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Adriana Benignetti
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I due musicisti sono stati nominati, rispettivamente, direttore artistico e direttore musicale del Teatro Massimo di Palermo
Un musicista concertista e curatore di rassegne e festival musicali internazionali celebre soprattutto nel repertorio contemporaneo e un direttore d’orchestra palermitano di “chiara fama” completano la nuova governance del Teatro Massimo insieme al sovrintendente Francesco Giambrone nominato lo scorso luglio: un momento particolarmente significativo per il teatro palermitano in netta controtendenza rispetto ad altre fondazioni liriche italiane; inoltre, proprio ieri, i lavoratori – con forte senso di responsabilità e nessun clamore o disagi per il pubblico – hanno approvato il piano di risanamento che permetterà al Teatro Massimo di accedere ai contributi speciali per le fondazioni che provengono da un commissariamento.

Oscar Pizzo è il nuovo direttore artistico della Fondazione Teatro Massimo: pianista e curatore di rassegne internazionali, il suo nome come interprete è legato alla musica contemporanea. Fondatore dell’ensemble Alter Ego – fra i più prestigiosi della scena odierna – vanta numerosi incarichi come direttore artistico e ideatore di iniziative come la stagione “Contemporanea” presso l’Auditorium Parco della Musica di Roma-Fondazione Musica per Roma; la rassegna “Suona Francese” per conto dell’Institut Français e dell’Ambasciata di Francia in Italia della quale, dal 2010, è Consigliere Culturale per la Musica. Direttore di Giuria (sezione musica) per il Prix de Rome 2012, è stato Consigliere Artistico del Commissario per il Teatro Petruzzelli di Bari negli scorsi due anni. Nel 2013 è stato insignito dal Ministro della Cultura Francese dell’onorificenza di Chevalier de l’ordre des Arts et des Lettres.
Gabriele Ferro è invece il nuovo direttore musicale della Fondazione Teatro Massimo: palermitano, direttore d’orchestra di fama internazionale, profondamente legato al Teatro Massimo e alla produzione musicale cittadina, è stato sul podio delle maggiori istituzioni internazionali ed è stato inoltre direttore musicale dello Stuttgart Staatstheater (1991-1997) e del Teatro San Carlo di Napoli (1999-2004). La nomina di Gabriele Ferro giunge proprio a ridosso di un concerto che dirigerà venerdì 3 nell'ambito della stagione sinfonica e la notizia è stata accolta al termine della prova odierna con una vera ovazione dei professori d’orchestra. L'impegno del nuovo Direttore Musicale si concretizzerà già a partire dalla prossima stagione 2015 ma entrerà a regime dal 2016 quando garantirà al nostro Teatro una presenza di 3-4 mesi l'anno e almeno due titoli d'opera e alcuni concerti a stagione.
«Come avevamo anticipato si completa oggi il nuovo assetto della dirigenza del Teatro Massimo nel segno della qualità. Dopo la nomina di Francesco Giambrone, i profili di alta competenza del direttore artistico Oscar Pizzo e del direttore musicale Gabriele Ferro sono ideali per portare avanti il cammino di riqualificazione del teatro a livello locale e internazionale: un cammino svolto nel segno dell'eccellenza e della volontà forte di tenere unite, valorizzandole al meglio, le diverse anime che costituiscono quello che per noi è non soltanto un teatro bellissimo, ma anche il simbolo della città». Leoluca Orlando
«Con queste scelte si delinea sempre più chiaramente l’assetto della governance artistica e prende forma il rilancio del Teatro Massimo. Il Direttore artistico che dal 2015 guiderà la programmazione del nostro teatro è uno dei protagonisti della vita musicale italiana degli ultimi anni, attivo a tutto campo, dalla divulgazione alla sperimentazione. Sono certo che con lui sarà possibile dare corpo a quel progetto di rilancio della Fondazione a partire dalla qualità della programmazione e dalla ricerca dell’eccellenza artistica. La grande esperienza di Oscar Pizzo nel campo dei nuovi linguaggi garantisce poi quella attenzione che un grande teatro d’opera deve avere nei confronti della musica d’oggi, della ricerca e dell’innovazione. La scelta di affidare a Gabriele Ferro la direzione musicale deriva dalla stima e dalla fiducia verso di lui, dall'avere insieme condiviso nel tempo occasioni curiose e sempre di grande finezza e spessore culturale; è anche una scelta che segna il riconoscimento da parte della maggiore istituzione musicale cittadina ad uno dei suoi rappresentanti più illustri, presente sul podio dalle più grandi orchestre del mondo e con all'attivo prestigiose esperienze di direttore musicale presso importanti orchestre e teatri europei. E che oggi trova casa nel più importante teatro della sua città. Il Teatro Massimo, l'orchestra e l'intero settore artistico soffrivano da troppi anni la mancanza di una guida artistica salda e autorevole che adesso con Gabriele Ferro e Oscar Pizzo si delinea in maniera compiuta. Conosco bene il rapporto di antico affetto che c'è fra il nostro nuovo direttore musicale, l'Orchestra e tutto il Teatro e ricordo bellissime produzione da lui firmate per il Massimo, anche in tempi recenti». Francesco Giambrone
«Ho tre desideri: il primo è quello di proseguire una vocazione della mia famiglia di origini siciliane: quella di avvicinare la Sicilia all’Europa attraverso l’arte; il secondo, assai articolato, si concentra sul teatro, sui suoi spazi e sulla condivisione di essi col pubblico; il terzo, quello che mi viene più direttamente dall’essere un musicista, è di restare in ascolto, cioè di tendere l’orecchio a ogni voce del teatro, quindi alle istanze e alle proposte di chi lo vive dal di dentro, di chi ci lavora, perché sono convinto che valorizzare le diverse professionalità sia uno strumento chiave per una produzione culturale che ambisca al titolo di alta cultura, poiché le sommità più elevate si raggiungono con l’aiuto di tutti». Oscar Pizzo
«Sono felice per l'invito ricevuto da Francesco Giambrone a diventare direttore musicale del Teatro Massimo, un'istituzione di alto prestigio alla quale sono legato da sempre e con la quale desidero realizzare nuovi progetti, contribuendo alla crescita delle compagini artistiche e al rafforzamento della programmazione, grazie anche a contributo del nuovo direttore artistico Oscar Pizzo. In questo Teatro – e l’accoglienza che ho ricevuto oggi ne è un segno –  sento assai vicino l'affetto di tutti coloro che vi lavorano, la loro dedizione e tanti ricordi della mia carriera». Gabriele Ferro
Nato a Roma nel 1961, Oscar Pizzo è pianista specializzato nel repertorio contemporaneo e ha suonato nei più grandi teatri e istituzioni concertistiche del mondo, registrato per le maggiori radio ed etichette discografiche, vincendo premi come l’Editor’s Choice Award della rivista «Gramophone» per l’interpretazione di alcune composizioni di Philip Glass e lo Choc della rivista «Le Monde de la Musique» per l’incisione di alcune Sonate di Sciarrino. È tra i fondatori dell’ensemble Alter Ego e collabora con importanti artisti della scena contemporanea come Franco Battiato, Ludovico Einaudi, Piero Pelù, Moni Ovadia, Frankie Hinrg, Philip Glass, Terry Riley, Steve Reich, Salvatore Sciarrino, Arvo Pärt, Giya Kancheli, Gavin Bryars, Michelangelo Pistoletto, Iannis Kounellis, Bill Viola, Piergiorgio Odifreddi. È ideatore e Direttore artistico dal 2005 della Stagione “Contemporanea” presso l’Auditorium di Roma Fondazione Musica per Roma; dal 2008 è Direttore Artistico della Rassegna “Suona Francese” che promuove concerti legati alla cultura francese in tutte le regioni d’Italia per conto dell’Institut Français e dell’Ambasciata di Francia in Italia della quale, dal 2010, è Consigliere Culturale per la Musica; Direttore di Giuria (sezione musica) per il Prix de Rome 2012 del Ministère de la Culture di Parigi; ideatore e Direttore artistico dal 2011 della rassegna “Suona Italiano” che organizza concerti di repertorio italiano in Francia per conto del Ministero della Cultura e della Pubblica Istruzione e dal 2014 per “Suona Italiano – Inghilterra”. In precedenza è stato inoltre curatore di “Expanded Video” per il MAXXI Museo del XXI secolo di Roma (2011 ); condirettore artistico del festival “Controtempo” organizzato dall’Accademia di Francia-Villa Medici a Roma (2011); ideatore e curatore del “Progetto Calliope” (rassegna dedicata alla cultura musicale internazionale organizzata dal Comune di Roma, dalla Fondazione Musica per Roma e da oltre 30 tra Ambasciate e Istituti di Cultura a Roma 2008/2010); ideatore e curatore di “Inaudito” (rassegna dedicata al rapporto tra arti e musica, organizzata dalla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, 2007/2008); ideatore e curatore del “Festival del Giornalismo” per la Fondazione Musica per Roma, Parco della Musica (2008/2011); ideatore e curatore di “Come to Daddy” (rassegna di musica contemporanea organizzata dall’Auditorium di Milano - Orchestra Verdi ( 2004 ); curatore artistico della Stagione di Musica Classica del Conservatorio Musicale di Trapani (2007/2009); ideatore e curatore musicale per la Galleria d’Arte “Opera Paese” (1998/2001). Nel 2012-2013 è stato Consigliere Artistico del Commissario per il Teatro Petruzzelli di Bari. È autore di musiche per i film Private (regia di Saverio Costanzo; Pardo D’Oro a Lugano), In Memoria di me (regia di Saverio Costanzo), Conversazioni d’Arte (regia Alessandra Populin); e autore della drammaturgia dello spettacolo Portopalo, con la regia di Giorgio Barberio Corsetti; ha inoltre curato la regia e la drammaturgia dello spettacolo Al Kamandjati con Moni Ovadia e Mohamed Bakri. Insegna Pratica e Lettura pianistica al Conservatorio “A. Scontrino” di Trapani ed è spesso inviato come docente in corsi di perfezionamento pianistico. Nel 2013 è stato insignito dal Ministro della Cultura Francese dell’onorificenza di Chevalier de L’ordre des Arts et des Lettres.
Gabriele Ferro ha compiuto gli studi musicali di pianoforte e composizione, diplomandosi presso il Conservatorio Santa Cecilia di Roma. Nel 1970 ha vinto il concorso per giovani direttori d’orchestra della rai, collaborando da allora con le sue orchestre, quella dell’Accademia di Santa Cecilia e della Scala di Milano per i concerti sinfonici. Ha riscosso un ampio successo internazionale dirigendo i Wiener Symphoniker, i Bamberg Symphoniker, l’Orchestre de la Suisse Romande, l’Orchestre Philharmonique de Radio France, la bbc Symphony Orchestra, l’Orchestra della wdr, la Cleveland Orchestra e la Gewandhaus di Lipsia. Ha inoltre collaborato per molti anni con l’Orchestre National de France. È stato Direttore stabile dell’Orchestra Sinfonica Siciliana (1979-1997), Direttore principale dell’Orchestra della rai di Roma (1987-1991), Generalmusikdirektor dello Stuttgart Staatstheater (1991-1997), Direttore musicale del Teatro San Carlo di Napoli (1999-2004) e Direttore principale ospite del Teatro Massimo di Palermo (2001-2006). Il suo repertorio spazia dalla musica classica alla contemporanea, nell’ambito della quale ha diretto in prima mondiale opere di Berio, Clementi, Maderna, Stockhausen, Ligeti, Nono, Rihm, Battistelli etc. Si è dedicato al teatro d’opera sia in Europa che negli Stati Uniti, affrontando un repertorio che va dal Settecento al Novecento e collaborando assiduamente con teatri quali la Fenice di Venezia, la Scala di Milano, l’Opera di Roma, il Comunale di Firenze, l’Opéra Bastille e lo Châtelet di Parigi, il Muziektheater di Amsterdam, il Grand Théâtre di Ginevra, la Bayerische Staatsoper di Monaco, l’Opera di Chicago, la San Francisco Opera, la Los Angeles Opera, l’Opera di Tel Aviv, la Deutsche Oper di Berlino, il Teatro Real di Madrid, la Royal Opera House Covent Garden di Londra inclusa una lunga tournée in Giappone conCosi fan tutte di Mozart. Elektra di Strauss a Napoli ha riscosso successo e ha ricevuto il premio Abbiati come miglior spettacolo del 2003. È stato ospite dei maggiori festival internazionali, tra cui le Wiener Festwochen, il Festival di Schwetzingen, lo Schleswig Holstein Musik Festival, il Rossini Opera Festival di Pesaro, il Maggio Musicale Fiorentino, La Coruña Mozart Festival, Ferrara Musica e la Biennale di Venezia. Ha trionfato con Die Zauberflöte di Mozart al Grand Théâtre di Ginevra, un successo ripetuto nel febbraio 2009 con Salome di Strauss. Nell’autunno 2011 ha inaugurato con Semiramide di Rossini il Teatro San Carlo di Napoli con la regia di Ronconi, cui hanno fatto seguito alcuni concerti con l’orchestra della rai di Torino. Di recente per La sonnambula di Bellini allo Staatstheater di Stoccarda ha vinto il premio della critica come migliore opera dell’anno del 2012 in Germania, della quale è stato realizzato anche un dvd. Nel 2013, alla Fenice di Venezia, successo per il Vec Makropulos di Janácek, quindi per La vestale di Spontini in forma di concerto con la Staatskapelle di Dresda. Ospite regolare del Teatro Massimo, ha diretto Feuersnot di Richard Strauss, opera inaugurale della stagione 2014 in occasione del 150° anniversario della nascita del compositore. È docente di direzione d’orchestra alla Scuola di Musica di Fiesole. Ha inciso per Sony, Emi, Erato e Deutsche Grammophon. È accademico di Santa Cecilia.
(comunicato stampa)
22 hours ago | |
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In merito alla notizia, apparsa più volte sulla stampa e da ultimo sulla Repubblica di oggi, martedì 30 settembre, relativa a una possibile fusione tra Accademia Nazionale di Santa Cecilia, Opera di Roma e Fondazione Musica Per Roma, l’Accademia comunica di non essere a conoscenza dell’esistenza di un progetto di tale natura.

Sottolinea, in ogni caso, come la propria peculiarità sotto il profilo storico, artistico e gestionale, quale unico ente sinfonico del comparto delle Fondazioni Liriche, le abbia permesso, grazie anche alla Direzione Musicale del Maestro Pappano, di essere riconosciuta come punto di riferimento ed eccellenza a livello internazionale.

L’Accademia, inoltre, ricorda che, in base a tali caratteristiche e al consolidato equilibrio economico-finanziario, è in attesa, insieme al Teatro La Scala di Milano, del riconoscimento della forma organizzativa speciale (cosiddetta autonomia), riservata dal decreto del Ministro Franceschini alle istituzioni musicali che possono vantare caratteristiche di particolare solidità e prestigio internazionale; l’emanazione del relativo provvedimento è prevista entro ottobre. 

(Nota di stampa dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia)
2 days ago | |
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ToscaMelodramma in tre atti
Musica Giacomo Puccini (Lucca, 22 dicembre 1858 – Bruxelles, 29 novembre 1924)

LibrettoLuigi Illica (Castell’Arquato, 9 maggio 1857 – Piacenza, 16 dicembre 1919) e Giuseppe Giacosa (Colleretto Giacosa, 21 ottobre 1847 – Ivi, 1 settembre 1906), dal dramma La Tosca di Victorien Sardou
Prima rappresentazioneRoma, Teatro Costanzi, 14 gennaio 1900
Personaggi Floria Tosca, celebre cantante (soprano)Mario Cavaradossi, pittore (tenore)Il barone Scarpia, capo della polizia (baritono)Cesare Angelotti (basso)Il sagrestano (baritono)Spoletta, agente di polizia (tenore)Sciarrone, gendarme (basso)Un carceriere (basso)Un pastorello (soprano)
Soldati, sbirri, dame, nobili, borghesi, popolo
La vicenda si svolge a Roma nel giugno del 1800
La trama (per gentile concessione del ©Teatro Lirico di Cagliari)
Atto ILa Chiesa di Sant’Andrea della ValleCesare Angelotti, console della caduta Repubblica Romana e fratello della marchesa Attavanti, è appena evaso dal carcere di Castel Sant’Angelo. Raggiunta la chiesa di Sant’Andrea della Valle, momentaneamente deserta, si chiude a chiave all’interno della Cappella Attavanti, dove lo attende un travestimento femminile che la sorella ha preparato per lui. Il sagrestano entra in chiesa brontolando all’indirizzo del pittore Mario Cavaradossi, che lo ha incaricato di lavare i suoi pennelli. L’artista sopraggiunge di lì a poco e riprende a dipingere una Maddalena, ispirata dal volto di una sconosciuta che da qualche giorno frequenta assiduamente la chiesa. Non appena il sagrestano si allontana, Angelotti, stremato dalle sofferenze patite in carcere, esce dal suo nascondiglio. L’arrivo della celebre cantante Floria Tosca, amante di Mario, costringe però l’ex console a rifugiarsi nuovamente nella cappella. Dopo aver osservato attentamente il dipinto, la donna riconosce nell’immagine della Maddalena le sembianze della marchesa Attavanti e ne trae motivo per una scenata di gelosia. Protestando la propria fedeltà, Cavaradossi riesce a fugare gli ingiustificati sospetti di Tosca, che si accomiata dandogli appuntamento per la sera. Rimasto solo con Angelotti, il pittore gli propone come nascondiglio una villa di sua proprietà e gli indica come raggiungerla attraverso i campi. Ma un colpo di cannone annuncia che l’evasione è stata scoperta, perciò Mario decide di accompagnare il console per accelerarne la fuga. Mentre il sagrestano, trafelato, accoglie un chiassoso gruppo di cantori e allievi-cantori che si apprestano a celebrare con un Te Deum la notizia della sconfitta di Napoleone Bonaparte, il barone Scarpia, capo della polizia, entra in chiesa con l’agente Spoletta e i suoi sbirri. Nella fuga precipitosa Angelotti ha lasciato dietro di sé alcuni indizi, tra cui un ventaglio con lo stemma degli Attavanti che faceva parte del travestimento. Le confidenze del sagrestano, che non ha mai nutrito alcuna simpatia nei confronti di Cavaradossi, persuadono Scarpia della complicità del pittore. Quando Tosca arriva in cerca dell’amante, il capo della polizia le mostra il ventaglio, convincendola definitivamente che Mario la tradisca con la marchesa. La cantante si precipita infuriata alla villa del pittore, pedinata dagli uomini di Scarpia.
Atto IILa camera di Scarpia al piano superiore del Palazzo FarneseA Palazzo Farnese si svolgono le celebrazioni indette da Maria Carolina, regina di Napoli, per la vittoria su Napoleone. Scarpia sta cenando nelle sue stanze e già pregusta il momento in cui Tosca, per salvare Mario, sarà costretta a cedere alla sua corte. Spoletta e gli sbirri, che hanno fatto irruzione nella villa di Cavaradossi senza trovare traccia di Angelotti, hanno arrestato il pittore, ma lui nega di sapere dove si trovi il nascondiglio dell’evaso e fa cenno a Tosca, convocata nel frattempo da Scarpia, di tacere. Per indurla a parlare, il capo della polizia ordina che Cavaradossi sia sottoposto a tortura. Tosca dapprima resiste, poi supplica misericordia e infine, straziata dai lamenti dell’amato, rivela che Angelotti è nascosto in una nicchia del pozzo. Quando Spoletta viene mandato alla ricerca del fuggiasco, Mario capisce che Tosca ha confessato e la maledice. Il gendarme Sciarrone dà notizia della vittoria di Napoleone a Marengo. Mentre il pittore esulta, Scarpia gli annuncia, con sprezzante sarcasmo, che la sua condanna a morte è già stata decisa, e ordina alle guardie di portarlo via. Tosca, disperata, vorrebbe seguirlo, ma il capo della polizia la trattiene e, con tono mellifluo, si offre di salvare Cavaradossi in cambio del suo amore. Spoletta intanto annuncia che Angelotti, sorpreso nel suo nascondiglio, si è ucciso. Nell’imminenza dell’esecuzione, Tosca promette di darsi a Scarpia se risparmierà la vita di Cavaradossi. Il capo della polizia finge di disporre che la fucilazione sia soltanto simulata e dà alla donna un salvacondotto per lasciare Roma insieme all’amante. Ma quando si avvicina per abbracciarla, Tosca lo colpisce in pieno petto con un coltello.
Atto IIILa piattaforma di Castel Sant’Angelo
Sul fare dell’alba Cavaradossi attende di essere condotto al patibolo. Offrendo il suo anello al carceriere, ottiene il permesso di scrivere all’amata una lettera d’addio, nella quale rievoca i passati momenti di felicità. Sopraffatto dallo sconforto, riceve l’inaspettata visita di Tosca che gli mostra il salvacondotto. La donna gli spiega che lo attende una fucilazione simulata e gli rivela di aver ucciso Scarpia. Poi, dopo aver raccomandato a Mario di recitare bene la sua parte, aspetta che la finta esecuzione sia compiuta. Quando le guardie infine si allontanano, si avvicina trepidante al corpo dell’amante e si accorge che è coperto di sangue. Braccata dalla polizia, che nel frattempo ha scoperto l’assassinio di Scarpia, Tosca, disperata, si getta dagli spalti del Castello.
Adriana Benignetti
2 days ago | |
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Daniele Rustioni, attuale direttore musicale del Petruzzelli, comunica, con una lettera di critica alla “strategia del risparmio” nella gestione del teatro e al “disinteresse” della politica (lettera datata venerdì 25 settembre), la sua intenzione di lasciare l’incarico alla scadenza del contratto, il 30 gennaio del 2015. 

Dura e immediata la replica (del 26 settembre) del sovrintendente, Massimo Biscardi, che sottolinea: “i tagli faranno chiudere in pareggio il bilancio 2014 e sono necessari alla sopravvivenza del teatro”. Di seguito la lettera di Daniele Rustioni e la risposta di Massimo Biscardi
La lettera del Maestro Daniele Rustioni
Egregio DottorAntonio DecaroPresidente
Egregio MaestroMassimo BiscardiSovrintendente
Fondazione Teatro Petruzzelli di BariVenezia, 25 Settembre 2014
Egregio Presidente, caro Massimo,Ho poco più di trent’anni e sono un giovane direttore d’orchestra molto fortunato: a 24 anni ho iniziato a lavorare con continuità e da allora non ho mai smesso. Sono venuto a Bari per la prima volta nel novembre di due anni fa con immenso entusiasmo: un Teatro giovane, un’orchestra giovane e un team di produzione molto motivato.
Carlo Fuortes mi aveva prospettato una s?da bellissima, alla quale ho aderito subito e nella quale mi sono buttato con tutte le energie, credendo in un progetto: quello di fare del Petruzzelli un teatro dinamico, “snello” e capace produrre Opera nel XXI secolo senza sprecare soldi (che non ci sono più) ma con la qualità che meritano i capolavori che mettiamo in scena e il pubblico che ci viene a sentire. Per un anno, per tutto il 2013, siamo andati fortissimo e il riscontro del pubblico e della stampa sembrava dire che eravamo sulla strada giusta: lo scorso marzo il Petruzzelli ha registrato il record assoluto nella sua storia in quanto ad af?uenza di pubblico e incassi al botteghino.
Nel frattempo sono venuti i problemi, il disinteresse della politica, a volte la cattiva politica che ha usato il Teatro per mandare messaggi trasversali. La macchina si è bloccata, ?no alla drammatica decisione da voi presa a ?ne luglio di cancellare le due produzioni di quest’autunno: tra l’altro proprio la mia produzione de Il TRITTICO che con tanta cura e amore avevamo allestito con tutto il team della produzione e della direzione artistica come il gioiello più bello che volevamo presentare al nostro pubblico. Nessuno mi ha chiesto cosa pensavo, sono stato messo di fronte al fatto compiuto.
Per un attimo – all'inizio di settembre – si è riacceso il dibattito sul futuro del Teatro Petruzzelli, poi di nuovo il silenzio. La “strategia” del risparmio sta per essere applicata brutalmente alla stagione 2015, con solo 5 titoli in cartellone, di cui 3 “popolari”, e appena 26 alzate di sipario operistiche in tutto l'anno, quando alla Fenice di Venezia solamente nell'ultimo mese io ho diretto 17 recite. Tra l’altro non ho notizie certe della produzione che dovrebbe inaugurare la stagione 2015: ancora mi si prospetta da parte del Sovrintendente la necessità di un ulteriore confronto con il Consiglio di Amministrazione. Si vuol far passare per normalità quello che è abnorme e che io mi ri?uto di accettare: perché tutto questo non è normale.
Terrò fede al mio impegno fino alla scadenza del contratto che mi lega al Teatro Petruzzelli ovvero fino al 31 Gennaio 2015, ma non mi rendo disponibile a proseguire oltre. Lascio con grande senso di disillusione un Teatro e una città che amo moltissimo: in queste condizioni non c'è nulla che un giovane direttore, armato solo del suo entusiasmo e del suo talento, possa fare.Tengo a ringraziare fin d’ora, in attesa di farlo personalmente al mio ritorno a Bari, tutti quelli che con me hanno lavorato duramente in questi due anni per fare del Teatro Petruzzelli un posto dove fosse bello essere e lavorare, senza pensare a rivendicazioni sindacali o contratti integrativi, a orari e straordinari, ma solo a far bene il proprio compito, ognuno nelle rispettive responsabilità, per offrire un servizio migliore alla città e al pubblico, che frequentando il Teatro dà a tutti noi la ragione di esistere.Con i migliori saluti e auguri.Daniele Rustioni

La risposta del Sovrintendente, Massimo BiscardiBari, 26 settembre 2014
Gent.mo MaestroDaniele RustioniTrasmissione mezzo e-maile, p.c.Gentmi ComponentiConsiglio di AmministrazioneFondazione Petruzzelli
Caro Daniele,prendo atto della tua lettera che ufficializza la decisione di non voler rinnovare l’incarico di Direttore Musicale. Mi preme puntualizzare, per onore della verità, alcuni punti da te toccati.
La decisione di dover operare alcuni tagli nella Stagione 2014 ti era stata più volte illustrata tanto che inviasti alcune proposte alternative che volli presentare al Consiglio di Amministrazione, in segno di rispetto verso la tua carica. Questi tagli – da te contestati pubblicamente, anche a mezzo stampa – consentiranno di chiudere il Bilancio del 2014 in pareggio, cosa che, dopo che il 2013 si è chiuso con due milioni di de?cit, è condizione indispensabile per la sopravvivenza del Teatro.
Non ho trovato a Bari una “politica disinteressata” né ho percepito la sensazione della presenza di “messaggi trasversali”. Al contrario, pur nelle enormi difficoltà del momento, vi è una straordinaria tensione in favore della crescita culturale della città e il segnale del Sindaco Decaro di stanziare, non appena insediatosi come Sindaco di Bari, due milioni per il Petruzzelli, ne è un esempio.
Non concordo con te sul fatto che i segnali che hai dato alla stampa durante questi ultimi mesi abbiano fatto bene al Petruzzelli e avrai apprezzato che, anche in presenza di dichiarazioni che non aiutano l'immagine del Teatro, io abbia fino a ora scelto di non alimentare polemiche inutili.
Tutti noi, a Bari, stiamo faticosamente cercando di superare le difficoltà di un teatro giovane e in crescita, e col concorso di tutti, i Consiglieri di Amministrazione, il Comune, la Regione, i lavoratori e le forze sociali, seguiamo un percorso duro e difficile che tu non condividi ma che è quello scelto unanimemente per il bene non di noi stessi ma della Fondazione Petruzzelli.Quanto al tuo esempio veneziano mi preme sottolineare che il bilancio della Fenice, di 35.000.000 di euro, non è assolutamente paragonabile a quello del Petruzzelli, che nel 2014 si attesta su circa 14.000.000 di euro. Quanto alla qualità delle scelte artistiche, essa la si vedrà nei fatti, al momento opportuno; personalmente credo che ce la faremo viste le collaborazioni prestigiose delle quali il Petruzzelli si avvarrà nei mesi prossimi.
Un’ultima precisazione. Il contratto di direttore musicale scade il 31 gennaio 2015 e le produzioni previste all’interno di un anno di attività prevedono due produzioni operistiche e tre concerti sinfonici. Le produzioni operistiche dell'ultimo anno sono “La Traviata” che hai diretto nel marzo scorso e “Il Trittico” che, cancellato per i tagli famosi, ti avevo chiesto di recuperare con la direzione di “Macbeth” nel maggio 2015, recupero che non hai inteso accettare preferendo la direzione di un’opera al San Carlo nello stesso periodo. I programmi sinfonici del 2014 terminano il 24 ottobre prossimo.
Dunque, le produzioni che avresti diretto nel 2015 se fossi rimasto come direttore musicale, “Les dialogues des Carmelites” e “Macbeth” appartengono, per l’appunto all’anno 2015 e, quindi, fuori del contratto di direttore musicale del 2014.
Per questo mootivo, non intendendo minimamente creare dissapori, ti ho scritto che di questa eventuale direzione avrei parlato nel prossimo CdA che dovrà occuparsi del Bilancio 2015 con le relative scelte programmatiche.
Ti auguro sinceramente tutto il bene del mondo e ti aspetto il 24 ottobre a Bari in occasione del tuo concerto.Con la stima di sempre.Massimo Biscardi

3 days ago | |
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Venerdì 3 e sabato 4 ottobre, Riccardo Chailly dirigerà il “Requiem” di Verdi in omaggio a Claudio Abbado. Solisti: Anja Harteros, Elina Garanca, Jonas Kaufmann, Ildebrando D’Arcangelo


«Giuseppe Verdi compose una Messa da Requiem che in Paradiso, appena la udirono,  gli pareva d’essere tutti in palco. Alla Scala». Carlo Emilio Gadda, Il primo libro delle favole (1952) 

Il Requiem di Giuseppe Verdi è per la Città di Milano un punto di riferimento non solo musicale: eseguito per la prima volta nella Chiesa di San Marco nel primo anniversario della morte di Alessandro Manzoni cui è dedicato, si colloca al centro dell’identità musicale del Teatro alla Scala attraverso una serie di interpretazioni storiche. Tra le massime i milanesi ricordano quelle dirette da Claudio Abbado, Direttore Musicale del Teatro alla Scala dal 1968 al 1986. A pochi mesi dalla scomparsa di Abbado lo scorso 20 gennaio, il Teatro e la Città tornano a rendergli un omaggio affettuoso con questa pagina altissima e così strettamente legata ai suoi anni milanesi. Riccardo Chailly, che di Abbado fu allievo e assistente e che assumerà dal 1° gennaio 2015 la carica di Direttore Principale del Teatro, dirige l’orchestra scaligera e un cast che riunisce alcuni dei più acclamati solisti del nostro tempo: Anja Harteros, Elina Garanca, Jonas Kaufmann e Ildebrando D’Arcangelo. Il Coro del Teatro alla Scala è diretto da Bruno Casoni. Questo ricordo di Abbado segue l’addio rivoltogli il 27 gennaio 2014 da oltre 8000 milanesi che avevano affollato Piazza della Scala per ascoltare la Marcia Funebre dall’Eroica di Beethoven eseguita dall’Orchestra diretta da Daniel Barenboim nella sala vuota, tradizionale omaggio del Teatro ai suoi Direttori Musicali. Il Requiem verdiano tornerà ogni anno come appuntamento fisso dell’autunno scaligero, nella sala del Piermarini o in una delle chiese milanesi, e sarà affidato ad anni alterni al Direttore Principale del Teatro e a un prestigioso direttore ospite. Il Requiem del 3 e 4 ottobre rientra nel palinsesto “Milano Cuore d’Europa”, concepito dal Comune di Milano in occasione del Semestre di Presidenza Italiana dell’Unione Europea.
Teatro alla Scala, MilanoConcerti straordinari 2014 ~ 2015
Venerdì 3 ottobre 2014 ore 20.00Sabato 4 ottobre 2014 ore 20.00fuori abbonamento
In memoriam Claudio Abbado
Giuseppe VerdiMESSA DA REQUIEMper soli, coro e orchestra
ORCHESTRA E CORO DEL TEATRO ALLA SCALADirettore RICCARDO CHAILLY
Anja Harteros, sopranoElina Garanca, mezzosopranoJonas Kaufmann, tenoreIldebrando D’Arcangelo, basso
Maestro del Coro BRUNO CASONI
 Prezzi: da 12 a 165 euroPer informazioni: 02 72 00 37 44, www.teatroallascala.org
(comunicato stampa)

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Mariotti assumerà l’incarico il 1° gennaio 2015 e lo ricoprirà per il triennio 2015-2018

«Avevo solo 28 anni quando, nel 2008, il Teatro Comunale di Bologna mi ha affidato il ruolo di direttore principale. Sono onorato e felice di poter annunciare oggi la mia nomina a direttore musicale, che partirà dal gennaio prossimo quando inaugurerò la stagione del Teatro con Un ballo in maschera di Verdi. Il Teatro Comunale è oggi una realtà sana, nonostante le difficoltà a cui sono soggette le realtà artistiche dell’intero Paese. 
Il Teatro ha uno dei suoi punti di forza nella grande qualità artistica dell'Orchestra e del Coro, che dimostrano costantemente di essere al pari con le grandi istituzioni musicali europee e anche nella serietà e dedizione di tutti i lavoratori del teatro che, particolarmente in questo periodo difficile, dimostrano senso di attaccamento al lavoro e rispetto per la città». Michele Mariotti
«In un quadro italiano di uscita di direttori musicali dagli storici teatri sono lieto di aver concordato, d’intesa con il sindaco Presidente e il Consiglio d’Amministrazione del Teatro Comunale, la trasformazione del contratto del maestro Michele Mariotti da direttore principale a direttore musicale a partire dal 1 gennaio 2015. Questo significa che al Teatro Comunale di Bologna stiamo realizzando un modello di crescita organizzativo e produttivo destinato alla collettività al fine della migliore diffusione dell'educazione musicale». Francesco Ernani, sovrintendente del Teatro Comunale di Bologna
Nato nel 1979, Michele Mariotti conclusi gli studi umanistici si è diplomato in composizione al Conservatorio Rossini di Pesaro dove ha studiato direzione d’orchestra sotto la guida di Manlio Benzi. Si è diplomato col massimo dei voti e la lode presso l’Accademia Musicale Pescarese con Donato Renzetti. Nel 2005 ha fatto il suo debutto operistico dirigendo Il barbiere di Siviglia di Rossini. Nel 2007 ha ottenuto un particolare successo aprendo la Stagione del Comunale di Bologna con il Simon Boccanegra di Verdi, e successivamente è stato nominato Direttore Principale del Teatro, dove ha diretto I puritani, La gazza ladra, Idomeneo, Carmen, Risorgimento e Il prigioniero, La Cenerentola, La traviata, Le nozze di Figaro, Norma, Nabucco, la Messa da Requiem di Mozart e di Verdi oltre a numerosi concerti. Con l’Orchestra e il Coro di Bologna si è presentato a Tokyo con I puritani e Carmen e ha inciso alcuni cd con Juan Diego Florez per la Decca e Nino Machaidze per la Sony. Ha diretto alla Scala di Milano, al Metropolitan di New York, al Covent Garden di Londra, all’Opéra di Parigi, al Regio di Torino, al San Carlo di Napoli, al Rossini Opera Festival di Pesaro, allo Sferisterio di Macerata, a Los Angeles, a Dresda, al Festival Verdi di Parma, a Chicago e a Washington, a Valencia, al Comunale di Firenze, al Massimo di Palermo, a Bilbao, al Festival di Wexford all’Opera di Wallonie. In concerto ha diretto l’Orchestra Rai, la Toscanini di Parma, l'Oregon Symphony, al Festival di Perelada, al Liceu di Barcellona, al Teatro Real di Madrid, al Teatro degli Champs Elysées di Parigi, ai Pomeriggi Musicali di Milano, al Festival di Santander, la Sinfonica di Galicia e l’Orchestre National de France. Ha recentemente diretto Così fan tutte e due concerti sinfonici a Bologna e ha debuttato al Festival di Radio France a Montpellier. Tra i prossimi impegni: Guillaume Tell e Un ballo in maschera a Bologna; La traviata all’Opéra di Parigi; I puritani al Regio di Torino; Il Barbiere di Siviglia, La donna del lago e Lucia di Lammermoor al Metropolitan di New York e Aida a Zurigo.  
3 days ago | |
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Nell’interpretazione di Menahem Pressler (Magdeburg, 16 dicembre 1923)
«J’aimerais conna?tre la formule magique pour faire chanter le piano et vous la transmettre, mais il n’y en a pas. La seule chose que je peux dire c’est: il faut l’entendre dans sa tête et marcher vers la lumière. [...]». 

Menahem Pressler (in un’intervista  a Olivier Bellamy su Classica. Le meilleur de la musique classique et de la hi-fi, n° 158, déc.2013-janv.2014)





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Nell’interpretazione di  Jean-Joël Barbier (Belfort, 25 marzo 1920 – Parigi, 1° giugno 1994)


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Les vêpres siciliennesGrand-opéra in cinque atti
MusicaGiuseppe Verdi (Le Roncole, 10 ottobre 1813 – Milano, 27 gennaio 1901)

LibrettoEugène Scribe(Parigi, 24 dicembre 1791 – Ivi, 20 febbraio 1861) e Charles Duveyrier (Parigi, 12 aprile 1803 – Ivi, 10 novembre 1866)

Prima rappresentazioneParigi, Opéra, 13 giugno 1855

PersonaggiGuy de Montfort, governatore di Sicilia sotto Carlo d’Angiò, re di Napoli (baritono)Il sire di Béthune, ufficiale francese: (basso)Il conte de Vaudemont, ufficiale francese (basso)Henri, giovane siciliano (tenore)Jean Procida, medico siciliano (basso)Hélène, duchessa, sorella del duca Federigo d’Austria (soprano)Ninette, sua cameriera (contralto)Daniéli, siciliano (tenore)Thibault, soldato francese (tenore)Robert, soldato francese (baritono)Mainfroid, siciliano (tenore)

Siciliane e siciliani, soldati francesi (coro)

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(Foto: san.beniculturali.it)
Les vêpres siciliennesGrand-opéra in cinque atti
MusicaGiuseppe Verdi (Le Roncole, 10 ottobre 1813 – Milano, 27 gennaio 1901)

LibrettoEugène Scribe(Parigi, 24 dicembre 1791 – Ivi, 20 febbraio 1861) e Charles Duveyrier (Parigi, 12 aprile 1803 – Ivi, 10 novembre 1866)

Prima rappresentazioneParigi, Opéra, 13 giugno 1855

Personaggi Guy de Montfort, governatore di Sicilia sotto Carlo d’Angiò, re di Napoli (baritono) Il sire di Béthune, ufficiale francese: (basso) Il conte de Vaudemont, ufficiale francese (basso) Henri, giovane siciliano (tenore) Jean Procida, medico siciliano (basso) Hélène, duchessa, sorella del duca Federigo d’Austria (soprano) Ninette, sua cameriera (contralto) Daniéli, siciliano (tenore) Thibault, soldato francese (tenore) Robert, soldato francese (baritono) Mainfroid, siciliano (tenore)
Siciliane e siciliani, soldati francesi (coro)
ATTO IIn una piazza di Palermo i soldati francesi, che hanno invaso la Sicilia, festeggiano allegramente. Hélène, duchessa e sorella del duca Federigo d’Austria, dichiara apertamente il desiderio di vendicare il fratello, giustiziato dai Francesi. Hélène incita quindi alla rivolta i Siciliani. Scoppia una sommossa, ma l’arrivo del governatore Monfort riporta l’ordine. Subito dopo arriva Henri, che non riconosce Monfort e dichiara il suo odio per il governatore, nonostante questi abbia dato ordine di liberarlo. Monfort offre a Henri di diventare ufficiale dell’esercito francese. Henri rifiuta inorridito, e sprezza il consiglio del governatore di star lontano da Hélène.
ATTO IIIl patriota siciliano Jean Procida è appena sbarcato quando viene raggiunto dai suoi fedeli compagni, tra i quali Hélène ed Henri, che discutono con Procida sul modo con cui indurre i Siciliani alla sollevazione. Henri rivela il proprio amore a Hélène, che mostra di ricambiarlo. Appaiono i soldati di Monfort, che prendono Henri e lo portano dal governatore. Nel frattempo, dodici future spose palermitane vengono rapite durante le nozze dai soldati francesi. Aizzati da Hélène e Procida, i Siciliani decidono di vendicarsi, mentre da lontano echeggiano le risa dei nobili francesi che s’avviano alla festa a casa di Monfort.
ATTO IIIMonfort rilegge una lettera che gli è stata fatta recapitare da una donna siciliana, in cui lo si informa di essere il padre di Henri. Il governatore rivela al giovane la verità.
Durante la festa, allietata da un ballo, Arrigo si imbatte in Hélène e Procida, che gli confidano che Monfort verrà ucciso di lì a poco. Hélène si avventa sul governatore, ma Henri gli fa scudo col proprio corpo. I cospiratori rimangono attoniti per il tradimento di Henri. Hélène e Procida vengono rinchiusi in prigione.
ATTO IVHenri incontra Hélène nel carcere dove lei è rinchiusa e le rivela il motivo del suo gesto. La donna lo perdona e gli confessa il suo amore. Subito entra Monfort, che ordina l’esecuzione dei cospiratori. Hélène e Procida danno l’addio alla patria. Henri supplica Monfort di non ucciderli. Monfort lo farà solo se lo chiamerà “padre”. Proprio prima che il boia uccida i cospiratori, Henri si arrende e chiama Monfort col fatidico nome. Monfort grazia tutti e ordina il matrimonio tra Hélène e il figlio, ai vespri dello stesso giorno.
ATTO VHélène riceve le amiche nel giardino. È felice dell’imminente matrimonio e si incontra con l’amato Henri. Procida si avvicina e le dice che ci sarà una sommossa quando le campane prenderanno a suonare. Hélène si ribella, ma Procida l’accusa di star dalla parte del governatore. Entra Monfort e celebra solennemente le nozze dei due giovani. Risuonano le campane dei vespri. Hélène, atterrita, cerca di avvertire Monfort, ma i Siciliani, guidati da Procida, irrompono nel giardino e lo uccidono insieme ai Francesi.

Fonti:giuseppeverdi200.gov.itDizionario dell’opera 2002 a cura di Piero Gelli, Baldini&Castoldi, Milano 2001

Adriana Benignetti


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