Classical Music Buzz > MusicaProgetto
MusicaProgetto
Adriana Benignetti
2209 Entries
Dal 30 aprile al 30 giugno, il Museo Teatrale ospita “Turandot alla Scala”, una mostra di documenti e costumi storici. Tra i cimeli più preziosi alcune pagine autografe della partitura e degli schizzi per il Finale  


Turandot, che torna dal 1° maggio alla Scala con la direzione di Riccardo Chailly, ebbe qui la sua prima assoluta il 25 aprile 1926 sotto la direzione di Arturo Toscanini. Da allora l’ultima opera di Puccini è tornata regolarmente nelle stagioni scaligere: l’edizione diretta da Chailly con la regia di Nikolaus Lehnhoff sarà la ventottesima.


Dal 30 aprile il Museo Teatrale alla Scala ripercorre questa storia straordinaria con “Turandot alla Scala”, una mostra realizzata in collaborazione con l’Archivio Ricordi e sviluppata intorno a preziose pagine autografe della partitura e degli schizzi per il Finale incompiuto. Bozzetti e figurini dalle firme prestigiose, da Caramba a Galileo Chini, i favolosi costumi che furono indossati da interpreti leggendarie come Gina Cigna e Birgit Nilsson, l’edizione per canto e pianoforte con la celebre copertina di Leopoldo Metlicovitz disegnano un affascinante percorso di approfondimento su quest’opera milanese e orientale amata in tutto il mondo che ben si presta a essere il primo volto culturale di Expo.
La mostra resterà aperta dal 30 aprile al 30 giugno ed è il primo appuntamento del fitto programma di iniziative programmate dal Museo Teatrale alla Scala per il periodo di Expo. Nel 2015 il numero delle mostre è salito a quattro (“Salvatore Fiume”, conclusasi il 20 aprile; “Turandot alla Scala” e poi due esposizioni dedicate al cibo nell’opera (luglio – ottobre) e al Balletto alla Scala (novembre – dicembre); sono inoltre previste iniziative speciali tra le quali ricordiamo le visite guidate con concerto finale, le visite con tableaux vivants, il restauro di alcuni preziosi strumenti e un contest fotografico. Particolare importanza riveste il nuovo progetto accessibilità, che permette la fruizione del Museo a non vedenti, non udenti, disabili motori e anziani.
Museo Teatrale alla Scala
Largo Ghiringhelli 1, Piazza ScalaBiglietto intero: 7 €; Biglietto gruppi: 5 €; Biglietto scuole: 3 €; Audioguida: 5 €Il Museo è aperto tutti i giorni tranne: 7 dicembre - 24 dicembre pomeriggio - 25 dicembre - 26 dicembre - 31 dicembre pomeriggio - 1° gennaio - Domenica di Pasqua - 1° maggio - 15 agosto.Dalle 9 alle 12.30 (ultimo ingresso alle 12) e dalle 13.30 alle 17.30 (ultimo ingresso alle 17)La sala del Teatro è visibile da un palco, solo qualora non siano in corso prove o spettacoli.Informazioni: tel. 02 88 79 74 73

(Comunicato stampa)
1 day ago | |
Tag
| Read Full Story
Il 7 maggio 2015 alle ore 21.00, al Teatro Verdi di Fiorenzuola d’Arda, Massimiliano Damerini eseguirà, in prima assoluta, una versione “breve” della Sonata n. 5 di Carlo Alessandro Landini, la cui durata integrale è di 6 ore 

Giovedì 7 maggio 2015 alle ore 21.00 presso il Teatro Verdi di Fiorenzuola d’Ardail pianista genovese Massimiliano Damerini si cimenterà in un’impresa da guinness dei primati: l’esecuzione della Sonata n. 5 del compositore Carlo Alessandro Landini, una sonata per pianoforte della durata di 6 ore, che verrà eseguita in una versione “breve” di 3 ore


L’appuntamento è inserito – fuori abbonamento – nel calendario di appuntamenti della Stagione di prosa e musica 2015 del Teatro Verdi di Fiorenzuola, in occasione del decennale dalla riapertura. Un’ondata di suono, di musica “piena” (senza pause e battute d’arresto), concepita all’insegna della grandezza. La mastodontica partitura ha occupato Landini per cinque anni, dal 2009 al 2014, e si inserisce in un lungo percorso di sperimentazione sul tempo musicale, che ha prodotto già le due lunghe Sonate per pianoforte n. 1 e n. 2, entrambe vicine agli 80’ di durata ciascuna. Sostiene l’esperimento l’idea di musica monumentale, anacronistica rispetto alla società odierna che ha relegato ai margini i concetti di spiritualità e monumentalità, a favore dell’immediato, del “tutto e subito”. L’obiettivo della Sonata è quello di riproporre una dimensione di ascolto lento e rilassato, in contrapposizione alla fruizione frenetica della musica di oggi, classica o pop che sia.  Diplomato in Composizione e in Pianoforte al Conservatorio «Giuseppe Verdi» di Milano e al «Conservatoire National Supérieur de Musique» di Parigi, Carlo Alessandro Landini (Milano, 1954) è un compositore italiano con la passione/ossessione del tempo musicale. Si è perfezionato a Siena (Accademia Musicale Chigiana) con Franco Donatoni, ad Aix-en-Provence con György Ligeti e Iannis Xenakis, a Groznjan con Witold Lutoslawski. Nel 1981 il Dipartimento per l’Educazione degli Stati Uniti d’America gli assegna il prestigioso «Fulbright Award», grazie al quale trascorre due anni (1981-1983) negli Stati Uniti, studiando e insegnando nella University of California a San Diego. Premiato in numerosi concorsi nazionali e internazionali – «Valentino Bucchi» di Roma, «Ennio Porrino» di Cagliari, unico compositore ad aver vinto due edizioni consecutive del Concorso «W. Serocki» di Varsavia, nel 2002 e nel 2004 –, ha frequentato per vent’anni i «Ferienkurse für Neue Musik» di Darmstadt in qualità di compositore e di relatore. Ha pubblicato con le milanesi Sonzogno e Rugginenti, con la romana Edi-Pan, e con la francese Alphonse Leduc. Nel marzo 2002 è stato nominato membro onorario dell’AAAS («American Academy for the Advancement of Science»), nel 2003 “Fellow” dell’Italian Academy di New York e “Research Scientist” presso il Music Department della Columbia University a New York. Ha tenuto seminari presso la University of California, il Department of Graduate Studies della Columbia, la «Eastman School of Music» di Rochester, la «State University NY» di Buffalo, la Musikhochschule di Trossingen (Germania) e l’Università di Praga (Hamu). Nel 2008 consegue, primo e unico italiano, il Primo Premio al concorso internazionale «Witold Lutoslawski» di Varsavia col suo Le retour d’Astrée per violino e pianoforte. Dal 2011 è membro onorario dell’Accademia Nazionale Ellenica di Musica.
Per informazioni, prenotazioni e acquisto dei biglietti: Ufficio del Teatro “Inform’Arti”Via Liberazione – 29017 Fiorenzuola d’Arda (Pc)Tel 0523/985253 – 989250 (dal martedì al sabato dalle 10.00 alle 12.30 e nei giorni di spettacolo dalle 19.30).
(Comunicato stampa)

2 days ago | |
Tag
| Read Full Story

(Foto: internetculturale.it)

La donna del lagoMelodramma in due atti
MusicaGioacchino Rossini (Pesaro, 1792 – Passy, Parigi,  1868)

LibrettoAndrea Leone Tottola (Napoli, seconda metà del XVIII secolo – Napoli, 1831) dal poema The Lady of the Lake (1810) di Walter Scott

Prima rappresentazioneNapoli, Teatro San Carlo, 24 ottobre 1819

PERSONAGGI
Giacomo V, re di Scozia, sotto il nome di Uberto di Snowdon (tenore)Douglas D’Angus (basso)Rodrigo di Dhu (tenore)Elena (soprano)Malcom Groeme (alto)Albina (soprano)Serano (tenore)Bertram (tenore)
Pastori e pastorelle scozzesi, bardi, grandi e dame scozzesi, guerrieri del clan alpino, cacciatori, guardie reali
Ambientazione: Scozia, prima metà del XVI secolo
Joyce DiDonato, O mattutini albori, Atto I(video caricato da in data 12/giu/2010)


ARGOMENTO
Atto IÈ l’alba e, sulle sponde del lago, pastori e pastorelle cantano, mentre si appresta no al lavoro dei campi: da lontano squillano i corni dei cacciatori che, nella foresta, sono all’inseguimento delle prede. Elena – la donna del lago – è sulla sua barca e canta l’amore per Malcom Groeme, lontano, ma sempre nei suoi pensieri. Dalla rocca di Benledi la osserva il re di Scozia, Giacomo V, incuriosito dalle descrizioni sulla bellezza della donna: è arrivato fin lì, sotto le mentite spoglie di Uberto di Snowdon, per incontrarla. Dopo averle raccontato di aver smarrito i compagni, è ospitato da Elena nella sua dimora, mentre i cacciatori lo cercano inutilmente. Giunti a casa della donna, Uberto scopre di essere in pericolo, trovandosi nella dimora di un suo grande nemico, Douglas D’Angus, il nobile che ha abbandonato la corte del re per schierarsi con i ribelli: apprende anche che Elena, sua figlia, è stata promessa in sposa, contro la sua volontà, a Rodrigo per sancire un'alleanza volta a liberare la Scozia dal dominio del re. Nel frattempo, arrivano le compagne di Elena che le ricordano l’amore di Rodrigo – suo futuro sposo – provocano la gelosia di Uberto: dalle risposte della giovane egli comprende, però, che la donna non è innamorata del suo futuro sposo ed è indotto a sperare nell’amore della donna. Controvoglia, Uberto, conscio del pericolo, è costretto ad allontanarsi dalla dimora e a raggiungere i cacciatori: Albina lo traghetterà sull'altra sponda del lago.

Quando tutti hanno abbandonato la dimora, arriva Malcom, partito dalla reggia per seguire le orme di Elena e unirsi al Clan Alpino – che ricorda i felici momenti trascorsi con l’amata. Sopraggiunge anche Serano e, poco dopo, con suo padre Douglas: questi annuncia alla figlia il prossimo arrivo di Rodrigo e le imminenti nozze. Partito Duglas, Malcom – che, non visto, ha assistito alla precedente scena – incontra Elena: i due giovani si giurano amore eterno.
Nella vicina pianura i guerrieri del Clan Alpino festeggiano l’arrivo di Rodrigo: anche  Elena, accompagnata da un seguito di donzelle e preceduta dal padre, è accolta da lieti canti che contrastano con il suo angoscioso stato d’animo. Giunge anche Malcolm, alla testa dei suoi guerrieri, con i suoi seguaci; quando i due innamorati si scorgono, il loro turbamento li tradisce con grande ira di Douglas e di Rodrigo. Serano annuncia, però, l’imminente arrivo dei soldati del re Giacomo V e il pericolo unisce tutti spronandoli alla battaglia.

Atto IIL'inizio della battaglia è ormai vicino, ma Uberto in cerca di Elena, della quale è ormai perdutamente innamorato, canta il suo amore. Elena che si è nascosta in una grotta con Albina e Serano, manda quest'ultimo ad avere notizie del padre: rimasta da sola è raggiunta da Uberto che  le dichiara il suo amore. La donna confessa, però, di essere innamorata di Malcolm, lasciandolo senza speranza. Prima di partire, Uberto le consegna un anello avuto in dono dal re di Scozia, che le sarà utile: in caso di pericolo, infatti, mostrandolo al re potrà ricevere la grazia. Alla scena ha assistito, di nascosto Rodrigo che, roso dalla gelosia, chiama i suoi guerrieri ordina loro di uccidere lo sconosciuto traditore. Elena, slanciandosi in difesa di Uberto, riesce a placare l’ira dei soldati. Rodrigo decide, allora, di battersi personalmente con Uberto. I due sfidanti si allontanano, mentre Elena tenta inutilmente di placare gli animi infuriati. A sua volta Malcolm che, nel frattempo, ha abbandonato la sanguinosa battaglia tra il Clan Alpino e le truppe di Giacomo V, per andare in cerca di Elena, arriva alla grotta dove incontra Albina. Serano, giunto subito dopo, lo informa che la giovane si è diretta alla reggia per seguire il padre recatosi lì per mplorare dal re la pace generale. Infine, sopraggiungono alcuni guerrieri con la notizia che Rodrigo è stato ucciso e il re ha vinto. Disperato Malcolm parte con i guerrieri. Duglas, presentatosi al re nella reggia di Stirling, implora, in virtù del rapporto che un tempo li legava, la grazia per la figlia e per il suo popolo. Giacomo V, ostentando un severo rigore, congeda l’anziano precettore. Elena, giunta da poco nella reggia e ammessa nelle stanze regie grazie all’anello donatole da Uberto, riconosce i luoghi dove trascorse la sua prima giovinezza e si promette di intercedere per salvare la vita del padre, di Malcom, e di Rodrigo, da lei creduto ancora vivo. Dalle stanze attigue ella ode con sorpresa la voce di Uberto che in una dolce canzone celebra il suo amore per lei: fiduciosa, gli corre incontro. Elena cerca invano di avvicinarsi al re ma ben presto il mistero si scopre: Giacomo V altri non è che Uberto di Snowdon. Egli concede il perdono al vecchio precettore Duglas, restituendogli l’antica dignità, e al prode Malcom. Elena, al colmo della gioia, abbraccia il padre e l’amante, mentre i presenti acclamano la pace ritrovata.

Per il libretto completo: http://www.musicaprogetto.org/2012/08/la-donna-del-lago-di-gioacchino-rossini.html

Hanno detto su La donna del lagoNon tutti sanno che Rossini ha scritto più opere serie che buffe. E alle “serie” appartiene anche La donna del lago, pur con qualche distinguo degli esperti. Senz’altro i tre cuori che palpitano per la malinconica fanciulla tra le verdi valli della Scozia profumano già di romanticismo, ma si tratta comunque di un’ “opera seria” in piena regola, di quelle in cui lo spettatore si deve dimenticare il tempo che scorre lento lento e abbandonarsi alla meraviglia del belcanto, nota per nota, gustandole tutte ad una ad una: vocalizzi pacati per amori soavi, giacché in Rossini gli ardori sono spesso contenuti e i sentimenti delicati e cullanti. E romantico sarebbe pure lo sfondo di guerra fra fazioni rivali; anche se nel 1819, a pochi anni dalle campagne napoleoniche, fanfare in scena e grandiosi cori guerreschi erano di gran moda. Romantica è infine la natura, con le sue selve intricate, querce secolari, cascate, squilli di corni da caccia en plein air. Il “librettese” del testo non aiuta la comprensione dell’intreccio, per altro non difficile se ci si applica: meglio comunque abbandonarsi al concerto di belcanto, tanto si capisce subito se a lamentarsi è un innamorato geloso o un innamorato e basta della “silvestre dea”, certamente bellissima chiamandosi Elena. Di chi sia veramente innamorata l’emotiva vergine lacustre è una questione che sarebbe tutta da approfondire: non sempre si sposa chi si ama, e la musica, se non è troppo reticente, lo dovrebbe suggerire a orecchie acute. Sappiamo inoltre che il librettista dell’opera Andrea Leone Tottola cercò di accrescere il clima misterioso dell’ambientazione nordica traendo spunti dai Canti di Ossian e andando quindi oltre Walter Scott in termini di primitivismo poetico. Gli storiografi segnalano che Rossini si applicò al lavoro, accumulando tremendi ritardi, pungolato dalla fretta dell’impresario Domenico Barbaja, al quale il musicista aveva estorto condizioni favorevolissime per la collaborazione col Teatro San Carlo di Napoli, come quella di avere una percentuale sui proventi della casa da gioco annessa al teatro stesso. (Barbaja aveva inventato e introdotto nei teatri la “rolletta”, da cui deriverà la roulette). Per accelerare la consegna Rossini si fece persino aiutare da un altro musicista e i musicologi si sono dati da fare per isolare qualche piccola parte in sospetto di falso. L’opera era stata scritta per il leggendario soprano spagnolo Isabella Colbran, che diverrà moglie di Rossini nel 1822, tre anni dopo la prima de La donna del lago, ma che già allora intratteneva con lui rapporti non solo professionali. La Colbran, più anziana del musicista di sette anni, era al culmine della carriera e portò l’opera a un trionfo consolidato poi per decenni. Lo spettacolo del regista Lluis Pasqual, già visto a Parigi, è di ambientazione neoclassica, con colonne e capitelli, e l’aggiornamento all’età di Rossini – quella della Restaurazione - e magari anche un po’ dopo, continua negli abiti del coro, che ha l’aspetto del pubblico elegante. Le fitte boscaglie, l’immoto specchio d’acqua e gli sconfinati spazi sono splendidamente dipinti e i paesaggi propriamente detti accompagnano i paesaggi musicali di Rossini, punteggiati di ‘crescendo’, ritmi galoppanti, gorgheggi e do di petto.(Franco Pulcini, Paesaggio romantico con belcanto, teatroallascala.org)


È giustamente celebre il passo di una lettera di Giacomo Leopardi al fratello Carlo, spedita da Roma a Recanati nel 1823. Siamo durante il periodo di carnevale. Nel «natio borgo selvaggio» sono in corso alcune rappresentazioni della Cenerentola di Rossini che impressionano il conte Carlo Leopardi fino alle lacrime. Dalla città papale gli risponde il fratello: «Mi congratulo con te dell’impressioni e delle lagrime che t’ha causato la musica di Rossini, ma tu hai torto di credere che a noi non tocchi niente di simile. Abbiamo in Argentina [al Teatro Argentina] la Donna del lago, la qual musica eseguita da voci sorprendenti è una cosa stupenda, e potrei piangere anch’io, se il dono delle lagrime non mi fosse stato sospeso». L’opera che fece (quasi) piangere il più grande poeta del romanticismo italiano era andata in scena per la prima volta a Napoli nel 1819 proponendo un soggetto a più di un titolo sorprendente. Col librettista Andrea Leone Tottola, Rossini aveva infatti messo in musica il poema The Lady of the Lake che Walter Scott aveva pubblicato nel 1810 e che non era ancora stato tradotto in italiano (nel 1813 era però uscita una traduzione francese). In tale opera Scott anticipa molti degli elementi che faranno parte dei suoi famosi romanzi storici come la cura dell’ambientazione e l’individuazione della couleur locale, una pratica fondamentale per la definizione dell’estetica romantica, non solo letteraria ma anche musicale. La storia si svolge nella Scozia che i cosiddetti Poems of Ossian avevano reso celebre in tutta Europa. La tradizione ossianica (in Italia filtrata dalle traduzioni di Melchiorre Cesarotti) costituisce la fervida humus di cui si nutrono tanto il poema di Scott quanto l’opera di Rossini. Non a caso Stendhal scrisse nella sua celebre Vita di Rossini che La donna del lago «è un’opera epica più che drammatica». Il punto apicale di questo afflato epico è costituito dall’inno dei bardi («Già un raggio forier») inserito nel Finale I, dopo il concertato (nel cosiddetto “tempo di mezzo”), e accompagnato dall’ossianica arpa, viole, pizzicato dei violoncelli e un unico contrabbasso. Se si prendono tutti i grandi finali interni delle opere italiane di Rossini dal Tancredi (1813) alla Semiramide (1822), ci si accorge che essi adottano solo due impianti tonali: o in Re maggiore (come appunto Tancredi, ma anche Cenerentola, ecc.), o in Do maggiore (Semiramide, ma anche Barbiere, ecc.). L’unico finale in una tonalità diversa (Mi bem. maggiore) è proprio quello della Donna del lago. È questo un fatto da mettersi in relazione col significato drammatico che tale tonalità acquisirebbe nella partitura di Rossini? D’altra parte il carattere eccezionale di questa opera non si limita al piano tonale del Finale I. Basti pensare al potenziamento drammaturgico della “banda sul palco”, che non svolge solo una funzione “paesaggistica” (contribuendo alla creazione del “colore ossianico”), ma diventa un vero e proprio mezzo architettonico e strutturale per riconcepire musicalmente l’actio scenica. Significativa, a questo proposito, la fanfara dei cacciatori costituita da sei corni sul palcoscenico (ripartiti in tre gruppi) che già all’inizio dell’opera riorganizzano lo spazio rappresentativo ed evocano lontananze misteriose, forse minacciose (come i rulli di tamburo militare che aprono la sinfonia della Gazza ladra). Questo sul versante della spazializzazione. Ma anche sul versante temporale, della memoria interna, Rossini si rivela un drammaturgo dirompente. Al processo di potenziamento della “musica in scena” va ascritto infatti anche l’uso di un motivo ricorrente di carattere popolare, una canzone su ritmo di barcarola intonata per la prima volta da Elena (la “donna del lago”): «Oh mattutini albori». Questo motivo, che ritornerà più volte – a mo’ di fil rouge – nel corso dell’opera, diventa alla fine della rappresentazione una vera e propria dramatis persona, capace di innescare lo scioglimento e il riconoscimento tra Elena e il re di Scozia. Si tratta di un procedimento, questo della canzone di scena che diventa un motivo ricorrente, lanciato nella drammaturgia musicale europea da un’opera che andrebbe meglio conosciuta: il Richard Coeur de Lion di Grétry (1784). Il legame tra presenza sonora e meccanismo agnitivo è ulteriormente consolidato dal fatto che la melodia («Qual dolce suon», dice Elena) ci giunge ancora una volta da dietro le quinte, da uno spazio invisibile e misterioso. La voce che l’intona è quella di colui che Elena ancora ignora essere il re. La canzone-barcarola, in apparenza così semplice e suggestiva, si incarica di esprimere la natura di una relazione – quella tra Elena e Uberto/Giacomo re di Scozia – che è in realtà ben più complessa e profonda di quella tra Elena e Malcom, il suo futuro sposo.(Emilio Sala, L’opera in breve, teatroallascala.org)
Adriana Benignetti
3 days ago | |
Tag
| Read Full Story
Melodramma in due atti di Gioacchino Rossini su libretto di Andrea Leone Tottola dal poema "The Lady of the Lake" (1810) di Walter Scott








Elena - June Anderson
Malcolm - Martine Dupuy
Uberto ( Giacomo ) - Rockwell Blake
Rodrigo di Dhu - Chris Merritt
Douglas d'Angus - Giorgio Surjan
Albina - Marilena Laurenza
Serano - Ernesto Gavazzi
Bertram - Ferrero Poggi

Direttore Riccardo Muti
Orchestra e Coro del Teatro alla Scala

Per il libretto de “La donna del lago”

Per la breve guida all'ascolto de “La donna del lago”
3 days ago | |
Tag
| Read Full Story
Simon Rattle e i Berliner Philharmoniker apriranno il 2 maggio alle 21.00 il "Festival delle Orchestre Internazionali per Expo" 
Dal 2 maggio al 27 ottobre 14 compagini provenienti da otto paesi europei e americani (Austria, Germania, Israele, Italia, Stati Uniti, Svizzera, Ungheria, Venezuela) sfileranno sul palcoscenico del Teatro alla Scala nell’ambito del Festival delle Orchestre Internazionali per Expo, che si annuncia come uno dei più rilevanti cartelloni sinfonici mai presentati nel nostro Paese, capace di competere alla pari con i maggiori festival internazionali. 

Il Festival sarà l’occasione per ascoltare a Milano alcuni tra i più prestigiosi direttori dei nostri anni che sono stati poco o per nulla presenti nella programmazione delle istituzioni italiane (tra gli altri Sir Simon Rattle, Mariss Jansons, Andris Nelsons, Nikolaus Harnoncourt) e importanti solisti tra cui spiccano Cecilia Bartoli, protagonista del concerto conclusivo il 27 ottobre, Yefim Bronfman e Radu Lupu.
L’apertura, sabato 2 maggio alle ore 21.00, è affidata ai Berliner Philharmoniker guidati dal loro Direttore Musicale Sir Simon Rattle, che tornano così alla Scala dopo 10 anni (l’ultima presenza nel maggio 2005 per la Croce Rossa Italiana, ancora con Rattle). I Berliner, che l’11 maggio eleggeranno il successore di Rattle, eseguiranno la Sinfonietta di Janácek e la Sinfonia n° 7 di Anton Bruckner. Le presenze scaligere dei Berliner sono rare e preziose: ricordiamo il concerto diretto da Furtwängler nel 1954, quelli con Herbert von Karajan nel 1958, 1960, 1965 e 1971 e quello diretto da Claudio Abbado nel 1993.  Il concerto è sostenuto da BMW, Fondazione Kühne e Deutsche Bank (Partner dei Berliner Philharmoniker).
Giovedì 25 e venerdì 26 giugno, in occasione della partecipazione dell’Austria a Expo 2015, tornano alla Scala i Wiener Philharmoniker con Mariss Jansons (che insieme a Bernard Haitink è il meno facile da ascoltare in Italia tra i grandissimi del nostro tempo), il Singverein der Gesellschaft der Musikfreunde in Wien e il Coro di voci bianche dell’Accademia Teatro alla Scala. Solista è il mezzosoprano Bernarda Fink, sui leggii la Sinfonia n°3 di Gustav Mahler. Entrambe le date del concerto sono realizzate con il sostegno di Rolex. La serata del 26 giugno è a favore di Croce Rossa Italiana.
Sabato 1° agosto la Budapest Festival Orchestra guidata dal suo Direttore Principale Iván Fischer presenta un impaginato dal forte connotato nazionale: di Béla Bartók le Scene ungheresi per orchestra e il Concerto per pianoforte e orchestra e di Gustav Mahler la Sinfonia n°4 Das himmlische Leben. Anche in questo caso sono presenti due importanti solisti, il pianista Yefim Bronfman e il soprano Miah Persson.
Dal 12 agosto al 4 settembreil Teatro alla Scala porta a Milano e alla ribalta internazionale di Expo tre orchestre e due cori appartenenti al “Sistema Nacional de Orquestas y Coros Juveniles e Infantiles de Venezuela”, la rete di orchestre fondata da José Antonio Abreu che coinvolge ogni anno oltre 400.000 bambini. Si tratta del più ricco e vasto progetto per il progresso culturale e sociale mai sviluppato attraverso la musica: nato in Venezuela, il Sistema è stato imitato in numerosi Paesi in tutto il mondo ed è arrivato anche in Lombardia con una rete di orchestre giovanili. Anche per questo è importante una programmazione che non include solo l’orchestra più celebre, l’Orquesta Sinfónica Simón Bolívar con il suo Direttore Musicale Gustavo Dudamel, ma una rappresentanza completa dei diversi volti del Sistema, incluso il Coro Manos Blancas che terrà due concerti il 12 e il 13 agosto nella Sala Verdi del Conservatorio di Milano.
L’apertura del “Progetto el Sistema” alla Scala è affidata venerdì 21 e domenica 23 agosto al Direttore Principale del Teatro Riccardo Chailly alla testa dell’Orquesta Sinfónica Nacional Infantil de Venezuela, composta da bambini tra gli otto e i dodici anni. Il programma, aperto dallo Scherzo fantastique di Igor Stravinskij diretto dal ventenne Jesús Alberto Parra, prosegue con il Divertimento da Le baiser de la fée, sempre di Stravinskij, e con la Sinfonia n° 4 di Pëtr Il’ic Cajkovskij.
Lunedì 24 agosto la Sinfónica Juvenil “Teresa Carreño” diretta dal suo Direttore Musicale Christian Vásquez presenta un programma spettacolare che include, tra l’Ouverture da Candide di Leonard Bernstein e la Symphonie fantastique di Hector Berlioz, due brani del repertorio sudamericano: Margeritena di Inocente Carreño e Sinfonia India di Carlos Chavez.
Giovedì 27 agosto la Sinfónica Juvenil de Caracas diretta da Dietrich Paredes apre la serata con l’Ouverture de La forza del destino di Verdi e prosegue con la Francesca da Rimini di Cajkovskij e la Sinfonia n°3 Avec orgue di Camille Saint-Saëns. Venerdì 28 alle ore 12 la Juvenil de Caracas si unirà all’Orchestra di El Sistema Europa in un concerto diretto da Dietrich Paredes.
Gli ultimi tre concerti riportano a Milano l’Orquesta Sinfónica Simón Bolívar con il suo direttore Gustavo Dudamel: il programma di domenica 30 agosto è interamente dedicato a Cajkovskij, di cui si eseguono la Fantasia sinfonica La Tempesta, l’Ouverture-Fantasia Romeo e Giulietta e la Sinfonia n° 6 Patetica. Nei concerti di giovedì 3 settembre e venerdì 4 settembre all’orchestra si aggiunge il Coro Nacional Juvenil Simón Bolívar: il programma del 3 include la Sinfonia n°1 di Beethoven, Chôros n°10 di Heitor Villa-Lobos e la Cantata Criolla di Emilio Estévez. Il progetto si conclude il 4 settembre con la Sinfonia n° 9 di Beethoven, solisti Genia Kühmeier, Wiebke Lehmkuhl, Brian Hymel e Georg Zeppenfeld.  Il “Progetto el Sistema” è realizzato con il sostegno di Hilti Foundation.
Dal 19 agosto al 2 settembreGustavo Dudamel e la Bolívar saranno impegnati anche in otto repliche de La bohème nello storico allestimento di Franco Zeffirelli con un importante cast che comprende Maria Agresta e Vittorio Grigolo nei ruoli principali. La bohème è sostenuta da Intesa Sanpaolo, nella veste di Partner principale della Stagione, e da Rolex quale Sponsor della produzione.
Martedì 1° settembre debutta la prima orchestra proveniente dagli Stati Uniti, la Boston Symphony, una delle cosiddette “big five”, le cinque principali orchestre degli Stati Uniti, per la prima volta al Piermarini. Sul podio un altro debutto illustre, quello di Andris Nelsons, uno dei direttori più apprezzati della nuova generazione. Sui leggii la Sinfonia n° 6 di Gustav Mahler.
Di nuovo Mahler, la Sinfonia n° 9, nel programma della Israel Philharmonic che torna alla Scala martedì 8 settembre con Zubin Mehta sul podio. Alla Scala, dove è stato recentemente applaudito in Die Schöpfung di Haydn e in Aida di Verdi, il Maestro Mehta torna con l’orchestra di cui è Direttore Musicale.
Nel mese di ottobre il calendario si infittisce e presenta quattro appuntamenti nel volgere di tre settimane. Domenica 11ottobre la Scala ospita nuovamente l’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia con il suo Direttore Musicale Antonio Pappano in un programma che evidenzia le radici classiche delle Sinfonie di Beethoven facendo precedere la n° 2 e la n° 5 dall’Ouverture della Olympie di Spontini.
Altre due sinfonie di Beethoven, la n° 8 e la n° 7, sono sui leggii del Concentus Musicus Wien diretto dal suo fondatore Nikolaus Harnoncourt martedì 13 ottobre. Harnoncourt, uno dei maestri di più vasta influenza sull’interpretazione di un repertorio vastissimo negli ultimi cinquant’anni, mancava dal teatro alla Scala dal 1978, quando concluse con L’incoronazione di Poppea uno storico trittico monteverdiano con la regia di Jean-Pierre Ponnelle.  Il concerto è realizzato con il sostegno di Unicredit.
Domenica 18 ottobre Franz Welser-Möst porta al debutto alla Scala The Cleveland Orchestra, un’altra delle “big five” americane, in un programma che accosta Hymnedi Oliver Messiaen, il Concerto n° 4 di Beethoven e Also sprach Zarathustra di Strauss. Solista nel concerto beethoveniano è uno dei maggiori pianisti viventi, Radu Lupu. La serata è a favore del FAI.
Il festival si conclude martedì 27 ottobrecon il ritorno alla Scala di Cecilia Bartoli, protagonista di un “Omaggio a Vivaldi” insieme ai Barocchisti diretti da Diego Fasolis. Sfruttando la sua popolarità globale  di diva del canto Cecilia Bartoli ha dato un enorme contributo alla riscoperta e alla diffusione di un vasto repertorio, principalmente italiano, colpevolmente dimenticato: il programma per il finale musicale di Expo prevede una scelta di arie del più amato e spettacolare compositore italiano del ‘700, Antonio Vivaldi.  
(comunicato stampa)
3 days ago | |
Tag
| Read Full Story
Venerdì 24 aprile alle ore 21.00, al Teatro del Giglio, secondo appuntamento con le anteprime del “Lucca Classica Music Festival. In programma l’omaggio a Catalani, il “Concerto per clarinetto e orchestra” di Weber e la “Messa dell'incoronazione” di Mozart



I giovani musicisti che compongono l’Orchestra e il Coro dell’Istituto Musicale “Luigi Boccherini”, insieme ad alcuni importanti solisti, sono i protagonisti del secondo concerto di anteprima del “Lucca Classica Music Festival”, in programma venerdì 24 aprile alle ore 21.00 al Teatro del Giglio di Lucca. 

Sul palco, insieme agli studenti del Boccherini, il clarinettista Remo Pieri, il soprano Susanna Rigacci, il contralto Antonia Fino, il tenore Carlo Messeri, il basso Francesco Facini e i coristi della Società Corale Pisana. I maestri del coro sono Sara Matteuccie Stefano Cencetti. Diretti da GianPaolo Mazzoli i musicisti eseguiranno pagine di Catalani, Weber e Mozart, per un concerto che idealmente abbraccia il passato, il presente e il futuro della musica lucchese, ponendo in primo piano i giovani e la loro grande passione.
Il concerto si apre con l’omaggio al compositore lucchese Alfredo Catalani (1854-1893) e la sua “A sera”. Si tratta di un piccolo componimento dalla melodia espressiva e nostalgica, originariamente scritto per pianoforte, che l’autore in seguito trascrisse per quartetto d’archi fino a orchestrarlo e farlo divenire il preludio al terzo atto della Wally. Si prosegue con la musica di Carl Maria von Weber (1786-1826) e il Concerto n.2 per clarinetto e orchestra in mi bemolle maggiore op.74 . Clarinetto solista è Remo Pieri. Il secondo tempo del concerto sarà dedicato alla grandiosa Missa brevis KV 317 di Wolfgang Amadeus Mozart (1756-1791). Composta nel 1779, si pensa che fosse destinata alla festività della Pasqua e che sia detta dell’incoronazionegrazie all’uso per la cerimonia di insediamento di alcuni sovrani asburgici.
I biglietti sono in vendita alla biglietteria del Teatro del Giglio. I settore €12 (intero), €10 (ridotto ridotto valido per persone con età inferiore ai 25 anni e superiore ai 65), €8 (ridotto soci AML, Teatro del Giglio e Promusica Pistoia); II settore €8, €6, €5.
Maggiori dettagli su Lucca Classica Music Festival

(comunicato stampa)
3 days ago | |
Tag
| Read Full Story

Requiem op. 48 per soli, coro, organo e orchestra 
Musica
Gabriel Fauré (Pamiers, 12 maggio 1845 - Parigi, 4 novembre 1924)

Prima esecuzione
Parigi, 16 gennaio 1888, Église de la Madeleine

Parti
Introito - Kyrie - Molto largo (re minore)Introito - Kyrie - Molto largo (re minore)
Offertorio - Adagio molto (si minore)
Sanctus - Andante moderato (mi bemolle maggiore)
Pie Jesus - Adagio (si bemolle maggiore)
Agnus Dei - Andante (fa maggiore)
Libera me - Moderato (re minore) 





4 days ago | |
Tag
| Read Full Story
Cantata BWV 150 "Nach dir, Herr, verlanget mich"





4 days ago | |
Tag
| Read Full Story
Dopo Fenton di Falstaff, il giovane tenore torna in maggio al Gran Teatre del Liceu con Ferrando in “Così fan tutte”
(Foto: © Felix Broede)


«Ferrando è probabilmente il mio ruolo mozartiano favorito, oltre ad essere quello che più ho cantato nella mia carriera. Il personaggio vive una grande evoluzione durante l’opera: all’inizio è un ragazzo innocente e cieco d’amore per la sua Dorabella. È un romantico incallito e crede davvero che Dorabella gli sarà sempre fedele. In questo ruolo si avvicendano emozioni molto diverse: si passa dal registro comico e giocoso a quello doloroso, di confusione e passione. Vocalmente è molto completo, è un Mozart all'italiana, con una linea vocale molto in vista. Non è un ruolo per tutti a causa della difficoltà nei passaggi della voce, il bilanciamento tra registri e le sfumature che il richiede». Joel Prieto

Il tenore Joel Prieto, nato a Madrid e vincitore del primo premio del concorso Operalia di Plácido Domingo, tornerà nella stagione del Gran Teatre del Liceu di Barcellona dopo aver debuttato nel teatro spagnolo con il personaggio di Fenton (Falstaff) nel 2010. Questa volta Prieto interpreterà uno dei suoi ruoli favoriti, Ferrando di Così fan tutte di Mozart, debuttato nel 2009 nel Palau de les Arts di Valencia. In seguito è stato applaudito nell’opera mozartiana anche alla Washington National Opera, al Théâtres de la Ville de Luxembourg, alla Palm Beach Opera e nella Bayerische Staatsoper di Monaco di Baviera.
Prieto ha debuttato un vasto repertorio che include personaggi belcantisti e mozartiani, come il Principe Tamino de Il flauto magico (Deutsche Oper diBerlino nel 2006, Staatsoper Unter den Linden nel 2011), Don Ottavio di Don Giovanni (Salzburg Gestival con la regia e direzione rispettivamente di Claus Guth e Yannick Nezet-Seguin, 2010 e 2011), e Fenton di Falstaff, Verdi, con cui ha cantato alla Royal Opera House Covent Garden di Londra in una regia di Robert Carsen e con la direzione di Daniele Gatti (2012), una produzione registrata per la televisione.
«La musica di Mozart mi ha sempre emozionato profondamente», ha spiegato Prieto «ed è stata una delle ragioni per cui ho deciso di dedicarmi alla carriera professionale. Non è una coincidenza che durante i miei inizi abbia cantato molto proprio questa meravigliosa musica. I personaggi mozartiani mi hanno aiutato a conoscere meglio il mio strumento e svilupparlo non solo tecnicamente ma anche dal punto di vista interpretativo. Inoltre, grazie a Mozart, ho potuto lavorare con molti dei migliori direttori e registi del mondo dell’opera. Infine, il lavoro attoriale richiesto dai personaggi di Mozart è una delle ragioni che danno senso alla sua musica. Oggi il mio repertorio continua ad arricchirsi nel repertorio italiano e francese, ma Mozart avrà sempre spazio nel mio calendario di impegni, mi fa sentire comodo e a casa".
Il Così fan tutte che si potrà vedere al Liceu sarà firmato dalla regia di Damiano Michieletto, uno dei più innovatori registi dell’attualità. La prima è prevista per il 20 maggio, con repliche per Prieto nei giorni 22, 24, 26, 28 e 30.
Per informazioni:Joel PrietoLiceu Barcelona
6 days ago | |
Tag
| Read Full Story
Rapsodia Ungherese n. 9 (Pesther Carneval) nelle interpretazioni di Lazar Berman e Georges Cziffra







6 days ago | |
Tag
| Read Full Story
1 - 10  | 123456789 next
InstantEncore