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MusicaProgetto
Adriana Benignetti
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da “Il pianoforte a Napoli nell’Ottocento” di Vincenzo Vitale (Napoli, 13 dicembre 1908 – Ivi, 21 luglio 1984)
Ernesto A. L. Coop
Un vecchio album di pezzi pianistici rilegato in tela ed oro. Sulle copertine, tra arabeschi e ghirigori, titoli annuncianti moti dell’animo, fenomeni meteorologici, località turistiche, date fatidiche (L’âme qui rêve. 


L’imitazione del temporale. La pluie des perles. Sur le lac) e decorazioni floreali che incorniciano zuccherose immagini femminili. Da una di quelle copertine (lucida, fastosa nella sua decorazione policroma) sorride, verginale e vasta, una giovinetta che pare diffonda odor di vaniglia, in contrasto con quello, acre, di muffa, che impregna tutto il volume.
La bellissima è il titolo del pezzo. Autore ne è Ernesto A. L. Coop[1], dal solenne triplice nome e dall’esotico cognome di origine anglo-sassone.Se Francesco Lanza fu un artista cui la cultura musicale non difettò, e che abbia ampia e sicura nozione dell’opera dei grandi romantici, non così può dirsi del suo quasi contemporaneo Ernesto A. L. Coop. In questo distinto gentiluomo, che usava carrozza e cavalli per recarsi ad impartir lezioni nelle case dei nobili e dei ricchi napoletani, v’era solo un’epidermica conoscenza del romanticismo pianistico.L’eroismo, la tristezza, l’amore, il pensiero della morte, che si trasfigurano in atto poetico nei sommi finirono in lui nella decalcomania.Ernesto Coop fu il campione d'una malinconia di maniera e, nella fiera dell'impudicizia sentimentale, occupò un posto di privilegio. Basterebbero i soli titoli dei suoi pezzi pianistici a denunziarne non che i limiti, la povertà dell'invenzione, la carenza del gusto: La tristezza, La smania, Lo scherzo, La sciocchezza. E soprattutto il Pensiero lugubre. Notturno op. 50, che fece illanguidire per decenni i frequentatori dei salotti napoletani nella seconda metà dell’Ottocento. 


I Notturni di Field e di Chopin, i  Nachtstücke di Schumann, il notturnismo minore di Teodoro Döhler (che pure aveva una sua cifra di distinzione) e quanto, ispirandosi alle ombre, l’estetica romantica aveva prodotto, erano ancora impopolari nel ceto incolto o affezionato solo alla musica da teatro e che preferiva la più accessibile e dichiarata sbavatura delle pagine di Ernesto Coop, cavaliere delle ‘periodiche’ partenopee. Era nato a Messina il 17 giugno 1802[2]. Il padre era avvocato, ed appassionato cultore di musica. Nella sua dimora à la page presso il mondo elegante ed intellettuale cittadino si eseguivano Haydn, Mozart, Beethoven. E se si tiene conto di questo importante fattore ambientale si ha ragione di ritenere che gli insegnanti del Coop, Aspio e Mazza, non influissero beneficamente sull’evoluzione musicale del proprio alunno, ma che anzi ne deviassero la buona formazione iniziale. Non che il giovane pianista fosse, come esecutore, privo di talento. Anzi, se si leggono le cronache delle sue esibizioni, si rivela quanti ammirati consensi ottenessero le sue performances nei cenacoli privati e nelle pubbliche ‘tornate’. Fin dal suo arrivo a Napoli si distinse per doti di suoni e di eleganza, quantunque la sua precisione non fosse delle più ammirevoli. Ma il successo gli arrise e non mancò di far giungere i suoi echi fino ad una stella del concertismo internazionale presente allora a Napoli: a Sigismondo Thalberg, che invitò il giovane pianista siciliano ad eseguire con lui pezzi trascritti per due pianoforti. Importante attestazione di stima, questa, che fornì al Coop il principale titolo di vanto; superiore forse al successo ch’egli ebbe col suo Pensiero lugubre. Nel 1865 il Conservatorio di S. Pietro a Majella accolse il Coop come insegnante di pianoforte. Ma i corridoi di quello ‘Stabilimento musicale’ non furono per lui cosparsi di rose. La sua figura fu giudicata, dai capoccia di allora, inferiore al compito, con sentenza senza speranza di appello. Sentenza che non si modificò neanche quando due giovani 'virtuosi', i fratelli Luigi e Vincenzo Romaniello (il primo, in seguito, alunno del Cesi), vennero fuori dalla sua classe. E come spesso accade, il povero Coop fu giudicato severamente proprio là dove aveva prodotto il meglio di sé. E la sua cattiva sorte conservatoriale fu così virulenta che ho udito nella mia giovinezza maestri anziani parlare di lui con sussiegoso disprezzo: forse ad qeuilibrare le altisonanti parole dell'elogio funebre, lette nella Chiesa dell'Addolorata alla Duchesca il 18 settembre del 1879, alla sua morte. Ma anche a me sia permesso di sacrificare al nume della paccottiglia, dedicandogli un ringraziamento per l'emozione inedita che mi suscitò molti anni fa l'ascoltare in una serata di luna le note tenerelle della Bellissima: in uno dei superstiti vicoli della vecchia Napoli, verso l'allora ancor verde gradinata del Mojariello, che conduce al Bosco di Capodimonte. Forse vi avrebbe prestato orecchio anche Salvatore Di Giacomo per ambientarvi il suo Pianefforte 'e notte. Logoro album pianistico, ricco di notine che vanno su e giù per la pagina, a miriadi, fini e sottili come quelle pelurie del grano che ti capitano d'estate nello scompartimento, in treno. Che ti vien voglia di soffiarci su per vederle volare più in alto. E disfarsi. 

Vincenzo Vitale, Il pianoforte a Napoli nell’Ottocento, Saggi Bibliopolis 10, Napoli: Bibliopolis 1983
A. B.

[1]Iniziali dei nomi Antonio e Luigi, com’è sempre annotato sulle copertine dei pezzi pianistici di Coop. Un figlio di lui, Ernesto, pianista, nacque a Napoli il 6 aprile 1859. Studiò prima col padre e poi, a Lipsia, composizione e pianoforte con diversi insegnanti. Morì a Napoli il 6 febbraio 1929.[2] Così Luigi Alberto Villanis (L’arte del pianoforte in Italia, Torino, 1907; riedito da Forni, Bologna, 1969). Pannain indica: 1812 (Ottocento musicale italiano, Milano, Curci, 1952). Il Pannain inquadra Coop nel mondo dei pianisti salottieri di Napoli, attribuendogli comunque una funzione sociale di rilievo e dandogli maggior risalto che a Francesco Lanza, di cui dice: «A Napoli fin dal principio del secolo aveva insegnato pianoforte un tal Francesco Lanza…» (op. cit., p. 145)
11 hours ago | |
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Witold Malcuzynski (Varsavia, 10 agosto 1914 – Maiorca, 17 luglio 1977)






STUDIO RECORDING 1959
00:00 Op.26/1 08:14 Op.26/2 16:00 Op.40/1 21:46 Op.40/2 28:05 Op.44 39:12 Op.53

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Mercoledì 17 febbraio alle ore 18.00 appuntamento con Antonio Rostagno e “Il padre dei Padri” al Ridotto dei Palchi “Arturo Toscanini” del Teatro alla Scala


Sarà Antonio Rostagno che docente di drammaturgia musicale e Storia della musica nell’Università “La Sapienza” di Roma –, nell’incontro “Il padre dei Padri”a illustrare, con ascolti e l’ausilio del pianoforte, I due Foscari. La tragedia lirica in tre atti di Giuseppe Verdi, su libretto di Francesco Maria Piave, sarà in scena al Teatro alla Scala dal 25 febbraio al 25 marzo 2016 con la direzione di Michele Mariotti e la regia e le scene di Alvis Hermanis.

L’appuntamento, che fa parte del ciclo “Prima delle prime” (organizzato dagli Amici della Scala) è per mercoledì 17 febbraio alle ore 18.00 presso il Ridotto dei palchi “A. Toscanini” del Teatro alla Scala di Milano. Alla serata parteciperà anche il M° Riccardo Chailly.
L’accesso al Foyer “Toscanini” non richiede biglietto: basta presentarsi all’ingresso principale del Teatro con un certo anticipo. L’accesso è regolato dalle maschere e si ferma al raggiungimento della capienza consentita dalle norme di sicurezza per il Ridotto (150 posti a sedere). 
Adriana Benignetti

2 days ago | |
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(Francesco Hayez)
I due FoscariTragedia lirica in tre atti
MusicaGiuseppe Verdi (Roncole di Busseto, Parma, 1813 – Milano, 1901)

LibrettoFrancesco Maria Piave (Murano, Venezia, 1810 – Milano, 1876) tratto dalla tragedia The two Foscari di George Byron
Prima rappresentazione
Roma, Teatro Argentina, 3 novembre 1844
PersonaggiFrancesco Foscari, doge di Venezia, ottuagenario (baritono)Jacopo Foscari, suo figlio (tenore)Lucrezia Contarini, sua moglie (soprano)Jacopo Loredano, membro del Consiglio dei Dieci (basso)Barbarigo, senatore, membro della Giunta (tenore)Pisana, amica e confidente di Lucrezia (soprano)Fante del Consiglio dei Dieci (tenore)Servo del doge (basso)
Membri del Consiglio dei Dieci e della GiuntaAncelle di LucreziaDame veneziane
Popolo e maschere


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(Foto: giuseppeverdi.it)
I due FoscariTragedia lirica in tre atti
MusicaGiuseppe Verdi (Roncole di Busseto, Parma, 1813 – Milano, 1901)
LibrettoFrancesco Maria Piave (Murano, Venezia, 1810 – Milano, 1876) tratto dalla tragedia The two Foscari di George Byron
Prima rappresentazione

Roma, Teatro Argentina, 3 novembre 1844
PersonaggiFrancesco Foscari, doge di Venezia, ottuagenario (baritono)Jacopo Foscari, suo figlio (tenore)Lucrezia Contarini, sua moglie (soprano)Jacopo Loredano, membro del Consiglio dei Dieci (basso)Barbarigo, senatore, membro della Giunta (tenore)Pisana, amica e confidente di Lucrezia (soprano)Fante del Consiglio dei Dieci (tenore)Servo del doge (basso)
Membri del Consiglio dei Dieci e della GiuntaAncelle di LucreziaDame venezianePopolo e maschere
Trama

Atto I
È il 1457. Nella Sala nel Palazzo Ducale di Venezia il Consiglio dei Dieci e i membri della Giunta stanno per riunirsi per una decisione importante. Giungono Loredano, membro del Consiglio, e il suo amico Barbarigo. I due apprendono che il Doge, apparentemente calmo e sereno, li ha preceduti nella Camera del Consiglio: prima di entrarvi, tutti i presenti cantano le lodi della giustizia veneziana. Condotto fuori dal carcere, Jacopo Foscari, figlio del Doge, attende di essere convocato dal Consiglio: egli saluta la sua amata Venezia, che non vede da tempo a causa dell'esilio che lo ha bandito dalla città. Un ufficiale lo esorta ad aver fiducia in un atto di clemenza, ma Jacopo inveisce contro l'atroce odio di cui è vittima.  Lucrezia Contarini, moglie di Jacopo, promuove la causa del marito davanti al Doge, nonché padre di lui; ma, risponde il Doge, essa può sperare e chiedere giustizia solo al cielo. All'annuncio di Pisana, amica di Lucrezia, che Jacopo è stato condannato ad un nuovo esilio, Lucrezia dà sfogo al suo furore. I senatori commentano, uscendo dall'aula, la sentenza appena pronunciata: Jacopo non ha confessato, ma la lettera che ha inviato al duca Sforza di Milano è la prova della sua colpevolezza; è quindi giusto che torni nuovamente in esilio a Creta: a tutti deve essere chiara l'imparzialità della giustizia veneziana, che condanna anche un figlio del Doge. Solo, il Doge riflette amaramente sul suo destino sia di principe, il cui potere è ormai dimezzato da quello dei Dieci, sia di padre, che vede languire il figlio senza poterlo salvare. Entra Lucrezia e supplica il suocero di far annullare la sentenza che colpisce Jacopo; ma il Doge risponde che le leggi di Venezia glielo impedisce. Vedendo il vecchio in lacrime per il destino del figlio, Lucrezia comincia a sperare. 
Atto II 
Languendo in un'oscura cella, Jacopo vede in un momento di delirio il fantasma del Carmagnola, il famoso condottiero giustiziato a Venezia, che avanza minacciosamente verso di lui con il capo reciso. Spaventato, sviene. Riavutosi, si ritrova tra le braccia di Lucrezia, da lui giunta per comunicargli la sentenza dei Dieci: non si tratta di una condanna a morte, bensì dell'esilio, che li costringerà a vivere per sempre separati. Ma da lontano odono il suono di una barcarola che infonde loro una nuova speranza. Sopraggiunge il Doge e i tre si abbracciano con commozione: è l'affetto paterno e non il rigore dell'autorità che Jacopo ora riconosce in lui e ciò gli sarà di conforto nell'esilio. Scortato dalle guardie, entra nella cella Loredano e comunica freddamente a Jacopo che il Consiglio si è già riunito: per lui è giunta l'ora di partire definitivamente alla volta di Creta. I tre si abbracciano ancora, ma Loredano li divide senza pietà suscitando l'ira di Jacopo e Lucrezia: il Doge li esorta alla calma. Jacopo viene quindi condotto via dalle guardie.
I consiglieri e la Giunta si sono riuniti per confermare la sentenza. Entra il Doge per presiedere il Consiglio. Viene quindi introdotto Jacopo, che chiede al padre giustizia per un innocente, ma questi non può far altro che consigliargli la rassegnazione. Con Pisana e altre dame sue amiche sopraggiunge anche Lucrezia, tenendo per mano i suoi due bambini. Jacopo corre ad abbracciarli e li fa inginocchiare ai piedi del Doge, invocando la sua pietà. Barbarigo si commuove a questa scena e cerca di ammorbidire l'implacabile Loredano. Ma questi e i senatori si mostrano irremovibili: che Jacopo torni a Creta e parta da solo, senza la famiglia. A questa prospettiva Jacopo sente che la morte è ormai vicina.

Atto III
La Piazzetta di San Marco si riempie di popolo e di maschere: sta per svolgersi una regata. Giungono Loredano e Barbarigo che osservano la gioia del popolo, totalmente incurante della sorte dei Foscari e del Doge. Loredano dà quindi l'ordine che si inizi la gara. Ma a un improvviso squillo di trombe il popolo, impaurito, si ritira: sta giungendo dal mare una galera destinata a ricondurre a Creta Jacopo. Prima di imbarcarsi saluta mestamente Lucrezia e i suoi bambini ed esorta la moglie a non piangere per non far gioire i suoi nemici. Ma Loredano si interpone nuovamente fra loro e gli impone di affrettarsi. Al salire di Jacopo sulla galera Lucrezia sviene.  Nelle sue Stanze private il Doge si lamenta del suo tragico destino: tre suoi figli sono morti prematuramente e il quarto gli è stato sottratto da un infame esilio. Ma entra improvvisamente Barbarigo recando una lettera scritta da un certo Erizzo, in cui questi confessa di aver commesso il delitto imputato a Jacopo. Il Doge ringrazia il cielo. La gioia però dura poco: sopraggiunge Lucrezia in lacrime ad annunciargli la morte di Jacopo, deceduto nel momento stesso della sua partenza; essa esce di scena, invocando sui suoi persecutori l'ira del cielo. Vengono quindi introdotti davanti al Doge i membri del Consiglio condotti da Loredano: data l'età e il recente lutto, sono venuti a chiedere al vecchio Foscari di rinunciare alla sua carica. Per il Doge è il colpo finale: per due volte in passato aveva domandato di abdicare e per due volte gli era stato negato; avendo giurato di morire nell'esercizio delle sue funzioni, egli ora resterà fedele al suo giuramento. Ma il Consiglio è inflessibile: il vecchio Foscari consegna quindi l'anello e il corno ducale. Giunge Lucrezia, da lui chiamata, e mentre conduce il vecchio fuori del palazzo, si ode il suono delle campane di San Marco: Loredano si avvicina a Foscari e gli annuncia che Malipiero è il nuovo Doge. Alla notizia il vecchio muore.
Fonti:giuseppeverdi.it/Dizionario dell’opera 2002 a cura di Piero Gelli, Baldini&Castoldi, Milano 2001

Adriana Benignetti
2 days ago | |
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Dopo quattro anni di assenza da Lucca, Giovanni Sollima torna a suonare per l’Associazione Musicale Lucchese in omaggio a Luigi Boccherini. E lo fa con un doppio appuntamento. 


Sabato 13 febbraio, infatti, incontrerà prima i ragazzi dell’Istituto “Fermi” nell’aula magna della scuola e poi, alle 10.30 all’Auditorium dell’Istituto Musicale “Boccherini”, i bambini che partecipano al progetto “Musica ragazzi”. Domenica 14 febbraio, alle ore 17.00, sempre al “Boccherini”, l’appuntamento clou della due giorni, con l’atteso concerto della stagione cameristica dell’AML nonché della rassegna “Il 700 musicale a Lucca”.
Vero virtuoso del violoncello, interprete dalla grande forza espressiva, Sollima è anche un compositore fuori dal comune e la sua musica “postminimalista”, grazie alla sua “matrice mediterranea”, riesce a evocare e collegarsi a tutte le epoche e a tutti i generi, dal barocco al jazz, dal rock al metal.
Domenica ascolteremo il suo Concerto rotondo che egli descrive così: «Ascolto chiunque produca suoni, sia cantando, sia parlando ‘con espressione’. Ascolto anche ‘rumori’ di varia natura. Da qualche anno cerco di ‘organizzare’ il flusso densissimo di suoni e suggestioni che continuamente mi travolge, scrivendo pezzi per cello solo, senza l’ausilio di campionatori o altri supporti tecnologici. Più semplicemente, cerco parentele con vocalità e tecniche strumentali arcaiche e comunque non occidentali, intervenendo sia sul timbro che sulla stessa accordatura dello strumento».
Il concerto si aprirà con la bellissima Suite per violoncello solo n. 4 in mi bemolle maggiore, BWV 1010 di Johann Sebastian Bach, pagina a tratti “irraggiungibile” nella sua altezza strumentale e concettuale. In programma anche la Sonata per violoncello e basso n. 6 in do maggiore, G 6 di Luigi Boccherini, brano di grande virtuosismo, e l’elegante e monumentaleSonata per violoncello e pianoforte n. 3 in la maggiore, Op. 69 di Ludwig van Beethoven, che Sollima eseguirà insieme a Simone Soldati.
Giovanni Sollima nasce a Palermo da una famiglia di musicisti. Studia violoncello con Giovanni Perriera e Antonio Janigro e composizione con il padre Eliodoro Sollima e Milko Kelemen. Fin da giovanissimo collabora con musicisti quali Claudio Abbado, Giuseppe Sinopoli, Jörg Demus, Martha Argerich, Riccardo Muti, Yuri Bashmet, Katia e Marielle Labèque, Ruggero Raimondi, Bruno Canino, DJ Scanner, Victoria Mullova, Patti Smith, Philip Glass e Yo-Yo Ma. La sua attività – in veste di solista con orchestra e con diversi ensemble (tra i quali la Giovanni Sollima Band, da lui fondata a New York nel 1997) – si dispiega fra sedi ufficiali ed ambiti alternativi. Per la danza collabora, tra gli altri, con Karole Armitage e Carolyn Carlson, per il teatro con Bob Wilson, Alessandro Baricco e Peter Stein e per il cinema con Marco Tullio Giordana, Peter Greenaway, John Turturro e Lasse Gjertsen (DayDream, 2007). Sollima insegna all’Accademia di Santa Cecilia a Roma, dove è anche accademico effettivo, e alla Fondazione Romanini di Brescia. Suona un violoncello Francesco Ruggeri fatto a Cremona nel 1679.
Simone Soldati è stato presente in prestigiose stagioni e ha collaborato con molti importanti musicisti, attori ed esponenti del mondo culturale. Formatosi con Francesco Cipriano, si è diplomato con il massimo dei voti e la lode ed è stato poi allievo di Andrea Lucchesini. Aldo Ceccato ha scritto “Ho potuto ammirare in lui la bellezza del suono, il fraseggio accurato, la cantabilità spianata…”. Per la sua discografia ha ricevuto i complimenti di Riccardo Muti. Ha fatto parte del Centro Tempo Reale di Firenze, fondato da Luciano Berio. Dopo aver insegnato nei Conservatori di Cosenza, Salerno e Padova, è oggi docente all’Istituto Superiore di Studi Musicali “Luigi Boccherini” di Lucca.
Il costo del biglietto è 12 euro (ridotto 10 euro). I ragazzi fino a 14 anni entrano gratis. Si consiglia di recarsi all’auditorium almeno 30 minuti prima dell’inizio del concerto.

(Comunicato stampa)
3 days ago | |
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Lunedì 15 febbraio ore 21.00Sala Verdi del Conservatorio “G. Verdi” di MilanoVia Conservatorio 12, Milano
SERIE «Festival Omaggio a Milano» 2016

Orchestra KREMERATA BALTICADirettore e Solista GIDON KREMERPianoforteJuliana Avdeeva
R. SCHUMANN
Bilder aus Osten, op. 66 per orchestra d’archi (arr. Fr. Hermann)
F. MENDELSSOHN
Concerto per violino in re minore MWV O3
M. WEINBERG
Quintetto per pianoforte op. 18 (arr. per orchestra di G. Kremer/A. Pushkarev)
Biglietti: Intero € 35,00 - Ridotto € 30,00
Presentando questo volantino potrai avere un biglietto a prezzo scontato: adulti € 10; bambini e ragazzi fino a 25 anni € 5 (fino a esaurimento dei posti disponibili)

Il concerto verrà preceduto da unincontro con il «Museo del Violino di Cremona», alle ore 19.30 nel Foyer Alto del Conservatorio, in cui verrà presentato il violino di Nicolò Amati “Lam ex Collin 1669”, su cui Gidon Kremer suonerà alla fine del concerto.

Eccone la breve storia:
Arcetri, 20 novembre 1637: Galileo Galilei chiede consigli a un suo discepolo, fra Fulgenzio Micanzio, per l’acquisto di un violino da donare a un nipote. La risposta, dopo aver sentito il parere di Claudio Monteverdi a Venezia, è chiara: gli strumenti da Cremona sono incomparabilmente gli migliori, anzi che portano il non plus ultra . In quell’anno in città è attivo un solo liutaio: Nicolò Amati.La sua è una figura particolarmente importante. Non solo realizza strumenti di eccellente qualità ma nella sua nella bottega, a partire dal 1640, si forma una nuova generazione di artigiani: se per alcuni, come Andrea Guarneri, è documentata la frequentazione della bottega e un rapporto personale molto profondo per altri, quali Francesco Rugeri e Antonio Stradivari, l’insegnamento è evidente nei tratti delle loro opere. Leggerezza, eleganza e perfette proporzioni caratterizzano l’aspetto generale del violino Lam ex Collin del 1669. Nel nome è riassunta la storia dello strumento, in passato probabilmente appartenuto al compositore francese François Collin de Blamont e oggi nella collezione di Eva e Arthur Lerner Lam. È esposto al Museo del Violino di Cremona nell’ambito del progetto Friends of Stradivari.
Seguirà proiezione di un cortometraggio sul Museo del violino.
Interverranno:
Virginia Villa, Direttore generale Fondazione Museo del Violino Antonio StradivariFausto Cacciatori, Conservatore delle collezioni del Museo del ViolinoPaolo Bodini, Presidente di Frends of StradivariRoberto Domenichino, Responsabile del social network del Museo del Violino e  realizzatore del video.
Il programma (*tratto dal libretto di sala)
ROBERT SCHUMANN - Bilder aus Osten op. 66 (trascr. per orchestra d'archi di Fr. Hermann)Bilder aus Osten op. 66, ovvero Quadri dall’Oriente, rappresentano un perfetto esempio di suggestione intellettuale e gioco di rimandi tipici del compositore, frutto di raffinate sovrastrutture poetiche e letterarie. Consistenti in una collana di sei brevi Improvvisi che vanno col titolo a citare un’opera dell’orientalista tedesco Friedrich Ruckert (poeta che fornì, tra l’altro, a Schumann il testo per deliziosi Lieder come Widmung e Zum Schluss), i Bilder si basano su una ramificata costellazione di rapporti interni tra le tonalità (si bemolle minore, re bemolle maggiore, fa minore), un aspetto che conferisce alla serie il senso di un ciclo espressivamente compiuto. Delicate atmosfere poetiche sono suggerite dalla scrittura musicale sin dal primo Improvviso Lebhaft(Vivace) misterioso, con le prime immagini che emergono sfumate, come annegate dentro a un mare di nebbia, poi vivido, acceso e, nella parte centrale, narrativo e scorrevole nei suoi cromatismi che s’intersecano e paiono mille, piccoli rivoti. Brevi immagini, impressioni fuggevoli: tutto scorre fugacemente con il secondo, Nicht schnell und sehr gesangvoll zu spielen, (non veloce e molto cantabile) una melodia continua basata sulla plastica successione di spunti imitativi e Im Volkston, (in tono popolare) semplice e accordale, presto percorso da una linea sinuosa e circolare sostenuta da un basso dalla cadenza ritmica regolare. Nella Coda si intensificano i contrasti con una spiccata enfatizzazione dal profilo dinamico-agogico, data anche dell’esibita spinta massiva delle triadi. Nicht schnell è un delicato quadro narrativo, mentre spicca subito dall’incipit il robusto tema di stampo improvvisativo e un po’ romantico del quinto brano Lebhaft, costruito secondo la classica architettura A-B-A, con la sezione centrale mossa e ariosa e la ripresa del tema principale. L’ultimo della serie, indicato come Reuig, andächtig è - come suggerisce il titolo “Pentito, devoto” - un quadro di profonda spiritualità, con una sezione di mezzo in cui un canto di preghiera si innalza pian piano, sino a divenire forte, intenso, prima della ripresa della prima sezione. Nell’Epilogo, dopo la sfavillante apertura, l’inattesa citazione del tema del quarto Improvviso Nicht schnell, conclude con un pacato sospiro l’intero ciclo.
FELIX MENDELSSOHN - Concerto per violino e orchestra in re minore MWV O3Il Concerto in re minore venne alla luce soltanto nel 1952 quando Yehudi Menuhin lo riscoprì e lo pubblicò per i tipi di Peters. Racconta lo stesso Menuhin nella prefazione alla prima edizione: «La mia prima conoscenza di questo meraviglioso concerto avvenne all'inizio della primavera del 1951 a Londra. Il manoscritto mi venne offerto da un membro della famiglia Mendelssohn, ora residente in Svizzera. Nel 1853 la vedova del compositore lo diede al più grande amico di famiglia e miglior violinista del periodo, Ferdinand David». Il Concerto venne scritto da Mendelssohn nel 1822 per Eduard Rietz, amato maestro e amico del giovane Felix; quest'ultimo dovette essere particolarmente affezionato a questa pagina se è vero, come è vero, che presenta diverse analogie col più famoso «fratello maggiore» in mi minore op. 64, come rileva puntigliosamente Menuhin nella prefazione citata. Entrambi i Concerti sono in una tonalità minore scura e tumultuosa, presentano cadenze soliste scritte nel secondo e nel terzo movimento e hanno in comune anche un passaggio musicale, un lungo «solo» fatto da veloci note nell'ultimo movimento del Concerto in re minore che ricorda molto un passaggio analogo nell'Allegro molto vivace del Concerto in mi minore, poco prima della ripresa tematica. Credo che, al di là delle analogie, questo gioiello vada apprezzato per quello che è: una pagina fresca, ricca di invenzioni tematiche e guizzi virtuosistici, con una concezione armonica «schubertiana», fatta più di morbidi trapassi che di tensioni attrattive. L'Allegro si apre con un primo tema perentorio ed energico presentato in ottava da tutta l'orchestra; sono quattro battute (cinque veloci note discendenti seguite da un arpeggio tonale ascendente) che non consentono repliche e fissano tonalità e carattere del movimento. Il secondo tema, in fa maggiore, riprende un motivo cromatico che già avevamo udito nelle prime battute, ma subito viene spazzato via dal ritorno veemente del primo tema che conclude l'esposizione orchestrale. L'ingresso del violino solista è da protagonista assoluto: le rapide scale e le guizzanti agilità si sovrappongono alla voce dell’orchestra che sommessamente ripete la testa del primo tema. Nel corso della sua esposizione tematica il violino in realtà non tocca mai il tema principale, appannaggio esclusivo dell'orchestra che lo fa circolare con insistenza in diverse tonalità. Il solista ora preferisce «cantare», con un nuovo motivo in re minore cui fa seguito una sorta di variazione del secondo tema, in fa maggiore. Ma tutto il discorso musicale si svolge con una leggerezza e una levità assolute: si ascolti ad esempio la coda dell'esposizione, dominata dalle rapide e delicate figurazione del solista, evidente ricordo della passione mozartiana di Mendelssohn. Lo sviluppo, aperto come di norma dall'orchestra, è basato sulle prime cinque veloci note del tema principale e si articola in cinque episodi; il secondo e il terzo sono dominati dall'impeto virtuosistico del solista, in primo piano grazie a una cascata di arpeggi, scalette e altre tipiche figurazioni violinistiche, mentre l'orchestra incessantemente fa circolare la testa del tema principale in svariate tonalità. La ripresa avviene col secondo tema, cui fa seguito l’episodio dal carattere «mozartiano», già udito nell'esposizione. Un’ultima apparizione del terzo tema, ora presentato dal solista con un canto dolce e struggente, precede la ripresa conclusiva del tema principale e la folgorante coda orchestrale. L’Andante centrale è un'oasi di intenso ma semplice lirismo: il tema principale, presentato dall'orchestra nella tonalità di re maggiore con una scrittura calda e compatta, è un Volkslied, un canto popolare; dopo una breve cadenza del solista, Mendelssohn trascolora improvvisamente nella calda tonalità di si bemolle e poi ancora di mi maggiore con un effetto di «colore» armonico veramente suggestivo, di marca schubertiana. Il tema popolare ritorna nell'episodio successivo nel quale solista e orchestra lo elaborano con semplicità. Una successiva variazione precede la cadenza del solista e l’ultima apparizione del tema popolare, sotto il quale «tambureggia» ora un pedale di dominante. Le ultime note del solista nel registro acuto suonano come un intenso e malinconico epilogo. Quasi senza soluzione di continuità (Attacca subito, recita la partitura) si apre il travolgente Allegro conclusivo, un rondò basato su un tema di aria russa dal piglio deciso esposto dal solista e subito ripreso e variato dall'orchestra: qui c'è tutta l'energia musicale del giovane Mendelssohn, fatta di funambolismi tecnici e ritmi serrati. Gli episodi si susseguono con incedere incalzante quasi travolgendo l’ascoltatore: a una sezione di marca decisamente virtuosistica segue una cadenza del solista e una ripresa del tema principale. Un ultimo episodio di sviluppo precede la ripresa del tema principale e la coda conclusiva.
MIECZYSLAW WEINBERG - Quintetto per pianoforte op. 18 (arr. per orch. di G. Kremer/A. Pushkarev)Compositore ebreo polacco nato a Varsavia nel 1919, Weinberg (noto anche come Moisei Vaynberg) si trasferisce in Russia, a Minsk, nel 1939 per sfuggire all’avanzata delle truppe tedesche. La sua famiglia non è altrettanto fortunate: i genitori e la sorella restano bloccati nel ghetto di Lodz e trovano in seguito la morte nel campo di sterminio di Trawniki. Sfollato a Tashkent durante l’invasione tedesca dell’Unione Sovietica, Weinberg fa l’incontro più importante della sua vita musicale con Shostakovich. I due compositori diventano amici e negli anni successive vivranno addirittura a stretto condividendo spesso idée musicali e ispirazione. Secondo molti critici è grazie al rapporto con Weinberg che Shostakovich sviluppa una maggior attenzione all’utilizzo di temi musicali di origine ebraica. Sostanzialmente ignorato dalla burocrazia musicale sovietica, Weinberg passa indenne il giro di vite artistico del 1948, ma venne comunque arrestato nel 1953 con l’accusa di «nazionalismo borghese semitico»: viene salvato dall’improvvisa scomparsa di Stalin e dal periodo di aperture che ne consegue. Dal punto di vista musicale Weinberg, durante il periodo sovietico, è stato spesso accusato di essere un semplice epigono di Shostakovich privo di reale personalità autonoma, ma un simile giudizio riduttivo non rende piena giustizia a questo compositore dallo stile profondamente legato alle proprie radici ebraiche. Il Quintetto fu scritto tra agosto e ottobre 1944, un periodò di grande creatività e il culmine di molte esperienze fatte nel corso di anni. Weinberg si era stabilito a Mosca da un anno e l’immediato successo dell’opera dimostra come era riuscito a introdursi bene nella vita musicale della capitale sovietica, dove l’occhio vigile delle autorità si era un po’ allentato, dato il momento storico (la Seconda Guerra mondiale), che richiedeva attenzioni ben maggiori. Dopo il 1945 infatti Weinberg fu invece oggetto di critiche e attacchi, culminato nell’arresto, come già menzionato. Nonostante avesse già dimostrato un alto grado di maturità in altre opere precedenti, è però solo in questo Quintetto che Weinberg consegue uno stile proprio. La composizione è strutturata in cinque movimenti, come il Quintetto con organico simile di Shostakovich (op. 57, del 1940). Il carattere dominante è energico, ma serio, nonostante un primo movimento giocoso e un quarto languido. Si potrebbe argomentare che il carattere freddo dell’opera la rende meno accessibile della analoga, famosa composizione di Shostakovich, benché Weinberg mostri un maggior talento per la melodia. La scrittura è perfetta con toni che si ritroveranno nella sua produzione posteriore, specialmente nel Trio per pianoforte op.24.  La prima esecuzione ebbe luogo a Mosca il 18 marzo 1945 con Emil Gilels al pianoforte e il Quartetto d’archi del Teatro Bolshoi; una delle incisioni più importanti è quella con l’autore al pianoforte che accompagna il Quartetto Borodin.
KREMERATA BALTICA - Fondata nel 1997 da Kremer con l’obiettivo di trasmettere la sua esperienza musicale a giovani artisti dei Paesi baltici e allo stesso tempo di promuovere e ispirare nuova vita musicale indipendente di quei Paesi. La Kremerata si propone di realizzare e proporre un’attività musicale innovativa e intensa in varie formazioni e, grazie al supporto degli sponsor e al patrocinio dei tre Paesi d’origine, è in grado di tenere numerosi concerti ogni anno in Lituania, Lettonia ed Estonia. La Kremerata tiene circa sessanta concerti l’anno e a molti di questi partecipa lo stesso Kremer, oltre a essere invitata, essendo ormai conosciuta a livello mondiale in tutta Europa (Festival di Dresda, Rheingau, Schleswig-Holstein, Montpellier e Verbier, Festival della Primavera di Praga, a Salisburgo e ai BBC Proms di Londra). La Kremerata Baltica tiene inoltre un suo proprio festival a Sigulda, in Lettonia. In tournée è apparsa con Norman, Maisenberg, Geringas, Pergamenschikow, Grindenko, Rattle, Eschenbach, Nagano, Sondeckis, Boreyko e Ashkenazy. Dagli incontri musicali in occasione dei concerti a Lockenhaus sono scaturiti importanti progetti in collaborazione con Anderszewski, Kissin e H. Schiff che hanno dato grande impulso alla crescita del Gruppo. L’Orchestra è molto impegnata sul fronte della musica contemporanea, accanto a prime esecuzioni o a commissioni richieste a Pärt, Kancheli, Vasks, Desyatnikov e Raskatov, esegue opere di Schnittke, Gubaidulina, Enesco e Piazzolla… Ha registrato musiche di Piazzolla, le "Otto Stagioni", che contiene le Stagioni di Vivaldi e di Piazzolla e "Tracing Astor", omaggio al compositore argentino. Hanno fatto seguito: "Silencio", accostamento di opere di Pärt, Glass e Martynow; "After Mozart", retrospettiva del compositore considerato dal punto di vista del ventunesimo secolo. Alcune delle più recenti registrazioni: “De profundis”, "Hymns and Prayers" e "The Art of Instrumentation: Homage to Glenn Gould" (pubblicato nel 2012 per l’ottantesimo compleanno di Gould) e “Mieczyslaw Weinberg”(2014,– nomination ai Grammy nel 2015). Nel 2015 è stato pubblicato il CD “New Seasons”, con il Concerto per violino n. 2 “The American Four Seasons” di Glass e altre opere di Pärt, Kancheli e Umebayashi. Alcune delle più memorabili esibizioni dell’ensemble negli ultimi anni includono la partecipazione al concerto per i diritti umani "To Russia With Love" tenuto nel 2013 alla Philharmonie di Berlino, insieme ad Argerich, Barenboim, Altstaedt, Buniatishvili etc. La Kremerata è anche parte di vari progetti: “All About Gidon”, spettacolo in forma semi-scenica con musiche che spaziano da Haydn a Piazzolla, dove Kremer riflette sulla sua carriera; le esibizioni insieme al mimo Slava Polunin con i suoi clown e “Masks and Faces” del 2015 con il pittore e filosofo russo Maxim Kantor. La Kremerata è stata innumerevoli volte ospite di Serate Musicali.
GIDON KREMER - Ha iniziato la stagione 2015/16 con la SNOW SYMPHONY, risultato della sua collaborazione con Slava Polunin, ognuno con i rispettivi artisti - Kremerata Baltica e clown - unendo gli spiriti di due forme artistiche grazie all’interazione dell’orchestra nel mondo astratto dello SNOWSHOW di Slava. Lo spettacolo è stato presentato a Monthey, in Svizzera e Heerlen. Nel settembre Kremer si è esibito nel Concerto n. 1 di Philipp Glass con la Deutsche Staatsphilharmonie Rheinland-Pfalz a Neustadt e Ludwigshafen. La successiva esibizione con la Filarmonica di Stato di Sverdlovsk, Ekaterinburg con Andrey Boreyko, è stata dedicata a Leonid Desyatnikov per i festeggiamenti del suo sessantesimo compleanno. Nella stagione in corso: tournée in Asia con Kremerata Baltica, concerti in Corea del Sud, Cina, Taiwan e Giappone; numerosi i programmi previsti, alcuni basati sulla registrazione “New Seasons”, o sul progetto “Masks and Faces” in collaborazione con il pittore Maxim Kantor (presentato nel 2015 per Serate Musicali). In questo mese Kremer si esibirà con il pianista Daniil Trifonov a Colonia e a Londra; in seguito terrà una tournée con la pianista Yulianna Avdeeva e la Kremerata Baltica in Austria e Italia. In occasione di un tour europeo della Russian National Orchestra, con Alexander Sladkovsky e il pianista Mikhail Pletnev, Kremer eseguirà il Concerto per violino op.129 e la Sonata op.54 di Schumann. La fine della stagione vedrà il Concorso Internazionale di Musica di Sendai, in Giappone, dove Kremer sarà membro di giuria. Al Concorso seguiranno concerti a Hyogo e Tokyo con Martha Argerich. Nato a Riga, in Lettonia, ha iniziato gli studi a quattro anni con il padre e il nonno, entrambi musicisti. A sette anni è entrato alla Scuola di Musica di Riga; ha vinto il suo primo premio a sedici anni in un Concorso nazionale promosso dalla Repubblica Lettone e due anni dopo ha iniziato a studiare con David Oistrakh al Conservatorio di Mosca. Ha vinto il ‘Queen Elisabeth’ nel 1967 e il primo premio ai Concorsi Internazionali ‘Paganini’ e ‘Ciaikovski’. Questi successi hanno dato inizio alla sua carriera, durante la quale si è affermato a livello internazionale come uno dei più originali e ambiziosi artisti della sua generazione. Si è esibito sui palcoscenici più importanti del mondo, con le più grandi orchestre d’Europa e d’America e ha collaborato con i più famosi direttori d’orchestra contemporanei. Il suo repertorio è abbraccia opere per violino classiche e romantiche così come la musica dei compositori del XX e del XXI secolo quali Henze, Berg e Stockhausen. Si è inoltre impegnato nella valorizzazione delle opere di compositori viventi russi e dell’Est europeo, eseguendo molti nuovi brani, tanti dei quali a lui stesso dedicati. Kremer ha collaborato con numerosi compositori tra cui Schnittke, Pärt, Kancheli, Gubaidulina, Silvestrov, Nono, Reimann, Vasks, Adams, Kissine, Nyman, Glass, Desyatnikov e Piazzolla, portando la loro musica al pubblico, nel rispetto della tradizione ma rimanendo contemporaneo. La sua discografia annovera più di centoventi registrazioni, molte delle quali gli sono valse numerosi riconoscimenti e premi internazionali, tra i quali: il ‘Grand prix du Disque’, il ‘Deutscher Schallplattenpreis’, l’‘Ernst-von-Siemens Musikpreis’, il ‘Bundesverdienstkreuz’, il ‘Premio dell’Accademia Musicale Chigiana’, il ‘Triumph Prize 2000’ (Mosca), il ‘Premio Unesco’ nel 2001, il ‘Saeculum-Glashütte Original-Musikfestspiel Preis’ (Dresda) nel 2007 e il ‘Rolf-Schock Prize’ (Stoccolma) nel 2008. Nel 2010 gli è stato inoltre conferito il ‘Premio alla Carriera’ dal Festival Musicale di Istanbul e, nel 2011, ha ricevuto il ‘Premio una vita nella musica – Artur Rubinstein’ (Venezia), che da molti è considerato l’equivalente del Premio Nobel in campo musicale. Kremer suona un violino Nicola Amati del 1641. È anche autore di quattro libri l’ultimo dei quali si intitola Letter to a young pianist, 2013 tradotti in diverse lingue e in cui si riflettono il suo impegno e le sue conoscenze in campo artistico. È ospite di “Serate Musicali” dal 1978.
YULIANNA AVDEEVA - Ha iniziato gli studi del pianoforte all’età di cinque anni con Elena Ivanova alla ‘Scuola Speciale di Musica Gnessin’ di Mosca, per poi proseguire con Konstantin Scherbakov e Vladimir Tropp. Alla International Piano Academy Lake Como ha assistito alle lezioni di William Grant Naboré, Dmitri Bashkirov e Fou Ts’ong,  Vincitrice del primo premio al Concorso Chopin nel 2010, ha vinto il ‘Concorso Pianistico Europeo’ di Brema nel 2003, il Concours de Genève nel 2006 e il ‘Concorso Arthur Rubinstein’ in Polonia. Nell’autunno 2014 ha tenuto un tour del Giappone con l’Orchestra Sinfonica NHK e alla Filarmonica di Osaka, seguito dal Toshiba Grand Concert Tourcon l’Orchestre National du Capitole de Toulouse diretta da Tugan Sokhiev. È inoltre apparsa con: Rundfunk-Sinfonieorchester Berlin e Janowski, Royal Stockholm Philharmonic Orchestra e Manfred Honeck,  Sinfonica di Bournemouth e Kirill Karabits. Impegni recenti con la Sinfonica della Radio Finlandese, London Philharmonic e Sinfonica di Pittsburgh, Orchestra della Accademia Nazionale di Santa Cecilia. Ha inoltre tenuto un tour di Spagna e Italia con la Caikovsky Symphony Orchestra della Radio di Mosca e Vladimir Fedoseyev e un tour degli USA con la Filarmonica di Varsavia diretta da Antoni Wit. Nota anche per le sue esecuzioni su strumenti d’epoca, in seguito all’interpretazione dei Concerti per pianoforte di Chopin su un pianoforte Erard al Festival ‘Chopin and his Europe’ sia con l’Orchestra of the Age of Enlightenment sia con l’Orchestra of the Eighteenth Century, con la quale ha anche pubblicato la registrazione di questi Concerti per l’etichetta ‘Fryderyk Chopin Institute’, ricevendo enorme successo di critica. La sua collaborazione di lunga data con l’Institute le ha portato un grandissimo seguito in Polonia. L’incisione più recente di Yulianna Avdeeva, con brani di Chopin, Schubert e Prokofiev è stata pubblicata nell’agosto 2014. In recital si è esibita all’International Piano Series di Londra, al Festival Musicale di Rheingau, al Palau de la Música Catalanadi Barcellona, alla Liederhalle di Stoccarda, alla Philharmonie di Essen, alla Salle Gaveau di Parigi, allo Schwetzinger Festspiele ed al Festival di La Roque d'Anthéron. Molto attiva anche nella musica da camera, ha collaborato con membri dei Berliner Philharmoniker e dell’Academy of St Martin in the Fields, al Muziekgebouw Frits Philips di Eindhoven nel 2012. Nella stagione 2014/15 ha tenuto un importante tour di recital con Julia Fischer esibendosi, tra l'altro, al Théâtre des Champs-Elyséesdi Parigi, al Grand Théâtre de Provence, all’Auditorium di Lione, al Festival Menuhin di Gstaad, al Festival Musicale di Bratislava.

A.B.

4 days ago | |
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Giovedì 11 e sabato 13 febbraio, Maurizio Zanini sarà, nella doppia veste di direttore e solista, il protagonista del prossimo appuntamento della 71ª Stagione sinfonica dell’Orchestra I Pomeriggi Musicali
Un programma dedicato al classico contemporaneo per Architetture dell’invisibile, la 71ª Stagione sinfonica dell’Orchestra I Pomeriggi Musicali. Si inizia con la commissione dei Pomeriggi Musicali: Sofronia,scritta da Chiara Lemut e dedicata alla città invisibile che Italo Calvino ci racconta essere divisa in due metà, una fissa e una mobile, Sofronia, appunto. Il programma sarà poi una carrellata sul primo Novecento con: Children’s corner di Debussy nella versione orchestrale realizzata dal suo allievo André Caplet; Masque et bergamasque, singolare opera di Gabriel Fauré; la versione orchestrale de Le tombeau de Couperin di Maurice Ravel.
A guidare l’Orchestra I Pomeriggi Musicali, nel doppio ruolo di pianista e direttore, sarà Maurizio Zanini.
Direttore d’orchestra e pianista milanese, Maurizio Zanini si è aggiudicato nel 1986 il primo premio al Concorso Pianistico Internazionale Dino Ciani, ricevendo inoltre l’Oscar Internazionale della Critica, Maschera d’Argento, per la Musica Classica. Successivamente ha beneficiato dei preziosi consigli di Maurizio Pollini. Ha tenuto recital e concerti con orchestra al Teatro alla Scala, Barbican Centre di Londra, Sala d'Oro del Musikverein di Vienna, Musikhalle di Amburgo, Gasteig di Monaco di Baviera, Kunsthaus di Lucerna, Maison de Radio France di Parigi, Lincoln Center di New York. Solista con la Royal Philharmonic Orchestra, Philharmonisches Orchester der Stadt Nürnberg, Philharmonisches Staatsorchester Bremen, Sinfonieorchester Luzern, Orquesta Sinfònica de Córdoba, Orchestra dell’Accademia di Santa Cecilia, Orchestra RAI, ha collaborato con direttori quali R. Abbado, Ceccato, Chung, Delman, Gatti, Gavazzeni, Korsten, Semkow, Vedernikov, Viotti. Nel 2000 ha iniziato l'attività direttoriale invitato da Orchestre e Teatri tra cui la Kärntner Sinfonieorchester di Klagenfurt, Orchestra della Svizzera Italiana, Ankara Presidential Symphony, Malta Philharmonic, Teatro San Carlo di Napoli, Teatro La Fenice di Venezia, Arena di Verona, Teatro Comunale di Bologna, Teatro Verdi di Trieste, Teatro Ente Concerti di Sassari, Cameristi della Scala, Istituzioni Concertistico Orchestrali di Bari, L'Aquila, Lecce, Milano, Padova, Palermo, Parma, Sanremo, collaborando con solisti quali Linda Campanella, Bruno Canino, Robert Cohen, Alain Meunier, Natalia Roman, Ausrine Stundyte, Daniil Trifonov, Lorna Windsor. Attivo anche in campo operistico, ha diretto La clemenza di Tito al Teatro dell'Opera Giocosa di Savona, Il barbiere di Siviglia di Paisiello al Teatro Verdi di Sassari e il più celebre barbiere di Siviglia di Rossini in tournée con il Teatro La Fenice all'Emirates Palace Auditorium di Abu Dhabi.
Giovedì 11 febbraio, ore 21.00Sabato 13 febbraio, ore 17.00Generale aperta al pubblico – Giovedì 11 febbraio, ore 10.00
Teatro Dal VermeVia San Giovanni sul Muro 2 – Milano
Direttore e pianoforte: Maurizio ZaniniOrchestra I Pomeriggi Musicali
Lemut, Sofronia, commissione I Pomeriggi MusicaliDebussy/Caplet,Children’s cornerFauré, Masque et bergamasque, op. 112Ravel, Le tombeau de Couperin
BIGLIETTIInteriPrimo Settore (Platea, dalla fila 1 alla 30): € 19,00 + prevenditaSecondo Settore (Platea, dalla fila 31 alla 40): € 13,50 + prevenditaBalconata: € 10,50 + prevendita
Ridotti (Giovani under 26; Anziani over 60; Cral; Ass.Culturali, Biblioteche; Gruppi; Scuole e Università)Primo Settore (Platea, dalla fila 1 alla fila 30) € 15,00 + prevenditaSecondo Settore (Platea, dalla fila 31 alla fila 40) € 11,50 + prevenditaBalconata € 8,50 + prevendita
Biglietteria TicketOne Teatro Dal Verme Via San Giovanni Sul Muro, 2 – 20121 Milano Tel. 02 87.905.201dal martedì al sabato dalle 11.00 alle 18.00www.ipomeriggi.it

(Comunicato stampa)
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Giovedì 11 febbraio alle ore 19.30, presso l’Institut français Milano, il 3° appuntamento della rassegna “Eterne armonie 2016”


Sarà il film Tous le matins du monde di Alain Corneau – storia di due musicisti legati da un intenso, contradditorio rapporto maestro-allievo (due figure storiche realmente esistite: Martin Marais, interpretato da Gérard Depardieu, e il signore di Sainte Colombe), ma dove la vera protagonista è la musica e due sue opposte concezioni – al centro del 3° appuntamento di “Eterne armonie”, rassegna, giunta alla sua terza edizione e organizzata da Amici delle Serate Musicali in collaborazione con Institut français Milano. 
Una rassegna, quest’anno declinata con il titolo “De la musique avant toute chose”, che rappresenta un omaggio alla musica francese attraverso una selezione di film che raccontano il cinema degli anni ’80 e ’90.
L’ingresso è libero fino a esaurimento dei posti


CinéMagenta 63Corso Magenta 63 – MilanoGiovedì  11 febbraio ore 19.30
TOUS LES MATINS DU MONDERegia di Alain Corneau, Francia, 1991, 115’, v.o. francese con sott. ingleseCon Gérard Depardieu, Jean-Pierre Marielle, Anne BrochetOrmai anziano, Martin Marais, prima allievo di Jean-Baptiste Lully e poi compositore al servizio del re Luigi XIV, ripercorre con la memoria il suo itinerario umano e artistico, legato alla figura del suo maestro, il signore di Sainte Colombe, originale figura di musicista austero e schivo, appassionato dall'amore per la sua arte, che egli vuole tener lontana dal fasto della corte e dalle false lusinghe della mondanità.
INGRESSOInstitut français Milano: ingresso libero fino a esaurimento postiCorso Magenta 63 – Milano
Per informazioni: ufficiostampa@seratemusicali.it | Tel. +39 02 29408039

Adriana Benignetti
5 days ago | |
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Il palcoscenico del Teatro Comunale di Bologna segnerà il ritorno della cantante di origini messicano-georgiane nei panni de Micaëla, l’antagonista  di Carmen nell’omonima opera di Bizet
(Foto: © MK)
Maria Katzarava tornerà presto in Italia – dove ha cantato molto nelle ultime stagioni –, e tra il 18 e il 26 marzo sarà Micaëla in Carmen, presso il Teatro Comunale di Bologna, sotto la direzione di Frédéric Chaslin, esperto conoscitore della celebre opera di Bizet. «È un personaggio a cui mi sento molto legata», racconta Maria Katzarava, «ed anche è uno dei miei favoriti nel repertorio francese». La Katzarava ha debutto nel ruolo lo scorso maggio, presso il Teatro Carlo Felice di Genova, riscuotendo un grande successo da parte della critica che l’ha definita: “La rivelazione della Carmen: la sua Micaëla ha illuminato il palcoscenico”.
La fitta agenda non concede a Maria Katzarava un attimo di sosta: reduce da un 2015 di successo, concluso in bellezza con l’acclamato debutto al Teatro Cam­poamor di Oviedo in Spagna come Amelia nell’opera di Donizetti Il duca d’Alba, il soprano ha iniziato il 2016 con un altro debutto, indossando i panni di Violetta ne La Traviata, a conclusione della stagione del Teatro Verdi di Padova. L’ultimo successo della Katzarava è stato il debutto al Gran Teatre del Liceu di Barcellona nel ruolo di Desdemona nell’Otello di Giuseppe Verdi. Per la critica, la sua Desdemona “eclissò il resto del cast” (Platea Magazine) ed è stata “vincitrice” (ABC).
Dopo l’Italia, l’India sarà la prossima meta della cantante, che si esibirà davanti a 80.000 persone in un concerto a Mumbai accanto ad Andrea Bocelli – con cui collabora molto spesso –, sotto la direzione di Zubin Mehta.
Per maggiori informazioni:Maria KatzaravaPagina Facebook ufficiale di Maria KatzaravaTeatro Comunale di Bologna

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