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MusicaProgetto
Adriana Benignetti
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Balletto in due atti con musica di  Pëtr Il'ic Cajkovskij, coreografia di Lev Ivanov e libretto di Marius Petipa dal racconto "Schiaccianoci e il re dei topi"di Ernst Theodor Amadeus Hoffmann
(Foto: © Teatro dell’Opera di Roma)






Per la trama de Lo Schiacchianoci vai QUI
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Lo SchiaccianociBalletto in due atti e tre scene 
Musica
Pëtr Il'ic Cajkovskij (Kamsko-Votkinsk, 1840 – San Pietroburgo, 1893)


Coreografia 
Lev Ivanov (Mosca, 1834 – San Pietroburgo, 1901)

Libretto 
Marius Petipa (Marsiglia, 1822 – San Pietroburgo, 1910) dal racconto Schiaccianoci e il re dei topi di Ernst Theodor Amadeus Hoffmann (Königsberg, 1776 – Berlino, 1822)
Prima rappresentazione
Dicembre 1892, Teatro Marijnsky di San Pietroburgo

Atto IInizi del XIX secolo, vigilia di Natale: il ricco sindaco di Norimberga, il dottor Stahlbaum, ha organizzato una festa per i suoi amici e i loro figli che, eccitati all’idea dei regali, si divertono e danzano. Arriva il signor Drosselmeyer, vecchio amico di famiglia, portando doni per tutti i bambini e intrattenendoli con giochi di prestigio e con pupazzi meccanici da lui stesso costruiti. Per lla figlia del signor Stahlbaum, Clara, c’è un regalo speciale: uno schiaccianoci a forma di soldatino che Fritz, suo fratello, rompe per dispetto. Il signor Drosselmeyer, però, prontamente lo aggiusta. Nel frattempo arrivano tutti gli invitati che si uniscono alla festa: la serata si conclude con la festosa danza del nonno e gli ospiti se ne vanno. Clara, stanca, dopo che gli invitati si ritirano, si addormenta e inizia a sognare: è mezzanotte e tutto intorno a lei inizia a diventare gigante … la sala, l'albero di Natale, i giocattoli e, soprattutto, un esercito di topi che cercano di rubarle lo schiaccianoci. Clara tenta di cacciarli, fino a che lo Schiaccianoci si anima e partecipa alla battaglia con i soldatini di Fritz: alla fine, rimangono lui e il Re Topo. Clara, per salvare il suo Schiaccianoci, prende una ciabatta e la lancia addosso al Re Topo. D’improvviso, lo Schiaccianoci si trasforma in un Principe, e Clara lo segue, entrando in una foresta innevata. L'Atto si chiude con uno splendido Valzer dei fiocchi di neve.
Atto IIClara e lo Schiaccianoci proseguono il loro viaggio su una navicella e arrivano nel Regno dei Dolci, dove li accoglie la Fata Confetto: inizia una grande festa, alla quale prendono parte la cioccolata, il caffè, il tè, il Trepak, i pasticcini, i pulcinella, e che si conclude con i fiori che danzano. La Fata Confetto e il Principe ballano un Pas de deux: il balletto si conclude, poi, con un ultimo Valzer. Il sogno svanisce: una volta risvegliata, mentre si fa giorno, Clara ripensa al proprio magico sogno abbracciando il suo Schiaccianoci.
Adriana Benignetti
1 day ago | |
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«In altre parole, Il clavicembalo ben temperato non solo è la summa di tutte le esperienze che lo hanno preceduto, ma indica anche la strada futura. Nella storia della musica europea sono pochissimi i compositori di cui si possa dire questo»

Daniel Barenboim (Buenos Aires, 1942)


“Sono cresciuto a Bach”

Sono cresciuto a Bach. Mio padre fu in pratica il mio unico insegnante e attribuiva grande importanza al fatto che mi formassi sulla musica per tastiera di Bach. Per lui quelle erano le opere fondamentali, non solo per i loro aspetti tecnici e musicali, ma anche ai fini dell’esecuzione di qualsiasi brano per pianoforte. 


Mio padre era convinto che la dimensione polifonica della musica fosse una delle questioni più cruciali fra tutte quelle che concernono il pianismo. Il pianoforte in sé non è in grado di sedurre con la semplice forza del suono. L’ascoltatore può essere affascinato dal suono delizioso del violino, per esempio, o dell’oboe. Il pianoforte, invece, è uno strumento neutro, e l’arte pianistica implica la destrezza manuale. 
Con il pianoforte si può creare l’illusione di un legato benché, in senso fisico, il legato sia impossibile. È tuttavia possibile creare l’illusione di un suono sostenuto simile a quello degli strumenti ad arco. Nell’esecuzione pianistica l’elemento sinfonico è la parte più significativa. La musica risulta interessante solo se i diversi fili della trama polifonica vengono suonati in maniera così nitida che sia possibile distinguerli tutti, creando un effetto tridimensionale – proprio come in pittura, quando un oggetto viene posto in primo piano e un altro sulla sfondo, così che l’uno appaia più vicino all’osservatore dell’altro, benché il dipinto sia piatto e unidimensionale. Da bambino ho suonato praticamente tutti i preludi e le fughe del Clavicembalo ben temperato e molti altri brani di Bach. Queste furono le mie basi. 

A dodici anni mi trasferii a Parigi per studiare armonia e contrappunto con Nadia Boulanger. Quando arrivai per la mia prima lezione, sul leggio del pianoforte a coda c’era Il clavicembalo ben temperato. Nadia Boulanger si mise a sfogliare le pagine avanti e indietro; alla fine scelse il Preludio in mi minore dal Libro I e disse: “Bene, ragazzo mio, adesso questo me lo suoni in la minore”. Prese un righello, e quando suonavo una nota sbagliata mi dava un colpetto sulle dita. In questo modo i brani del Clavicembalo ben temperato diventarono le fondamenta di tutto. 

Mio padre mi insegnò anche un’altra cosa, che trovai espressa in parole solo da adulto – in un libro su Franz Liszt a Weimar. Una volta Liszt, si racconta nel libro, spiegò a un allievo che il pianoforte non andrebbe suonato con due mani intese come due unità. O lo si suona come un’unità composta da due mani, oppure come dieci unità in cui ciascun dito è indipendente. Si tratta di un consiglio importantissimo. Fui felice di imbattermi in questa osservazione che mi permise di capire una volta di più l’insegnamento che mio padre mi aveva trasmesso a suo tempo senza tradurlo in parole. Non c’è altro modo di affrontare Bach. Si può facilmente immaginare un notturno di Chopin con la mano destra che suona la melodia e la sinistra l’accompagnamento, senza polifonia. Ma cero le opere per tastiera di Bach esigono che le dieci dita siano indipendenti l’una dall’altra. E se lo sono, possono essere ricongiunte per creare un’unità.
Uno degli elementi della musica tonale più di sovente trascurati oggigiorno è l’armonia. Le tensioni armoniche hanno un effetto decisivo su un’opera e sul modo in cui viene suonata. Dei tre elementi – armonia, ritmo e melodia – che influiscono in maniera così profonda sulla musica tonale, l’armonia è forse il più importante, perché è il più potente. Si può suonare il medesimo accordo con milioni di ritmi diversi. L’accordo li regge tutti senza bisogno di trasformarsi. Ma una melodia è priva di interesse se non procede armonicamente; quindi l’impatto dell’armonia dev’essere assai più grande di quello del ritmo e della melodia, ed è presente in ogni opera tonale. Vi sono migliaia di differenza fra Bach, Wagner, Cajkovskij e Debussy, ma essi hanno tutti una cosa in comune: la forza d’urto dell’armonia. Ciò significa che l’accordo esercita una sorta di pressione verticale sul movimento orizzontale della musica. 

Quando l’accordo progredisce, il flusso orizzontale della musica ne viene modificato. E questo non dipende da Bach, da Chopin o da chiunque altro; a mio avviso si tratta di una legge di natura. Lo studio degli strumenti antichi e la pratica delle esecuzioni filologiche ci hanno insegnato moltissimo, ma il punto principale, l’impatto dell’armonia, è stato trascurato. Lo dimostra il fatto che i sostenitori di tale orientamento considerano il tempo un fenomeno indipendente. Si ritiene che una certa gavotta di Bach vada suonata in maniera veloce e un’altra in maniera lenta. Ma il tempo non è un elemento indipendente! Il tempo in sé non lo ode nessuno! Udiamo solo la sostanza della musica. Ed è questa concreta udibilità che informa ogni tipo di teoria musicale. Potrei elaborare una teoria applicabile a tutte le frasi di tutti i preludi o le fughe di Bach, ma ogni teoria è inutile se non la si può udire quando la si suona. Credo che impegnarsi esclusivamente nella pratica delle esecuzioni filologiche, tentando di riprodurre il suono del modo antico di fare musica, sia limitante; inoltre, certo non è segno di progresso. Mendelssohn e Schumann cercarono di inserire Bach nella propria epoca, esattamente come fecero Liszt con le sue trascrizioni e Busoni con i suoi arrangiamenti. Negli Stati Uniti, anche Leopold Stokowoski fece il medesimo tentativo con i suoi arrangiamenti per orchestra. Si trattò sempre di uno sforzo “progressista” per avvicinare Bach ai propri contemporanei. 

Non ho niente da eccepire sul piano filosofico se qualcuno suona Bach facendolo assomigliare a Boulez. Ho maggiori perplessità verso coloro che si sforzano di imitare il suono di un’altra epoca. Per cercare di riprodurli, non mi basta sapere che ai giorni di Bach una certa appoggiatura veniva eseguita in maniera lenta e l’abbellimento in maniera veloce. Devo capire perché si suonava così. Considero molto pericoloso un approccio esclusivamente accademico al passato, perché è connesso all’ideologia e al fondamentalismo persino in musica. E oggi assistiamo in tutto il mondo a sofferenze e violenze che sono il frutto del fondamentalismo.
Nelle opere di Bach c’è un legame potente fra ritmo e armonia. Esiste una relazione simbiotica fra questi due elementi, come probabilmente in nessun altro compositore. Forse è tale relazione a determinare quella che si potrebbe definire la qualità epica di Bach, proprio come c’è una qualità drammatica in Haydn, Mozart e Beethoven. Grazie a questa qualità epica tutto, nella musica di Bach, raggiunge l’unità. La Fuga in do diesis nel Libro I del Clavicembalo ben temperato ne fornisce un esempio eccellente. È come una danza dotata di immensa vitalità ritmica. Tutto ciò che possiamo apprendere affrontando l’armonia si rivela straordinariamente utile. Adesso, quando studio o suono Il clavicembalo ben temperato mi tornano spesso alla mente diverse esperienze musicali – con Mozart, Wagner Schönberg e tanti altri – e mi accordo che quanto più cresce la conoscenza generale della musica, tanto più interessante diventa l’esecuzione.

Perché Bülow dice che Il clavicembalo ben temperato è come il Vecchio Testamento? Cos’è il Vecchio Testamento? Da un lato è la storia di un popolo e delle sue esperienze. Dall’altro è una raccolta di riflessioni sulla vita mondana, sull’amore, l’etica, la morale e la natura degli uomini. Le considerazioni sulle esperienze del passato offrono un rapporto con il presente e anche una lezione per il futuro, mostrando alle persone ponderate dove e come trovare la propria strada. Ecco cosa rappresenta per me il Vecchio Testamento, al pari di ogni altro capolavoro, compreso Il clavicembalo ben temperato. Quest’opera ci trasmette ogni suo precedente musicale. Ci trasmette la musica al tempo di Bach. Ma ci mostra anche la strada che la musica potrebbe prendere a mano a mano che si sviluppa – la strada che in effetti è stata presa. Per esempio, il cromatismo del Preludio in do diesis minore del Libro I fa pensare al Wagner del Tristan und Isolde. E la Fuga in mi bemolle sembrerebbe uscita da una sinfonia di Bruckner. In altre parole, Il clavicembalo ben temperato non solo è la summa di tutte le esperienze che lo hanno preceduto, ma indica anche la strada futura. Nella storia della musica europea sono pochissimi i compositori di cui si possa dire questo. Ecco uno dei motivi principali che spiegano la statura torreggiante della musica di Bach.
(Registrazione a cura di Axel Brüggemann)
Testo tratto da Daniel Barenboim, La musica sveglia il tempo, Giangiacomo Feltrinelli Editore, Milano 20084, pp. 129-133.



2 days ago | |
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Ai giovani che decidono di intraprendere questa professione consiglio di crederci fortemente e di non lasciarsi mai abbattere perché prima o poi l’occasione giusta arriva. Non esiste una ricetta valida per tutti perché l’andamento di una carriera varia da persona a persona e dipende da tante componenti, anche esterne. Se dovessi, però, indicare gli ingredienti essenziali li riassumerei così: passione, studio, costanza, determinazione, esperienza e umiltà
Annalisa Stroppa nei panni di Suzuki, Teatro alla Scala 2016(Foto di Marco Brescia & Rudy Amisano)
«Ritornare sul palcoscenico del Teatro alla Scala per l’inaugurazione della stagione mi rende molto emozionata: è una sensazione indescrivibile, di quelle che si ricordano per tutta la vita. Sono profondamente grata a coloro che mi hanno scelta e al Maestro Chailly per avermi dato questa grande opportunità. Essere diretta da lui è un privilegio. Sto affrontando quest’impegno con molta serietà, rispetto e responsabilità ma anche con grande entusiasmo. Vivo appieno questa meravigliosa occasione artistica facendo tesoro del lavoro di ogni giorno. Il periodo di prove è stato molto impegnativo ma ora ci siamo quasi: la Prima è vicina! Poter lavorare con il Maestro Riccardo Chailly e con il regista Alvis Hermanis è per me un grande onore: attraverso la loro lettura attenta e approfondita il mio personaggio ha preso forma musicalmente e drammaturgicamente e si è arricchito di spessore e sentimento. Inoltre, ho condiviso questo bellissimo periodo con degli ottimi colleghi con i quali si è creata una reciproca intesa e una bella armonia».

(Foto di Silvia Lelli)
Nella scorsa Stagione Annalisa Stroppa aveva calcato, per la prima volta, il palcoscenico del Teatro alla Scala interpretando Emilia nell’Otello di Rossini e, successivamente, vi era ritornata per interpretare Maddalena nel Rigoletto. Il mezzosoprano confessa di aver sempre seguito, con grande interesse, la diretta televisiva dell’inaugurazione scaligera ma di non avere mai neppure immaginato che un giorno sarebbe stata tra i protagonisti dell’evento. Un’occasione davvero speciale, quindi, questo terzo ritorno al Piermarini che vedrà la Stroppa nel ruolo di Suzuki in Madama Butterfly.
«Suzuki è un personaggio umanamente presente e molto positivo, tenero e contraddistinto da una grande sensibilità, è l'unica persona che comprende  veramente Butterfly e le sta accanto fino alla fine. Sono proprio questi gli aspetti del personaggio che cerco di sottolineare e valorizzare: amo la sua empatia e la sua grande sensibilità. Suzuki, con la sua presenza discreta, vuol proteggere Butterfly, cercando di non urtare la sua fragilità, restandole sempre accanto con grande affetto e partecipando profondamente al suo dolore e alla sua sofferenza. Inevitabilmente sul palcoscenico faccio mie queste emozioni ed entro talmente nel personaggio da commuovermi sempre. Impossibile, del resto, non essere colpiti di fronte a un capolavoro di cotanta bellezza e profonda umanità. Tocca a una a una tutte le corde dell’anima!»


Suzuki, Parigi
(© C. Leiber - OnP)
Le chiedo di anticipare qualcosa sulla produzione che andrà scena tra due giorni. «Sarà meravigliosa! Musicalmente abbiamo la direzione del più grande direttore d’orchestra pucciniano di tutti i tempi, il maestro Chailly, che sa valorizzare ogni singola nota scritta dall’autore. La musica si sposa meravigliosamente a un’azione scenica interpretativamente molto interiore e profonda; il regista Alvis Hermanis propone una regia molto descrittiva e realistica che si riallaccia, per quanto riguarda la gestualità, al teatro kabuki. Per non parlare della bellezza dei costumi, dell’impianto scenico e delle proiezioni che si rifanno alla pittura classica nipponica e trasportano lo spettatore direttamente in Giappone. Sono sicura che ne rimarrete affascinati»
Annalisa Stroppa aveva debuttato il ruolo di Suzuki, un anno fa: «Ho debuttato Suzuki la scorsa stagione all'Opéra Bastille di Parigi nella versione tradizionale dell’opera mentre qui a Milano metteremo in scena la prima versione del 1904. Questo implica alcune differenze: vedremo personaggi non presenti nella versione in tre atti e scene aggiuntive che poi sono state riviste e modificate da Puccini stesso. Preferisco, però, non anticipare altri particolari».

Non resta, dunque, che attendere il 7 dicembre! Nel frattempo, approfitto dell’occasione per ripercorrere con Annalisa Stroppa le tappe di una carriera straordinaria, ricca di emozioni, entusiasmo, impegno e sacrifici.


Un momento importante della tua carriera è stato il debutto a Salisburgo nel ruolo di Cherubino ne I due Figaro di Mercadante. «Serbo un bellissimo ricordo di quell’esperienza: è stato il mio primo debutto internazionale in un ruolo importante, in un teatro importante e con un maestro d’eccezione, Riccardo Muti. In quel contesto ho imparato davvero moltissimo»
C’è qualche altro momento della tua carriera che ricordi con particolare emozione? Si, la prima volta che ho visto i miei genitori seduti in platea ad ascoltarmi. È emozionante averli li con me a condividere la mia gioia perché è una conquista che abbiamo fatto insieme.


Quale repertorio ami di più, senti più congeniale a te? In questo momento mi trovo a mio agio nei ruoli del belcanto e nel repertorio francese. Ho interpretato soprattutto Mozart, Rossini, Bellini, Bizet e Berlioz. Questi autori finora hanno plasmato la mia voce. Naturalmente la voce evolve nel tempo, con l'età; non cantiamo solo con le corde vocali ma con tutto il corpo e quindi la maturazione fisica ci porta anche a un’evoluzione vocale nel corso del tempo. Vedremo il futuro in che direzione mi porterà. 

C’è un ruolo che ami particolarmente? È difficile scegliere, ma se dovessi citarne alcuni in questo momento direi quattro personaggi molto diversi tra loro ma nei quelli posso esprimere parti di me sia dal punto di vista vocale che interpretativo: Rosina,  Adalgisa, Romeo e Carmen.

C’è un ruolo che non hai ancora interpretato e che ameresti debuttare? Mi piacerebbe interpretare Leonora ne La Favorita e Charlotte nel Werther.
Prima di entrare in scena c’è più adrenalina o paura? Tanta adrenalina ed emozione!
Come si svolge una tua giornata “tipica” quando non sei in tournée? Quando non sono impegnata nelle produzioni devo studiare e prepararmi per i ruoli che dovrò eseguire subito dopo: ne approfitto per trascorrere il tempo con le persone a me care e riposare.

E quando, invece, sei impegnata in una produzione? Quando sei impegnato in una produzione i ritmi della giornata non li puoi decidere tu, sono scanditi dalle prove e il tempo libero, purtroppo, non è molto. Nei giorni di pausa cerco, comunque, di godere delle bellezze della città in cui mi trovo!

Quante ore al giorno dedichi allo studio?In generale dedico molto tempo allo studio. Questo non significa solo cantare in voce per ore ma anche pensare, riflettere, approfondire la conoscenza di uno spartito, leggere il libretto, la novella a cui si ispira, documentarsi sull’idea che il compositore aveva quando ha scritto l’opera, sul contesto storico: cercare, insomma, la maggior parte di informazioni possibili per addentrarsi nel personaggio per poterlo interpretare nella maniera più scrupolosa e personale possibile. Per quanto riguarda le ore di studio vocale, cerco di fare vocalizzi ogni giorno; infatti, noi siamo “atleti” e come tutti i muscoli anche le corde vocali vanno allenate. Quando preparo un ruolo o lo riprendo dopo tanto tempo il ruolo va, come si dice, “messo in gola” con precisione, nota per nota in ogni passaggio per trovare la modalità più confortevole per affrontarlo. Non saprei quantificare esattamente, dipende: sappiamo, però, che la voce ha anche bisogno di riposo e dopo periodi di grande lavoro è importantissimo anche il riposo e il silenzio. I grandi interpreti del passato attendevano mesi prima di passare da un ruolo all’altro e questo era molto salutare per la voce. Bisognerebbe far tesoro di questi esempi anche se al giorno d’oggi i ritmi di lavoro spesso purtroppo non lo permettono. Bisogna prendersi cura della propria voce.
Come affronti le difficoltà legate alla carriera di un’artista? Quali sono per te le maggiori difficoltà? E cosa, invece, ami di più di questa professione?La difficoltà principale è la lontananza dai propri affetti e, conseguentemente, l’impossibilità di curare personalmente i propri rapporti familiari, sentimentali e di amicizia. Sono, però, convinta di una cosa: chi ti ama ti sostiene e ti capisce e la sua presenza si avverte anche da lontano annullando ogni distanza. In questo senso sono molto fortunata: ho accanto persone meravigliose che sin da quando ho iniziato questo percorso non mi hanno mai fatto mancare affetto e sostegno. Adoro questo mestiere, cantare non è solo una professione ma è proprio parte di me, coinvolge la mia vita a 360 gradi. È ciò a cui ambivo sin da piccola ed è meraviglioso aver potuto realizzare il mio sogno. Non potevo immaginarlo perché non si può capire una cosa finché non la si vive in prima persona. Nonostante le varie difficoltà, quando sali sul palcoscenico e sai di aver fatto del tuo meglio, l'applauso del pubblico ti ripaga di ogni sacrificio. Mi ritengo veramente molto fortunata: sono riuscita a fare della mia passione il mio lavoro! Ringrazio il cielo per questo. Il Signore mi ha dato un dono e mi ha indicato la strada per portarlo avanti! Mi sento realizzata, sono molto felice e spero di poter andare avanti così.


Il tuo approccio alla musica è avvenuto grazie al pianoforte. Come mai? Quanto e in che modo ti è tornato utile lo studio del pianoforte? Come ti sei avvicinata, invece, al canto?La passione per il canto lirico è nata fin da bambina. Nonostante in famiglia non ci fossero altri musicisti o cantanti, la musica, di ogni tipo, accompagnava le mie giornate sin da piccola. Ho iniziato ad avvicinarmi alla lirica grazie ai miei nonni materni con i quali trascorrevo gran parte dei pomeriggi dopo la scuola: loro ascoltavano i tre tenori, Pavarotti, Domingo, Carreras e Mario del Monaco. (Ebbene si, tutti tenori!) Grazie a loro, ho iniziato a scoprire le grandi arie d'opera e cercavo di imitare i cantanti. Ho scoperto, così, di avere una voce importante, che aveva anche la mia nonna paterna, la quale tuttavia non ha mai potuto coltivare il suo talento; da qui sono nate la passione e la volontà di cantare. Avevo già le idee chiare: da grande avrei voluto fare la cantante! Ricordo che all'età di 8-9 anni cantavo "Nessun dorma", “O sole mio", "Parlami d'amore Mariù", "Un amore così grande", durante i banchetti di famiglia. Scoprivo che la natura era stata generosa con me e mi aveva donato una voce speciale, trovavo dentro di me un tesoro che, però, non dovevo rovinare ma imparare a utilizzare nel migliore dei modi. Mi venne detto che per studiare canto era ancora troppo presto, la voce non era ancora completamente mutata. Ho iniziato, quindi, a studiare la musica; successivamente sono stata ammessa nella classe di pianoforte in Conservatorio e nel contempo ho frequentato anche il Liceo Socio Psico Pedagogico. Verso i 20 anni la voce era finalmente pronta e matura per affrontare lo studio del canto; inoltre, avevo alle spalle una buona base musicale sulla quale appoggiarmi. Iniziai così a studiare canto, sempre al Conservatorio di Brescia: contemporaneamente preparavo gli esami in Università e nello stesso tempo, avendo ottenuto l’abilitazione, insegnavo part-time in una scuola primaria. Quando ci ripenso non so come ho fatto, credo sia stata una grande forza di volontà a darmi l'energia per affrontare tutto. Ho sempre avuto l'esempio nella mia famiglia del lavoro e del sacrificio per conquistare ciò che si desidera e con questo esempio sono crescita. Nonostante  la fatica amavo tutto ciò che facevo, l'insegnamento ai bambini, i miei studi all'università e soprattutto cantare.

Ti sei laureata anche in Scienze dell’Educazione: perché mai hai deciso di intraprendere questa facoltà?Ho deciso di intraprendere gli studi Universitari in Scienze dell’Educazione perché mi è sempre piaciuto lavorare nel sociale: se non avessi avuto la fortuna di fare la cantante avrei scelto la strada dell’insegnamento oppure avrei fatto l’educatrice, a contatto con persone diversamente abili. Avrei potuto lavorare come educatrice sociale in diversi contesti: ospedali, case di riposo, strutture per disabili o carceri. La mia tesi di laurea si intitolava “Bambini senza sbarre”: con l’appoggio del mio meraviglioso relatore in Università ho affrontato il tema dei bambini reclusi da 0 a 3 anni che vivono nella sezione del carcere con la madre detenuta e delle inevitabili carenze nel loro sviluppo. Avevo fatto uno studio frequentando la sezione nido del carcere San Vittore proprio qui a Milano: un’esperienza meravigliosa che mi ha arricchita moltissimo. A volte non possiamo nemmeno immaginare quali realtà ci siano perché sono lontane da noi. Fortunatamente negli anni la situazione di questi bambini è un po’ migliorata. 

Quando hai capito che il canto sarebbe diventato la tua “vita”?Quando ho iniziato ad ottenere i primi risultati e ad avere i primi riscontri positivi.


C’è stata qualche figura di riferimento particolarmente importante nel tuo percorso? Assolutamente si: innanzi tutto, la mia insegnante e poi tutte le persone che incontro ogni volta nelle produzioni. Cerco sempre di “attingere” da direttori, registi e colleghi tutto ciò che di positivo posso portare con me e che mi possa arricchire sia umanamente che professionalmente.

Hai vinto diversi concorsi internazionali: quanto ritieni importanti i concorsi in un percorso musicale? Li ritengo importanti ma bisogna parteciparvi con lo spirito giusto e non lasciarsi abbattere se non vanno come avremmo sperato: sono occasioni per ognuno di misurarsi con se stessi e con le proprie capacità e rappresentano anche un momento di incontro, di apertura e di confronto positivo con altri giovani cantanti. Ho partecipato ai concorsi già durante gli ultimi anni del Conservatorio, nazionali prima del diploma e internazionali subito dopo. Partecipavo ai concorsi per misurare le mie potenzialità e vedere se veramente quella del canto sarebbe potuta essere la mia strada e avrei potuto intraprendere questa carriera, perché si sa che, soprattutto al giorno d'oggi, è molto difficile. Inoltre, in occasione dei concorsi ho avuto la possibilità di farmi ascoltare da grandi cantanti e da direttori artistici che costituivano le giurie. Vedendo che i primi concorsi andavano bene e ottenevo sempre dei buoni risultati, ricevevo quelle conferme che cercavo e che mi davano l'input per crederci davvero e proseguire in questa strada. Ho iniziato a eseguire recital di canto da camera, poi piccoli ruoli d'opera e via via ruoli sempre più importanti in contesti sempre più grandi.


Che consigli daresti a chi decide di intraprendere questa professione?Ai giovani che decidono di intraprendere questa professione consiglio di crederci fortemente e di non lasciarsi mai abbattere perché prima o poi l’occasione giusta arriva. Non esiste una ricetta valida per tutti perché l’andamento di una carriera varia da persona a persona e dipende da tante componenti, anche esterne. Se dovessi, però, indicare gli ingredienti essenziali li riassumerei così: passione, studio, costanza, determinazione, esperienza e umiltà. Innanzi tutto la passione che è il motore, è ciò che ti motiva e ti dà l’energia e l’entusiasmo necessari per cantare. Guai se non ci fosse! Tutto si ridurrebbe a un semplice lavoro. Nel canto non possono mancare le emozioni e per trasmetterle agli altri bisogna prima emozionare se stessi ed essere consapevoli che ogni volta che si sale sul palcoscenico è un momento speciale. Mi ritengo molto fortunata: il mio non è un semplice lavoro ma coincide anche con la mia passione. È questo che rende speciale ogni nota che canto. Un altro ingrediente fondamentale è una buona preparazione di base perché, per costruire un percorso solido, bisogna prima di tutto essere preparati, aver studiato, conoscere bene il linguaggio musicale e conoscere il proprio strumento in modo approfondito: non si finisce mai di studiare. Oltre a una buona dose di fortuna, ci vuole molta costanza e determinazione e bisogna credere fortemente in sé stessi senza abbattersi di fronte alle difficoltà che s’incontrano. Infine, penso sia fondamentale fare tesoro di ogni esperienza che si fa in palcoscenico: in scena capisci molte cose, prende forma il personaggio che interpreti e impari a dosare le tue forze, le tue energie. È un continuo misurarsi con se stessi, con i propri limiti e le proprie possibilità. Forse il segreto è proprio questo: essere umili e non sentirsi mai arrivati. 

Adriana Benignetti
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Lucio Silla
Dramma per musica in tre atti KV 135
MusicaWolfgang Amadeus Mozart (Salisburgo, 27 gennaio 1756 – Vienna, 5 dicembre 1791)

LibrettoGiovanni De Gamerra (Livorno, 26 dicembre 1742 – Vicenza, 29 agosto 1803)
Prima rappresentazioneMilano, Teatro Regio Ducale, 26 dicembre 1772
Personaggi
Lucio Silla, dittatore romano (tenore)Celia, sua sorella (contralto)Cecilio, senatore proscritto da Silla (soprano)Giunia, sua amata, figlio di Mario (soprano)Lucio Cinna, patrizio, amico di Cecilio (soprano)Audifio, tribuno, amico di Silla (tenore)
Senatori, ufficiali, soldati, guardie, popolo
La trama
Atto I
Lucio Silla, dittatore romano, è innamorato di Giunia, figlia del defunto avversario Caio Mario; per cercare di conquistare la donna Silla ha mandato in esilio Cecilio, suo amante, spargendo la voce della sua morte. Cecilio riesce, però, a tornare in segreto a Roma e, grazie all’amico Lucio Sinna, scopre l’inganno tramato da Silla. Nel frattempo, quest’ultimo, cerca di vincere anche con l’aiuto della sorella Celia la resistenza di Giunia nei suoi confronti: arriva, perfino, a minacciare la donna e a prometterle vendetta.
Quando Giunia si reca, però,  al mausoleo degli eroi di Roma per piangere il padre, viene raggiunta da Cecilio che si è nascosto tra le tombe: i due innamorati si abbracciano, in un clima di felicità, commozione e speranza.
Atto II
Lucio Silla, su consiglio dell’amico Aufidio, decide di procedere a doppie nozze: egli sposerà Giunia, mentre sua sorella Celia si unirà in matrimonio con Cinna. Nel frattempo, Cecilioprepara un piano per uccidere Silla e Cinna chiede a Giunia di sposare il dittatore e poi di ucciderlo. La donna, spaventata e preoccupata anche per le sorti di Cecilio, si rifiuta: anche Celia cerca, senza successo, di convincere Giunia a sposare Silla.
In Campidoglio Lucio Silla chiede ai senatori di acconsentire alle sue nozze con Giunia: nessuno si oppone e Giunia sta per uccidersi quando irrompono Cecilio e Cinna per attentare alla vita del dittatore. Fallito l’attentato, Cinna dichiara di aver voluto proteggere la vita del dittatore: Cecilio viene, invece, condotto in carcere. Silla è profondamento commosso dall’amore sincero che lega profondamente Giunia e Cecilio.
Atto III
Cinna cerca di persuadere Celia a intercedere presso il fratello perché questi rinunci a sposare Giunia: in cambio, le promette la sua mano. Poi, l’uomo si reca in carcere per confortare Cecilio e per tentare di giustificare il suo pavido comportamento nell’attentato alla vita di Silla. In carcere arriva anche Giunia: alla donna è stato, infatti, concesso un ultimo incontro con Cecilio. I due innamorati sono pronti a morire entrambi: se Cecilio sarà condannato alla pena capitale, infatti, anche Giunia seguirà l’amato nella tomba.
Quando Cecilio è portato in giudizio avviene, però, l’inaspettato colpo di scena. Silla decide di perdonare Cecilio e consente a Giunia di divenire sua sposa; revoca poi il bando a tutti i proscritti, permettendo loro di ritornare a casa. Silla perdona anche Cinna, che nel frattempo ha confessato i suoi piano. Infine, il dittatore si dimette restituendo a Roma la libertà.


Adriana Benignetti
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Lucio Silla
Dramma per musica in tre atti KV 135
MusicaWolfgang Amadeus Mozart (Salisburgo, 27 gennaio 1756 – Vienna, 5 dicembre 1791)

LibrettoGiovanni De Gamerra (Livorno, 26 dicembre 1742 – Vicenza, 29 agosto 1803)
Prima rappresentazioneMilano, Teatro Regio Ducale, 26 dicembre 1772
Personaggi
Lucio Silla, dittatore romano (tenore)Celia, sua sorella (contralto)Cecilio, senatore proscritto da Silla (soprano)Giunia, sua amata, figlio di Mario (soprano)Lucio Cinna, patrizio, amico di Cecilio (soprano)Audifio, tribuno, amico di Silla (tenore)
Senatori, ufficiali, soldati, guardie, popolo
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Wolfgang Amadeus Mozart(Salisburgo, 27 gennaio 1756 – Vienna, 5 dicembre 1791)
1756 Wolfgang Amadeus nasce a Salisburgo il 27 gennaio, settimo e ultimo figlio di Johann Georg Lepold Mozart e Maria Anna Pertl. Il padre, violinista, vice Kappelmeister e autore del famoso trattato di esecuzione violinistica, Versuch einer gründlichen Violinschule (Augusta 1756), svolse un ruolo centrale nella vita del figlio: consapevole delle sue doti eccezionali si occupò ben presto di “educarle” professionalmente.

1761 Le prime composizioni a noi note, un Andante e un Allegro  KV 1a e 1b, furono scritte nei primi mesi del 1761. Al settembre dello stesso anno risale anche la prima esecuzione pubblica di Mozart all’Università di Salisburgo.
1762 Insieme al padre e alla sorella Marianna, detta Nannerl, Wolfgang compie il primo viaggio artistico. A monaco i due bambini suonano davanti al principe elettore Massimiliano, fermandosi in Baviera per tre settimane; il 6 ottobre giungono a Vienna e si esibiscono dinanzi a Corte. La famiglia fa ritorno a Salisburgo il 5 gennaio 1763. 
1763-1766 Wolfgang, Nannerl e Leopold lasciano nuovamente Salisburgo per un viaggio che li porterà in Germania, Olanda, Parigi e Londra.
1769-1770 Nel dicembre del 1769, Wolfgang e il padre intraprendono il primo viaggio in Italia: Verona, Mantova, Milano, Bologna, Firenze, Roma e Napoli sono le principali tappe. A Bologna, Amadeus incontra Padre Martini; di ritorno da Napoli è ricevuto, l’8 luglio 1770, in udienza privata da papa Clemente IV che gli conferisce l’Ordine dello Sperone d’Oro.
1771 Secondo viaggio in Italia. A Milano Amadeus compone Ascanio in Alba, opera su libretto di Parini, rappresentata il 17 ottobre.
1772 Terzo viaggio in Italia e rappresentazione di Lucio Silla a Milano il 24 ottobre.
1777 Il 23 settembre Wolfgang e la madre intraprendono un viaggio verso la Francia; sulla strada per Parigi sostano a Mannheim, dove rimangono alcuni mesi. Amadeus dà lezioni private, scrive alcune composizioni per flauto commissionate dal ricco medico olandese e dilettante di musica Ferdinand Dejean e s’innamora di Aloisa Weber. Il 3 luglio la madre di Mozart muore.
1781 Dopo la trionfale esecuzione di Idomeneo, re di Creta a Monaco di Baviera, un ennesimo scontro con Collaredo induce Mozart, cacciato a pedate da un cortigiano dell’arcivescovo, il conte Arco, a trasferirsi a Vienna.
1782 Mozart sposa Costanze Weber, sorella di Aloisa, il 4 agosto: dei sei figli avuto dal matrimonio solamente due sopravviveranno. Dal punto di vista musicale, la grande esperienza del 1782 è la scoperta, grazie a Van Swieten, di Bach padre, di Händel, di Wilhelm Friedemann e di Carl P. E. Bach.
1787 Alla fine di maggio Leopold Mozart muore.         A Praga Le nozze di Figaro e Don Giovanni ottengono trionfali successi.
1789-1791 Mozart compone Così fan tutte, ossia La scuola degli Amanti,La Clemenza di Tito, Die Zauberflöte, gli ultimi Quartetti, le ultime tre sinfonie. Nonostante l’inesauribile estro compositivo, gli ultimi cinque anni della sua vita videro gradualmente declinare gli entusiasmi e le fortune che avevano accolto la sua iniziale comparsa viennese.
1791 Il 5 dicembre muore a Vienna, lasciano incompiuta la sua ultima composizione, il Requiem: è sepolto, senza cerimonie particolari, in una fossa comune, secondo gli usi viennesi dell’epoca, nel cimitero di S. Marx.


Adriana Benignetti
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La collaborazione tra l’Istituto della Enciclopedia Italiana, il Teatro alla Scala e l’Archivio Storico Ricordi prosegue con la ristampa in facsimile del libretto del 17 febbraio 1904,  che verrà distribuito insieme ai programmi di sala della Madama Butterfly diretta da Riccardo Chailly
Il 7 dicembre e per tutte le rappresentazioni di Madama Butterfly gli abbonati e gli spettatori che acquisteranno il programma di sala riceveranno in dono una copia in facsimile del libretto originale di Luigi Illica e Giuseppe Giacosa stampato da Ricordi in occasione della prima del 17 febbraio 1904 alla Scala.

Il libretto è un omaggio dell’Istituto della Enciclopedia Italiana fondata da Giovanni Treccani nell’ambito della collaborazione con il Teatro alla Scalae l’Archivio Storico Ricordi ed è stato stampato in 5.500 copie che verranno consegnate al pubblico confezionate in una busta ad hoc e accompagnate da un cartoncino che ricorda la collaborazione tra le tre Istituzioni, che annovera un’analoga iniziativa in occasione della prima di Turandotdiretta da Riccardo Chailly nel 2015.
Il libretto, che reca in copertina il titolo dell’opera (che era stato definitivamente modificato da Butterflyin Madama Butterfly appena due giorni prima dell’andata in scena) incastonato in una elaborata decorazione in stile giapponese formata da due draghi scarlatti e firmata da Alfredo Montalti, riporta i nomi degli interpreti della prima assoluta: Rosina Storchio come Cio-Cio-San, Giovanni Zenatello come Pinkerton, Giuseppe De Luca come Sharpless. e fa riferimento alla stagione di “Carnevale-Quaresima 1904”. Nella pagina seguente il Maestro Concertatore e Direttore d’Orchestra Cleofonte Campanini è citato in capo all’elenco delle prime parti dell’Orchestra. Dopo il libretto della versione in due atti che torna oggi per la prima volta alla Scala sotto la direzione del M° Chailly le due pagine conclusive sono dedicate alla promozione delle Edizioni Ricordi: nella penultima si pubblicizzano l’edizione in ottavo delle edizioni dell’opera per canto e pianoforte e per pianoforte solo (con legatura all’inglese) e la serie di 12 cartoline di Metlicovitz che si possono ammirare oggi nella mostra “L’Oriente ritrovato” allestita al Museo Teatrale alla Scala. Nell’ultima si promuove invece la rivista “Musica e Musicisti”, su cui Ricordi avrebbe poi fornito la sua versione dello sfortunato esito della serata. Il prezzo del volume era di Lire una.
Riproporre oggi in facsimile il libretto della prima di Madama Butterfly è un gesto denso di significati, che grazie alla collaborazione con la Treccani sottolinea il legame che unisce Puccini e in particolare la sua “tragedia giapponese”, la storia del Teatro alla Scala e l’editore Ricordi, a pochi giorni dallo scoprimento della statua di Giulio Ricordi in Largo Ghiringhelli.

(comunicato stampa)
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Joel Prieto sarà Tamino a Varsavia prima di cantare la Nona Sinfonia di Beethoven in Giappone
(Foto di Simon Pauly)

Joel Prieto, nato a Madrid e cresciuto a Porto Rico, continua senza sosta la sua carriera internazionale, molto concentrato sul lavoro del suo compositore preferito, Wolfgang Amadeus Mozart. Dopo essere stato Tamino (Die Zauberflöte) a Madrid e Ferrando (Così fan tutte) al Festival di Aix-en-Provence (Francia), al Mostly Mozart di New York, al Proms di Londra e al Festival di Edimburgo (Scozia ), l’affermato cantante, formatosi tra Porto Rico e gli Stati Uniti, ha fatto una pausa nella sua agenda mozartiana per interpretare Bénédicte dell’opera di Berlioz Béatrice et Bénédicte al Théâtre du Capitole di Toulouse (Francia) a settembre e ottobre.

A dicembre (11, 13, 15 dicembre) Prieto debutterà al Teatr Wielki, il teatro principale  di Varsavia, per tornare nei panni del principe Tamino in Die Zauberflöte, e lo farà nella stessa produzione con la quale ha trionfato al Teatro Real di Madrid lo scorso gennaio: produzione firmata da Suzanne Andrade e Barrie Kosky e nella quale l’opera del genio di Salisburgo si presenta come un omaggio ai film del cinema muto.
Successivamente (21, 23, 24, 25, 27 dicembre), Joel Prieto si recherà a Tokyo per interpretare la Nona Sinfonia di Beethoven con la NHK Symphony Orchestra e il coro dei Tokyo Opera Singers sotto la direzione del Maestro Herbert Blomstedt; quest’impegno segnerà il suo debutto nel paese asiatico e sarà la prima volta in cui canterà la famosa composizione del maestro di Bonn.
Joel Prieto inizierà il 2017 con un nuovo e importante passo nella sua carriera: il suo debutto al Los Angeles Opera (Stati Uniti), sempre con Mozart, questa volta con Belmonte ne Il Ratto dal serraglio.
Per maggiori informazioni:http://joelprieto.com/https://www.facebook.com/JoelPrietoTenor/?fref=tshttp://teatrwielki.pl/en/repertoire/calendar/2016-2017/the-magic-flute/https://www.nhkso.or.jp/en/concert/concert_detail.php?id=620
(comunicato stampa)

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Lunedì 5 dicembre alle ore 21.00, Nicolas Altstaedt, Pekka Kuusisto, Lily Francis, Knut Erik Sundquist e Alexander Lonquich saranno i protagonisti del prossimo appuntamento della Stagione 2016/2017 di Serate Musicali
                                                Fondato nel 1981, da Gidon Kremer e Padre Josef Herowitsch, il Festival di Musica da Camera di Lockenhaus – piccolo borgo austriaco al confine con l’Ungheria – riunisce ogni estate musicisti da tutto il mondo che si esibiscono in formazioni create appositamente per l’occasione. 
Dal 2012, Direttore Musicale del Festival è Nicolas Altstaedt che, accompagnato da altri 4 musicisti – Pekka Kuusistoal violino, Lily Francis alla viola, Knut Erik Sundquist al contrabbasso e Alexander Lonquich al pianoforte – ha deciso di riproporre in “tour” questa significativa esperienza.
Appuntamento, quindi, lunedì 5 dicembre alle ore 21.00, al Conservatorio “G. Verdi” di Milano, dove i musicisti si esibiranno per la Stagione 2016/2017 di Serate Musicali.

Sala Verdi, Conservatorio “G. Verdi” di MIlanoVia Conservatorio 12, Milano
Lunedì 5 dicembre 2016 ore 21.00 "Lockenhaus on Tour"
NICOLAS ALTSTAEDTVioloncello e Direttore Artistico di "Lockenhaus on Tour"PEKKA KUUSISTOViolinoLILY FRANCISViolaKNUT ERIK SUNDQUISTContrabbasso ALEXANDER LONQUICHPianoforte
«IMPROVISATION À LA LOCKENHAUS»***FRANZ SCHUBERT (1797 - 1828)Quintetto per pianoforte e archi in la maggiore «La Trota» op. 114, D667Allegro vivace ; Andante ; Scherzo. Presto ; Tema. Andantino ; Allegro giusto
Biglietti: Intero €25,00 - Ridotto €20,00
Di origini tedesche e francesi, Nicolas Altstaedt si trova a proprio agio con repertorio antico, tradizionale o contemporaneo.  Vincitore nel 2010 del ‘Credit Suisse Young Artists’, ha eseguito il Concerto di Schumann con i Wiener Philharmoniker diretti da Dudamel al Festival di Lucerna. Da allora è stato ospite di: Tonhalle di Zurigo, Tokyo Symphony; Tokyo Metropolitan, Melbourne Symphony e tutte le Orchestre della BBC e con direttori quali Vladimir Ashkenazy, Sir Neville Marriner, Sir Roger Norrington, Sir Andrew Davis e Andrea Marcon.  Nelle stagioni 2016/17 e 2017/18 sono previsti impegni con Wiener Symphoniker, Deutsche Sinfonieorchester di Berlino, NDR Elbphilharmonie Orchestra, NDR di Hannover, MDR di Lipsia, Orchestra Sinfonica della Radio di Vienna, Filarmonica di Rotterdam, Orchestra Sinfonica di Barcellona, Filarmonica Nazionale Ungherese, Concertgebouw, Australian Chamber Orchestra  e English Chamber Orchestra. Tornerà ospite de: BBC Scottish Symphony, Orchestra della Svizzera Italiana, Sinfonica SWR della Radio di Stoccarda, Filarmonica di Strasburgo, Orchestra Sinfonica di Basilea e Filarmonica di Duisburg come ‘Artist-in-residence’.  Nel 2012 Altstaedt è stato scelto da Gidon Kremer come suo successore per la posizione di direttore artistico al Festival di Musica da Camera di Lockenhaus. Nel 2014, su indicazione del predecessore Adam Fischer, è stato nominato Direttore Artistico della Österreichisch-Ungarische Haydn Philharmonie, con la quale suona regolarmente al Konzerthaus di Vienna, al Festival Esterhazy e con la quale sono previste tournée in Cina e Giappone. In recital suona abitualmente con Fazil Say e Alexander Lonquich; nella stagione 2016/17 sono previste una tournée negli Stati Uniti e concerti a Istanbul, Wigmore Hall,  Concertgebouw e New York. Attivo anche in ambito cameristico, Altstaedt collabora stabilmente con Janine Jansen, Vilde Frang, Pekka Kuusisto, Jonathan Cohen e il Quatuor Ébène, in Festival quali Salisburgo, Verbier, BBC Proms, Lucerna, Gstaad, Musikfest di Berlino, Schleswig-Holstein, Rheingau, Utrecht e Stavanger. È molto impegnato anche nella diffusione della musica contemporanea e ha tenuto a battesimo i Concerti di Wolfgang Rihm, Georg Friedrich Haas e Nico Muhly; collabora inoltre con i compositori Sofia Gubaidulina, Thomas Ades, Bryce Dessner, Jörg Widmann, Matthias Pintscher e Fazil Say. Quest’anno coordina il Festival “Viva Cello” di Liestal (Svizzera) dove si esibisce anche con il pianista e compositore tedesco “Hauschka”. Ha registrato i Concerti per cello di Haydn, Ligeti e Schumann. Prossime pubblicazioni: tutti i Concerti di C.Ph. E. Bach con Jonathan Cohen e l’Ensemble “Arcangelo”, i Concerti di Shostakovich e Weinberg con Michal Nesterowicz e la DSO di Berlino e un recital con Fazil Say. Altstaedt è stato ‘BBC New Generation Artist’ nel biennio 2010/2012 e ha ricevuto il ‘Borletti Buitoni Trust’ nel 2009.  Suona un violoncello ‘Giulio Cesare Gigli’ realizzato a Roma intorno al 1770.


Sostenitore della ‘nuova musica’, Pekka Kuusisto collabora con compositori quali Nico Muhly, Thomas Adès e Sebastian Fagerlund, di cui ha eseguito la prima esecuzione mondiale del Concerto per violino. Progetti futuri in campo discografico prevedono il Concerto per violino di Sibelius con la Tapiola Sinfonietta, con la partecipazione di Pekka Kuusisto come direttore e solista. Ha suonato con Scottish Chamber Orchestra, Sinfonica di Birmingham, Sinfonica di Toronto e ha debuttato con Bamberger Symphoniker. In qualità di solista è apparso con le Orchestre Sinfoniche di Seattle e BBC, MDR Sinfonieorchester di Lipsia e Orquesta Sinfónica de Galicia. Collabora regolarmente con Anne Sofie von Otter, Simon Crawford-Phillips, Altstaedt, Lonquich e Mustonen. Nel corso dell’ultima stagione è apparso al Festival Bachwochen di Ansbach, al Concertgebouw di Amsterdam, al Konzerthaus di Dortmund e a Wigmore Hall. Dal gennaio 2016 è Direttore Artistico di ACO Collective (un ensemble d’archi della Australian Chamber Orchestra, dedicato  ai giovani musicisti australiani, per portare progetti innovativi in tutto il Paese); dalla stagione 2016/17 è diventato ‘Artistic Partner’ della Saint Paul Chamber Orchestra. É ospite regolare della Mahler Chamber Orchestra, della Swedish Chamber Orchestra, dell’Irish Chamber Orchestra e della Britten Sinfonia e nel 2015 ha diretto la Deutsche Kammerphilharmonie di Brema in un tour in Sud America. Kuusisto suona di frequente nel suo paese natale, la Finlandia, dove cura anche diversi progetti. Nell’ultima stagione ha eseguito, alla Filarmonica di Helsinki, il Concerto per violino di Sibelius, in onore del 150° anniversario della nascita del compositore. È anche Direttore Artistico di 'Our Festival', che ha luogo ogni anno nella città natale di Sibelius e che ha ricevuto un premio dallo Stato Finlandese per la sua programmazione innovativa. Nel 2013 è stato insignito del Nordic Council Music Prize.Suona su un violino Giovanni Battista Guadagnini del 1752 su gentile concessione della Fondazione Culturale Finlandese.


Americana, Lily Francis nel 2009 ha vinto il Concorso ARD di Monaco nella categoria ‘violino’ e in seguito ha suonato con orchestre tedesche, tra cui la Sinfonica della Radio Bavarese, l’Orchestra da Camera e l’Orchestra della Radio di Monaco. Ha debuttato alla Weill Recital Hall di New York nel 2008 nella serie ‘Distinctive Debuts’, mentre recentemente si è esibita come primo violino con l’Orchestra da Camera di Monaco, la Camerata Salzburg e l’Orchestra da Camera di Vienna.  Lily Francis è stata membro della Chamber Music Society of Lincoln Center dal 2006 al 2009, tenendo concerti alla Alice Tully Hall e in altre importanti sedi concertistiche di New York e degli Stati Uniti. Come membro dell’Aronowitz Ensemble, suona spesso in Gran Bretagna; inoltre è violinista nella Chamber Orchestra of Europe. Ha suonato ai Festival di Lockenhaus,  Marlboro Music,  Musikdorf di Ernen etc…  Ha collaborato con Mitsuko Uchida, Andras Schiff, Gidon Kremer, Arnold Steinhardt, Kim Kashkashian e Peter Wiley. Si è diplomata al Curtis Institute e al Conservatorio del New England e ha studiato con Joseph Silverstein, Miriam Fried, Philip Setzer, Brian Lewis, Teri Einfeldt, Steve Tenenbom e Gerhard Schulz.  Suona un violino Pierre Silvestre del 1846 e una viola Marco Coppiardi del 2004.


Nato nel 1961, Knut Erik Sundquist è uno dei più importanti contrabbassisti dei nostri tempi. Dopo gli studi a Vienna con Ludwig Streicher, è stato contrabbasso solista della Filarmonica di Bergen; nel 1993 è tornato a vivere nella sua amata città natale nel nord della Norvegia, Harstad. Sundquist è ospite regolare di numerosi Festival, quali le Schubertiadi di Schwarzenberg, il Festival di Lockenhaus, il Festival di Lucerna così come dei principali festival norvegesi.  Il suo CD intitolato "Reverie", con musiche di Giovanni Bottesini (2011), ha ottenuto grande successo sia in Norvegia sia all’estero.  Knut Erik Sundquist insegna all’Università di Tromsø, in Norvegia.
Nato a Trier, in Germania, Alexander Lonquichnel 1977 ha vinto il I Premio al Concorso Casagrande dedicato a Schubert. Da allora ha tenuto concerti in Giappone, Stati Uniti e nei principali centri musicali europei. La sua attività lo ha visto impegnato con direttori quali Abbado, Sanderling, Koopman, Krivine, Holliger, Minkowski. Particolare il rapporto mantenuto con Sandor Vègh e la Camerata Salzburg, di cui è tuttora regolare ospite nella veste di direttore-solista. Un importante ruolo lo svolge inoltre la sua attività nell’ambito della musica da camera, collaborando con Tetzlaff, Altstaedt, Frang, Bell, Isserlis, Schiff, Faust, C. Widmann, J. Widmann, Holliger, Zimmermann. Ha ottenuto numerosi riconoscimenti: "Diapason d’Or", "Premio Abbiati" e "Premio Edison". Dal 2003 Lonquich forma, con la moglie Cristina Barbuti, un duo pianistico. Nei suoi concerti appare spesso nella doppia veste di pianista e fortepianista spaziando da C. Ph. E. Bach a Schumann e Chopin del quale ha inciso su un pianoforte Erard insieme a Philippe Herreweghe il Concerto in fa minore per il Frederick Chopin Institute. Come direttore-solista, collabora stabilmente con l’Orchestra da Camera di Mantova - con cui in particolare ha svolto un lavoro di ricerca e approfondimento tra il 2004 e 2007 sull’Integrale dei Concerti per pianoforte e orchestra di Mozart - e ha lavorato con l’Orchestra della Radio di Francoforte, la Royal Philharmonic Orchestra, la Deutsche Kammerphilarmonie, la Camerata Salzburg, la Mahler Chamber Orchestra, l’Orchestre des Champs Elysées e la Filarmonica della Scala di Milano. Di particolare rilievo è stato, nel 2009, il progetto con l’Orchestra Sinfonica Nazionale RAI in cui, in cinque differenti concerti, è stata presentata l’Integrale delle Sinfonie di Schubert accostate ai Concerti per pianoforte di Beethoven. È ospite regolare dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia, con la quale dalla stagione 2011/12 collabora come direttore-solista. Dopo incisioni dedicate a Mozart, Schumann e Schubert, ha iniziato a registrare musiche del compositore israeliano Gideon Lewensohn ed un CD di musica pianistica francese dell’inizio del XX secolo con gli Improptus di Fauré, Gaspard de la nuit di Ravel e i Préludes di Messiaen. Recentemente ha inciso la Kreisleriana e la Partita di Holliger e un CD interamente dedicato a Schubert insieme a Carolin Widmann. Ai numerosi impegni concertistici, Lonquich ha affiancato negli anni un intenso lavoro in campo didattico tenendo masterclass in Europa, Stati Uniti e Australia. Ha collaborato con l’Accademia Pianistica di Imola, l’Accademia Musicale Chigiana e la Hochschule für Musik di Colonia. Dal 2014 è Direttore Principale dell’Orchestra del Teatro Olimpico di Vicenza, con la quale suona in ogni stagione anche come solista, contribuendo alla formazione dei giovani musicisti e all’ampliamento del repertorio dell’Ensemble. Nella stagione 2015/16 è stato Artist in Residence presso la NDR (Orchestra della Radio della Germania del Nord). Nel 2013 ha creato nella propria abitazione fiorentina, con la moglie, Kantoratelier,un piccolo spazio teatrale dove le discipline a lui care - psicologia, musica e teatro - vengono approfondite grazie a laboratori, seminari e concerti. È ospite di Serate Musicali - Milano dal 1984.
«LOCKENHAUS ON TOUR»Il Festival di Musica da Camera di Lockenhaus è stato fondato nel 1981 da Gidon Kremer e Padre Josef Herowitsch, al tempo sacerdote della parrocchia di Lockenhaus. Il concetto del Festival era quello di smantellare il business musicale ‘sovracommercializzato’, trasformando Lockenhaus, un paese di 1000 abitanti nella regione austriaca del Burgenland, in un centro internazionale di musica da camera una volta all’anno: musicisti da tutto il mondo arrivano a Lockenhaus, riunendosi in un ambiente intimo per un scambio musicale lontano dai grandi palcoscenici e per suonare in formazioni create appositamente per il Festival. A garanzia della spontaneità, della flessibilità e della creatività musicale, i programmi dei concerti vengono stabiliti solo in situ da tutti i musicisti che si esibiscono per il Festival. Alla luce di questa particolarità tipica di Lockenhaus, nuovi percorsi vengono esplorati, avventurandosi in un territorio musicale inusuale. Dal 2012 Nicolas Altstaedt è il Direttore Musicale del Festival, su suggerimento di Gidon Kremer. Il tema del prossimo anno sarà "Kronos e Kairos" e offrirà uno sguardo in un mondo dove la super-regolata routine quotidiana si arresta per lasciare spazio a quei momenti speciali in cui i capolavori artistici senza tempo vengono creati.
Il programmaFRANZ SCHUBERTQuintetto per pianoforte e archi in la maggiore «La Trota» op. 114, D667Il Quintetto "La trota", così chiamato perché il compositore utilizzò nell'Andantino come tema per le variazioni il suo Lied "La trota", fu composto nel 1819 su commissione del mecenate e direttore della miniera di Steyr, nell'Alta Austria, Silvester Paumgartner, musicista dilettante e violoncellista, oltre che animatore di un cenacolo musicale che si riuniva abitualmente in casa sua. Probabilmente il Quintetto fu eseguito in uno di questi incontri musicali a carattere familiare e poi riposto nella biblioteca del Paumgartner: fu pubblicato postumo da Joseph Czerny come opera 114 a un anno di distanza dalla morte del musicista. Il componimento è una serenata contrassegnata da un tono di cordiale conversazione tra i quattro archi e il pianoforte in cui Schubert rivela tutta la sua abilità di costruttore di finissime ed eleganti armonie. Si tratta senza dubbio di un capolavoro, come appare sin dal primo movimento, Allegro vivace, in cui una dolce melodia cantabile si contrappone a un gruppo di accordi ora veloci e ora lenti, fra slanci e ripiegamenti, in un gioco tra situazioni statiche e dinamiche. Soltanto dopo la quarta entrata del pianoforte, il tema acquista contorni precisi e la ritmica dello sviluppo diventa più densa e compatta, sino a sciogliersi in piacevoli impasti strumentali, tra i quali si possono cogliere accenti di variazioni. Volta a volta il pianoforte, il violino e il violoncello assumono il ruolo di guida del discorso strumentale esprimendo quel gusto del fraseggio musicale luminoso e cristallino, tipico della personalità di Schubert. Il successivo Andante, diviso in due momenti in fa maggiore e in la bemolle maggiore, è un canto spianato con qualche appoggiatura armonica di sapore magiaro e un ritmo puntato di gradevole effetto. A spezzare l'atmosfera sognante dell'Andante ci pensa lo Scherzocostruito sui contrasti ritmici tra pianoforte e violino, attenuati nella seconda parte in un morbido gioco armonico. Ed eccoci al purissimo tema del Lied "La trota" con le sei variazioni di lucente levigatezza musicale. Il tema è annunciato dagli archi, poi la melodia passa alternativamente al pianoforte, alla viola, al contrabbasso al violino e al violoncello. L'Allegro giusto dell'ultimo movimento è partico-larmente colorito nel suo incedere ritmico all'ungherese, mentre il pianoforte con il suo spigliato e fosforescente tessuto sonoro contribuisce ad arricchire quel senso di benessere spirituale proveniente dall'ascolto del Quintetto che, come sottolinea giustamente Alfred Einstein, è parte integrante dello Schubert «che non possiamo fare a meno di amare».?                   Adriana Benignetti       

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