba (a capo di un’altra tribù peruviana). Durante uno degli scontri Zamoro viene creduto morto; per vendicarsi, i Peruviani catturano l’anziano governatore Alvaro. Zamoro torna, però, all’improvviso e libera l’uomo. Quando Otumbo informa Zamoro che Alzira e suo padre Ataliba sono stati fatti prigionieri, questi decide di liberarla.
ATTO I – Vita per vita
Nel frattempo, Gusmano, figlio dell’ormai troppo vecchio Alvaro, ha preso il comando delle truppe spagnole e stipula una pace con le tribù, chiedendo la mano di Alzira. La ragazza, ancora fedele all’amato e certa che egli non è morto, rifiuta, resistendo alle pressioni del padre Ataliba, a cui Gusmano ha imposto di cercare di convincerla. Zamoro riesce a introdursi presso gli spagnoli e può riabbracciare Alzira, ma viene sorpreso e fatto arrestare da Gusmano. Alvaro intercede per il guerriero che gli aveva salvato la vita: Zamoro viene così liberato e può riunirsi alle sue truppe.
ATTO II – La vendetta di un selvaggio
Zamoro, caduto ancora prigioniero in uno scontro, viene condannato a morte: Alzira promette a Gusmano di concedersi se libererà l’amato. Zamoro riesce, però, a fuggire, travestendosi da soldato spagnolo; venuto a conoscenza dei preparativi per le nozze tra Gusmano e Alzira, ritorna al palazzo e riesce a pugnalare mortalmente l’odiato rivale. In punto di morte Gusmano si pente del male che ha fatto, rivela a Zamoro che Alzira aveva accettato le nozze solo per salvare Zamoro stesso, benedice la coppia e infine spira ricevendo dal padre un’ultima benedizione.
Fonti:giuseppeverdi200.gov.itDizionario dell’opera 2002 a cura di Piero Gelli, Baldini&Castoldi, Milano 2001
Adriana Benignetti
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Madama ButterflyTragedia giapponese in tre atti
MusicaGiacomo Puccini (Lucca, 22 dicembre 1858 – Bruxelles, 29 novembre 1924)



Libretto
Giuseppe Giacosa (Colleretto Giacosa, 21 ottobre 1847 – Ivi, 1 settembre 1906) e Luigi Illica (Castell’Arquato, 9 maggio 1857 – Piacenza, 16 dicembre 1919), dal dramma Madama Butterfly di David Belasco (San Francisco, 25 luglio 1853 – New York, 14 maggio 1931)
Prima rappresentazione:Milano, Teatro alla Scala, 17 febbraio 1904
PersonaggiMadama Butterfly [Cio-cio-san], giovane geisha giapponese (soprano) Suzuky, servente di Cio-cio-san (mezzosoprano) Pinkerton, tenente della marina degli Stati Uniti, sposo di Butterfly (tenore) Kate Pinkerton, moglie americana di Pinkerton (mezzosoprano) Sharpless, console statunitense a Nagasaky (baritono) Goro, sensale di matrimoni (tenore) Il principe Yamadori, pretendente di Butterfly (tenore) Lo zio Bonzo (basso)Il commissario imperiale (basso)L’ufficiale del registro (basso)Yakusidé (basso)La madre di Cio-cio-san (mezzosoprano)La zia di Cio-cio-san (soprano)La cugina di Cio-cio-san (soprano)Dolore (bimbo mimo)
Parenti, amici e amiche di Cio-cio-san, servi
La trama (testo tratto da arena.it)
Atto I 
Su una collina presso Nagasaki, Goro, un sensale di matrimonio, mostra al tenente della marina americana Pinkerton la casa da questi acquistata ("per 999 anni") per la sua convivenza con Cio-Cio-San, la giovane geisha che sposerà fra poco. Nozze combinate al prezzo di 100 yen e all'uso giapponese: e ciò pure per 999 anni, salvo possibilità di proscioglimento ogni mese. All'ufficiale, Goro presenta Suzuki, serva di Cio-Cio-San. Arriva Sharpless, console americano a Nagasaki, al quale Pinkerton confessa che egli ama godere i piaceri della vita senza preoccuparsi dei rischi e delle virtù altrui. Sharpless non condivide questi frivoli concetti e, pur brindando con l'amico, lo sconsiglia dal contrarre il matrimonio. In lontananza si odono le voci di Cio-Cio-San e delle sue compagne: la geisha che Pinkerton ha soprannominato "Butterfly" si presenta con un seguito di parenti e di amiche manifestando la sua felicità. Le nozze vengono celebrate da un commissario imperiale giapponese; i festeggiamenti, ad avvenuta cerimonia, sono però bruscamente interrotti dall'intervento di un vecchio zio bonzo il quale, rilevato che sposando un occidentale Cio-Cio-San ha rinnegato la religione degli avi, maledice la nipote. Il parentado sfolla impressionato dalle parole del bonzo che hanno fatto piangere la "piccola Butterfly". Ma Pinkerton, intenerito, la consola e con affettuose espressioni la invita a godersi il fascino della notte stellata che s'avvicina. Il toccante duetto d'amore conclude l'atto.

Atto II 
Nella sua casa Butterfly ascolta le preghiere di Suzuki e, sempre fiduciosa nel ritorno di Pinkerton, lontano da tre anni, cerca di tranquillizzare la dubitante serva immaginando l'arrivo dell'amato ("Un bel dì vedremo..."). Alla presenza di Sharpless, Goro introduce il ricco principe Yamadori che da tempo la desidera in sposa. Ma lei rifiuta sdegnosamente e congeda il pretendente. Il Console è imbarazzato in quanto deve leggere a Cio-Cio-San una lettera nella quale Pinkerton annuncia le sue nuove nozze con una donna americana. La lettura della lettera viene spesso interrotta da Butterfly, sempre convinta del ritorno dello sposo. Sharpless, impietosito, non sa decidersi a dirle chiaramente la verità. Quando prova a farlo, lei gli mostra il figlioletto biondo avuto da Pinkerton, con il quale sarebbe costretta ad andare a mendicare per le strade se il marito non dovesse ritornare mai più. E al bimbo si rivolge con un tenero canto. Un colpo di cannone, l'annuncio dell'approdo di una nave, fa sussultare Butterfly che immediatamente guarda con un cannocchiale verso il mare: è la nave di Pinkerton! Cio-Cio-San adorna la casa di fiori e si prepara a vegliare, mentre inizia "l'interludio notturno". 
Atto III 
La notte è trascorsa in una vana attesa. L'alba sorge rosea. Suzuki convince Butterfly, affranta dalla stanchezza, ad andare a riposare con il bambino. Arriva Pinkerton, accompagnato dalla moglie Kate e da Sharpless, intenzionato a persuadere Cio-Cio-San ad affidargli il figlio. Ma quando apprende da Suzuki le sofferenze di Butterfly, il suo grande amore, la sua lunga fiduciosa attesa, manifesta il proprio rimorso ("Addio fiorito asil") e fugge. Cio-Cio-San rientra credendo di trovare lo sposo ma vede, invece, la donna americana e intuisce la verità. Comprende di essere stata abbandonata e che cosa si vuole da lei. Alla richiesta di Kate di affidare il bimbo alle sue cure, risponde che lo consegnerà al padre se verrà a prenderlo. Rimasta sola prende una spada, ne bacia la lama e si prepara al suicidio. Al figlioletto dedica un ultimo addio ("Tu piccolo Iddio"); quindi gli benda gli occhi e dietro un paravento si infligge il colpo mortale. Dall'esterno giunge l'angosciata voce di Pinkerton che chiama "Butterfly! Butterfly!". Quand'egli entra, con un ultimo gesto Cio-Cio-San gli indica il bambino e muore.
Adriana Benignetti

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StiffelioMelodramma in tre atti
MusicaGiuseppe Verdi (Le Roncole, 10 ottobre 1813 – Milano, 27 gennaio 1901)






LibrettoFrancesco Maria Piave (Murano, 18 maggio 1810 – Milano, 5 marzo 1876), dal dramma Le Pasteur, ou l’Évangile et le Foyer di Émile Souvestre (Morlaix, 15 aprile 1806 – Parigi, 5 luglio 1854) ed Émile Bourgeois (Morlaix, 12 marzo 1818 – Penzé-en-Taulé, 28 agosto 1847)
Prima rappresentazione: Trieste, Teatro Grande, 16 novembre 1850
Personaggi Stiffelio, ministro assasveriano (tenore) Lina, sua moglie (soprano) Stankar, vecchio colonnello conte dell’Impero e padre di Lina (baritono) Raffaele, nobile di Leuthold (tenore) Jorg, vecchio ministro (basso) Dorotea, cugina di Lina (mezzosoprano) Federico di Frengel, cugino di Lina (tenore)
Amici del conte, discepoli di Stiffelio, popolo assasveriano
L’azione si svolge in Germania presso il castello del conte di Stankar, sulle rive dello Salzbach, all’inizio del XIX secolo
ATTO I
Jorg, pastore uscente della setta degli Assasveriani, si augura che Dio ispiri il successore Stiffelio alias Rodolfo Müller, che rientra al castello del suocero Stankar dopo un viaggio. Senza leggerle, Stiffelio brucia nel caminetto alcune lettere che provano l’adulterio di una donna della comunità per dare l’esempio del perdono. La moglie Lina, travolta dal rimorso, decide di scrivere al marito per rivelargli che è lei l’adultera. Stankar, suo padre, entrando all’improvviso, la coglie sul fatto e le impone di nascondere al marito una verità così spaventosa. Nel frattempo Raffaele, il seduttore, fa scivolare una lettera per Lina nel messale. Jorg, non visto, si accorge della manovra ma, subito dopo, giunge un altro membro della comunità, Federico, che si appropria del libro: egli, equivocando, conclude che il seduttore è Federico e denuncia il fatto a Stiffelio. Il pastore gli sottrae il libro, strappando il sigillo. La lettera scivola a terra, ma prima che Stiffelio possa leggerla, Stankar se ne impossessa e la distrugge. Stankar sfida a duello Raffaele.
ATTO II
È notte e Lina attende Raffaele per l’ultimo incontro, nell’antico cimitero del castello. Vicino alla tomba della madre prova un grande senso di colpa. Sopraggiunge l’amante ed ella gli chiede indietro l’anello del marito. Nel frattempo, arriva anche Stankar, che sfida a duello il seduttore della figlia. Richiamato dal rumore delle spade, compare Stiffelio, che ordina ai contendenti di riconciliarsi nel nome di Dio. Appreso, però, dal suocero che Raffaele è il seduttore di Lina, afferra una spada e sfida il rivale. La donna non può fare nulla, ma si sente in lontananza un coro dal tempio. Inizia la funzione e tutti attendono Stiffelio. Combattuto tra l’istinto e la fede, egli sviene ai piedi della Croce.
ATTO III
Nel suo castello, Stankar è disperato e medita il suicidio: ma quando Jorg gli comunica che Raffaele sta tornando al castello per un colloquio con Stiffelio, decide di approfittarne per uccidere il seduttore. Stiffelio impone alla moglie di firmare un documento che sancisca il loro divorzio: in preda alla disperazione, Lina cede. Rimasto solo, Stiffelio si domanda come comportarsi col rivale, quando vede sopraggiungere Stankar con la spada insanguinata: il suocero ha ucciso Raffaele. Stiffelio si appresta a celebrare il culto e durante la funzione legge la storia dell’adultera. Al momento fatidico il pastore conclude la lettura del passo col perdono di Gesù, dichiarando in tal modo di aver perdonato la moglie.
Fonti:giuseppeverdi200.gov.itDizionario dell’opera 2002 a cura di Piero Gelli, Baldini&Castoldi, Milano 2001
Adriana Benignetti
15 days ago | |
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