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MusicaProgetto
Adriana Benignetti
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Nato a Napoli il 28 luglio del 1941, il grande direttore compie oggi 74 anni

A Napoli, città in cui nasce, studia pianoforte con Vincenzo Vitale, diplomandosi con lode nel Conservatorio di San Pietro a Majella. Prosegue gli studi al Conservatorio "Giuseppe Verdi" di Milano, sotto la guida di Bruno Bettinelli e Antonino Votto, dove consegue il diploma in Composizione e Direzione d'orchestra. Nel 1967 la prestigiosa giuria del Concorso "Cantelli" di Milano gli assegna all'unanimità il primo posto, portandolo all'attenzione di critica e pubblico. 

L'anno seguente viene nominato Direttore Principale del Maggio Musicale Fiorentino, incarico che manterrà fino al 1980. Già nel 1971, però, Muti viene invitato da Herbert von Karajan sul podio del Festival di Salisburgo, inaugurando una felice consuetudine che lo ha portato, nel 2010, a festeggiare i quarant'anni di sodalizio con la manifestazione austriaca. Gli anni Settanta lo vedono alla testa della Philharmonia Orchestra di Londra (1972-1982), dove succede a Otto Klemperer; quindi, tra il 1980 e il 1992, eredita da Eugène Ormandy l'incarico di Direttore Musicale della Philadelphia Orchestra.



Dal 1986 al 2005 è direttore musicale del Teatro alla Scala: prendono così forma progetti di respiro internazionale, come la proposta della trilogia Mozart-Da Ponte e la tetralogia wagneriana. Accanto ai titoli del grande repertorio trovano spazio e visibilità anche altri autori meno frequentati: pagine preziose del Settecento napoletano e opere di Gluck, Cherubini, Spontini, fino a Poulenc, con quelle Dialogues des Carmélites che gli hanno valso il Premio "Abbiati" della critica. Il lungo periodo trascorso come direttore musicale dei complessi scaligeri culmina il 7 dicembre 2004 nella trionfale riapertura della Scala restaurata dove dirige l'Europa riconosciuta di Antonio Salieri. 




Nel corso della sua straordinaria carriera Riccardo Muti dirige molte tra le più prestigiose orchestre del mondo: dai Berliner Philharmoniker alla Bayerischen Rundfunk, dalla New York Philharmonic all'Orchestre National de France alla Philharmonia di Londra e, naturalmente, i Wiener Philharmoniker, ai quali lo lega un rapporto assiduo e particolarmente significativo, e con i quali si esibisce al Festival di Salisburgo dal 1971. Invitato sul podio in occasione del concerto celebrativo dei 150 anni della grande orchestra viennese, Muti ha ricevuto l'Anello d'Oro, onorificenza concessa dai Wiener in segno di speciale ammirazione e affetto. Nell'aprile del 2003 viene eccezionalmente promossa in Francia, una "Journée Riccardo Muti", attraverso l'emittente nazionale France Musique che per 14 ore ininterrotte trasmette musiche da lui dirette con tutte le orchestre che lo hanno avuto e lo hanno sul podio, mentre il 14 dicembre dello stesso anno dirige l'atteso concerto di riapertura del Teatro "La Fenice" di Venezia.




Nel 2004 fonda l'Orchestra Giovanile "Luigi Cherubini" formata da giovani musicisti selezionati da una commissione internazionale, fra oltre 600 strumentisti provenienti da tutte le regioni italiane. La vasta produzione discografica, già rilevante negli anni Settanta e oggi impreziosita dai molti premi ricevuti dalla critica specializzata, spazia dal repertorio sinfonico e operistico classico al Novecento. Il suo impegno civile di artista è testimoniato dai concerti proposti nell'ambito del progetto "Le vie dell'Amicizia" di Ravenna Festival in alcuni luoghi "simbolo" della storia, sia antica che contemporanea: Sarajevo (1997), Beirut (1998), Gerusalemme (1999), Mosca (2000), Erevan e Istanbul (2001), New York (2002), Il Cairo (2003), Damasco (2004), El Djem (2005) con il Coro e l'Orchestra Filarmonica della Scala, l'Orchestra e Coro del Maggio Musicale Fiorentino e i "Musicians of Europe United", formazione costituita dalle prime parti delle più importanti orchestre europee. 



Tra gli innumerevoli riconoscimenti conseguiti da Riccardo Muti nel corso della sua carriera si segnalano: Cavaliere di Gran Croce della Repubblica Italiana e la Grande Medaglia d'oro della Città di Milano; laVerdienstkreuz della Repubblica Federale Tedesca; la Legion d'Onore in Francia (già Cavaliere, nel 2010 il Presidente Nicoals Sarkozy lo ha insignito del titolo di Ufficiale) e il titolo di Cavaliere dell'Impero Britannico conferitogli dalla Regina Elisabetta II. Il Mozarteum di Salisburgo gli ha assegnato la Medaglia d'argento per l'impegno sul versante mozartiano; la Wiener Hofmusikkapelle e la Wiener Staatsoper lo hanno eletto Membro Onorario; il presidente russo Vladimir Putin gli ha attribuito l'Ordine dell'Amicizia, mentre lo stato d'Israele lo ha onorato con il premio "Wolf" per le arti. Moltissime università italiane e straniere gli hanno conferito la Laurea Honoris Causa.




Ha diretto i Wiener Philharmoniker nel concerto che ha inaugurato le celebrazioni per i 250 anni dalla nascita di Mozart al Grosses Festspielhaus di Salisburgo. La costante collaborazione tra Riccardo Muti e Wiener Philharmoniker nel 2010 ha compiuto 40 anni. A Salisburgo è stato annunciato il suo impegno per il Festival di Pentecoste dove, a partire dal 2007 insieme all'orchestra giovanileLuigi Cherubini, da lui fondata, affronterà un progetto quinquennale mirato alla riscoperta e alla valorizzazione del patrimonio musicale, operistico e sacro, del Settecento napoletano. Da settembre 2010 è Music Director della prestigiosa Chicago Symphony Orchestra. Nello stesso anno è stato nominato in America "Musician of the year" dalla importante rivista "Musical America". Nel Febbraio 2011 il Maestro Riccardo Muti in seguito all'esecuzione e registrazione live della Messa da Requiem di Verdi con la C.S.O. vince la 53° edizione dei Grammys Awards con due premi: (1) best classical album e (2) best choral album. In marzo 2011, Riccardo Muti è stato proclamato vincitore del prestigioso premio Birgit Nilsson 2011 che gli verrà consegnato il 13 ottobre a Stoccolma alla Royal Opera alla presenza dei Reali di Svezia, le loro Maestà il Re Carl XVI Gustaf e la Regina Silvia. A New York in aprile 2011 ha ricevuto l'Opera News Awards. In maggio 2011 è stato assegnato a Riccardo Muti il Premio "Principe Asturia per le Arti 2011", massimo riconoscimento artistico spagnolo, la cerimonia di consegna da parte di sua Altezza Reale il Principe Felipe di Asturia avverrà a Oviedo in autunno. È stato nominato membro onorario dei Wiener Philharmoniker. Nel maggio 2012 è stato insignito dellaGran Croce di San Gregorio Magno da Sua Santità Benedetto XVI.
In Novembre 2012 ha ricevuto il Premio De Sica per la Musica. Numerose sono le lauree honoris causa che sono state conferite a Riccardo Muti, tra le quali la Laurea Honoris Causa dall’Università IULM di Milano in Arti, patrimoni e mercati e, nel 2014, dalla Northwestern Univeristy di Chicago.

La biografia di Riccardo Muti è tratta dal sito: www.riccardomuti.com

11 hours ago | |
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Ludwig van Beethoven
(Bonn, 17 dicembre1770 - Vienna,  26 marzo1827)
Non c'è quasi trattato che sia troppo dotto per me. Senza presumere di possedere una vera erudizione, io mi sono sforzato sin dall'infanzia di comprendere il pensiero degli uomini migliori e più saggi di ogni tempo. Vergogna all'artista che non considera una colpa il non spingersi almeno tanto lontano.



Il modo migliore per distoglierti dalla tua disgrazie è di essere operoso.
C'è tanto da fare al mondo, sbrigati a farlo!
Nella mia camera, i ritratti di Bach, Glick, Mozart, Haydn. Possono essere di aiuto alla mia forza di sopportazione.
Non lasciare mai trasparire esternamente agli uomini il disprezzo che si meritano, perché non è dato di sapere in quali circostanze si possa avere bisogno di loro.
[...] Coltiva la conoscenza; non c'è via più sicura di qualla che hanno tracciato i saggi. Risparmiati la pena di offendere un amico. Ma, soprattutto, l'amico che non ha eguali.
Quante volte si è levato fumo senza che vi fosse fuoco! E allora resto sereno nell'animo anche nelle avversità. Il tempo dà alla luce meraviglie; innumerevoli sono gli eventi lieti in cui puoi sperare per la grandezza di Dio.
[...] Fa' che la motivazione del tuo agire sia nella cosa, non nel suo esito. Non essere tra coloro che trovano motivo di azione nella speranza della ricompensa. Non permettere che la tua vita trascorra nell'inazione. Sii laborioso, compi il tuo dovere, abbandona qualsiasi preoccupazione circa l'esito delle tue azioni e considera identico qualsiasi avvenimento, sia che ti arrechi il bene come il male [...]
Come lo Stato deve avere una Costituzione, così il singolo uomo deve avere la propria!
La caratteristica più evidente di un uomo di valore: la forza di sopportazione in circostanze avverse e crudeli.
I più grandi beni sono la pace interiore e la libertà.
[brani tratti da: Beethoven, Autobiografia di un genio. Lettere, pensieri, diari, a cura di Michele Porzio, Oscar Mondadori, Milano 1996]


A. B.
11 hours ago | |
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Il Concerto n. 1 per pianoforte e orchestra op. 15 in do magg. di Ludwig van Beethoven nell’interpretazione di Wilhelm Kempff (Jüterbog, 25 novembre 1895 – Positano, 23 maggio 1991)  e della NHK Symphony Orchestra guidata da Tadashi Mori





1 day ago | |
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Il  Ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini ha ricevuto ieri i vertici dell'ANFOLS, l’Associazione che riunisce dodici Fondazioni Liriche italiane, rappresentati dal Presidente Cristiano Chiarot e dal Vice Francesco Giambrone
(Foto: artslife.com)

Nel corso dell’incontro sono stati affrontati i temi relativi al reintegro del FUS 2015, la proroga delle disposizioni della legge Bray-Franceschini per le Fondazioni in crisi, il Contratto Nazionale di lavoro, il tavolo tecnico con la Cassa depositi e prestiti per le problematiche relative alla liquidità, la proroga del decreto  Art Bonus.

I vertici dell’ANFOLS, affiancati da Rosanna Purchia e Carlo Fuortes, hanno poi illustrato al Ministro l’attività in corso che riguarda i due tavoli tecnici permanenti, uno artistico e l’altro amministrativo, istituiti allo scopo di ottenere riduzioni di spesa e di aumentare  qualità e quantità della produzione.
Al Ministro è stata ribadita l’assoluta necessità del reintegro dell'assegnazioni FUS per le Fondazioni liriche,  che già era stato tagliato nel dicembre 2014 e che al momento, nel 2015, prevede un’ulteriore riduzione.
Se tale situazione rimanesse invariata verrebbe messo in gravi difficoltà l’intero settore, in un momento in cui le dodici Fondazioni stanno realizzando una profonda riorganizzazione che ha già portato a raggiungere livelli massimi di produzione e una significativa razionalizzazione della spesa.
(comunicato stampa)

3 days ago | |
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A reserved and very discreet man, precise and scrupulous, a conscious and meticulous musician and conductor, a well-known scholar for his attention and philological attitude, for his enormous knowledge, often overwhelming, deep, as the result of many years devoted to the Baroque repertoire and the analysis of scores and texts, Alan Curtis passed away in Florence on July 15th 2015, unexpectedly, a shock for his family and friends. 
Born on November 17th 1934, driven by his passion, determination, abnegation, his life was entirely dedicated to music and to the rediscovery of the original musical practice.


Having for years divided his time between Berkeley (California), where he played and conducted concerts and operas, Alan Curtis spent his last years performing principally dramatic music from Monteverdi to Mozart. An article on him in «Orpheus» (Berlin) was titled « The avant-gardist of early music ». In fact, already as a young student in the '50s, he was the first modern harpsichordist to confront the problems of Louis Couperin's unmeasured preludes for harpsichord. Shortly thereafter, he became a pioneer in the return to original instruments and Baroque performance practises in early operas. In collaboration with Shirley Wynne, he was the first to revive a Rameau opera with period instruments and authentic choreography. His radically new ‘reconstruction’ of Monteverdi’s L’incoronazione di Poppea, first heard in Berkeley in the '60s, marked the first time in three centuries that a late dramatic work of Monteverdi was performed as intended by the composer, i.e. without the modern orchestration still often mistakenly thought to be "necessary". He commissioned both the first authentic chitarrone (Warnock) and the first chromatic (split-key) harpsichord (Dowd) to be built in modern times, and taught his singers to follow the tuning systems of the period (with pure major thirds). Poppea was then mounted with great success in Amsterdam, Brussels, Spoleto, Innsbruck and Venice (where it was nationally televised from La Fenice, and recorded by Fonit Cetra). A landmark performance of  Händel’s Admeto in Amsterdam's Concertgebouw (recorded by EMI and then, thirty years later, reissued on CD by Virgin Classics), was hailed as the first successful attempt to revive Händel's opera orchestra, including the now widely-accepted but then unheard-of use of the archlute. Other prize-winning recordings included Stradella's Susanna, Cavalli's L’Erismena, and Bach's Goldberg variations (reissued on CD by EMI), French and English suites (Teldec CD), and about thirty other harpsichord discs. He has always been in the forefront of the movement to enlarge and revivify the static operatic repertory. A lavishly authentic revival of Landi's Il Sant'Alessio in Rome and Innsbruck in 1981 was an unexpected and stunning success, as were three different productions of the first Jommelli revival in modern times: La schiava liberata (Amsterdam, Naples, and Berkeley). Other remarkably successful ‘philological recoveries’ have included Cesti’s Il Tito, his Semiramide, and  Händel’s Rodrigo, which Curtis conducted in Innsbruck, Madeira and Lisbon in 1984 for the first time since Handel himself presented it to the Medici in 1707.  Francesco Sacrati’s La finta pazza, was given its first revival in three centuries in a specially-constructed  Baroque theatre in Campo Pisani, Venice in a production by La Fenice in July, 1987. Among better-known but nonetheless unjustly neglected repertory, he has been a particular champion of Gluck’s Armide, of which he has led three very different productions, including one with his own orchestra of period instruments at the Theatre Musical de Paris (Chatelet). He was also responsible for four different productions of  Händel’s Ariodante (La Scala '81 and '82 with Pier Luigi Pizzi, Innsbruck '82, Wexford '85, Spoleto Italy 2007 with John Pascoe), and the first modern revival of Vivaldi’s Il Giustino, at the Teatro Olimpico in Vicenza, later taken to Versailles, Venice, Milan, Buenos Aires, Houston and Ludwigshafen. With a different cast, he performed it again in Solothurn in 2000 and Rotterdam, De Doelen in 2001, where it was recorded for Virgin. He conducted the Portughese premieres, in Lisbon, of Händel’s Fernando(the original version, set in Portugal, of Sosarme), Monteverdi’s Il ritorno di Ulisse and Mozart’s Il re pastore, the latter staged and designed by Pier Luigi Pizzi. His new performing edition of Monteverdi's Il ritorno di Ulisse, first performed in Amsterdam's Concertgebouw, then staged in Siena in '91 and released the following year as a Nuova Era CD and revived in '93 for the Festival of Dresden, was published by Novello (2002) and staged for the Oslo Chamber Music Festival in 2006. For La Fenice, shortly before it burned, he conducted the first performances since the 18th century of Buovo d’Antona (designed by Pier Luigi Pizzi), Goldoni’s opera buffa set to music by Traetta, later issued on CD by Opus 111. His madrigal group was invited by Werner Herzog to be in his 1996 documentary film on Gesualdo. The CDs of madrigals by Michelangelo Rossi, Antonio Lotti, and the complete duets of Monteverdi on Virgin Classics (Diapason d'or 1999) have been well received by the international press, as have their subsequent recordings of two 17th-century dramatic oratorios: Il Sansone by Benedetto Ferrari (Diapason d'or 2000) and Assalonne  punito by P.A. Ziani (Choc de la Musique). In the summer of 2000, he conducted a new production of Radamisto for the Halle Händel festival and, for the Amsterdam Concertgebouw, Händel's superb but practically unknown opera Arminio, which has appeared to international acclaim on CD for Virgin. The Handel Society of London voted it best  Händel recording of the year 2001.
In 2002 he conducted Händel’s Giulio Cesare in Monte Carlo, Deidamiain Siena (recorded by Virgin and awarded both the Preis der deutschen Schallplattenkritik as best opera CD of 2003 and the 2004 International Händel recording Prize), and a program of Händel arias called "La Maga Abbandonata" for the Resonanzen Festival in Vienna (Grosse Saal, Konzerthaus), subsequently a best-selling CD for BMG Classics, who also released the opera Lotario.More recently he and Il Complesso Barocco have recorded Händel’s operatic duets (“Amor e gelosia”) with Patrizia Ciofi and Joyce DiDonato, as well as his operas Radamisto and Fernando, and a masterpiece by the Viennese court composer Francesco Conti, the oratorio David (Virgin Classics).  The list of highly-acclaimed Händel opera performances and recordings continues with Rodelinda, Floridante, Tolomeo, Ezio, Berenice, Giove in Argo, Giulio Cesare, Alcina and Ariodante, the last two with Joyce DiDonato in the title roles. Using a brilliant reconstruction by Alessandro Ciccolini of the missing parts to Vivaldi’s newly rediscovered Motezuma, “Il Complesso Barocco” also made the first recording (DGG Archiv) as well as staged performances in Lisbon, Wiesbaden, Bilbao and Italy (available in DVD from Dynamic).  In 2006 the same team produced the first modern reprise of Vivaldi’s Ercole su’l Termodonte, designed and staged by John Pascoe for the Spoleto Festival – the DVD of which won DVD of the year in 2007. For the 50th anniversary of this festival in 2007 Alan Curtis was also invited to conduct a new production by Handel’s Ariodante again designed and staged by John Pascoe (both productions also available in DVD from Dynamic). Other new recordings with Alan Curtis conducting Il Complesso Barocco include Haydn operatic arias and overtures with Anna Bonitatibus, Porpora operatic arias and symphonies with Karina Gauvin,  Händel arias for Carestini with Vesselina Kasarova, and “Hidden  Händel” with Ann Hallenberg, a collection of little-known but superb arias, some of them still unpublished.  An unusual recent project was a Händel Bestiary, a collaboration with his dear friend, the celebrated novelist Donna Leon. Already a best-seller in German-speaking countries, under the title Tiere und Töne, editions have sold out and been produced in other languages, all with illustrations by Michael Sowa which accompany twelve arias by Händel, about twelve, different animals, recorded for the occasion by his ensemble ‘Il Complesso Barocco’ and four soloists brought out in 2011. It is a book of essays accompanied by a CD of twelve arias by  Händel about twelve different animals, recorded for the occasion by Il Complesso Barocco and four soloists, all described, including legends from Medieval bestiaries, in Leon’s text, with accompanying illustrations by Michael Sowa.  Other CDs issued in 2011 include  Händel’s Ariodante with Joyce DiDonato, Gluck’s Ezio with Ann Hallenberg, Sonia Prina, Topi Lehtipuu and Max Cencic, “Streams of Pleasure” (arias and duets from Handel’s oratorios) sung by Marie Nicole Lemieux and Karina Gauvin, Domenico Scarlatti’s Tolomeo e Alessandro, as well as a DVD of Vivaldi’s Motezuma. More recent productions include Vivaldi’s Catone in Utica (Naive) and Drama Queens with Joyce DiDonato. In 2013 Alan Curtis started a collaboration with the famous music publisher Boosey & Hawkes for a series of editions of music that Il Complesso Barocco has performed. 

He is survived by his partner of the last 25 years - the lutenist Pier Luigi Ciapparelli;  his ex-wife Jennifer Curtis of  Berkeley, California; his adored and talented daughters, Julia Curtis, and Daria Wrubel of Berkeley, California; and his beloved grandchildren Cornelia Curtis (3 years old) and Zachary Wrubel (8 years old).   

EARLY FRIENDSHIPS His 1956 - 58 Fulbright Awards brought him to Amsterdam, where his harpsichord studies with Gustav Leonhardt forged a lasting friendship, united as they were by a similar vision and love for all the related arts. Alan Curtis's time there, with both Leonhardt and Nicholas Harnoncourt, as well as the harpsichord maker Martin Skowroneck, brought added depth to the years he worked at his doctoral degree. This led inevitably to his being at the forefront of the revival in presentation of (in his words) “pre-romantic music”.   BEING THE FIRST Alan Curtis was the ‘first’ in so many areas that it is almost impossible to list them or to believe that one man could have that degree of vision.  He wanted (again using his own terminology) ‘to be radically authentic’ in giving new life to what is generally considered to be ‘ancient music’ and it was this spirit of radicalism, that led him to be the first in reconceiving the treatment of many fields, that are now accepted as being standard musical practice. Among them Alan Curtis was the first modern harpsichordist to unlock the mysteries of the Louis Couperin unmeasured preludes, (it should be noted that he did this when still a graduate student working toward a Masters Degree in Musicology).  He was the first to commission both the split-key enharmonic harpsichord from Dowd and the first contemporary authentic Chittarone from Warnock and was also the first to re-introduce the 18th century practice of using the Arch lute in recitative for Handel Opera - with Admeto in ‘79.  He was the first to revive a Rameau opera with period instruments and authentic choreography (by Professor Shirley Wynne,) the first to present Monteverdi's L'incoronazione di Poppea, as intended by the composer in his orchestration of the period of composition. He had presented and performed this first in Berkeley in the early ‘60’s, which was so successful that it was then performed in Amsterdam, Brussels, Spoleto, Innsbruck and Venice, where it was nationally televised from La Fenice, and then recorded by Fonit Cetra. It is now widely accepted as being the ‘gold standard’ for reconstruction and revivals of ‘period operas’. 
NOTABLE PHILOLOGOCAL RECOVERIESOther remarkably successful ‘reconstructions’ have included Cesti's Il Tito, his Semiramide, and Händel 's Rodrigo, which Curtis conducted in Innsbruck, Madeira and Lisbon in 1984 for the first time since Händel himself presented it to the Medici in 1707.  He also reprised this masterpiece in Siena in 1997. Among better-known but nonetheless unjustly neglected repertoire, he was considered a champion of Gluck's Armide, of which he has led three very different productions, including one with his own orchestra of period instruments at the Theatre Musical de Paris (Chatelet) and for four different productions of Händel's Ariodante (La Scala '81 and '82, with Pier Luigi Pizzi, Innsbruck '82, Wexford '85, and lastly in Spoleto - Italy 2007). 
Among the vast array of awards and prizes he has received, apart from virtually limitless awards such as “CD  of the month”, “CD of the year”, etc,  it is impossible not to note that in 2002 TWO of his recordings:  Händel's Giulio Cesare (performed in Monte Carlo)  and Deidamia (performed in Siena) and both recorded by Virgin, were each awarded the “Preis der deutschen Schallplattenkritik” as “Best opera CD of 2003” and the “2004 International Händel recording Prize”. When in 2006 he created the first modern reprise of Vivaldi’s Ercole su’l Termodonte, with John Pascoe for the Spoleto Festival – Italy, its 2007 DVD won “DVD of the year”. 
One of the many important projects on which he was working before his death and that will therefore now remain unfinished, is the commission to recreate the Italian recitatives for Cherubini’s epic Medea. Additionally he was preparing the Australian debut of a Händel ‘pasticcio’ Voyage to the Moon. 
His ability to find the missing pieces of an opera, and to then be able to reconstruct so many great operas through his editions, has in some ways its roots deep in his upbringing in rural Michigan USA. His father, Loris Curtis of Mason, Michigan, was an avid puzzler, and Alan used a similar passion in finding and, when necessary, composing sections of the missing pieces in order to bring the entire work back to life.    
This rural background also imbued in him a passionate love of nature and gardens in particular, so that when not making music, his favorite place was tending the many flowers that were a great joy to him in their various seasons. This idea of growth, of nurturing was an essential part of his relationships with many singers, musicians, and artists as he had an extraordinary ability to see their potential. He simply knew how to help people around him to ‘grow’, to see the future brilliance of a singer who was not yet fully 'formed'. As part of this, he coached them not only in music, but also in stage presence and movement, skills he learned, in part, from his second wife, the dance historian and choreographer Shirley Wynne (now deceased). 
Joyce DiDonato recently said: “I’ve never known anyone so unabashedly and infectiously to love music as much as did Alan. He was a Titan in bringing an avalanche of ‘unknown’ music to modern times, and our musical world is all the better for it. Rest in peace, Alan”.  

“Alan Curtis, burned with the brightest of flames, one which was finally spent in the blazing heat of a Florentine summer’s day.  But the artistic light that he so effortlessly shed on all of us who were blessed to come within his smiling gaze, will illuminate the entire world forever”.  John Pascoe. Florence, Italy July 2015. 

6 days ago | |
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Dal 12 agosto il Teatro alla Scala ospita le orchestre e i cori giovanili del Venezuela. Il 22 e il 29 due concerti straordinari al “Teatro Continuo” di Burri nel Parco Sempione, in collaborazione con il Comune. Un accordo tra il Teatro e gli Assessorati alla Cultura e alle Politiche Sociali garantisce a 3.000 ragazzi l’accesso ai concerti dei loro coetanei di El Sistema
Dal 12 agosto al 4 settembreil “Festival delle Orchestre Internazionali per Expo” al Teatro alla Scala presenta il “Progetto El Sistema” che coinvolgerà 1.000 giovani strumentisti appartenenti alle orchestre e ai cori giovanili e infantili del Venezuela per 8 concerti al Piermarini, 2 in Conservatorio, uno in San Marco e due al Parco Sempione. 

Un grande progetto musicale che culminerà con i concerti diretti da Riccardo Chailly e Gustavo Dudamel e che si unisce agli sforzi del Sistema Italia per promuovere e rinnovare l’educazione musicale.
Un accordo tra il Teatro alla Scala e gli Assessorati alla Cultura e alle Politiche Sociali del Comune di Milano permetterà a 3.000 tra ragazzi, famigliari e accompagnatori di assistere ai concerti del “Progetto El Sistema”, che dal 12 agosto al 4 settembre porterà a Milano 6 compagini tra orchestre e cori infantili e giovanili venezuelani per un totale di 9 concerti diretti tra gli altri da Riccardo Chailly e Gustavo Dudamel. I biglietti saranno distribuiti a cura dell’Assessorato alle Politiche Sociali con particolare attenzione a situazioni di difficoltà e disagio. L’iniziativa, realizzata grazie alla generosità di sponsor che copriranno il costo dei biglietti, è in linea con le finalità sociali del progetto “El Sistema” e con la strategia di apertura del Teatro che nel corso della presente stagione si è concretizzata tra l’altro nei progetti “Grandi Opere per Piccoli” (riduzioni di opere per i bambini) e “ScalAperta” (serate speciali a metà prezzo).
Insieme al Comune di Milano, e grazie alla collaborazione della Triennale di Milano, il Teatro alla Scala offrirà ai milanesi due ulteriori concerti gratuiti che si terranno il 22 e il 29 agosto al Teatro Continuo di Alberto Burri al Parco Sempione. Sabato 22 agosto la Sinfónica Juvenil “Teresa Carreño” sarà diretta da Christian Vásquez, mentre sabato 29 la Sinfónica Juvenil de Caracas sarà diretta da Dietrich Paredes. I programmi saranno comunicati successivamente.
El Sistema”, ideato da José Antonio Abreu in Venezuela nel 1975, è il  più vasto progetto di educazione attraverso la musica mai concepito e offre gratuitamente ai bambini un’alternativa alla strada coinvolgendoli, fin da piccolissimi, nell’attività di decine di orchestre infantili e giovanili. Nel corso degli anni “El Sistema” è cresciuto coinvolgendo nel solo Venezuela più di due milioni di ragazzi: oggi le orchestre sono 300, i giovani coinvolti nel 2015 quasi 500.000 e molti musicisti hanno intrapreso brillanti carriere internazionali. La visione di Abreu ha conquistato artisti come Sir Simon Rattle e Claudio Abbado, il cui impegno è stato determinante per trasformare un progetto nazionale in una prospettiva valida e feconda anche in Europa. Il Sistema Lombardia ha già coinvolto oltre 1.000 bambini. Nell’ambito del “Festival delle Orchestre Internazionali per Expo” il Teatro alla Scala ha invitato a Milano insieme all’orchestra più celebre, l’Orquesta Sinfónica Simón Bolívar con il suo Direttore Musicale Gustavo Dudamel, una rappresentanza completa dei diversi volti del progetto, cui si aggiunge una collaborazione per due concerti con il Summercamp della SEYO-Sistema Europe Youth Orchestra, un ensemble formato da 180 giovani musicisti provenienti da oltre 15 Paesi.
“L'estate di questa straordinaria stagione di ExpoinCittà prosegue con un’iniziativa che mira a coinvolgere nella programmazione di una delle più importanti istituzioni culturali cittadine migliaia di ragazzi che, grazie all’accordo con il Teatro alla Scala, potranno condividere l’esperienza e la grande musica eseguita dalle orchestre di ‘El Sistema’ – ha dichiarato l’assessore alla Cultura Filippo Del Corno –. Orchestre che non solo portano in tutto il mondo musica di grande qualità, ma testimoniano anche la bontà di un progetto sociale che fa dell’accessibilità alla bellezza, e del suo potere salvifico, il suo tratto distintivo: un tratto che la accomuna in maniera perfettamente coerente con lo spirito di questa iniziativa”.
“Questa iniziativa rientra in quell’idea di rete per il sociale e la cura della persona che caratterizza l’azione della nostra Amministrazione e coinvolge, in un’azione comune ed efficace, anche enti prestigiosi come la Scala – dichiara Pierfrancesco Majorino, Assessore alle Politiche Sociali e Cultura della Salute –. Si tratta di un gesto concreto per permettere a molti ragazzi che restano in città questa estate di avere accesso a concerti straordinari e comprendere come la cultura e la musica possono essere, oltre che occasioni di conoscenza e aggregazione, anche un veicolo di socialità”.

“El Sistema – commenta il Sovrintendente Alexander Pereira – è un progetto non solo artistico ma sociale che dimostra il potenziale dell’educazione musicale e ci interroga sui metodi di insegnamento della musica. In Europa i bambini studiano musica da soli, chiusi per anni in una stanza vedendo solo il loro maestro. Il messaggio che ci viene dal Sistema è di insegnare ai nostri bambini a fare musica insieme. In Venezuela ci sono quasi 500.000 ragazzi che fanno parte delle orchestre giovanili, ma questo modello è arrivato anche da noi con il Sistema Europa e il Sistema Italia. Portare questo progetto a Milano nell’anno di Expo significa dare un forte segno per il rinnovamento dell’educazione musicale”. 

I concerti
Il primo appuntamento si svolge in Conservatorio mercoledì 12 e giovedì 13 agosto: alla Sala Verdi del Conservatorio avrà luogo il concerto del Coro Manos Blancas, un progetto nato nel 1995 con l’obiettivo di integrare nell’attività artistica del “Sistema” bambini e adulti diversamente abili o con esigenze educative speciali. Nella interpretazione delle “mani bianche” la musica si unisce all’espressione corporea e al linguaggio dei gesti.Il concerto è realizzato in collaborazione con il Conservatorio “G. Verdi” di Milano.
Giovedì 20 agosto nella Chiesa di San Marco il Coro Nacional Juvenil Simón Bolívar diretto da Lourdes Sánchez propone un programma di musica sacra che spazia da Monteverdi ad autori contemporanei.
L’apertura del “Progetto El Sistema” al Piermarini è affidata venerdì 21 e domenica 23 agosto al Direttore Principale del Teatro Riccardo Chailly alla testa dell’Orquesta Sinfónica Nacional Infantil de Venezuela, composta da bambini tra gli otto e i dodici anni. Il programma, aperto dallo Scherzo fantastique di Igor Stravinskij diretto dal ventenne Jesús Alberto Parra, prosegue con il Divertimento da Le baiser de la fée, sempre di Stravinskij, e con la Sinfonia n° 4 di Pëtr Il’ic Cajkovskij.
Sabato 22 agosto la Sinfónica Juvenil “Teresa Carreño” è diretta da Christian Vásquez in un concerto gratuito presso il Teatro Continuo di Burri al Parco Sempione. Il programma sarà comunicato successivamente.
Lunedì 24 agosto la Sinfónica Juvenil “Teresa Carreño”diretta dal suo Direttore Musicale Christian Vásquez presenta un programma spettacolare che include, tra l’Ouverture da Candide di Leonard Bernstein e la Symphonie fantastique di Hector Berlioz, due brani del repertorio sudamericano: Margaritena di Inocente Carreño e Sinfonia Indiadi Carlos Chávez.
Giovedì 27 agosto la Sinfónica Juvenil de Caracas diretta da Dietrich Paredes apre la serata con l’Ouverture de La forza del destinodi Verdi e prosegue con Francesca da Rimini di Cajkovskij e la Sinfonia n° 3 Avec orgue di Camille Saint-Saëns.
Venerdì 28 alle ore 12.15 la Juvenil de Caracas si unisce all’Orchestra della SEYO-Sistema Europe Youth Orchestra, compagine paneuropea formata da 150 ragazzi di una dozzina di Paesi, riuniti a Milano per un Summercamp di 10 giorni di prove. Sul podio Dietrich Paredes, Alessandro Cadario, Etienne Abelin.La sola SEYO sarà anche agli Arcimboldi il 29.
Sabato 29 la Sinfónica Juvenil de Caracas è diretta da Dietrich Paredes in un concerto gratuito presso il Teatro Continuo di Burri al Parco Sempione. Il programma sarà comunicato successivamente.
Gli ultimi tre concerti riportano a Milano l’Orquesta Sinfónica Simón Bolívar con il suo direttore Gustavo Dudamel: il programma di domenica 30 agosto è interamente dedicato a Cajkovskij, di cui si eseguono la Fantasia sinfonica La Tempesta, l’Ouverture-Fantasia Romeo e Giulietta e la Sinfonia n° 6 Patetica.
Nei concerti di giovedì 3 settembre e venerdì 4 settembre all’Orchestra si aggiunge il Coro Nacional Juvenil Simón Bolívar: il programma del 3 include la Sinfonia n°1 di Beethoven, Chôros n°10 di Heitor Villa-Lobos e la Cantata Criolla di Antonio Estévez. Il progetto si conclude il 4 settembre con la Sinfonia n° 9 di Beethoven, solisti Genia Kühmeier, Wiebke Lehmkuhl, Brian Hymel e Georg Zeppenfeld. 
Dal 19 agosto al 2 settembre Gustavo Dudamele la Bolívar saranno impegnati anche in otto repliche de La bohème nello storico allestimento di Franco Zeffirelli con un importante cast che comprende Maria Agresta e Vittorio Grigolo nei ruoli principali. La bohème è sostenuta da Intesa Sanpaolo, nella veste di Partner principale della Stagione, e da Rolex quale Sponsor della produzione.

(comunicato stampa)
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L’Associazione delle Fondazioni liriche italiane ha istituito due tavoli permanenti per favorire la collaborazione tra le fondazioni lirico-sinfoniche

Un tavolo permanente sulle coproduzioni artistiche e lo scambio di allestimenti, un altro amministrativo-tecnico dedicato alla razionalizzazione degli acquisti di beni e servizi sono stati costituiti dall'ANFOLS, l’Associazione delle Fondazioni liriche italiane cui aderiscono i Teatri di Bari, Bologna, Cagliari, Firenze, Genova, Napoli, Palermo, Roma, Torino, Trieste, Venezia e Verona.

Lo scopo dei due tavoli, cui seguiranno altri su diverse tematiche, è quello di contribuire ad ottenere risparmi e riduzioni di spesa, esattamente come auspicato anche di recente dal Ministro Franceschini, al fine di trasferire risorse destinate ad aumentare la qualità e la quantità delle produzioni.
Per quanto riguarda le coproduzioni le dodici Fondazioni aderenti all'ANFOLS hanno previsto per i prossimi tre anni un complessivo di quaranta titoli che verranno variamente coprodotti tra i dodici teatri, che vanno da opere di repertorio italiane  (Tosca, Attila, Roberto Deveraux, Anna Bolena, Maria Stuarda) ad opere di Mozart, Janacek e Strauss. In particolare in previsione del 2018 si lavorerà a un comune progetto dedicato a Leonard Bernstein.
Tutti gli allestimenti  del passato utilizzabili per il noleggio, la nuova produzione e le proposte per le stagioni future saranno inserite in un drop box cui le dodici Fondazioni potranno accedere per ottenere informazioni tecniche, artistiche ed economiche , da verificare ed aggiornare poi durante le riunioni periodiche.
Un progetto particolare riguarderà la danza, le Fondazioni che dispongono di un corpo di ballo forniranno proposte e repertorio per consentire alle altre Fondazioni di operare scelte coreografiche in armonia con le proprie scelte artistiche, utilizzando i corpi di danza italiani.
Oltre a stabilire un tariffario interno tra le Fondazioni per i noleggi, verranno rafforzate le attività di collaborazione per sviluppare e aumentare titoli di musica contemporanea di autori italiani.
Per quanto riguarda il tavolo amministrativo si è stabilito di attivare la condivisione di informazioni relative all'acquisto di beni e servizi, peraltro facendo riferimento al Consip.
È prevista inoltre l’integrazione dei sistemi informatici di elaborazione paghe e contributi,  consulenze professionali, servizi di rassegna stampa, polizze assicurative, nonchè la condivisione dell'albo dei fornitori, avvalendosi del MePa (mercato elettronico della Pubblica Amministrazione).
Le prime riunioni si sono svolte nei giorni scorsi a Roma, presso l’Agis, di cui l’Anfols, su invito di Carlo Fontana, presidente dell’Associazione Generale Italiana dello Spettacolo, è rientrata a far parte da quest’anno.

(comunicato stampa)
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La pianista sarà attesa ospite, domenica 26 luglio alle ore 21.15, del “Festival da camera della Versilia. In programma musiche di Chopin, Schumann, Liszt, Debussy e Ginastera

Sarà Mariangela Vacatellodomenica 26 luglio alle ore 21.15, a chiudere il primo mese di concerti dell’edizione 2015 del “Festival da camera della Versilia”, rassegna musicale organizzata dall’Associazione Musicale Lucchese e dal Comune di Massarosa nella bellissima pieve romanica di S. Pantaleone, a Pieve a Elici. Molto ricco il programma proposto dalla pianista partenopea, che guiderà il pubblico attraverso l’Ottocento di Chopin, Schumann e Liszt per arrivare al primo Novecento di Debussy e alla contemporaneità di Ginastera.

Il programma si apre con Kinderszenen op. 15 di Robert Schumann, tredici pezzi brevi definiti dallo stesso autore come scritti «per i piccoli fanciulli da un fanciullo grande», importanti per capire il viaggio esplorativo dell’autore alla ricerca di zone della sensibilità umana ancora sconosciute per la musica. Di Fryderyk Chopin Vacatello propone la Ballata n. 3 in la bemolle maggiore op. 47 e la Ballata n. 4 in fa minore op. 52. Dai Douze études d’exécution trascendante di Ferenc Liszt ascolteremo il n. 11 Harmonies du soir e il n. 12 Chasse neige. A introdurre il Novecento sarà l’Isle Joyeuse di Claude Debussy, pezzo che ha mantenuto una grande fortuna concertistica fino alla metà del secolo scorso. In chiusura, le Tres danzas argentinas, op. 2, composte da Alberto Evaristo Ginastera nel 1937 e contraddistinte da forti riferimenti alla vita popolare e alla natura dell’Argentina.
Mariangela Vacatello nasce in una famiglia di musicisti e inizia gli studi musicali ancora bambina, a 4 anni. Inizia a esibirsi in pubblico all’età di 5 anni e debutta con l’Orchestra dei Pomeriggi Musicali a 14 anni nella “Sala Verdi” del Conservatorio di Milano (dove si è diplomata e laureata) eseguendo il Concerto n. 1 di Liszt. Si è perfezionata frequentando masterclass, in Italia e all’estero. Insieme allo studio del pianoforte ha affiancato il corso di composizione sperimentale.
Il costo del biglietto intero è di 12 euro, il ridotto 10 euro mentre per i soci dell’AML è di 7 euro.
Per informazioni: Associazione Musicale Lucchese, tel. 0583 469960; Comune di Massarosa, Ufficio del Cittadino tel. 0584 979229, o Ufficio Cultura tel. 0584 979216.
(comunicato stampa)

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La bohèmeScene liriche in quattro quadri
MusicaGiacomo Puccini (Lucca, 23 dicembre 1858 – Bruxelles, 29 novembre 1924)

LibrettoLuigi Illica (Castell’Arquato, 9 maggio 1857 – Piacenza, 16 dicembre 1919) e Giuseppe Giacosa (Colleretto Giacosa, 21 ottobre 1847 – Ivi, 1 settembre 1906), dal romanzo Scènes de la vie de Bohème di Henri Murger
Prima rappresentazioneTorino, Teatro Regio, 1° febbraio 1896
Personaggi
Mimì, sopranoMusetta, sopranoRodolfo, poeta, tenoreMarcello, pittore, baritonoSchaunard, musicista, baritonoColline, filosofo, bassoParpignol, venditore ambulante, tenoreBenôit, padrone di casa, basso,Il sergente dei doganieri, basso
Studenti, sartine, borghesi, bottegai e bottegaie, venditori ambulanti, soldati, camerieri da caffè, ragazzi e ragazze.
La trama
Quadro primo
Il freddo e Parigi sono il fondale di verità della Bohème . Tutta l’opera si svolge nell’attesa che Parigi resti tale senza più il freddo che, da reale, si assume presto a metafora dell’esistenza. Il dialogo iniziale tra Marcello e Rodolfo (“Nei cieli bigi”) sottintende tutto il consueto conflitto di arte e realtà, nella verifica del classico carmina non dant panem ; in questo dialogo incombe il fondale: la città sotto la neve e fumante in mille comignoli, che Rodolfo guarda dall’alto della soffitta, mentre impreca contro il non funzionante, perché non alimentato né dalla sua né da altre arti, caminetto (nel quale sarà da scorgere per simbolo la ricerca del quasi pascoliano nido di quiete che percorre intera tutta la storia di Puccini come autore: la casetta rammentata da Tosca al suo Mario, il nido profanato di Butterfly, quello invaso dai Proci buoni di Minnie, di Frugola nel Tabarro – all’ombra sentimentale di un’altra Parigi, dove tuttavia un venditore di canzonette cita ‘la canzone di Mimì’ – di Ping, Pang e Pong alla corte di Turandot). Anche la stagione dell’amore, benché si sia in gioventù ( Bohème è una tragedia della giovinezza), è fredda in questa Parigi 1830, come Marcello dice: «Ho diacciate / le dita quasi ancora le tenessi immollate / giù in quella gran ghiacciaia che è il cuore di Musetta» (i verbi d’esordio di Marcello erano stati «ammollisce e assidera», qui replicati in «immollate» e «ghiacciaia», per dire minimamente del cesello librettistico); ma ci vuol più ad alimentare un cuore che un caminetto; Rodolfo e Marcello sono d’accordo che «L’amore è un caminetto che sciupa troppo... e in fretta!». Il cinismo di Marcello perdurerà, quello di Rodolfo si scioglierà presto: intanto bruciano quel che trovano nell’esperienza loro (rapidamente l’orchestra accompagna la carta che si disfà in cenere in un «lieto baglior» breve breve, con l’orchestra che cade appresso dall’alto in basso; il fuoco si riprende, con l’orchestra detta dai fiati, poi da un pizzicato d’archi, all’aggiunta di uno scartafaccio più consistente, presto consumato anche questo; il tema rallentato dagli archi fino a morire è il fuoco stesso che si spegne: dunque l’autore è stato di poca consistenza. Nell’orchestra che segue il piroettare delle fiamme sarà da vedersi non soltanto un gusto mimetico, ma il segno del particolare realismo di Puccini, bilanciato fra impressione ed espressione). È la vigilia di Natale e questa gioventù che brucia ha molta fame. Ed ecco all’improvviso comparire legna, sigari e vino: Schaunard ha trovato modo di raccattare le monete mai viste nella povertà e i vettovagliamenti sognati: ma sono destinati al futuro, non si può stare in casa nella vigilia del giorno di festa. Parigi, a chi se l’immagina senza esserci stato, come allora Puccini, che quando la vedrà ne resterà deluso, è tutti i suoi monumenti, ma è soprattutto un posto non monumentale. Parigi è il Quartiere Latino, dove si presume di mangiar bene e a poco, che è quel che tutti cercano. E non c’è affitto da pagare che tenga: si può ben essere cinici con un padrone di casa, Benoît, che alla sua età è un vecchio sporcaccione; al Mabil, l’altra sera, s’è fatto cogliere in peccato d’amore con una donna di una certa consistenza, ma giusta per lui che detesta le magre; donde il ricatto: o rassegnarsi a che si spifferi tutto alla di lui moglie o rinunciare all’affitto. È costretto a rinunciare con una «dolce violenza», come recita la didascalia di Schaunard mentre sull’inizio lo costringe a sedere. Mentre Schaunard, Colline e Marcello vanno al Quartiere Latino, Rodolfo, che deve terminare l’articolo di fondo del ‘Castoro’, resta in casa. Mestierante com’è pensa di sbrigarsela in fretta, scrive ma accartoccia e getta via, accorgendosi presto di non essere in vena. Mentre sta lì, bussano alla porta. È Mimì, la dirimpettaia, che non sa più come accendere il lume che le si è spento, e che, in aggiunta, subito sviene, suscitando le preoccupazioni di Rodolfo, che le offre un po’ di quel vino col quale ha da poco brindato con gli amici, facendo ben inciuccare Benoît. «Poco, poco» dice Mimì, che già si sente meglio, ma intanto ha perso la chiave di casa. Si mette a cercarla con Rodolfo, che la trova e la nasconde perché vuol stare con Mimì: un po’ per il buio, un po’ perché così gli piace, le struscia la mano e le dice com’è fredda, corteggiandola; anzi, visto che ci si trova, le racconta in breve la sua storia: di un poeta che vive con poco (“Che gelida manina”), in lieta povertà. Mimì si mette sulla stessa corda e gli racconta di essere una che ricama, a cui piacciono i fiori, che prega ma non va sempre a messa: e dice di aspettare lo «sgelo», per inebriarsi del primo sole di aprile (“Sì, mi chiamano Mimì”). Insomma si innamorano sotto la sigla di questo ‘sgelo’ anticipato dal cuore, che è come il motore nascosto ma di cui si sente il rombo in Bohème (“O soave fanciulla”). Vanno anche loro al Quartiere Latino, al caffè Momus, benché Rodolfo abbia fatto capire, con sbrigativa e tuttavia galante esplicitezza, che sarebbe stato meglio restare nel caldo improvviso di quella soffitta, dovuto non solo e non proprio alle fascine procurate da Schaunard.
Quadro secondo
C’è festa e c’è folla al Quartiere Latino, ci sono venditori e negozi; così, mentre per conto loro gli amici vanno alla ricerca di un posto dove mangiare, possibilmente un tavolino da Momus, Rodolfo regala a Mimì una cuffietta rosa, che le sta così bene visto com’è bruna. Colline, intanto, s’è comprato una zimarra rattoppata ma dignitosa. L’altra coppia di Bohème è travagliata, più spine che rose. Marcello e Musetta, allegra donnetta, hanno litigato, ma, suscitando e per suscitare la rabbia di Marcello, lei riappare in disinvolto fulgore, annunciandosi con un valzerino che fa impazzire in un altro modo da Marcello l’attuale cavalier servente (“Quando me n’vo’”). Musetta fa di cognome Tentazione nella descrizione da rapace che ne fa Marcello, fa per vocazione «la Rosa dei Venti» e d’ordinario si ciba di cuori. Intanto Musetta celebra le proprie lodi, che appaiono al cavalier servente Alcindoro, nientemeno che un consigliere di stato, un «canto scurrile»: dunque Musetta è cantante, canta proprio nella realtà della scena, non soltanto nella scena d’opera, e come una diva mette letteralmente ai suoi piedi Alcindoro (dice di un dolore e di un bruciore e al «dove?» di Alcindoro, che già «si china per slacciare la scarpa a Musetta», risponde «al pie’», «mostrando il piede con civetteria», vezzoso finale di un monologo vanitosissimo che immette in una scena di piena coralità per dar esito al molto corale secondo quadro dell’opera, che s’esaurisce al declinare della vigilia del dì di festa in una malinconiosa lontananza di tamburi). Mentre Alcindoro va a procurare un altro paio di scarpe per far star comoda Musetta, Marcello, irresistibilmente riconquistato, se la porta via in braccio. Il consigliere di stato riappare con un cartoccio racchiudente le calzature, in una scena tenera e ironica, non per lui: addossandosi ruolo, costi quel che costi, di cagnolino pronto ai piedini vezzosi della sua padrona. E, alla presentazione del conto che gli è stato lasciato dall’allegra brigata, non sa più cosa dire.
Terminato questo blocco di sostanziosa unità spazio-temporale, la narrazione di Bohèmefa un salto. Per l’intanto è comunque da notare come la coerenza della narrazione abbia udibile riscontro nello svolgimento musicale. Se alla ricchezza melodica s’era voluta spesso contrapporre da taluni una relativa parsimonia tematica, bisogna dire che l’oculatezza di Puccini nello sfoderare temi su temi ha una sua propria necessità di tessitura narrativa, con riprese ed espansioni calibrate, luminosamente procurate, costituenti la quarta dimensione del libretto. Per dire che la riuscita di Bohème sta nell’assoluta adeguatezza e interdipendenza di parole, situazione drammatica e musica. Per il libretto strettamente inteso, ne va riconosciuta la notevole consistenza drammaturgica: per quanto contrastato, il lavoro svolto da Illica e Giacosa sotto le non flessibili direttive di Puccini è riuscito nell’impresa di una delle opere più felici dell’intero repertorio, e il tempo ha mostrato la consistenza di quel valore, degno della musica che lo porta. Alla quale musica, per buona parte ma non per l’integrità dell’opera, arrise subito successo, anche se poi il giudizio complessivo volle vedere un regresso rispetto a Manone al suo presunto sinfonismo. In Bohème anche la discussa questione del nodo di naturalismo, verismo e decadentismo in Puccini è affare ingarbugliato. Si direbbe che questa musica ‘tiene’, in senso anche, se non esclusivamente, tecnico e retorico, a una dolcezza che diventa fatto orchestrale, ovvero lirismo delle piccole cose di un piccolo mondo che si immagina come compiuto universo, in sé conchiuso. Una tradizione molto italiana, da paese del melodramma, ma non a caso trapiantata in ambiente di Francia, tra finezza e geometria; non olî, non acquerelli: l’orchestra di Bohème colora e contorna col pastello e talvolta con la disinvoltura di un artigiano dei gessetti, o del carboncino; ma di quell’artigianato sa sempre fare un’arte per intensità della mano. Come quest’arte somigli tanto a un artigianato e non lo sia, è tutto il mistero del genio Puccini.
Quadro terzo
«La voce di Mimì aveva una sonorità che penetrava nel cuore di Rodolfo come i rintocchi di un’agonia», aveva scritto Murger, e nel bel collage che all’inizio del terzo atto profila Mimì di petto a Musetta («possedeva il genio dell’eleganza [...] non aveva che una regola, il capriccio»), s’annunciano due strade che, portando entrambe alla femminilità, ovunque s’incontrano e ovunque divergono. Qualche mese dopo, a febbraio, l’arte sembra essere sconfitta dalla vita alla barriera d’Enfer. Marcello rifà l’insegna di un cabaret: il quadro che dipingeva all’inizio ora (per le solite ragioni di lunario) ha cambiato titolo. Annunciata da colpi di tosse, arriva Mimì: ha litigato con Rodolfo e non sa ancora che a Parigi, dai tempi di Violetta, si muore di tisi. Nascostasi Mimì, ecco Rodolfo, che spiega a Marcello i motivi del litigio: Mimì è una civetta, dice, e poi, prestamente pentendosi: è tanto malata, questa è la verità, e lui sente e sa di non poterle offrire giusto ricovero. Mimì si scopre, ma ha già scoperto, dalle parole di Rodolfo, di dover morire. Decide di tornarsene al «solitario nido» da dove uscì per il richiamo d’amore. Prega Rodolfo di consegnare al portiere le poche cose che lascia: lui potrà tenersi la cuffietta rosa per ricordo; l’addio è senza rancore, anzi è rinviato alla stagione dei fiori, nel mese più crudele ma in cui sembra di non essere soli, ad aprile (“Donde lieta uscì... Addio dolce svegliare”). Musetta e Marcello stanno in un’altra puntata del loro amore litigarello: ed è quartetto.
Quadro quarto
Tempo dopo, nella soffitta dell’inizio, Rodolfo e Marcello stanno ancora a voler credere di fare arte. Pensano alle loro due civette (“In un coupé... O Mimì, tu più non torni”): Mimì e Musetta stanno lontane (Mimì, pare, amoreggia con un viscontino), restano oggetti coi quali ricordarle, come souvenir o surrogati dell’amore che fu: per Rodolfo, la cuffietta rosa. Arrivano Schaunard e Colline e si fa finta di banchettare col poco che c’è; poi si fa finta di divertirsi, con danze e danze: minuetto, pavanella, fandango, quadriglia, dove Puccini cita ironicamente il repertorio classico; ma, mentre cita e fa parodia, improvvisamente l’orchestra si impenna in un accordo tragico: «C’è Mimì che mi segue e che sta male», dice Musetta entrando. Accolgono la poveretta che è tanto malata e che, abbandonato il viscontino, la sua ripicca alla gelosia, torna per morire accanto al suo geloso Rodolfo. Fa freddo: Musetta incarica Marcello di andare a vendere gli orecchini per comprare qualche cordiale e un manicotto contro il freddo, per chiamare un dottore; il grande Colline, tirando le fila del suo sistema filosofico, si vende il pastrano, la sua vecchia zimarra, e allo scopo esce con Schaunard (“Vecchia zimarra”). Mimì, atteggiando con la voce un’aria popolare (la forma metrica del testo è uno strambotto – “Sono andati? Fingevo di dormire”) dice di aver finto di dormire per restare sola col suo Rodolfo: che qui lancia il più tragicamente straziato e appassionato dei suoi richiami d’amore, contrappasso al lirico abbandono di quell’altra volta soli in soffitta. Insieme si danno a rammemorare i giorni lieti di “Mi chiamano Mimì” e di “Che gelida manina”. Mimì s’era allora subito accorta di tutto, della chiave nascosta, per esempio, ed era stata al gioco, ingenua ma non tanto. Tossisce. Tutti si accorgono di quel che sta per capitare, tranne Rodolfo, che non vuole cedere al destino. Sul manoscritto della partitura è il punto in cui Puccini, che sapeva quando far morire le donne fragili che creava, che sapeva come colpire i cuori per spillarne lacrime, ha disegnato il teschio con le due ossa incrociate sotto, come lo stendardo dei pirati, lui pirata del sentimento in musica. Sotto teschio e ossa, in atto di suprema consapevolezza teatrale e non meno supremo, ma provvisorio, cinismo, Puccini ha scritto «Mimì». In una lettera, commentando a ridosso della fine della stesura (10 novembre 1895, l’inizio era stato nel gennaio del ‘93), cedendo per una volta ai meccanismi del sentimento che dominava da maestro, almeno come le sue note, scrisse dell’ «effetto di avere visto morire una sua creatura». Non dalla ‘prima’ al Regio, diretta da Arturo Toscanini, ma dalla rappresentazione palermitana dell’8 aprile dello stesso 1896, il pubblico non s’è stancato di piangere: ed è un secolo.

(Testo tratto da Dizionario dell’opera 2002 a cura di Piero Gelli, Baldini&Castoldi, Milano 2001)
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La bohèmeScene liriche in quattro quadri
MusicaGiacomo Puccini (Lucca, 23 dicembre 1858 – Bruxelles, 29 novembre 1924)

LibrettoLuigi Illica (Castell’Arquato, 9 maggio 1857 – Piacenza, 16 dicembre 1919) e Giuseppe Giacosa (Colleretto Giacosa, 21 ottobre 1847 – Ivi, 1 settembre 1906), dal romanzo Scènes de la vie de Bohème di Henri Murger
Prima rappresentazioneTorino, Teatro Regio, 1° febbraio 1896
Personaggi
Mimì, sopranoMusetta, sopranoRodolfo, poeta, tenoreMarcello, pittore, baritonoSchaunard, musicista, baritonoColline, filosofo, bassoParpignol, venditore ambulante, tenoreBenôit, padrone di casa, basso,Il sergente dei doganieri, basso
Studenti, sartine, borghesi, bottegai e bottegaie, venditori ambulanti, soldati, camerieri da caffè, ragazzi e ragazze



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