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MusicaProgetto
Adriana Benignetti
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TamerlanoDramma per musica in tre atti
MusicaGeorg Friedrich Händel (Halle, 1° luglio 1804 – Londra, 8 giugno 1876)



LibrettoNicola F. Haym (Roma, 6 luglio 1678 – Londra, 31 luglio 1729) da Agostino Piovene
Prima rappresentazioneLondra, King’s Theatre, 31 ottobre 1724
PersonaggiTamerlano (contralto)Bajazete (tenore)Asteria (soprano)Andronico (contralto)Irene (contralto)Leone (basso)Zaida (mimo)
La trama (da © Parvopassu, Clelia in Dizionario dell’opera 2002 a cura di Piero Gelli, Baldini&Castoldi, Milano 2001, p. 1213)

L’azione è ambientata a Prusa, capitale della Bitinia, nel 1403: Bajazete, imperatore turco, è stato sconfitto dall’imperatore tartaro Tamerlano, che lo tiene prigioniero nel suo palazzo. Dopo la disfatta, l’unica ragione di vita per Bajazete è il profondo affetto per la figlia Asteria, anch’essa prigioniera. La fanciulla ama riamata il principe greco Andronico, alleato del vincitore, ma di lei si è innamorato anche Tamerlano, destinato a sposare la principessa di Trebisonda, Irene. L’imperatore, ignorando l’amore di Asteria e Andronico, confessa i propri sentimenti al principe, e gli chiede di sposare Irene e di convincere Bajazete a concedergli la figlia. Al suo arrivo a Prusa, Irene viene a conoscenza della mutata situazione e, su consiglio di Andronico, si presenta a corte come ambasciatrice con l’aiuto di Leone, confidente di Tamerlano e Andronico. Dopo una serie di eventi, che portano Asteria e Andronico a dubitare del reciproco amore, nella sala del trono viene annunciato il fidanzamento tra la fanciulla e Tamerlano: di fronte alla disperazione del padre, però, Asteria confessa pubblicamente di aver accettato di sposare Tamerlano soltanto per ucciderlo; in tal modo si riconcilia con Bajazete e Andronico, ma viene imprigionata. Durante un banchetto Asteria tenta di uccidere Tamerlano aggiungendo veleno in una coppa, ma Irene impedisce all’imperatore di bere e rivela la propria identità. Bajazete compare sereno al cospetto dell’imperatore, annunciando di essersi avvelenato per sottrarsi alla sua tirannia, e gli promette di continuare a tormentarlo dagli inferi. Anche Asteria e Andronico progettano il suicidio, ma Tamerlano annuncia che sposerà Irene e lascerà Asteria e il trono di Bisanzio ad Andronico.
23 hours ago |
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TamerlanoDramma per musica in tre atti

MusicaGeorg Friedrich Händel (Halle, 1° luglio 1804 – Londra, 8 giugno 1876) 
LibrettoNicola F. Haym (Roma, 6 luglio 1678 – Londra, 31 luglio 1729) da Agostino Piovene
Prima rappresentazioneLondra, King’s Theatre, 31 ottobre 1724
PersonaggiTamerlano (contralto)Bajazete (tenore)Asteria (soprano)Andronico (contralto)Irene (contralto)Leone (basso)
Zaida (mimo)

1 day ago |
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Dal 12 settembre al 4 ottobre, il dramma per musica in tre atti di Händel sarà in scena al Teatro alla Scala con la regia di Davide Livermore (al suo debutto scaligero); sul palco il complesso barocco dell’Orchestra scaligera guidato da Diego Fasolis. In scena un grande cast che accanto al Tamerlano di Bejun Mehta e al Bajazet di Plácido Domingo comprende Marianne Crebassa e Franco Fagioli


(foto: Greg Gorman LAO)
(foto: Marco Boggreve)
La grande opera barocca torna alla Scala dal 12 settembre con Tamerlano di Händel diretto da Diego Fasolis. La regia è affidata a Davide Livermore, al debutto scaligero, che firma anche le scene con lo studio Giò Forma. Il cast riunisce intorno al Bajazet di Plácido Domingo alcuni dei più interessanti cantanti della scena barocca: protagonista è il controtenore Bejun Mehta, mai ascoltato al Piermarini, Irene il mezzosoprano Marianne Crebassa, ormai beniamina del pubblico scaligero dopo le apparizioni ne Le nozze di Figaro e L’enfant et les sortilèges, Andronico il controtenore Franco Fagioli e Asteria il soprano Maria Grazia Schiavo.

Tamerlano è il secondo impegno del complesso barocco dell’Orchestra scaligera formatosi l’anno scorso per impulso di un gruppo di strumentisti insieme al Sovrintendente Pereira: il primo era stato la versione scenica dell’oratorio Il trionfo del Tempo e del Disinganno, sempre di Händel. 
L’opera, composta nel 1724 per la Royal Academy of Music e andata in scena lo stesso anno al King’s Theatre, costituisce una svolta nella produzione di Händel per l’inedito spessore drammaturgico (il libretto è di Nicola Haym ma le fonti risalgono fino al Bajazet di Racine del 1672): la sequenza di arie e recitativi secchi tipica del melodramma italiano si arricchisce di recitativi accompagnati in cui la musica moltiplica gli echi psicologici di un canto che è più che mai anche recitazione. La stessa vicenda dell’amore di Tamerlano per Asteria, figlia del prigioniero imperatore ottomano Bajazet, infrangeva le consuetudini dell’epoca portando in scena il suicidio dell’imperatore. Non a caso il testo di Agostino Piovene da cui Haym trasse il libretto sarà all’origine di decine di versioni musicali per tutto il ‘700, alternando i titoli Tamerlano e Bajazet: da ricordare almeno quelle di Porpora (1730) e Vivaldi (1735).
Davide Livermore, direttore artistico del Palau de les Arts Reina Sofia di Valencia e affermatosi negli anni tra i più importanti registi italiani, collega la svolta storica segnata dalle campagne turco-mongole contro l’impero ottomano alla fine del ‘300 con quella rappresentata dall’Ottobre 1917, ambientando contrasti politici, tensioni affettive e atmosfera tragica e crepuscolare nei gelidi palazzi conquistati dei bolscevichi.
TAMERLANOOpera in tre attiLibretto di Nicola F. Haym da Agostino Piovene
Musica di GEORG FRIEDRICH HÄNDEL
Nuova produzione Teatro alla Scala
Direttore DIEGO FASOLISRegia DAVIDE LIVERMOREScene DAVIDE LIVERMORE e GIÒ FORMACostumi MARIANA FRACASSOVideo VIDEOMAKERS d-WOK
Personaggi e interpreti
Tamerlano                Bejun MehtaBajazet                      Plácido Domingo (12, 19, 22, 25, 27 sett.)Kresimir Spicer (30 sett.; 4 ott.)Andronico                 Franco FagioliIrene                          Marianne CrebassaAsteria                       Maria Grazia SchiavoLeone                        Christian Senn
Orchestra del Teatro alla Scala su strumenti storici
Date:martedì 12settembre 2017 ore 20 ~ prima rappresentazione ~ turno Dmartedì 19settembre 2017 ore 20 ~ turno Evenerdì 22settembre 2017 ore 20 ~ turno Clunedì 25settembre 2017 ore 20 ~ turno Bmercoledì 27settembre 2017 ore 20 ~ turno Asabato 30settembre 2017 ore 20 ~ fuori abbonamentomercoledì 4 ottobre 2017 ore 20 ~ ScalAperta*
Il 12 settembre l’opera sarà trasmessa in diretta stereofonica da Rai Radio Tre.
Prezzi: da € 210 a € 13*Prezzi recita ScalAperta: da € 105 a € 6,5Infotel 02 72 00 37 44www.teatroallascala.org

(comunicato stampa)
1 day ago |
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L’Orfeo Sassone


Georg Friedrich Händel
(Halle, 1685 – Londra, 1759)


Dal secolo scorso abbiamo ereditato un curioso pregiudizio estetico. Amiamo e apprezziamo le opere d’arte del passato a condizione che rigettino la convenzione del tempo loro, che attestino una deliberata volontà di progresso formale. Di questo pregiudizio ci creiamo una discriminante. Essa non opera di fronte a opere d’arte dell’età romantica: dove il rifiuto della convenzione è quasi sempre un a priori. Ma la discriminante diviene, in musica, fatale, quando ci portiamo in epoche preromantiche. 
Nella musica del Settecento, l’anticonvenzionale e il valore coincidono in modo nient’affatto necessario. Ne consegue che molti storici della musica hanno escogitato acrobazie critico-estetiche d’ammirevolissima capziosità pur di trovare rivoluzionari capolavori che sono, in realtà, convenzionalissimi: ma ch’essi, sentendo imperiosamente capolavori, desiderano munire dell’unico salvacondotto possibile per l’ammissione in Parnaso. Alcuni storici della musica, meno pieghevoli dalle lusinghe sensuali della bellezza, dal Parnaso ricacciano tutto quel che non sia programmatica affermazione di progresso. La discriminazione, saltato a più pari l’Ottocento, torna imperiosamente in onore in molte trattazioni storiche della musica del nostro secolo.
Ingiustizia tra le più palesi della storia della musica del Settecento tocca Händel. Egli visse in un secolo che sfornò, letteralmente, oceani di musica, la buona part della quale d’alta qualità. Eppure, quando si parla di Händel, in tutto quel secolo musicalmente miracoloso è possibile considerare suoi pari solamente tre maestri: Bach, Haydn e Mozart. Trattare di questo musicista dovrebbe implicare un religioso rispetto in chi l’accosta; e ogni briciola della sua tavola musicale essere considerata come in antico erano conservate le reliquie del transito terreno del dio.
La copiosità della produzione di Händel dovrebbe essere vista come un ulteriore miracolo, non produrre in noi l’obbligo d’ergercene a selezionatori. Troppi storici della musica, insensibili alla pagina musicale, assolvono o condannano a seconda dell’aderenza che essa manifesta a propri schemi storici o estetici. Eccone il desolante risultato: Händel autore d’Oratori è in cima alle valutazioni generali; Händel autore di melodrammi è, di solito, tranquillamente abbandonato ai vortici di polvere del passato, dell’irrecuperabile.
Codesta selezione non fa che trasporre sul terreno del giudizio la discriminazione preventiva che dicevamo. Infatti: creando i suoi grandi Oratori inglesi, Händel creò un genere musicale totalmente nuovo; postulò un nuovo accostamento del pubblico alla musica; statuì, a sua volta, convenzioni di scrittura e di comportamento che avrebbero retto, all’incirca, duecent’anni. Indubbiamente, si tratta del Händel più personale. Forse, si tratta del Händel più grande; ma di pochissimo più grande di quell’altro, affidatosi a consuetudini d’ascolto completamente estinte con lui: il creatore di melodrammi.
Quello, l’autore di «opere serie», a operare entro una vera e propria koiné linguistica si trovava perfettamente a suo agio; e riusciva, fatto mirabile, a esprimere un intero universo senza necessità d’adoperare nemmeno un arnese estraneo alla convenzione: estraneo a quel patrimonio comune donde tutti erano liberi di attingere a piacimento. Solo ora si comincia a far strada l’idea che buona parte dei melodrammi del convenzionalissimo Händel non sia inferiore a quelli dell’unico autore premozartiano «serio» ammesso talvolta nel repertorio, Gluck; e Gluck, a sua volta, è apprezzato dagli storici più per le sue qualità di riformatore che per i personali meriti di musicista.
Il cammino verso la comprensione del melodramma di Händel è lungo e difficile. Intrapreso da tempo relativamente breve, specie per merito di alcuni libri di scuola musicologica anglosassone (l’ultimo è quello di Winton Dean, Handel and the Opera Seria, Berkeley, 1969), deve passare per la tappa obbligata delle esecuzione dal vivo, che sono la dimostrazione ma anche il fine delle tesi della critica. E il punto dolente è proprio qui: d’esecuzioni ne sono avvenute poche, e di queste poche troppe eran letti di Procuste, che tentavano di trasformare Händel in Gluck se non in Wagner. La Germania, patria anagrafica del compositore, ha dato in questo pessimi esempi; un po’ meglio si è regolata l’Inghilterra, sua patria d’elezione; mentre, l’altra sua patria d’elezione, l’Italia, non s’è regolata affatto, preferendo ignorare il problema.
V’è una curiosa sproporzione fra i melodrammi di Händel: sono tutti opere serie italiane ma, su trentotto, trentacinque furono scritti in Inghilterra, fra il 1713 e il 1741. L’interesse era perciò raddoppiato di fronte alla possibilità d’ascoltare una delle rarissime esecuzioni nel nostro tempo d’Agrippina, il solo melodramma superstite del giovanile viaggio in Italia del compositore, e di questo viaggio vera e propria summa. Un’opera che già alla prima lettura si rivela un capolavoro. Scritta a Napoli nel 1708 (dunque, a ventitré anni), e rappresentata l’anno dopo con inaudito successo nella capitale musicale d’Italia, Venezia, Agrippina è il segno tangibile della conclusione dei Lehrjahre, degli anni d’apprendistato del suo autore. Nell’esser questo, è inconsapevolmente l’estratto possente e l’apoteosi degli ultimi quarant’anni di musica barocca italiana. Splendido come un Ercole, fatto naturalmente segno d’onori che alcun musicista avrebbe mai sognato di poter ricevere, il giovane sassone sembrava destinato ad assorbire fino all’ultimo e poi fondere in sé tutto quanto, in tutti, si trovava sparso; e farlo brillare di luce più forte.
Egli scrisse con lattea ubertà. Il contrappunto, così fluido, fine e insieme corposo, per la coincidenza d’una densa materia armonica, di Corelli, così perfetto e composto da sembrar di marmo: ma d’un marmo venato di pathos; e l’astrale precisione che questi impiega nell’«orchestrare» con gli archi; il giuoco di masse e pesi sonori, che ancora Corelli aveva insuperabilmente reso stile nel Concerto Grosso; la nuova forma di Alessandro Scarlatti, la sua robusta e insieme intellettualistica drammaticità, la sua maestria nel trattare le voci, la ricercatezza e la sensualità quasi lascive della sua armonia, e persino il suo sperimentalismo; l’austera concezione modale di Legrenzi; l’intensità patetica di Caldara; la stravaganza di Pasquini; la brillantezza di Bononcini; la lunga, vaga melodia vocale di Porpora; la perentorietà tonale e ritmica di Vivaldi: tutto quanto, in questi grandi musicisti, è il frutto di anni, di ricerche personali, di personali e faticose conquiste o anche d’innato genio, risuona nell’Agrippina con immediata felicità, come sortisse senza sforzo da una sorgente d’insondabile ricchezza, e come se, nella fusione, acquisisse una inedita potenza. Come se Händel fosse (ed è) il meta-musicista barocco italiano. Dopo Agrippina, Händel partì alla conquista d’Europa. Lo accompagnava il titolo di Orpheus aetatis.
(1975)

(testo tratto da: Paolo Isotta, I sentieri della musica, Arnoldo Mondadori Editore, Milano 1978, pp. 87-90)
Adriana Benignetti
1 day ago |
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“Jardins sous la pluie” di Claude Debussy nell’interpretazione di 5 pianisti: Magda Tagliaferro, Jacques Février, Reine Gianoli, Rudolf Firkusny, Samson Francçois, Menaehm Pressler


3 days ago |
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RigolettoMelodramma in tre atti
MusicaGiuseppe Verdi (Le Roncole, 10 ottobre 1813 – Milano, 27 gennaio 1901)
LibrettoFrancesco Maria Piave (Murano, 18 maggio 1810 – Milano, 5 marzo 1876)dal dramma Le roi s’amuse di Victor Hugo
Prima rappresentazione: Venezia, Teatro La Fenice, 11 marzo 1851
Personaggi
Il duca di Mantova (tenore)Rigoletto, suo buffone di Corte (baritono)Gilda, figlia di Rigoletto (soprano)Sparafucile, sicario (basso)Maddalena, sorella di Sparafucile (contralto)Giovanna, custode di Gilda (soprano)Il conte di Monterone (baritono)Marullo, cavaliere (baritono)Matteo Borsa, cortigiano (tenore)Il conte di Ceprano (basso)La contessa di Ceprano (mezzosoprano)Un usciere di corte (basso)Un paggio della duchessa (mezzosoprano)
Cavalieri, dame, paggi, alabardieri
La vicenda è ambientata nella città di Mantova e suoi dintorni nel XVI secolo

Gilda: Elena Mosuc
Rigoletto: Leo Nucci
Duca di Mantova: Piotr Beczala
Sparafucile: Laszlo Polgar
Maddalena: Katharina Peetz
Conte di Monterone: Rolf Haunstein
Choir & Orchestra of the Zürich Opera House
Conductor: Nello Santi
Chorus Master: Ernst Rafflesberger
Direction: Gilbert Deflo
Set design: William Orlandi
Light design: Jürgen Hoffmann
Live recording 2006


5 days ago |
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(Foto: vincenzovolpi.it)
RigolettoMelodramma in tre atti
MusicaGiuseppe Verdi (Le Roncole, 10 ottobre 1813 – Milano, 27 gennaio 1901)
LibrettoFrancesco Maria Piave (Murano, 18 maggio 1810 – Milano, 5 marzo 1876) dal dramma Le roi s’amuse di Victor Hugo

Prima rappresentazione:Venezia, Teatro La Fenice, 11 marzo 1851
Personaggi
Il duca di Mantova (tenore) Rigoletto, suo buffone di Corte (baritono) Gilda, figlia di Rigoletto (soprano) Sparafucile, sicario (basso) Maddalena, sorella di Sparafucile (contralto) Giovanna, custode di Gilda (soprano) Il conte di Monterone (baritono) Marullo, cavaliere (baritono) Matteo Borsa, cortigiano (tenore) Il conte di Ceprano (basso) La contessa di Ceprano (mezzosoprano) Un usciere di corte (basso)Un paggio della duchessa (mezzosoprano)
Cavalieri, dame, paggi, alabardieri
La vicenda è ambientata nella città di Mantova e suoi dintorni nel XVI secolo
La trama 
ATTO I
A una festa da ballo nel suo palazzo, il Duca di Mantova, giovane libertino, confessa al cortigiano Matteo Borsa di essersi invaghito di una fanciulla che incontra la domenica in chiesa; giunge un altro cortigiano che reca la notizia che il gobbo buffone di corte, Rigoletto, ha un’amante in città. La festa continua, ma viene interrotta dal conte di Monterone, che sopraggiunge accusando il Duca di avergli sedotta la fìglia; fatto arrestare dal Duca e deriso da Rigoletto, si allontana dopo aver maledetto entrambi: questa maledizione sconvolge Rigoletto. Mentre sta recandosi a casa, Rigoletto si imbatte nel brigante Sparafucile, che gli offre la sua opera. A casa Rigoletto incontra una donna: non è la sua amante, ma sua fìglia Gilda: egli l’ha sempre tenuta nascosta, temendo per la sua incolumità, poiché essa è l’unica gioia della sua vita. Data l’apprensione del padre nei suoi confronti, Gilda non osa confessargli di essersi innamorata di uno sconosciuto che ha visto in chiesa e che, prima che arrivasse Rigoletto, era penetrato nel giardino fingendosi uno studente povero, Gualtiero Maldé. I cortigiani, intanto, capeggiati da Manùlo, intendono organizzare una beffa ai danni di Rigoletto, rapendo colei che pensano essere la sua amante. Sarà lo stesso Rigoletto che, bendato e pensando di rapire la contessa di Ceprano per ilDuca, reggerà la scala per permettere ai cortigiani di introdursi in casa sua; quando, finalmente, si renderà conto della beffa, sarà troppo tardi e si ricorderà della maledizione.
ATTO IIIn una sala del palazzo ducale
Nel salotto del palazzo ilDuca è preoccupato per la sorte di Gilda, che ha scoperto essere stata rapita, quando giungono i cortigiani che gli narrano ilrapimento dell ‘amante di Rigoletto; egli capisce che si tratta di Gilda e si precipita nella stanza dove essa è rinchiusa. Nel palazzo giunge intanto anche Rigoletto, che cerca di scoprire dove sia la figlia interrogando gli autori della beffa, ma questi negano di averla rapita; sarà l’arrivo del paggio della Duchessa che cerca ilDuca per ordine della padrona a fargli capire dove e con chi si trovi sua figlia. Disperato, insulta e prega i cortigiani di rivelargli ilnascondiglio della figlia, quando questa, sconvolta, esce dalla stanza dove era trattenuta e, buttandosi nelle braccia del padre, racconta come sia stata ingannata e disonorata. Inutilmente Gilda, nonostante sia ancora innamorata del Duca, tenta di calmare Rigoletto che, promettendo vendetta, decide di rivolgersi a Sparafucile.
ATTO IIIIn riva al Mincio, nottetempo, nella locanda di Sparafucile, dove Maddalena, sorella del sicario, ha attirato il duca, che in incognito la corteggia
Sparafucile, con la complicità della sorella Maddalena e dietro compenso di 20 scudi, accetta di uccidere ilDuca e consegnare ilcadavere a Rigoletto; Gilda, intanto, dovrà partire per Verona dove il padre la raggiungerà il giorno successivo. Prima di allontanarsi, però, Rigoletto le fa vedere quale sia effettivamente il comportamento del Duca, che in quel momento sta corteggiando Maddalena. Quest’ultima, che ha tentato di ammaliare ilDuca, ne è a sua volta ammaliata e supplica il fratello di rinunciare all’ incarico; dopo alcuni tentennamenti Sparafucile acconsente e concorda con la sorella di consegnare a Rigoletto ilcadavere del primo viandante che capiterà all’osteria. Gilda, che ha sentito il piano, decide di sacrificarsi per amore e, vestita da uomo, entra nella taverna. Quando Rigoletto, venuto alla taverna per ritirare ilsuo macabro fardello, sta per gettare ilcadavere, sente cantare ilDuca e così scopre che vittima della sua vendetta è stata proprio la figlia.
Fonti: verdi.san.beniculturali.itDizionario dell'opera 2002 a cura di Piero Gelli, Baldini&Castoldi, Milano 2001


Adriana Benignetti
6 days ago |
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Edward Said(Gerusalemme, 1935 – New York, 2003)
Forse la prima cosa di cui ci si ricorda a proposito di Edward Said è l’ampiezza dei suoi interessi. Egli non solo si sentiva a proprio agio con la musica, la letteratura, la filosofia o l’interpretazione della politica, ma era anche una di quelle rare persone in grado di cogliere i collegamenti e i paralleli fra le diverse discipline, perché possedeva un’eccezionale capacità di comprensione dello spirito umano, e si rendeva conto che i paralleli e i paradossi non sono contraddizioni.

Edward Said non vedeva la musica solo come una combinazione di suoni, ma comprendeva il fatto che ogni capolavoro musicale è, ed è sempre stato, anche una concezione del mondo. La difficoltà risiede nell’inesprimibilità verbale di tale concezione – perché se fosse possibile esprimerla in parole, la musica non sarebbe più necessaria. Tuttavia Said capì che l’inesprimibilità non equivale a un’assenza di significato.

La sua intelligenza curiosissima, è chiaro, gli dava il privilegio di intuire il subconscio degli individui, dei creatori. A ciò si aggiunga un coraggio spontaneo e naturale nell’espressione del proprio pensiero, ed ecco spiegate l’ammirazione, l’invidia e l’ostilità che tanti nutrivano nei suoi confronti.
Molti israeliani ed ebrei mal sopportavano le critiche che Said rivolgeva non solo al governo israeliano attuale, ma a una certa mentalità, che riconosceva nei pensieri e nelle azioni di Israele – vale a dire l’incapacità di comprendere che la Guerra d’indipendenza d’Israele del 1948, che portò la parte ebraica della popolazione all’acquisizione di una nuova identità, per la popolazione non-ebraica della Palestina fu non solo una sconfitta militare, ma una catastrofe. Said quindi era assai critico verso l’incapacità dei leader israeliani di compiere i gesti simbolici necessari che devono precedere qualunque soluzione politica. Gli arabi, d’altro lato, non erano né sono ancora oggi pronti ad accettare l’apprezzamento che Said manifestava per la storia ebraica, e si limitano a ripetere di non avere colpa per le sofferenze subite dal popolo ebraico.
Era una sua caratteristica la capacità di vedere non solo i diversi aspetti di ogni pensiero o processo, ma anche le loro conseguenze ineluttabili – oltre alla combinazione della dimensione umana, psicologia e storica che, secondo il caso, costituisce la “pre-storia” di tali pensieri e processi. Era una di quelle rare persone permanentemente consapevoli del fatto che l’informazione è solo il primissimo passo verso la comprensione dei fenomeni. E cercava sempre quello che c’era “oltre” una determinata idea, il “non-visibile” dall’occhio, il “non-udibile” dall’orecchio.
Fu una combinazione di tutte queste qualità messe insieme che lo spinse a fondare insieme a me l’East-Western Divan, un forum che offre ai giovani musicisti israeliani e arabi la possibilità di imparare insieme la musica in tutte le sue ramificazioni.
I palestinesi hanno perso con Edward Said uno dei più eloquenti difensori delle loro aspirazioni. Gli israeliani hanno perso un avversario – ma equo e umano. Io ho perso un’anima gemella.
(25 settembre 2003)

Testo tratto da Daniel Barenboim, La musica sveglia il tempo, Giangiacomo Feltrinelli Editore, Milano 20084, pp. 159-160
N.B. Per la biografia di Edward Said leggi QUI
A.B.
12 days ago |
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Balletto in due atti: coreografia e libretto di Roland Petit (dall'omonimo romanzo di Victor Hugo); musica di Maurice Jarre







Opéra National de Paris
Esmeralda Isabelle Guerin
Quasimodo Nicolas LeRiche
Frollo Laurent Hilaire
Phoebus Manuel Legris

Le Corps de Ballet, l'Orchestre et les Choeurs de l'Opéra National de Paris

Per la trama di Notre-Dame de Paris vai QUI

15 days ago |
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(Foto: teatroallascala.org)

Notre-Dame de Paris
Balletto in due atti

Coreografia e LibrettoRoland Petit (Villemomble, 13 gennaio 1924 –Ginevra, 10 luglio 2011), dal romanzo omonimo di Victor Hugo
Musica
Maurice Jarre (Lione, 13 settembre 1924 – Los Angeles, 29 marzo 2009)
Prima rappresentazioneParigi, Opéra, 11 dicembre 1965

La trama
Atto I

Parigi, 1482: mentre è in corso la celebrazione della festa dei folli – durante la quale si elegge il “Papa dei folli”, ossia colui che dimostrerà di essere più abile nel fare smorfie e buffonate – compare Quasimodo, un essere mostruoso, gobbo e zoppo che  è il campanaro di Notre-Dame. La folla di contadini e borghesi in festa rimane all’inizio sconcertata ma poi lo proclama vincitore del titolo. Un corteo trascina Quasimodo per le vie quando, all’improvviso giunge Claude Frollo, arcidiacono di Notre-Dame: è lui che, anni addietro, ha salvato il gobbo, abbandonato alla nascita e destinato al rogo. 

Frollo rimprovera il popolo festante, ricordando che bisogna pregare e pentirsi e non pensare soltanto ai piaceri. L’arcidiacono è, però, segretamente innamorato di Esmeralda, una zingara che balla davanti al sagrato di Notre-Dame: ordina, perciò, al fedele Quasimodo di rapirla e di portarla da lui.  Inizia l’inseguimento per tutta Parigi: la bella zingara riesce a scappare grazie all’aiuto degli arcieri guidati dal capitano Phoebus che catturano Quasimodo. 

Esmeralda è commossa alla vista del gobbo, picchiato dagli arcieri e gli porta da bere. Nessuno, prima di allora, aveva mai considerato Quasimodo che, quindi, sconvolto da quel piccolo gesti s’innamora di Esmeralda. Nel frattempo Phoebus porta la donna in una taverna e riesce a conquistarla: Frollo, di nascosto, assiste a tutta la scena e, colmo di gelosia, pugnala il capitano e fugge. Esmeralda viene accusata dell’omicidio ed è portata davanti ai giudici che la condannano all’impiccagione: la donna è ormai già sul patibolo quando Quasimodo la libera e la porta all’interno di Notre-Dame dove esiste il diritto d’asilo. Una grande folla urla davanti alla cattedrale, ma è bloccata da Frollo.

Atto II

Quasimodo fa la guardia a Esmeralda, assicurandosi che non le accada nulla: la zingara si mostra molto riconoscente e il campanaro, mosso dal coraggio, le prende la mano e la porta a conoscere il proprio rifugio. La donna si addormenta e Quasimodo si allontana, convinto che sia al sicuro. Frollo, però, approfittando del fatto che Esmeralda è rimasta sola le si avvicina: lei lo rifiuta con repulsione. Nel frattempo, il diritto di asilo nella cattedrale è revocato da un editto del Parlamento e i soldati, con la folla al seguito, irrompono in Notre-Dame. Quasimodo cerca di difendere Esmeralda che viene, però, catturata, condotta al patibolo e giustiziata. Il gobbo, pieno di rabbia, strangola Frollo, visto come la causa della disgrazie e prende le spoglie di Esmeralda.
Adriana Benignetti
15 days ago |
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InstantEncore