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MusicaProgetto
Adriana Benignetti
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Martedì 24 maggio alle ore 18.30, presso il Circolo Filologico, il soprano milanese si esibirà accompagnata dal pianista Luca Schieppati
  
Milanese, classe 1994, un diploma in viola e un passato nel Coro di Voci Bianche del Conservatorio e del Teatro alla Scala e nell’Orchestra dei Piccoli Pomeriggi Musicali del Teatro Dal Verme, Barbara Massaro è la vincitrice del Premio Speciale “Associazione Serate Musicali - Milano” al V Concorso internazionale Maria Malibran. Il soprano, accompagnato al pianoforte da Luca Schieppati, si esibirà per Serate Musicali martedì 24 maggio alle ore 18.30 presso il Circolo Filologico di Milano. 
In programma musiche di Händel, Schubert, Verdi, Liszt, Bellini, Mozart, Donizetti, Bizet, Rossini e Puccini.    Martedì 24 maggio 2016 ore 18.30 Circolo Filologico - Via Clerici 10, MilanoSala Liberty
GEORG FRIEDRICH HÄNDEL (1685-1759) «Lascia ch'io pianga» da “Rinaldo” FRANZ SCHUBERT (1797-1828) «Gretchen am Spinnrade» GIUSEPPE VERDI (1813-1901) «Stornello» FRANZ LISZT (1811-1886) «Oh quand je dors» VINCENZO BELLINI (1801-1835) «La ricordanza» WOLFGANG AMADEUS MOZART (1756-1791) «Giunse alfin il momento... Deh vieni non tardar» da “Le nozze di Figaro” GAETANO DONIZETTI (1797-1848) «Quel guardò il cavaliere... So anch'io la virtù magica» da “Don Pasquale” GEORGE BIZET (1838-1875) «Me voilà seule dans la nuit... Comme autrefois dans la nuit sombre» da “Les Pêcheurs de Perles” GIOACHINO ROSSINI (1792-1868) «Ma se mai... Il mio ben sospiro e chiamo» da “La scala di seta” GIACOMO PUCCINI (1858-1924) «Quando m'en vo» da “Boheme”
Diplomata in viola presso il Conservatorio “G. Verdi” di Milano, sua città natale, Barbara Massaro attualmente frequenta il terzo anno del “Corso di Laurea triennale in canto” con Silvana Manga. Vincitrice del primo premio nella 19° edizione del Concorso di Canto Lirico Assami, ha rappresentato il Conservatorio di Milano nell’ambito dell’XI edizione del Premio Nazionale delle Arti (sezione canto). Vincitrice del secondo premio nella IX edizione del Concorso Lirico Internazionale “Magda Olivero” e del Premio Speciale “Associazione Serate Musicali - Milano” al V Concorso internazionale Maria Malibran. Vincitrice della 67° edizione del Concorso AsLico per il ruolo di Despina (Così fan tutte). Inizia la sua formazione musicale a otto anni, entrando nel Coro di Voci Bianche del Teatro alla Scala, ove partecipa a numerose produzioni con Lorin Maazel, Robin Ticciati, Gustavo Dudamel, Daniele Rustioni, Daniel Barenboim e Daniele Gatti. Interpreta il suo primo ruolo come voce bianca solista a 15 anni nell’opera di Britten Midsummer Night’s Dream, con di Sir Andrew Davis, seguito da Tannhäuser, con Zubin Mehta, Tosca, diretta da Omer Meir Wellber e Nicola Luisotti e Die Zauberflöte, diretta da Roland Böer. Nel 2011 ha preso parte come solista a tre concerti per MITO Settembre Musica, eseguendo lo Stabat Mater di Bach con l’Orchestra de “I Pomeriggi Musicali” al Teatro Dal Verme diretta da Carlo Tenan. È stata diretta da Andrea Battistoni al Teatro Arcimboldi con l’Orchestra de “I Pomeriggi Musicali” e ha eseguito lo Stabat Mater di Pergolesi diretta da Bruno Casoni con “I Cameristi della Scala”. Ha interpretato la Prima Fata in Midsummer Night’s Dream di Mendelssohn con l’Orchestra Filarmonica della Scala, diretta da Alessandro Ferrari nell’ambito del progetto “Sound Music” con la regia di Francesco Micheli. Nel 2015 è Giannetta ne L’elisir d’amore presso il Teatro Filodrammatici e Berta ne Il barbiere di Siviglia presso il Teatro Nuovo. Ha debuttato nel ruolo di Susanna ne Le nozze di Figaro ai Giardini di Villa Clerici e quello di Adina ne L’elisir d’amore presso il Teatro Nuovo di Milano, regia di Gianmaria Aliverta. Nel marzo 2016 è Rowan in The little sweep di Britten al Teatro Lirico di Magenta, regia di Lorenza Cantini.
Luca Schieppati è concertista, didatta e organizzatore di eventi musicali. Ha eseguito un vastissimo repertorio solistico e da camera, con particolare attenzione per Autori e brani di rara esecuzione, anche su strumenti antichi. Vincitore di concorso per titoli ed esami, insegna Pianoforte principale presso il Conservatorio “Guido Cantelli” di Novara; a Milano cura la direzione artistica di concerti e concorsi degli Spazi Scopricoop e di Spazio Teatro 89. Musicista onnivoro e polimorfo, insofferente di ruoli e schemi predefiniti, ritiene che la Musica possa e debba far parte della vita di tutti. Vorrebbe che i concerti fossero momenti di incontro e di scambio di idee capaci di suscitare più domande che risposte e a questo fine, con modestia e perseveranza, si adopera da anni.

Adriana Benignetti
3 days ago | |
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La donna del lagoMelodramma in due atti
MusicaGioachino Rossini (Pesaro, 29 febbraio 1792 – Passy, Parigi,  13 novembre 1868)
LibrettoAndrea Leone Tottola (Napoli, seconda metà del XVIII secolo – Napoli, 1831) dal poema The Lady of the Lake (1810)di Walter Scott

Prima rappresentazioneNapoli, Teatro San Carlo, 24 ottobre 1819

PERSONAGGI
Giacomo V, re di Scozia, sotto il nome di Uberto di Snowdon (tenore)Douglas D’Angus (basso)Rodrigo di Dhu (tenore)Elena (soprano)Malcom Groeme (alto)Albina (soprano)Serano (tenore)Bertram (tenore)
Pastori e pastorelle scozzesi, bardi, grandi e dame scozzesi, guerrieri del clan alpino, cacciatori, guardie reali

Ambientazione: Scozia, prima metà del XVI secolo




Elena - June Anderson
Malcolm - Martine Dupuy
Uberto ( Giacomo ) - Rockwell Blake
Rodrigo di Dhu - Chris Merritt
Douglas d'Angus - Giorgio Surjan
Albina - Marilena Laurenza
Serano - Ernesto Gavazzi
Bertram - Ferrero Poggi

Direttore Riccardo Muti
Orchestra e Coro del Teatro alla Scala
Per il libretto de “La donna del lago”

Per la breve guida all'ascolto de “La donna del lago”
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La donna del lago
Melodramma in due atti

LibrettoAndrea Leone Tottola(Napoli, seconda metà del XVIII secolo – Napoli, 1831) dal poema The Lady of the Lake(1810)di Walter Scott
MusicaGioachino Rossini (Pesaro, 29 febbraio 1792 – Passy, Parigi,  13 novembre 1868)
Prima rappresentazioneNapoli, Teatro San Carlo, 24 ottobre 1819
Personaggi
Giacomo V, re di Scozia, sotto il nome di Uberto di Snowdon (tenore)Douglas D’Angus (basso)Rodrigo di Dhu (tenore)Elena (soprano)Malcom Groeme (alto)Albina (soprano)Serano (tenore)Bertram (tenore)
Pastori e pastorelle scozzesi, bardi, grandi e dame scozzesi, guerrieri del clan alpino, cacciatori, guardie reali
Ambientazione: Scozia, prima metà del XVI secolo
Per la trama vai qui.
IL LIBRETTO
ATTO PRIMO[1. Sinfonia, e Introduzione]La scena presenta la famosa rocca diBenledi, che, coverta alla vetta da foltaboscaglia, e quindi allargandosi al basso,forma una spaziosa valle, nel centro dellaquale è il Lago Kattrine, originato dalleacque cadenti, cui sovrasta ardito ponte ditronchi di alberi. – Sorge l’Aurora.
Scena IPastori e pastorelle, che rendonsi acampestri lavori. Sullalto cacciatori, cheinoltransi nel bosco.PastorelleDel dì la messaggiera –Già il crin di rose infiora.PastoriDal sen di lei, che adora,…Pastorelle e PastoriGià fugge rapidoL’astro maggior. –Ed al suo lucido,Brillante aspettoRipiglia ogni essereVita e vigor.Cacciatori(sulla montagna)Figli di Morven!Su, su! alle selve!Le CaledonieTemute belveA noi preparanoNovello allôr.(Perdonsi di vista.)Pastori e PastorelleA nostri riedasiLavori usati.Come verdeggianoRidenti i prati...Al par che ombreggianoLe quercie annose…Come spontaneeSorgon le rose...Così ai sudoriDel buon pastoreGrate rispondanoLe piante, e i fior.(Sincamminano per varie strade.)Cacciatori(di lontano)Su, su! alle selve!Le irsute belveCi offran di gloriaNovello allôr.Scena IIElena in un battello nel lago; indi Ubertodalla rocca.[Cavatina]ElenaOh mattutini albori!Vi ha precedutiAmor.Da’ brevi miei soporiA ridestarmi ognorTu vieni, o dolce immagineDel caro mio tesor! –Fugge, ma riede il giorno;Si cela il rio talor,Ma rigorgoglia intornoDi più abbondante umor;Tu a me non torni, o amabileOggetto del mio ardor!(Si ode il vicino suono di un corno, che vieneripetuto di lontano.)Qual suon![Recitativo]Sull’alta roccaGià le fiere a domar van di FingalloI ben degni nepoti. Oh! se fra quelliSi aggirasse Malcom! vana speranza!Rapido qual balenoEi sarebbe volato a questo seno.(Giunta alla riva, scende dal battello, cheattacca ad un tronco.)Uberto(Eccola! alfin la rendiAll’avido mio sguardo, o Ciel pietoso!Ah, non mentì la fama,Anzi è minor di sua beltade il grido.)ElenaDi questo lago al solitario lidoChi ti guida? chi sei?UbertoDa’ miei compagni,Una cerva inseguendo,M’allontanai. Fra questeAlpestri, incerte balze il piè inoltrai,E, già la via smarrita,A domandarti aita io mi volgeaA te, non donna, ma silvestre Dea.(Fingasi.)ElenaAmico asiloTi sia la mia capanna: all’altra spondaMeco, se il vuoi, signor, recar ti dêi.UbertoAh sì, del mio destin l’arbitra sei.[Duettino]ElenaScendi nel piccol legno,Al fianco mio t’assidi.UbertoOh del tuo cor ben degnoEccesso di bontà!ElenaSei nella Scozia, e ancoraNon sai che qui si onoraPura ospitalità?UbertoDeh! mi perdona... deh! (oh Dio!Confuso appien son io!)ElenaAh sgombra omai l’affanno,Lieto respiri il cor.Uberto(Un innocente ingannoDeh tu proteggi,Amor!)(guadando insieme il lago)Scena IIIDa varie balze giungono al piano i cacciatorianelanti in traccia di Uberto.[Coro]CacciatoriUberto! Ah! dove t’ascondi? Uberto!Donde tracciarlo? come trovarlo? –La fosca selva... l’alpestre, il pianoSi è già percorso, ma tutto invano! –Fiero periglio dal nostro ciglioLo invola al certo... –Uberto! Uberto!L’eco risponde! speme non v’ha! –Veloci scorransi altri sentieri... –Noi là... sul monte... –Noi verso il fonte... –Chi a ravvisarlo primier sarà,Agli altri segno dar ne potrà. –Tu, che ne leggi nel cor fedel,Al nostro sguardo lo addita, oh Ciel!Uberto! Uberto!...(Si disperdono per diverse strade.)Albergo di Duglas.Veggonsi sospese allepareti le sue armi, e quelle degli antenati.[Recitativo]SCENA IVAlbina, e Serano.AlbinaE in questo dì?SeranoTel dissi: atteso giungeIl Principe Rodrigo.Albina(Elena! oh quantoTi fia grave un tal dì!)SeranoQuei fidi amici,Cui spento ancor nel pettoNon è l’avito ardor, raccoglie intornoIl belligero Eroe. Sacro in quell’almaDi Patria amor tutto l’investe, e arditoL’impeto incauto ad arrestar lo spingeDi Giacomo, che questeContra ogni legge invadePacifiche contrade.Ah! regga il CieloCosì nobil desio, sì puro zelo!AlbinaE di Elena la destra?SeranoIn dolce pegnoDi tenace amistà Duglas destinaA sì prode guerrier.Albina(Tutte prevedoLe pene di quel cor!)SeranoTu vieni intantoA’ domestici uffici,Che maggiori in tal giornoFa un ospite sì degno: il sai, divisoFia più lieve il lavoro.Albina(Quanto mi affanna, o amica, il tuo[martoro!)(Entrano.)SCENA VElena, e Uberto.ElenaSei già nel tetto mio: dorata stanza,Dove il fasto pompeggia,Ove il lustro grandeggia,Questa non è;ma, semplice, ed umìle,Qui raccoglie secureDall’ìnvido livorePace, amistade, amor filiale, onore.Uberto(Felice albergo! oh quantaBeltà, virtù racchiudi!)ElenaIl lasso fiancoPosar ti piaccia.Uberto(sorpreso)(Ah! qual ravviso intornoOrnamento guerrier! no... non m’inganno...Di Cavalier Scozzese,Che gli avi miei seguì, questo è l’arnese!Ove son io? e in qual periglio!)ElenaE dondeIl tuo cupo silenzio? a che d’intornoVolgi dubbio lo sguardo?UbertoAmabil diva!Se a te nol vieta alta cagion, deh lascia,Ch’io conosca a chi deggiaTratto così gentil?ElenaVanto nel padreIl famoso Duglas.Uberto(in uno slancio, che poi reprime)Ah!ElenaLo conosci?UbertoPer fama... e chi nol sa?ElenaCivil discordiaLo rapì dalla corte!UbertoOh quanto ancoraN’è Giacomo dolente!ElenaE chi tel disse?UbertoVoce sparsa così... (mal cauto ardore!,Non mi svelar: che mai di me sarebbeSe giungesse Duglas?)ElenaMa pensierosoChi ti rende così?UbertoDi tue pupilleIl soave balen... di quegli accentiIl dolce suon... ma... chi a noi vien?ElenaLe careCompagne mie son quelle,Che all’apparir del giornoSollecite al mio sen fanno ritorno.[2. Coro, e Duetto]SCENA VIEntrano le compagne di Elena, checircondandola le dirigono il seguente Coro.Infine Albina.[Coro]DonneD’Inìbaca,Donzella,Che féD’immenso amoreStruggere un dìTremmor,Terror del Norte,Sei ElenaPiù bella:Per teDi pari ardoreAvvampa cosìOgnor Rodrigo, il forte.Uberto(Rodrigo! che mai sento!)Elena(Funesta rimembranza!)Uberto(Di gelosia tormento!Io già ti provo in me!)Elena(Affetti miei! speranzaPiù il Cielo a voi non diè!)DonneIndissolubili,Dolci ritorte,O coppia amabile!,In te deh annodinoBeltà, e valore!E da l’Aerea,Celeste CorteI Geni pronubiIl lieto innalzinoCanto d’amor!UbertoSei già sposa? ed è Rodrigo,Che dal Ciel tal sorte attende?[Duetto]ElenaLe mie barbare vicendeChe ti giova penetrar?UbertoForse... ah di’... non è l’oggettoChe tu adori? un altro amanteSospirar, languir ti fa?Di’!ElenaAh! mi tolse un solo istanteDel mio cor la libertà!Uberto(Quali accenti! e deggio in seno,Dolce speme, alimentarti?Ah sì! annunzi un tuo balenoTanta mia felicità!)Elena(Quai tormenti! e come in senoPosso, o speme, alimentarti?Da me fugge qual balenoOgni mia felicità!)Uberto(Ma son sorpreso,Se qui più resto!Oh qual contrastoCrudele è questo!)(Le compagne di Elena versano dellacervogia in una tazza a guisa di piccolaconca, e la porgono ad Elena, dalla qualevien presentata ad Uberto, che beve, mentreesse cantano.)ElenaL’ospital concaDa me ricevi,Gli oppressi spirtiRinfranca, e bevi.DonneTi siano faustiI Geni lari,E a te sorridanoPace, e amistà.UbertoIl tuo bel coreDeh a me conceda,Che a’ miei compagniBen tosto io rieda.Elena(vedendola giungere)L’amicaAlbina,Che all’uopo arriva,All’altra rivaTi guiderà.UbertoBella! al tuo fianco,Ah sempre sarei!Elena(con contegno imponente)Hai tu obbliato,Che ospite sei?UbertoLascia, che imprimaSu quella mano...ElenaCostume in MorveNon v’ha sì strano.Uberto(Da lei dividermiCome potrò?)Elena(Quai dolci immaginiIn me destò!)Uberto(Cielo! in qual estasiRapir mi sentoD’inesprimibile,Dolce contento!Di quai delizieM’inebbriaAmore!Che cari palpitiProvar mi fa!)Elena(Cielo! in qual estasiRapir mi sento,Se il mio bell’idoloTalor rammento!Di quai delizieM’inebbriaAmore!Che cari palpitiProvar mi fa!)UbertoAddio!ElenaPropizioTi assista il Ciel!Addio!Uberto(Deh plàcati,Fato crudel!) (Elena entra nelle sue stanze. Uberto escescortato da Albina, e dalle donzelle.)[3. Recitativo, e Cavatina]SCENA VIIDalla parte opposta, donde sono partitiglindicati attori, si avanza concentrato, ed apasso lento, il giovane Malcom. Giunto inmezzo alla scena, si scuote dal suo letargo,guarda mestamente intorno, indi dice:[Recitativo]MalcomMura felici, ove il mio ben si aggira!Dopo più lune io vi riveggo: ah! voiPiù al guardo mio non siete,Come lo foste un dì, ridenti e liete!Qui nacque, fra voi crebbeL’innocente mio ardor: quanto soaveFra voi scorrea mia vitaAl fianco di colei,Che rispondea pietosa a’ voti miei!Nemico nembo or vi rattrista, e agghiacciaIl mio povero cor! Mano crudeleA voi toglie… a me invola... oh rio[martoro!,La vostra abitatrice, il mio tesoro.[Cavatina]Elena! oh tu, che chiamo!Deh vola a me un istante!Tornami a dir’ “io t’amo!”Serbami la tua fé! –E allor, di te sicuro,Anima mia!, lo giuro,Ti toglierò al più forte,O morirò per te. –Grata a me fia la morte,S’Elena mia non è. –Oh quante lagrimeFinor versaiLungi languendoDa’ tuoi bei rai!Ogni altro oggettoÈ a me funesto,Tutto è imperfetto,Tutto detesto;Di luce il Cielo,No, più non brilla,Più non sfavillaAstro per me. –Cara! tu solaMi dài la calma,Tu rendi all’almaGrata mercé![Recitativo]SCENA VIIISerano, e detto, poi Duglas, ed Elena.SeranoSignor, giungi opportuno: al vallo intornoGià di guerrieri eletta schiera è giunta,E di poco precedeIl principe Rodrigo. Oh come esultaDuglas di gioia! un avvenir feliceAlla Scozia, alla figlia, a lui predice.Malcom(Qual fiero stato è il mio!Straziata ho l’alma, e simular degg’io?)SeranoTu non rispondi? il ciglioGrave hai di pianto?MalcomAmico,Lasciami al mio destin!Serano(Ah! lo compiango!Penetro la cagion del suo dolore!)(Parte.)MalcomEccola! e con Duglas! forza, o mio core!(Resta inosservato.)DuglasFiglia, è così: sereno è il Cielo, arrideAlle speranze mie,Di ogni alma a’ voti; e già di lieti evvivaIn queste un tempo erme contrade or sentiMille voci echeggiar. La Scozia oppressaLe ombre irate degli avi al solo Eroe,Cui l’onor di esser sposa è a te serbato,Volgon fremente il ciglio, e il patrio onoreAffidano al suo brando.A te sol restaCoronar tanta impresa, e la tua manoNel bel sentier di gloriaL’alto campione affretti alla vittoria.Malcom(smaniando fra sé)(E resisto! e non moro!)ElenaOh padre! e quandoFerve bollor di guerra, allor che all’armiCorre ogni età, mentre lo scudo imbracciaLa debil fanciullezza,La tremula canizie, e tutto al guardoStragi presenta, e bellici furori,Parli di nozze, e vai destando amori?Malcom(Ah! mi è fedel!)DuglasSul labbro tuo stranieriSon questi accenti, e fia l’estrema volta,Ch’io da te l’oda.Ad obbedirmi apprendaChi audace mi disprezza:Onte a soffrir non è quest’alma avvezza.[4.Aria]Taci, lo voglio, e basti:Meglio il dover consiglia:Mostrami in te la figliaDegna del genitor.Di un passaggiero orgoglioPerdono in te l’eccesso:Ti dica questo amplesso,Che mi sei cara ancor.(Si sentono da lungi squillar le trombe.)Ma già le trombe squillano!Giunge Rodrigo! oh sorte!Io ti precedo: sieguimi…Ed offri al prode, al forteIn puro omaggio il cor. –Di quelle trombe al suonoAh! ridestar mi sentoNel cor, di forze spento,L’usato mio valor!(Parte.)[Recitativo]ElenaE nel fatal conflittoDi amore, e di dover, fra tante pene,Elena!, che farai?MalcomMio caro bene!ElenaMalcom! Numi! tu qui?MalcomMi chiama in campoQuella ragione istessa,Che arma i prodi di Scozia.ElenaAh! in quale istanteGiungesti!MalcomE che? dell’amor tuo poss’io,Elena, dubitar?ElenaCrudele! e puoiOltraggiarmi così?MalcomSe fida è dunqueA me quell’alma, io sfiderò le stelle…Sì, de’ nostri tiranniResisterò al poter.ElenaSaprò morireEsempio di costanza.MalcomA me la manoDi giuramento in pegno.ElenaEccola…Elena e MalcomO sposi, o al tenebroso regno.[5. Duettino]Vivere io non potrò,Mio ben, senza di te;Fra l’ombre scenderòPria che mancar di fé.(Partono.)Vasta pianura, circondata da alti monti: sivede da lungi altra parte del lago.[6. Coro, e Cavatina]SCENA IXRodrigo si avanza in mezzo deguerrieri delClan, che lietamente laccolgono, indi Duglas.[Coro]Guerrieri del ClanQual rapido torrente,Che vince ogni confin,Se torbido, e frementePiomba dal giogo alpin,Così, se arditi in campoNe adduce il tuo valor,Non troverà più scampoL’ingiusto, l’oppressor.(Sorte Rodrigo.)Vieni, combatti, e vinci,Corri a novelli allori:Premio di dolci ardoriGià ti preparaAmor.[Cavatina]RodrigoEccomi a voi,miei prodi,Onor del patrio suolo;Se meco siete, io voloGià l’oste a debellar. –Allor che i petti invadeSacro di patria amore,Sa ognor di mille spadeUn braccio trionfar.GuerrieriSì, patrio onor c’invada,Guidaci a trionfar!RodrigoMa dov’è colei, che accendeDolce fiamma nel mio seno?De’ suoi lumi un sol balenoFa quest’anima bear! –FaustoAmor se a me sorride,Io non so che più bramar!Ed allor, qual nuovo Alcide,Saprò in campo fulminar.GuerrieriA’ tuoi voti Amor sorride,Vieni in campo a fulminar.[Recitativo]DuglasAlfin mi è dato, o Prence,Stringerti al sen: ah! di sì grato istanteBramosa l’alma mia, più dell’usatoLe ali al Tempo agitò.RodrigoDi egual desioFu anelante il mio cor.DuglasVenga, e ne offendaOr Giacomo, se il può. Rodrigo è in campo?Seco è vittoria. Eventi i più feliciBrillano già da così lieti auspici.RodrigoSe il saggio tuo consiglioIl mio braccio avvalora,Non dubitar, salva è la patria allora.DuglasIl presagio feliceAvveri il Ciel!RodrigoMa tecoA che non è la figlia?DuglasIo la precedoDi pochi passi.RodrigoIgnora forse il mioImpaziente ardor?DuglasEccola!RodrigoAmici!Voi l’amata mia DivaAccogliete con plausi, e lieti evviva.[7. Coro, e Finale I]SCENA ULTIMAElena, Albina, donzelle, indi gli altri attori,che verranno indicati.[Coro]Guerrieri del ClanVieni, o stella,Che lucida, e bellaVai brillandoSul nostro orizzonte!Tu serenaDeh mostra la fronteA chi alteroÈ di tanta beltà. –E come brina,Che mattutina,La terra adustaBagnando va,Così l’aspettoDe’ tuoi bei lumiDi gioia il pettoGl’inonda già.[Finale I]RodrigoQuanto a quest’alma amanteFia dolce un tale istante,Non può il mio labbro esprimere,Né trova accenti Amor.Ma che? tu taci, e pavidaIl ciglio abbassi ancor?DuglasLoquace è il suo silenzio;Il sai: Loclìnia vergineGli affetti suoi più teneriConsacra al suo pudor.Elena(Come celar le smanie,Che straziano il mio cor?Non posso, oh Dio! resistereA così rio dolor!)Duglas(Se al tuo dover dimènticaTi rende altro amator,Figlia sleal!, paventami,Trema del mio furor.)Rodrigo(A che i repressi gemiti?A che quel suo pallor?Ondeggio incerto, e palpitoFra speme, e fra timor!)Elena, Rodrigo e Duglas(Di opposti affetti un vorticeGià l’alma mia circonda...Caligine profondaGià opprime i sensi mieiDel più fatale orror! –Per sempre ti perdei,O calma del mio cor!)(Malcom alla testa desuoi seguaci sipresenta a Rodrigo.)MalcomLa mia spada, e la più fidaSchiera eletta a te presento:Al cimento, a fier periglio,Alla morte ancor mi guida:Mostrerò, che un degno figlioPuò vantar la Patria in me.(Ah! di freno, e di consiglioPiù capace il cor non è!)Elena(Ah! lo veggo, e di consiglioPiù capace il cor non è!)Duglas(Figlia iniqua, il tuo scompiglioVeggo or ben chi desta in te!)RodrigoQuesto amplesso a te fia pegnoDi amichevoli ritorte:La mia gioia or colma è al segnoFra l’amico, e la consorte!Oh quai vincoli soaviDi amistade, e pura fé!MalcomLa consorte!... e chi?RodrigoNol sai?DuglasQual sorpresa?RodrigoA’ dolci raiArdo ognor d’Elena bella...Malcom(in uno slancio inconsiderato)Ah! non fia…DuglasChe?MalcomNo…RodrigoQual favella?Elena“Ah! non fia che a te contrastiSorte avversa il bel contento...”Volea dir...MalcomMa...ElenaTal momentoFa quell’anima gioir...(rapidamente, e di nascosto a Malcom, perfrenarlo)(Taci... oh Dio! per te pavento!Ah! pietà del mio martir!)Rodrigo(Crudele sospetto,Che mi agiti il petto,Ah taci! comprendo...Già d’ira mi accendo! –Le furie diAvernoIn seno mi stanno!Sì barbaro affanno,No, pari non ha!)Elena e Malcom(Ah célati, o affetto,Nel misero petto!Ei tutto comprende!Minaccia! si accende!E intanto quest’almaOppressa, smarrita,Non trova più aita,Più pace non ha!)Duglas(Ah! l’ira, il dispetto,Mi straziano il petto!Ei tutto comprende!Minaccia! si accende!Sì... sono implacabil...Vendetta m’affretta...Un padre più miseroLa terra non ha!)Albina(Crudele sospettoGli serpe nel petto!Quai triste vicende!Si adira! si accende!)Albina e Guerrieri(Il Ciel par che ingombriUn nembo assai fiero...Sì cupo misteroQual termine avrà?)(Giunge Serano frettoloso. I Bardi loseguono.)SeranoSul colle a Morve oppostoOstil drappello avanza...GuerrieriNemici!DuglasOh qual baldanza!GuerrieriNemici!RodrigoAndiam... disperdansi...Distruggansi gli audaci...Malcom, Rodrigo e Duglas(Privato affanno ah taci!Trionfa, o patrio amor!)Elena(Oh quai sanguigne faciVeggo al mio sguardo ognor!)Rodrigo(aBardi)A voi, sacri cantori!Le voci ormai sciogliete:In sen bellici ardoriDestate su… movete;Ed al tremendo segno,Che a battagliar ne invita,Mi giuri ogni alma arditaDi vincere o morir.Malcom, Duglas e GuerrieriGiura quest’alma arditaDi vincer o morir.(Un Capitano reca e solleva in alto ungrande scudo, che fu del famoso Tremmorsecondo la tradizione degli antichi Brettoni.Rodrigo con la sua lancia vi batte sopra trevolte. Rispondono egualmente tutti iguerrieri, battendo le aste su loro scudi.)Un bardoGià un raggio, forierD’immenso splendor,Addita il sentierDi gloria, e d’onor.BardiOh figli d’Eroi!Rodrigo è con voi.Correte, struggeteQuel pugno di schiavi...Già l’ombre degli aviVi pugnano allato...Voi, fieri all’esempioDi tanto valor,Su, su! fate scempioDel vostro oppressor!AlbinaE vinto il nemico,Domato l’audace,La gioia, la paceIn voi tornerà.DonneE allora feliciCol core serenoLe spose, gli amiciStringendovi al seno,L’ulivo all’alloroSucceder saprà.BardiOh figli d’Eroi!Rodrigo è con voi...Correte, struggeteIl vostro oppressor.RodrigoAllarmi, o compagni!La Gloria ne attende...(Qui una brillante meteora sfolgoreggia nelCielo; fenomeno in quella regione noninsolito. Sorpresa in tutti.)TuttiDi luce si accendeInsolita il ciel!Rodrigo e DuglasD’illustre vittoriaAnnunzio fedel![Stretta]Malcom, Rodrigo, Duglas e GuerrieriSu... amici! guerrieri!Marciamo! struggiamoIl nostro oppressor!Albina, Elena e DonneSu i nostri guerrieri,Compagne!, imploriamoDel Cielo il favor!(Le donzelle con Albina si ritirano seguendoElena, mentre Rodrigo marciando alla testadi poderosa schiera, Malcom guidando i suoiseguaci, ed altri Duci facendo lo stesso pelpiano, e per le colline, sgombranointeramente la scena, e si cala il sipario.)
ATTO SECONDOFolta boscaglia: grotta da un lato.[8. Cavatina]SCENA IUberto da pastore, indi Elena, e Serano dallagrotta.UbertoOh fiamma soave,Che il seno m’accendi!Pietosa ti rendiA un fido amator.Per te forsennatoAffronto il periglio:Non curo il mio stato,Non ho più consiglio:Vederti un momento,Bearmi in quel ciglioÈ il dolce contento,Che anela il mio cor![Recitativo]Sì, per te,mio tesoro, in rozze spoglie,Che al guardo altrui celar mi sanno, e in[questaInospita forestaMi guida un cieco amor. Da che ti vidi,Perdei la pace, e pórti in salvo io bramoDagli eventi di guerra, or che di sangue...Di patrio sangue... ahi lasso!,Rosseggerà la Scozia.Ah! fu mendaceForse colui, che, da me cómpro, il tuoSolingo asilo a me svelò? qual fatoCrudele a me t’asconde?Solo a’ gemiti miei l’Eco risponde.(inoltrandosi nel folto della selva)Elena(a Serano)Va’, non temer… è meco Albina…Ah volaDel padre in traccia. Egli tornar promisePria della pugna, e il termin già scorre,Che al ritorno prefisse.Oh quanti in senoNuovi palpiti destaTanta tardanza, al mio timor funesta!SeranoCalma l’affanno: ad appagarti or vado.Abbi cura di te.(Parte.)ElenaDa quante spadeÈ trafitto il mio cor!Uberto(ravvisandola)Nume possente!Tu arridi a’ voti miei!ElenaUn uom! si fugga...UbertoAh ferma!ElenaE tu chi sei?UbertoNon mi ravvisi?ElenaE chi?UbertoCure ospitaliMi prodigò la tua bell’alma.ElenaAh! è vero!Or ti conosco. Ebben? da me che chiedi?Chi spinge i passi tuoi? qual nutri ardire?UbertoDirti, ch’io t’amo, e di tua man morire.[9.Terzetto]ElenaAlla ragion deh riedaL’alma agitata, oppressa,Ed all’amor succedaLa tenera amistà.UbertoArcani sì funestiPerché tacermi, ingrata!,Allor che mi rendestiPreda di tua beltà?ElenaTe amante io non sapea...UbertoNon tel diss’io?ElenaCredea,Che gentilezza...UbertoAmore...Sì... in me possente AmoreFiamma destò vorace...E la sua cruda faceStruggermi appien saprà!Elena(Nume! se a’ miei sospiriPace donar non sai,Almen de’ suoi martiriDeh! calma la crudeltà!)Uberto(Io del suo cor tiranno?Farla infelice io stesso?Ah no... di amore a dannoVirtù trionferà.)Vincesti... addio!... rispettoGli affetti tuoi...ElenaTen vai?UbertoE a che mirar quei raiSeveri ognor per me?ElenaSe de’ tuoi giusti laiLa rea cagione son io,Squarciami un cor, che maiDarti saprà mercé!UbertoNo, cara: anzi desioPegno di mia costanzaLasciarti in rimembranza,Che sacro io sono a te.ElenaE qual?UbertoDa rio periglioSalvai di Scozia il Re.Il suo gemmato anelloEgli mi diè: tel dono.(Le mette al dito il suo anello.)Se mai destin rubelloTe, il genitor, l’amanteSa minacciar, dinanteTi rendi al Re: la gemmaAppena mostrerai,Grazia per tutti avrai;E ad appagarti intentoSempre il suo cor sarà.ElenaE il mio rigor contentoRenderti... oh Dio! non sa?UbertoAh! basta al mio tormentoDestar la tua pietà.(Sorte Rodrigo.)SCENA IIRodrigo in osservazione, e detti.Elena ed Uberto(Qual pena in me già destaLa mia fatalità!)Rodrigo(Misere mie pupille!Che più a mirar vi resta?Oh gelosia funesta!Oh ria fatalità!)(scovrendosi, e dirigendosi ad Uberto)Parla... chi sei?Elena(Rodrigo!)RodrigoChi sei?Uberto(Egli! oh furor!)Elena(DestinCrudel!)RodrigoNon sembri Alpin!Sei tu del Clan?UbertoNe aborroL’infausto nome.RodrigoAmicoForse del Re?...UbertoLo sono...RodrigoChe ascolto?ElenaAh incauto!UbertoE tale,Che te non teme, e quantiPerversi ha il Re nemici.RodrigoPerversi?ElenaOh Ciel! che dici!Deh! Frénati!... ah qual martir!UbertoPria mi vedrai morir...Non so che sia viltà.Elena(Mi sento... oh Dio! morire!Mancando il cor mi va!)Rodrigo(Qual temerario ardir!Frenarsi e chi potrà?)Né ancor ti arrendi, audace?UbertoOv’è il tuo stuol seguace,Che i suoi doveri obblia?Alla presenza miaImpallidir saprà.RodrigoDa’ vostri aguati uscite,Figli di guerra!(Al suo grido vedesi tutta la scena ingombrain un istante di guerrieri del Clan, che eranonascosti nefolti cespugli del bosco.)GuerrieriA’ tuoiCenni siam pronti.RodrigoOstentaCoraggio, or più, se il puoi...ElenaChe miro! oh Dio!RodrigoPaventaDi quegli acciari al lampo...Per te non v’è più scampo...(aguerrieri, che nello slanciarsi si fermanoalle grida di Elena)Punite un traditor.ElenaFermate!UbertoE tu guerriero?ElenaDeh! cedete a’ pianti miei...UbertoNo... di vil gregge seiMalvagio conduttor!RodrigoCessate! io basto solo…Domar vo’ tant’orgoglio...UbertoUn ferro... un’arme io voglio...(Rodrigo gli dà la spada di un guerriero.)ElenaPace in voi discenda…Uberto e RodrigoAll’armi!No... più non so frenarmi!Mi guida il mio furor!ElenaIo son la misera,Che morte attendo!...Su me scagliatevi...Non mi difendo...Se i giorni mieiTroncar vi piace,Di orror la faceSi spegnerà.Uberto e RodrigoVendetta! accendimiDi rabbia il seno!Nel petto ah versamiIl tuo veleno!(al rivale)Vieni al cimento...Io non ti temo...L’istante estremoTi giungerà.GuerrieriAh! tanto ardireNe’ nostri pettiLo sdegno e l’ireDestando va!(Rodrigo ed Uberto partono per un lato.Elena li segue coGuerrieri.)Grotta.[Recitativo]SCENA IIIAlbina, indi Malcom, poi Serano, infineCoro di Alpini.AlbinaQuante sciagure in un sol giorno adunaL’avverso Ciel per tormentare un core!Elena sventurata!Per quanti cari oggettiPalpitar ti vegg’io? Né splende in CieloRaggio di luce a dissipar quel velo,Che covre il tuo destin...Malcom(frettoloso)Elena... ah dimmi…Dov’è?AlbinaDi questo specoAll’ingresso non era?MalcomAh! no...AlbinaDel padreServe al cenno così? Qui preservarlaCredea dall’ira ostil.MalcomAh! ferve intantoTerribil pugna... han le Reali SchierePenetrato nel Clan… Rodrigo istessoCon ignoto campioneÈ a singolar certame… Un cor pietosoMi fé sperar, che qui trovata avreiElena mia… Salvarla… o in sua difesaPerir volea…AlbinaMosse le piante al fiancoDel fedele Seran… e poi...(a Serano che giunge)Ma! vieni!Dimmi… e teco non riedeLa figlia di Duglas?SeranoDel padre in tracciaUn suo cenno mi trasse… il vidi... oh Dio!,Smarrito in volto... “Ah vanne...Vanne”, disse, “alla figlia, e la difendi…Dille, che al Re m’invio… se la mia mortePuò placar l’ira sua, se in questa guisaPace alla patria mia donar mi è dato,Dille, che il mio morir troppo è a me grato!”MalcomCome!AlbinaE ad Elena tu?SeranoTutto narrai…E già fuor di se stessaCorre alla reggia.AlbinaOh sciagurata! oh pena!MalcomAh tu il sentier mi addita,Che segnò l’infelice...SeranoAl par del lampoDal guardo mio sparì.MalcomStelle spietate!E a tante pene i giorni miei serbate?[10.Aria]Ah si pera: ormai la morteFia sollievo a’ mali miei,Se s’invola a me coleiChe mi rese in vita ognor.Ah! mio tesoro! io ti perdei!Dolce speme del mio cor!Guerrieri(di dentro)Duglas! Duglas! ti salva!Albina e SeranoQuai voci!MalcomE chi si avanza?Guerrieri del Clan(fuora)Duglas dov’è?MalcomChe avvenne?GuerrieriAh! più non v’è speranza...Cadde Rodrigo estinto...Albina e SeranoAvverso Ciel!GuerrieriHa vintoDi Scozia il Re...MalcomChe sento!GuerrieriNe insegue, e dà spaventoGià l’oste vincitrice...MalcomChe tento! oh me infelice!Elena! amici! oh Dio!Fato crudele, e rio!Fia pago il tuo furor!Ah! chi provò del mioPiù barbaro dolor?Albina, Serano e Guerrieri del ClanFato crudele e rio!Fia pago il tuo furor/rigor.(Malcom parte coGuerrieri.)Stanza nella reggia di Stirling.[Recitativo]SCENA IVGiacomo,Duglas da guerriero ma senzaelmo e spada, Guardie, infine Bertram.GiacomoE tanto osasti?DuglasIo mi presento, o Sire,Volontario al tuo piè.Grazia non chieggoPe’ giorni miei.Di sanguinosa guerraArde la face, e la mia morteBasta a spegnerla appieno.Ah! sulla figlia,E su quanti, pietosi al mio destino,Mi difesero in campo,Scenda la tua clemenza!GiacomoE quale oggettoSotto ignote diviseTe condusse al torneo, che celebravaLa mia vittoria?Audace! a che ostentarmiTanto valor, tutti atterrando i prodi,Che venner teco al paragon dell’armi,E in aperta tenzon?DuglasSperai destartiDelle antiche mie gestaRimembranza così:Giacomo solo,Del precettor, che l’educò alla gloria,Riconoscer potea gli usati modiNel battagliar.GiacomoMa a cancellar non bastaIl tuo fallo un tal passo.(alle guardie, che circondano Duglas)Olà! serbateAl mio sdegno costui.DuglasLo merto: attendoTranquillo i cenni tuoi. Figlia infelice!Sol mi è grave il morir, perché lasciartiDeggio misera, e sola!GiacomoE ancor non parti?(Duglas è condotto via.)Quanto all’alma tu costi,Simulato rigor! Son ne’ miei lacciI più forti nemici...Ah! se Malcom...Se quel rival...BertramSignor, parlarti bramaDonna,molle di pianto, e quella gemma,Che ornò tua destra, a me mostrando...Giacomo(È dessa!)Venga, ed a lei si taccia,Ch’io sono il Re.Ti attendo alle mie stanze.Quanto vogl’io, saprai.BertramVado…(Parte.)GiacomoQuale distanzaV’ha dal mio core al tuo, donna! vedrai.(Entra.)SCENA VBertram introduce Elena.BertramAttendi: il Re fra pocoTi ascolterà.(Entra nelle regie stanze.)ElenaReggia, ove nacqui, oh quantoFremo in vederti! Alle sventure mieTu fosti culla! assai di te più caroMi era l’albergo umìl, dove or nel padre,Or nell’oggetto amatoPascea lo sguardo, e lor posava allato!Ma qui sola! ov’è il Re? chi al regio aspettoMi guiderà? Se il generoso amicoNon m’ingannò, del genitor la vita,Di Malcom, di RodrigoSpero salvar...[11. Canzoncina sul palco]Che sento!Qual soave armonia! Che bel concento!Giacomo(canta dalle sue stanze)Aurora! ah sorgeraiAvversa ognor per me?D’Elena i vaghi raiMostrarmi... oh Dio! perché?E poi rapirmi, o barbara!,Quel don ch’ebb’io da te?[Recitativo]ElenaStelle! sembra egli stesso! Ah! qual[sorpresa!Né mi pose in obblio?Di me si duole? e che sperar poss’io?SCENA VIComparisce Giacomo: Elena va frettolosa adincontrarlo.ElenaEccolo! amica sorteTi presenta a’ miei voti,O generoso cor!GiacomoDa me che chiedi?ElenaIl tuo don non rammenti? ah sì, tu stessoMi guida al Re.GiacomoTu lo vedrai.ElenaPerdonaAlla impazienza mia… di un breve istanteNon indugiar… sacro dover di figliaAl trono mi avvicina.GiacomoEbben, tu il vuoi?E chi sa opporsi a’ desideri tuoi?(Si appressa ad una gran porta in fondo,che aprendosi lascia vedere quantodi magnificenza possa comprendere la saladel Trono.)[12. Coro]SCENA ULTIMABertram,Grandi, e dame, che circondano iltrono, indi gli attori che verranno enunciati.Grandi e DameImponga il Re: siamServi del suo voler:Il Grande in lui vantiamo,Il padre, ed il guerrier.[Recitativo]ElenaAh! che vedo! qual fasto!Ma fra tanti ov’è il Re? [Proni, e devotiMiro tutti,ma invanoCerco chi sia fra questi il lor Sovrano.GiacomoEppure è qui.ElenaMa qual?... stelle! ogni sguardoÈ a te rivolto? il capo tuo coverto,La piuma che dagli altri ti distingue... ]Saresti mai?...Gran Dio!Deh avvera i dubbi miei...Giacomo(indicando se stesso)Il Re chiedesti? e al fianco suo tu sei.ElenaTu stesso? ah! qual sorpresa! a’ piedi tuoi...GiacomoSorgi… l’amico io son… di mie promesseIl fido esecutor… parla… che brami?ElenaAh! non l’ignori... il genitor...GiacomoEbbene...Il padre è reo, ma alla sua figlia il dono...(Ad un suo cenno vien fuora Duglas.)Vieni, Duglas... L’abbraccia... io ti perdono.[DuglasAh figlia!ElenaAh padre mio!Elena e DuglasSignor... deh lascia...GiacomoObblioTutto per te: tu, Lord Bothwel, riprendiGli stati tuoi…DuglasTutto il mio sangue in segnoDi grato cor...GiacomoAppien contenta, il veggo,Elena ancor non è? Favella.ElenaAh Sire!I giorni di Rodrigo…GiacomoEgli! infelice!Ah! non è più!ElenaChe ascolto! Oh sventurato!DuglasOh amico sciagurato!GiacomoAlla clemenzaDiedi abbastanza, e di giustizia or deggioDar rigoroso esempio…] Venga Malcom…ElenaAh Sire!GiacomoAlcun non osiChieder grazia per lui…Elena(Come salvarlo?)Malcom(viene tra le Guardie)(Elena! oh rio destin!)GiacomoGiovine audace!A me ti appressa: un traditor degg’ioPunire in te...MalcomAh Prence! il fallo mio...GiacomoPietà non merta, e dell’error ben degnaAvrai tu pena.(Depone la sua ostentata fierezza, lo alza, loabbraccia, e gli appende al collo la suagemmata collana.)Ah sorgi, e questo siaPegno del mio favor.Porgi la destra...(Unisce le destre di Elena, e di Malcom.)Siate felici, il Ciel vi arrida.Elena e MalcomOh Cielo!Bertram, Grandi e DameOh Re clemente!GiacomoAltro a bramar ti resta?ElenaIo... Sire... qual piacer!... qual gioia è questa![13. Rondò – Finale]Tanti affetti in un momentoMi si fanno al core intorno,Che l’immenso mio contentoIo non posso a te spiegar.Deh! il silenzio sia loquace...Tutto dica un tronco accento...Ah Signor! la bella paceTu sapesti a me donar!TuttiAh sì... torni in te la pace,Puoi contenta respirar.ElenaFra il padre, e fra l’amanteOh qual beato istante!Ah! chi sperar poteaTanta felicità!TuttiCessi di stella reaLa fiera avversità.


N.B. Il testo del libretto è stato tratto dal sito www.teatroallascala.org

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(Foto: internetculturale.it)

La donna del lagoMelodramma in due atti
MusicaGioachino Rossini (Pesaro, 29 febbraio 1792 – Passy, Parigi,  13 novembre 1868)

LibrettoAndrea Leone Tottola (Napoli, seconda metà del XVIII secolo – Napoli, 1831) dal poema The Lady of the Lake (1810) di Walter Scott

Prima rappresentazioneNapoli, Teatro San Carlo, 24 ottobre 1819

PERSONAGGI
Giacomo V, re di Scozia, sotto il nome di Uberto di Snowdon (tenore)Douglas D’Angus (basso)Rodrigo di Dhu (tenore)Elena (soprano)Malcom Groeme (alto)Albina (soprano)Serano (tenore)Bertram (tenore)
Pastori e pastorelle scozzesi, bardi, grandi e dame scozzesi, guerrieri del clan alpino, cacciatori, guardie reali
Ambientazione: Scozia, prima metà del XVI secolo
Joyce DiDonato, O mattutini albori, Atto I(video caricato da in data 12/giu/2010)


ARGOMENTO
Atto IÈ l’alba e, sulle sponde del lago, pastori e pastorelle cantano, mentre si appresta no al lavoro dei campi: da lontano squillano i corni dei cacciatori che, nella foresta, sono all’inseguimento delle prede. Elena – la donna del lago – è sulla sua barca e canta l’amore per Malcom Groeme, lontano, ma sempre nei suoi pensieri. Dalla rocca di Benledi la osserva il re di Scozia, Giacomo V, incuriosito dalle descrizioni sulla bellezza della donna: è arrivato fin lì, sotto le mentite spoglie di Uberto di Snowdon, per incontrarla. Dopo averle raccontato di aver smarrito i compagni, è ospitato da Elena nella sua dimora, mentre i cacciatori lo cercano inutilmente. Giunti a casa della donna, Uberto scopre di essere in pericolo, trovandosi nella dimora di un suo grande nemico, Douglas D’Angus, il nobile che ha abbandonato la corte del re per schierarsi con i ribelli: apprende anche che Elena, sua figlia, è stata promessa in sposa, contro la sua volontà, a Rodrigo per sancire un'alleanza volta a liberare la Scozia dal dominio del re. Nel frattempo, arrivano le compagne di Elena che le ricordano l’amore di Rodrigo – suo futuro sposo – provocano la gelosia di Uberto: dalle risposte della giovane egli comprende, però, che la donna non è innamorata del suo futuro sposo ed è indotto a sperare nell’amore della donna. Controvoglia, Uberto, conscio del pericolo, è costretto ad allontanarsi dalla dimora e a raggiungere i cacciatori: Albina lo traghetterà sull'altra sponda del lago.

Quando tutti hanno abbandonato la dimora, arriva Malcom, partito dalla reggia per seguire le orme di Elena e unirsi al Clan Alpino – che ricorda i felici momenti trascorsi con l’amata. Sopraggiunge anche Serano e, poco dopo, con suo padre Douglas: questi annuncia alla figlia il prossimo arrivo di Rodrigo e le imminenti nozze. Partito Duglas, Malcom – che, non visto, ha assistito alla precedente scena – incontra Elena: i due giovani si giurano amore eterno.
Nella vicina pianura i guerrieri del Clan Alpino festeggiano l’arrivo di Rodrigo: anche  Elena, accompagnata da un seguito di donzelle e preceduta dal padre, è accolta da lieti canti che contrastano con il suo angoscioso stato d’animo. Giunge anche Malcolm, alla testa dei suoi guerrieri, con i suoi seguaci; quando i due innamorati si scorgono, il loro turbamento li tradisce con grande ira di Douglas e di Rodrigo. Serano annuncia, però, l’imminente arrivo dei soldati del re Giacomo V e il pericolo unisce tutti spronandoli alla battaglia.

Atto IIL'inizio della battaglia è ormai vicino, ma Uberto in cerca di Elena, della quale è ormai perdutamente innamorato, canta il suo amore. Elena che si è nascosta in una grotta con Albina e Serano, manda quest'ultimo ad avere notizie del padre: rimasta da sola è raggiunta da Uberto che  le dichiara il suo amore. La donna confessa, però, di essere innamorata di Malcolm, lasciandolo senza speranza. Prima di partire, Uberto le consegna un anello avuto in dono dal re di Scozia, che le sarà utile: in caso di pericolo, infatti, mostrandolo al re potrà ricevere la grazia. Alla scena ha assistito, di nascosto Rodrigo che, roso dalla gelosia, chiama i suoi guerrieri ordina loro di uccidere lo sconosciuto traditore. Elena, slanciandosi in difesa di Uberto, riesce a placare l’ira dei soldati. Rodrigo decide, allora, di battersi personalmente con Uberto. I due sfidanti si allontanano, mentre Elena tenta inutilmente di placare gli animi infuriati. A sua volta Malcolm che, nel frattempo, ha abbandonato la sanguinosa battaglia tra il Clan Alpino e le truppe di Giacomo V, per andare in cerca di Elena, arriva alla grotta dove incontra Albina. Serano, giunto subito dopo, lo informa che la giovane si è diretta alla reggia per seguire il padre recatosi lì per mplorare dal re la pace generale. Infine, sopraggiungono alcuni guerrieri con la notizia che Rodrigo è stato ucciso e il re ha vinto. Disperato Malcolm parte con i guerrieri. Duglas, presentatosi al re nella reggia di Stirling, implora, in virtù del rapporto che un tempo li legava, la grazia per la figlia e per il suo popolo. Giacomo V, ostentando un severo rigore, congeda l’anziano precettore. Elena, giunta da poco nella reggia e ammessa nelle stanze regie grazie all’anello donatole da Uberto, riconosce i luoghi dove trascorse la sua prima giovinezza e si promette di intercedere per salvare la vita del padre, di Malcom, e di Rodrigo, da lei creduto ancora vivo. Dalle stanze attigue ella ode con sorpresa la voce di Uberto che in una dolce canzone celebra il suo amore per lei: fiduciosa, gli corre incontro. Elena cerca invano di avvicinarsi al re ma ben presto il mistero si scopre: Giacomo V altri non è che Uberto di Snowdon. Egli concede il perdono al vecchio precettore Duglas, restituendogli l’antica dignità, e al prode Malcom. Elena, al colmo della gioia, abbraccia il padre e l’amante, mentre i presenti acclamano la pace ritrovata.

Per il libretto completo: http://www.musicaprogetto.org/2012/08/la-donna-del-lago-di-gioacchino-rossini.html

Hanno detto su La donna del lagoNon tutti sanno che Rossini ha scritto più opere serie che buffe. E alle “serie” appartiene anche La donna del lago, pur con qualche distinguo degli esperti. Senz’altro i tre cuori che palpitano per la malinconica fanciulla tra le verdi valli della Scozia profumano già di romanticismo, ma si tratta comunque di un’ “opera seria” in piena regola, di quelle in cui lo spettatore si deve dimenticare il tempo che scorre lento lento e abbandonarsi alla meraviglia del belcanto, nota per nota, gustandole tutte ad una ad una: vocalizzi pacati per amori soavi, giacché in Rossini gli ardori sono spesso contenuti e i sentimenti delicati e cullanti. E romantico sarebbe pure lo sfondo di guerra fra fazioni rivali; anche se nel 1819, a pochi anni dalle campagne napoleoniche, fanfare in scena e grandiosi cori guerreschi erano di gran moda. Romantica è infine la natura, con le sue selve intricate, querce secolari, cascate, squilli di corni da caccia en plein air. Il “librettese” del testo non aiuta la comprensione dell’intreccio, per altro non difficile se ci si applica: meglio comunque abbandonarsi al concerto di belcanto, tanto si capisce subito se a lamentarsi è un innamorato geloso o un innamorato e basta della “silvestre dea”, certamente bellissima chiamandosi Elena. Di chi sia veramente innamorata l’emotiva vergine lacustre è una questione che sarebbe tutta da approfondire: non sempre si sposa chi si ama, e la musica, se non è troppo reticente, lo dovrebbe suggerire a orecchie acute. Sappiamo inoltre che il librettista dell’opera Andrea Leone Tottola cercò di accrescere il clima misterioso dell’ambientazione nordica traendo spunti dai Canti di Ossian e andando quindi oltre Walter Scott in termini di primitivismo poetico. Gli storiografi segnalano che Rossini si applicò al lavoro, accumulando tremendi ritardi, pungolato dalla fretta dell’impresario Domenico Barbaja, al quale il musicista aveva estorto condizioni favorevolissime per la collaborazione col Teatro San Carlo di Napoli, come quella di avere una percentuale sui proventi della casa da gioco annessa al teatro stesso. (Barbaja aveva inventato e introdotto nei teatri la “rolletta”, da cui deriverà la roulette). Per accelerare la consegna Rossini si fece persino aiutare da un altro musicista e i musicologi si sono dati da fare per isolare qualche piccola parte in sospetto di falso. L’opera era stata scritta per il leggendario soprano spagnolo Isabella Colbran, che diverrà moglie di Rossini nel 1822, tre anni dopo la prima de La donna del lago, ma che già allora intratteneva con lui rapporti non solo professionali. La Colbran, più anziana del musicista di sette anni, era al culmine della carriera e portò l’opera a un trionfo consolidato poi per decenni. Lo spettacolo del regista Lluis Pasqual, già visto a Parigi, è di ambientazione neoclassica, con colonne e capitelli, e l’aggiornamento all’età di Rossini – quella della Restaurazione - e magari anche un po’ dopo, continua negli abiti del coro, che ha l’aspetto del pubblico elegante. Le fitte boscaglie, l’immoto specchio d’acqua e gli sconfinati spazi sono splendidamente dipinti e i paesaggi propriamente detti accompagnano i paesaggi musicali di Rossini, punteggiati di ‘crescendo’, ritmi galoppanti, gorgheggi e do di petto.(Franco Pulcini, Paesaggio romantico con belcanto, teatroallascala.org)


È giustamente celebre il passo di una lettera di Giacomo Leopardi al fratello Carlo, spedita da Roma a Recanati nel 1823. Siamo durante il periodo di carnevale. Nel «natio borgo selvaggio» sono in corso alcune rappresentazioni della Cenerentola di Rossini che impressionano il conte Carlo Leopardi fino alle lacrime. Dalla città papale gli risponde il fratello: «Mi congratulo con te dell’impressioni e delle lagrime che t’ha causato la musica di Rossini, ma tu hai torto di credere che a noi non tocchi niente di simile. Abbiamo in Argentina [al Teatro Argentina] la Donna del lago, la qual musica eseguita da voci sorprendenti è una cosa stupenda, e potrei piangere anch’io, se il dono delle lagrime non mi fosse stato sospeso». L’opera che fece (quasi) piangere il più grande poeta del romanticismo italiano era andata in scena per la prima volta a Napoli nel 1819 proponendo un soggetto a più di un titolo sorprendente. Col librettista Andrea Leone Tottola, Rossini aveva infatti messo in musica il poema The Lady of the Lake che Walter Scott aveva pubblicato nel 1810 e che non era ancora stato tradotto in italiano (nel 1813 era però uscita una traduzione francese). In tale opera Scott anticipa molti degli elementi che faranno parte dei suoi famosi romanzi storici come la cura dell’ambientazione e l’individuazione della couleur locale, una pratica fondamentale per la definizione dell’estetica romantica, non solo letteraria ma anche musicale. La storia si svolge nella Scozia che i cosiddetti Poems of Ossian avevano reso celebre in tutta Europa. La tradizione ossianica (in Italia filtrata dalle traduzioni di Melchiorre Cesarotti) costituisce la fervida humus di cui si nutrono tanto il poema di Scott quanto l’opera di Rossini. Non a caso Stendhal scrisse nella sua celebre Vita di Rossini che La donna del lago «è un’opera epica più che drammatica». Il punto apicale di questo afflato epico è costituito dall’inno dei bardi («Già un raggio forier») inserito nel Finale I, dopo il concertato (nel cosiddetto “tempo di mezzo”), e accompagnato dall’ossianica arpa, viole, pizzicato dei violoncelli e un unico contrabbasso. Se si prendono tutti i grandi finali interni delle opere italiane di Rossini dal Tancredi (1813) alla Semiramide (1822), ci si accorge che essi adottano solo due impianti tonali: o in Re maggiore (come appunto Tancredi, ma anche Cenerentola, ecc.), o in Do maggiore (Semiramide, ma anche Barbiere, ecc.). L’unico finale in una tonalità diversa (Mi bem. maggiore) è proprio quello della Donna del lago. È questo un fatto da mettersi in relazione col significato drammatico che tale tonalità acquisirebbe nella partitura di Rossini? D’altra parte il carattere eccezionale di questa opera non si limita al piano tonale del Finale I. Basti pensare al potenziamento drammaturgico della “banda sul palco”, che non svolge solo una funzione “paesaggistica” (contribuendo alla creazione del “colore ossianico”), ma diventa un vero e proprio mezzo architettonico e strutturale per riconcepire musicalmente l’actio scenica. Significativa, a questo proposito, la fanfara dei cacciatori costituita da sei corni sul palcoscenico (ripartiti in tre gruppi) che già all’inizio dell’opera riorganizzano lo spazio rappresentativo ed evocano lontananze misteriose, forse minacciose (come i rulli di tamburo militare che aprono la sinfonia della Gazza ladra). Questo sul versante della spazializzazione. Ma anche sul versante temporale, della memoria interna, Rossini si rivela un drammaturgo dirompente. Al processo di potenziamento della “musica in scena” va ascritto infatti anche l’uso di un motivo ricorrente di carattere popolare, una canzone su ritmo di barcarola intonata per la prima volta da Elena (la “donna del lago”): «Oh mattutini albori». Questo motivo, che ritornerà più volte – a mo’ di fil rouge – nel corso dell’opera, diventa alla fine della rappresentazione una vera e propria dramatis persona, capace di innescare lo scioglimento e il riconoscimento tra Elena e il re di Scozia. Si tratta di un procedimento, questo della canzone di scena che diventa un motivo ricorrente, lanciato nella drammaturgia musicale europea da un’opera che andrebbe meglio conosciuta: il Richard Coeur de Lion di Grétry (1784). Il legame tra presenza sonora e meccanismo agnitivo è ulteriormente consolidato dal fatto che la melodia («Qual dolce suon», dice Elena) ci giunge ancora una volta da dietro le quinte, da uno spazio invisibile e misterioso. La voce che l’intona è quella di colui che Elena ancora ignora essere il re. La canzone-barcarola, in apparenza così semplice e suggestiva, si incarica di esprimere la natura di una relazione – quella tra Elena e Uberto/Giacomo re di Scozia – che è in realtà ben più complessa e profonda di quella tra Elena e Malcom, il suo futuro sposo.(Emilio Sala, L’opera in breve, teatroallascala.org)
Adriana Benignetti
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Gioachino Rossini (Pesaro, 29 febbraio 1792 – Passy, Parigi, 13 novembre 1868)
1792Nasce a Pesaro il 29 febbraio da Giuseppe detto "Vivazza" e da Anna Guidarini. Il padre, proveniente da Lugo di Romagna, è a Pesaro dalla fine del 1788, ma vi si stabilisce definitivamente solo nel 1790, dopo un breve soggiorno a Ferrara. È suonatore di corno e di tromba nella banda cittadina e nei teatri.

1797Ai primi di febbraio le armate napoleoniche durante la prima campagna d'Italia del 1796-1797 occupano Pesaro. Giuseppe si schiera con i Francesi, ma restaurato il governo pontificio è costretto a fuggire.
1798Giuseppe tenta di avviare, senza successo, l'attività di impresario teatrale, mentre Anna mette a frutto le sue naturali doti musicali, finora espletate solo da dilettante tra amici, esibendosi come cantante nei teatri marchigiani e dell’Emilia Romagna. La sua attività si protrarrà fino al 1808. In questi anni Gioachino segue i genitori nelle tournée.
1799A Bologna Giuseppe viene arrestato e, riportato a Pesaro, processato come rivoluzionario e rinchiuso in carcere.
1800I Rossini si trasferiscono a Bologna. Gioachino è affidato a Giuseppe Prinetti che lo avvia agli studi e gli impartisce lezioni di musica su una spinetta.
1801Nel Carnevale il giovane Gioachino, nove anni non ancora compiuti, è presente come viola nell'orchestra del Teatro della Fortuna di Fano, occasione in cui si esibisce anche la madre.
1802Un nuovo trasferimento conduce la famiglia Rossini a Lugo, dove Gioachino viene affidato al canonico don Giuseppe Malerbi che gli impartisce lezioni di basso cifrato e composizione.
1804Durante le vacanze estive trascorse nella villa del proprietario terriero e contrabbassista dilettante Agostino Triossi al Conventello, presso Ravenna, scrive le Sei sonate a quattro. Si esibisce anche come cantante a Imola. 
1805Sostiene la parte del piccolo Adolfo nella Camilla ossia Il sotterraneo di Ferdinando Paër, rappresentata nella stagione autunnale al Teatro del Corso di Bologna.
1806
Dopo aver preso lezioni da padre Angelo Tesei, il 14 aprile entra nel Liceo Musicale di Bologna, di recente fondazione (1804), nelle classi di violoncello di Vincenzo Cavedagna e pianoforte, e in seguito in quella di contrappunto con padre Stanislao Mattei. Sostiene la parte contraltile di Maria Maddalena nell'oratorio La passione di Cristo di Mattei, dato al Liceo, e si esibisce, sempre come cantante, in alcune accademie private. Sembra che a questo periodo risalga la composizione della sua prima opera, Demetrio e Polibio, scritta su richiesta della famiglia Mombelli, che verrà però rappresentata solo nel 1812.
È aggregato all’Accademia Filarmonica di Bologna come "cantore" e lì incontra per la prima volta Isabella Colbran, sua futura moglie, aggregata anch'essa all'Accademia.
1807
È impegnato come "maestro al cembalo" nella stagione di primavera al Teatro di Faenza, mentre il padre è "primo corno da caccia". Nei registri del Liceo di Bologna risulta assente nelle classi di violoncello, pianoforte e contrappunto da metà dicembre fino a metà marzo 1808.

1808
È un anno intenso per il giovane compositore che oltre a scrivere le due sinfonie dette Al Conventello e Obbligata a contrabasso, affronta per la prima volta il pubblico con la cantata Il pianto di Armonia sulla morte di Orfeo scritta come saggio di fine anno ed eseguita al Liceo Musicale l'11 agosto. Gli anni bolognesi vedono anche la nascita di almeno due composizioni sacre: le messe di Ravenna e di Milano (così denominate in relazione al luogo dove sono nate e/o conservate, mentre è ormai accertata la non autenticità della cosiddetta Messa di Rimini).
1809
È incaricato dal Comitato degli insegnanti del Liceo di mettere in musica una cantata su testo di padre Ruggia. Sempre per la distribuzione dei premi di fine anno al Liceo, scrive una Sinfonia a più strumenti obbligati e una Sinfonia concertata eseguite il 28 agosto.
Nella stagione di Carnevale 1809-10 viene scritturato come "maestro al cembalo" al Teatro Comunale di Ferrara e al Teatro Comunale di Bologna.
1810
Sempre come "maestro al cembalo" si esibisce il 9 aprile e il 25 maggio in due concerti all'Accademia dei Concordi a Bologna. Il 3 novembre 1810 va in scena la sua prima farsa La cambiale di matrimonio al Teatro San Moisè di Venezia, su libretto di Gaetano Rossi. Il successo ottenuto gli procura l'incarico di scrivere un'opera buffa per il Teatro del Corso di Bologna.
1811
In maggio dirige Le stagioni di Haydn al Liceo. Nella stagione d'autunno al Teatro del Corso è "maestro al cembalo e direttore dei cori" nel Ser Marcantonio di Pavesi (21 settembre), mentre il 26 ottobre va in scena senza successo il suo "dramma giocoso" in due atti L'equivoco stravagante, ritirato dopo la terza replica per motivi di censura. Nel corso della stessa stagione dirige ancora la Ginevra di Scozia di Mayr e il Quinto Fabio di Domenico Puccini nel quale inserisce una sua cavatina per Maria Marcolini. Durante la prova generale di quest’ultimo (8 novembre) ha un alterco con i coristi, che minaccia col bastone, e viene tradotto in carcere.
1812
Cinque opere (sei, se si include Demetrio e Polibio, rappresentata a Roma al Teatro Valle il 18 maggio) vedono la luce questo anno: tre farse date al Teatro San Moisè di Venezia, L'inganno felice (8 gennaio), La scala di seta (9 maggio) e L'occasione fa il ladro (24 novembre). Scrive anche la prima opera seria Ciro in Babiloniaossia La caduta di Baldassarre (Ferrara, Comunale, stagione di Quaresima); e debutta alla Scala di Milano con una grande opera comica in due atti La pietra del paragone (26 settembre), su libretto di Luigi Romanelli, il cui successo gli vale l'esonero dal servizio militare.
1813
La carriera di Rossini prosegue intensamente nell'Italia settentrionale: il fiasco clamoroso de Il signor Bruschino, ossia Il figlio per azzardo (Venezia, San Moisè, 27 gennaio) è riscattato poco dopo dai trionfi del Tancredi (Venezia, La Fenice, 6 febbraio) e de L'Italiana in Algeri (Venezia, San Benedetto, 22 maggio); Aureliano in Palmira, su libretto di Giuseppe Felice Romani alla prima collaborazione con Rossini, cade alla Scala il 26 dicembre.

1814
Ancora su libretto di Romani, Il Turco in Italia (Scala, 14 agosto) viene accolto con freddezza dal pubblico milanese che considera il "dramma buffo" una parodia dell'Italiana. Non migliore accoglienza ha Sigismondo (Venezia, La Fenice, 26 dicembre).
1815
Il 5 aprile dirige al Teatro Contavalli di Bologna l'inno Agli Italiani su testo di Giambattista Giusti per l'ingresso di Gioacchino Murat in città. Inizia a comporre le musiche di scena per l'Edipo Coloneo di Sofocle tradotto da Giusti. In estate si trasferisce a Napoli, ingaggiato dall'impresario dei Teatri Reali Domenico Barbaja e il 4 ottobre va in scena il "dramma in due atti" Elisabetta regina d'Inghilterra con protagonista Isabella Colbran. Il clamoroso successo ottenuto gli spiana la strada e inaugura la nuova stagione creativa napoletana. Al contrario la semiseria Torvaldo e Dorliska viene accolta freddamente al Teatro Valle di Roma (26 dicembre).
1816
È l'anno di Almaviva, ossia L'inutile precauzione (poi Il barbiere di Siviglia) che va in scena al Teatro Argentina di Roma il 20 febbraio. L'iniziale fiasco si tramuta in un successo clamoroso alle repliche. Il 29 successivo firma il contratto per La Cenerentola. Prosegue il suo impegno a Napoli con l'opera seria Otello, ossia Il moro di Venezia (Teatro del Fondo, 4 dicembre), preceduta tuttavia da due obblighi contrattuali: la cantata Le nozze di Teti, e di Peleo, composta per il matrimonio della Principessa Maria Carolina con il duca di Berry (Fondo, 24 aprile) e l'opera comica La gazzetta (Teatro dei Fiorentini, 26 settembre).
1817
L'anno vede Rossini fare la spola tra Napoli, Roma e Milano con la produzione di tre diversi capolavori: La Cenerentola, ossia la bontà in trionfo va in scena a Roma (Teatro Valle, 25 gennaio), La gazza ladra, grande opera semiseria, a Milano (Scala, 31 maggio), l'Armida a Napoli (San Carlo, 9 novembre) con protagonista ancora la Colbran. A Roma è la volta di Adelaide di Borgogna (Argentina, 27 dicembre).
1818
Di nuovo a Napoli per l'azione tragico-sacra Mosè in Egitto (San Carlo, 5 marzo) che riscuote un enorme successo. Recatosi a Bologna il compositore accetta l’invito dell'ispettore dei teatri del Portogallo Diego Ignazio de Pina Manique di scrivere la farsa Adina. L'opera andrà in scena solo il 12 giugno 1826 (Lisbona, San Carlo). Il 3 dicembre va in scena al Teatro San Carlo di Napoli Ricciardo e Zoraide.1819
Il 7 marzo il Mosè in Egitto viene riproposto al San Carlo con l'aggiunta della preghiera «Dal tuo stellato soglio» nel terzo atto. Altre tre opere serie si aggiungono al catalogo rossiniano: Ermione (Napoli, San Carlo, 27 marzo), La donna del lago (Napoli, San Carlo, 24 ottobre), Bianca e Falliero, ossia Il consiglio dei tre (Milano, Scala, 26 dicembre). A Venezia presenta un centone, Eduardo e Cristina (San Benedetto, 24 aprile).
1820
Il 24 marzo viene eseguita la Messa di Gloria nella Chiesa di S. Ferdinando. Nonostante il lungo periodo di gestazione, Maometto II viene accolta da un insuccesso (Napoli, San Carlo, 3 dicembre).
1821
La rappresentazione di Matilde di Shabran, ossia Bellezza e cuor di ferro (Teatro Apollo, 24 febbraio) segna l'ultimo soggiorno romano di Rossini. Le lunghe trattative con la Deputazione dei Teatri di Roma per scrivere una nuova opera comica per il Carnevale 1821-22 infatti non hanno buon esito.
1822
Con Zelmira (San Carlo, 16 febbraio) si conclude il soggiorno napoletano di Rossini che un mese dopo a Castenaso sposa Isabella Colbran. Con lei e la compagnia del San Carlo, capeggiata da Barbaja, si reca a Vienna dove il 13 aprile viene allestita Zelmira (Kärntnertortheater) e la ripresa di altre sue opere. Dopo un breve soggiorno a Bologna, a dicembre è invitato dal principe di Metternich a Verona in occasione del Congresso delle Nazioni per scrivere quattro cantate (La santa alleanzaIl vero omaggio, L'augurio feliceIl bardo). Composizioni queste che negli anni successivi gli procureranno non pochi dissapori quando sarà accusato di essere reazionario.
1823
Semiramide, su libretto di Gaetano Rossi, il suo "papà di parole" (Venezia, La Fenice, 3 febbraio), conclude trionfalmente la carriera italiana di Rossini. Dopo una breve sosta a Parigi, si reca a Londra su invito di Giovanni Battista Benelli, impresario del King’s Theatre, per dirigere alcune sue opere e scriverne una nuova. Sarebbe dovuta essere Ugo, re d'Italia, di cui compone forse un atto completo, ma il fallimento dell’impresa nel 1824 lo costringe ad abbandonare Londra e tornare a Parigi. Dell'opera non è stata finora ritrovata alcuna traccia.
1824
Il 9 giugno, a Londra, esegue la parte del tenore solo (Apollo) nella sua cantata Il pianto delle Muse in morte di Lord Byron. Il 26 novembre è nominato "Directeur de la musique et de la scène" del Théâtre Italien di Parigi.
1825
Il periodo francese di Rossini si apre con la cantata Il viaggio a Reims, ossia L'albergo del giglio d'oro (Parigi, Théâtre Italien, 19 giugno) scritta per l'incoronazione di Carlo X.
1826
Sembra che stia lavorando a La figlia dell'aria per Giuditta Pasta, ma nessuna musica è stata finora ritrovata. Il 9 ottobre presenta al Théâtre de l’Académie Royale de Musique (l’Opéra) Le siège de Corinthe, radicale rifacimento del Maometto II, che viene accolto con entusiasmo.

1827
Alla vigilia della rappresentazione trionfale di Moïse et Pharaon, ou Le passage de la Mer Rouge (Parigi, Académie Royale de Musique, 26 marzo) la morte della madre lo colpisce profondamente.
1828
Pronto a cimentarsi con un'opera nuova Rossini, nella primavera, ha già scelto il soggetto: Guillaume Tell. Ma nel desiderio di far rivivere parte della musica scritta per Il viaggio a Reims, propone Le Comte Ory (Parigi, Académie Royale de Musique, 20 agosto), su libretto di Scribe e Delestre-Poirson.
1829
Guillaume Tell è l'ultima fatica rossiniana nel teatro musicale. L'opera va in scena a Parigi il 3 agosto (Académie Royale de Musique) ottenendo solo un "succès d'estime" da parte del pubblico, mentre è esaltata dalla critica e dai musicisti (tra questi Bellini che la considera la sua "Bibbia musicale"). L’opera fa il giro d'Europa in edizioni più o meno amputate. Il 7 agosto Carlo X conferisce al compositore la Légion d'honneur. Sempre in agosto parte per Bologna con la moglie.
1830
Di ritorno a Parigi, nel frattempo sconvolta dalla rivoluzione di luglio che aveva visto la caduta di Carlo X, Rossini intenta una causa al nuovo governo di Luigi Filippo d'Orleans che non gli riconosce il contratto che aveva stretto con la precedente amministrazione.
1831
Ai primi di febbraio si reca in Spagna con l'amico banchiere Aguado, mentre Isabella viene affidata alle cure del padre Giuseppe a Bologna. Durante il soggiorno spagnolo Rossini accetta l'invito dell'Arcidiacono di Madrid Don Fernandez Varela di scrivere lo Stabat Mater. Riuscirà a comporre solo sei dei dieci pezzi finché, tornato a Parigi, non darà l’incarico a Tadolini di completarlo. Lo Stabat in questa versione viene eseguito il venerdì santo del 1833 nella cappella di San Filippo el Real a Madrid.
1832
Nel frattempo si avvertono i primi sintomi dell'esaurimento nervoso che colpirà gravemente il compositore, legatosi ormai a Olympe Pélissier. Ad essa dedica la cantata per soprano e pianoforte Giovanna d'Arco.
1835
Pubblica le Soirées Musicales scritte negli anni tra il 1830 e il 1835 e scrive altre brevi composizioni.

1836
Si conclude la causa contro il governo francese che gli riconosce una pensione vitalizia. Prima di tornare in Italia intraprende un viaggio in Germania e Belgio in compagnia del banchiere Rotschild.
1837
In settembre viene legalizzata la separazione da Isabella Colbran.1839
In aprile accetta la nomina di Consulente perpetuo del Liceo Musicale di Bologna. Il 29 dello stesso mese muore il padre Giuseppe. Per un breve periodo si reca a Napoli.
1841
Riprende la composizione dello Stabat Mater, sollecitato dal pericolo che l'edizione ultimata da Tadolini venga data alle stampe dall'editore francese Aulagnier.
1842
Lo Stabat Mater, completato con l'aggiunta delle parti in sostituzione di quelle scritte da Tadolini, viene eseguito a Parigi il 7 gennaio. Segue l'esecuzione bolognese del 18 marzo diretta da Gaetano Donizetti.
1843
Dopo un breve soggiorno a Parigi, dove si reca per curare la malattia uretrale, i primi di ottobre è nuovamente a Bologna, città in cui probabilmente intende stabilirsi definitivamente.
1845
Il 7 ottobre assiste sconvolto alla morte di Isabella Colbran nella villa di Castenaso, presso Bologna.

1846
Il 16 agosto Rossini sposa in seconde nozze Olympe Pélissier.
1847
Il 1. gennaio viene eseguita la Cantata in onore del Sommo Pontefice Pio Nono (Roma, Senato del Campidoglio), approntata dal compositore su adattamenti delle proprie opere, per celebrare l'elevazione al soglio pontificio, il 16 giugno dell'anno precedente, del cardinale Giovanni Mastai Ferretti.
1848
Rossini non gode fama di simpatizzante per i moti liberali. La sera del 27 aprile a Bologna viene fatto oggetto di dimostrazioni ostili, mentre si presenta al balcone di casa per ringraziare la banda militare dei volontari che si è recata sotto le sue finestre per rendergli omaggio. Sconvolto, il giorno dopo parte per Firenze. Ugo Bassi si fa immediatamente latore delle scuse della cittadinanza bolognese e lo invita a scrivere un inno che sarà il Coro della Guardia Civica di Bologna, di cui Rossini scrive solo le parti vocali e un abbozzo dell'accompagnamento, incaricando Domenico Liverani di completarlo per banda. L'esecuzione ha luogo la sera del 21 giugno in Piazza Maggiore.
1850
Verso la metà di settembre torna a Bologna, ma solo per sistemare i suoi affari e prepararsi al definitivo trasloco a Firenze.
1855
Alla fine di aprile lascia Firenze per recarsi a Parigi. In questi anni la sua salute, resa malferma dalla malattia nervosa e da altri disturbi fisici, non ha avuto alcun giovamento. Un miglioramento comincia invece a riscontrarsi già dai primi giorni di permanenza nella capitale francese.
1857
Il 15 aprile regala alla moglie Olympe la Musique Anodine, album che fa parte dei Péchés de vieillesse, titolo ironico sotto cui Rossini raccolse le sue ultime composizioni.
1859
In primavera la villa di Passy, fatta costruire appositamente (oggi distrutta) è pronta. I Rossini alternano il soggiorno parigino al numero 2 della Chaussée d'Antin, dove danno accademie musicali, a quello a Passy, diventato luogo di incontro della società musicale internazionale.

1860
In marzo, secondo il biografo Edmond Michotte, riceve la visita di Richard Wagner. Il 9 luglio all'Opéra viene rimessa in scena con grande sfarzo la Sémiramis, eseguita dalle sorelle Barbara e Carlotta Marchisio.
1863
Scrive la Petite Messe Solennelle.
1864
Il 14 marzo la Petite Messe Solennelle per soli, coro, due pianoforti e harmonium, viene eseguita in forma privata nel palazzo parigino della contessa Louise Pillett-Will, alla quale la messa è dedicata. Rossini la strumenterà per grande orchestra nel 1867, ma questa versione sarà eseguita solo il 24 febbraio 1869 dopo la sua morte.
Il 21 maggio, suo giorno onomastico, la città di Pesaro gli dedica solenni festeggiamenti con lo scoprimento di una statua.
1867
Il 1. luglio prima esecuzione de l'Hymne à Napoleon III et à son Vaillant Peuple (Parigi, Palais de L'Industrie).
1868
Dopo una grave malattia spira nella villa di Passy il 13 novembre, mentre Parigi si appresta a tributargli grandi onoranze per il suo prossimo settantasettesimo compleanno. Viene tumulato nel cimitero di Père Lachaise.
1887
Il 30 aprile la salma di Rossini è esumata e trasportata in Santa Croce a Firenze dove viene tumulata il 3 maggio.
1902
Il 13 giugno viene inaugurato nella basilica di Santa Croce il monumento sepolcrale di Rossini realizzato dallo scultore Cassioli. Illustre testimone della cerimonia è Pietro Mascagni che dirige l’orchestra del Liceo Musicale Rossini di Pesaro, nella preghiera del Mosè in Egitto «Dal tuo stellato soglio», nella trascrizione sulla quarta corda di Paganini. 
(testo tratto da Rossini Opera Festival)


4 days ago | |
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Lunedì 23 maggio alle ore 21.00, il pianista Roberto Cappello e l’Orchestra Vivaldi, diretta da Lorenzo Passerini, saranno protagonisti di un concerto, al Conservatorio “G. Verdi” di Milano, per la Stagione di Serate Musicali

Si aprirà con un’esecuzione in prima assoluta – Trissirt, di Piergiorgio Ratti – il concerto di lunedì 23 maggio alle ore 21.00 al Conservatorio “G. Verdi” di Milano. Concerto che vedrà sul palco, l’Orchestra Vivaldi, diretta da Lorenzo Passerini, e il pianista Roberto Cappello. Dopo il brano di Ratti, la serata continuerà con Preludio presto e lamento per viola e archidella compositrice Silvia Colasanti. La seconda parte del concerto sarà, invece, dedicata a Gershwin, Rapsodia in Blue, per pianoforte e orchestra e Concerto per pianoforte e orchestra in Fa maggiore.

Lunedì, 23 maggio 2016 - ore 21.00 SERIE «FESTIVAL OMAGGIO A MILANO» 2016
Sala Verdi del Conservatorio “G. Verdi” di MilanoVia Conservatorio 12, Milano
ORCHESTRA VIVALDIDirettore Lorenzo PasseriniPianista Roberto Cappello
PIERGIORGIO RATTITrissirt (Prima assoluta)
Silvia COLASANTIPreludio presto e lamento per viola e archi
GEORGE GERSHWIN Rapsodia in Blue, per pianoforte e orchestraConcerto per pianoforte e orchestra in Fa maggiore
Biglietti: € 30,00 Ridotto: € 25
Per biglietti scontati scrivi a: adriana@musicaprogetto.org



Adriana Benignetti
6 days ago | |
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Le Béatitudes di César Franck non richiedono alcuna messa in scena, sono musica, sempre, e per giunta sempre la stessa bella musica… Franck era un uomo senza malizia cui, per la gioia di un giorno, bastava la scoperta di una bella armonia. E se si esamina un po’ da vicino il testo poetico delle Béatitudes, vi si trova un assortimento di immagini e truismi tale da far indietreggiare l’uomo più risoluto.
Ci voleva il genio sano e tranquillo di Franck per poter attraversare tutto questo col sorriso sulle labbra; il buon sorriso dell’apostolo che predica la buona novella dicendo: «Lasciate fare… Dio riconoscerà sempre i suoi». 

Tuttavia, da una strana impressione ascoltare la melodia, tanto caratteristica di César Franck su versi che disonorerebbero la più banale canzonetta. Del resto, si è parlato molto del genio di Franck senza mai dire che cosa lo rende unico: l’ingenuità. Quest’uomo, che fu infelice e incompreso, aveva un’anima di fanciullo così straordinariamente buona da poter contemplare senza acredine la malvagità degli uomini e le contraddizioni degli eventi. È così che egli scrisse quei cori troppo facilmente drammatici, quegli svolgimenti di un grigiore faticoso e ostinato che ci sembrano a volte guastare la bellezza delle Béatitudes con un candore fiducioso che diventa mirabile quand’egli si trova faccia a faccia con la musica, dinanzi alla quale si inginocchia mormorando la preghiera più profondamente umana che sia mai scaturita da anima mortale. Egli non pensa mai male, né sospetta la noia. 

Nessuna traccia di quell’astuzia, flagrante in Wagner, con cui quest’ultimo ravviva l’attenzione di un pubblico stanco, talvolta, di una troppo continua trascendenza, eseguendo una piroetta sentimentale o orchestrale. In Franck vi è una costante devozione alla musica, da prendere o lasciare; nessuna forza al mondo poteva ordinargli di interrompere un periodo che egli crede giusto e necessario; per quanto lungo, bisogna passare di là. Questo è davvero il segno di una disinteressata fantasticheria, che si vieta qualsiasi singhiozzo di cui non abbia prima saggiato la sincerità. In questo, César Franck si apparenta ai grandi musicisti per i quali i suoni hanno un senso esatto nella loro accezione sonora; essi ne fanno uso in modo preciso, senza esigere mai qualcosa di diverso da ciò che vi è racchiuso. Ecco la differenza tra l’arte di Wagner, bella e singolare, impura e seducente, e quella di Franck, che serve la musica senza quasi chiederle alcuna gloria. Ciò che prende dalla vita, egli lo restituisce all’arte con una modestia che giunge fino all’anonimato; mentre Wagner, quando prende qualcosa dalla vita, la domina, la sopraffà e la costringe a gridare il nome di Wagner più forte delle trombe della Fama. 

Avrei voluto fissare meglio l’immagine di César Franck, perché ogni lettore ne conservasse un ricordo preciso. È giusto, fra tante incombenti preoccupazioni, pensare ai grandi musicisti e soprattutto far pensare a loro. Ho colto l’occasione del Venerdì Santo per rendere omaggio a uno dei maggiori, considerando che questo omaggio rispondeva all’idea di sacrificio evocata dalla grandezza dell’uomo nella santità di questo giorno.
Claude Debussy 
Saint-Germain-en-Laye, 1862 - Parigi, 1918 
(Foto: settemuse.it)


(Claude Debussy, Il signor Croche antidilettante, a cura di Valerio Magrelli, Adelphi Edizioni, Milano 2003, pp. 96-98)

Adriana Benignetti
7 days ago | |
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Nell’esecuzione del pianista Samson Pascal François (Francoforte sul Meno, 18 maggio 1924 – Parigi, 22 ottobre 1970) 
«Toute ma conception de la musique a toujours été plus ou moins sentimentale. Je ne pense pas être porteur de messages, j’aime la musique par amour, tout bêtement et sans me poser de questions». Samson Pascal François


8 days ago | |
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Giovedì 19 maggio (con replica sabato 21) un concerto-evento chiuderà la Stagione 2015-2016 de I Pomeriggi. Protagonista il mezzosoprano Lucia Cirillo, accompagnata dall’Orchestra I Pomeriggi Musicali e dalla bacchetta di Diego Fasolis

Un concerto-evento chiude Architetture dell’invisibile, 71ª Stagione Sinfonica dell’Orchestra i Pomeriggi Musicali; una serata unica, per l’ultima volta da passare fra le costruzioni di una delle città narrate da Italo Calvino, in maniera più concreta che mai, giocando fra realtà e immaginazione. La musica si fa arte figurativa per un emozionante viaggio a Bersabea. 
Il podio del Teatro dal Verme, per questa serata di chiusura, è lasciato al M° Diego Fasolis, che guiderà l’Orchestra nell’accompagnare il mezzosoprano Lucia Cirillo in una selezione di arie di Wolfgang Amadeus Mozart, dal Così fan tutte e da La clemenza di Tito, e nella splendida aria “Ah! Perfido” di Ludwig van Beethoven. Lucia Cirillo si spinge quindi oltre il suo registro, per un programma ambizioso, che le permette di mostrare la sua grande capacità vocale nel dominare brani scritti originariamente per soprano. Il concerto si completa inoltre con l’esecuzione delle ouverture delle due opere mozartiane e della Sinfonia n. 8 del grande compositore di Bonn.
È l’apertura di serata che ci porta invece a visitare Bersabea, la città divisa tra sottosuolo, terra e cielo, a cui anela costantemente quanto rifugge il suo doppio sotterraneo. I Pomeriggi hanno commissionato Bersabeaal compositore e violoncellista Lamberto Curtoni. L’eclettismo è di certo la cifra stilistica dell’approccio di Curtoni alla sua arte, e gli appuntamenti di primavera che lo impegneranno a Milano, tra cui il concerto con I Pomeriggi Musicali, mostrano un chiaro trait d’union nel dialogo continuo tra musica, scienza e letteratura, alla ricerca di soluzioni originali che superino gli schemi tradizionali di questo antico e solido rapporto.
Giovedì 19, alle ore 18:30, si terrà il vernissage di un’immaginifica installazione dell’architetto torinese Marco Palma, che illustrerà fisicamente e visivamente Bersabea. Bersabea. Armonie di forme sarà visitabile fino al 28 maggio presso il foyer del Teatro Dal Verme. Attraverso la collaborazione con Palma, Lamberto Curtoni ha voluto sperimentare oltre i termini finora tentati: estrapolati i tre temi principali della sua composizione, Marco Palma e Curve Digital Studio di Torino hanno elaborato un algoritmo capace di leggere la musica e trasformarla in rapporti matematici e geometrici dando luogo ad una morfogenesi della struttura musicale in 3D, ove mura, strade, palazzi siano la proiezione, visionaria negli esiti, ma scientifica nel processo, di contrappunto, armonia, consonanze e dissonanze, in altre parole, dell’architettura e del decor musicale. L’istallazione sarà anche visitabile virtualmente attraverso un video immersivo a 360°, Viaggio per le vie di Bersabea, rappresentante la visione immaginaria della città sotterranea che, accostata al prototipo fisico (ottenuto grazie alla tecnica di stampa 3D a filo), permette al visitatore di vivere l’esperienza in prima persona, come se si trovasse all’interno della città descritta da Calvino.
Anche questo ultimo concerto, infatti, si inserisce a pieno titolo nel cartellone Ritorni al Futuro. La primavera culturale milanese. Voluto e promosso dal Comune di Milano, dalla mostra su Umberto Boccioni fino al Wired Next Fest e al SuperDesign Show, passando da Bach to the future e lo spettacolo L’opera da tre soldi, il cartellone raccoglie gli eventi che fino a maggio graviteranno intorno all'idea di “futuro”.
Con questo ricco ed eclettico programma I Pomeriggi Musicali salutano i propri abbonati e, in procinto di iniziare un fitto cartellone estivo a Milano e nel resto della Lombardia, danno loro appuntamento alla prossima 72ª Stagione Sinfonica.
Teatro Dal VermeVia San Giovanni sul Muro 2 – Milano
Giovedì 19 maggio, ore 21.00Sabato 21 maggio, ore 17.00Generale aperta al pubblico – Giovedì 19 maggio, ore 10.00
Vernissage Bersabea. Armonie di forme – Giovedì 19 maggio ore 18:30
Direttore: Diego FasolisMezzosoprano: Lucia CirilloOrchestra I Pomeriggi Musicali
Curtoni, Bersabea, commissione I Pomeriggi Musicali 
Mozart,Ouverture da Così fan tutte, K 558Mozart, “Ch’io mi scordi di te… Non temer, amato bene” Aria da concerto per soprano, pianoforte obbligato e orchestra, K 505  Mozart, Ouverture e “Parto, parto…” da La clemenza di Tito, K 621 
Beethoven, “Ah! Perfido”, aria per soprano, op. 65 
Beethoven, Sinfonia n. 8, op. 93
Diego Fasolis, ritenuto uno dei più interessanti interpreti della sua generazione, unisce alla versatilità e al virtuosismo un rigore stilistico apprezzato dal pubblico e dalla critica internazionali che lo seguono nei maggiori festival europei e americani e tramite registrazioni radiofoniche, televisive e discografiche (più di cento produzioni per Decca, EMI-Virgin, Sony-BMG, Naïve, Arts, Naxos, Chandos, BBC, Amadeus, Claves, Divox) insignite dei più ambiti riconoscimenti della stampa specializzata. Dal 1986 collabora in seno alla RTSI quale musicista e direttore e dal 1993 è Maestro stabile dei complessi vocali e strumentali della Radio Televisione Svizzera e dal 1998 de I Barocchisti, orchestra barocca con strumenti antichi. Ha rapporti di collaborazione come maestro ospite con complessi di primo piano internazionale tra i quali: RIAS Kammerchor Berlin, Concerto Koln, Sonatori de la Gioiosa Marca, Concerto Palatino, Orchestra Sinfonica e Orchestra Barocca di Siviglia, Orchestre e Cori dei Teatri: La Scala Milano, Opera di Roma, Carlo Felice di Genova, Arena di Verona, Comunale di Bologna e le maggiori orchestre svizzere. Ha studiato al Conservatorio e alla Musikhochschule di Zurigo organo con Eric Vollenwyder, pianoforte con Jürg von Vintschger, canto con Carol Smith e direzione con Klaus Knall ottenendo quattro diplomi con distinzioni. Ha seguito numerosi corsi con docenti di fama internazionale, lezioni di organo e improvvisazione a Parigi con Gaston Litaize e corsi di prassi esecutiva antica con Michael Radulescu a Cremona. È titolare di diversi premi e lauree internazionali: Primo premio Stresa, Primo Premio e borsa di studio "Fondazione Migros-Göhner", "Hegar Preis", Finali del Concorso di Ginevra. Come organista ha eseguito a più riprese le opere integrali di Bach, Buxtehude, Mozart, Mendelssohn, Franck e Liszt. Per la sua conoscenza in campo vocale e strumentale è spesso ospite di associazioni musicali quale direttore, docente e membro di giurie internazionali. Ha collaborato con molti dei più prestigiosi solisti e cantanti della scena internazionale tra i quali spiccano una serie di concerti con Martha Argherich e la lunga e fruttuosa collaborazione con il mezzosoprano Cecilia Bartoli con cui ha inciso vari album per Decca. Nel 2011 Papa Benedetto XVI gli ha conferito un Dottorato honoris causaper la Musica Sacra.
Lucia Cirillo ha iniziato una brillante carriera operistica vincendo il Concorso per Giovani Cantanti Lirici d'Europa As.Li.Co e il prestigioso Concorso Internazionale Toti Dal Monte.  Parallelamente alla carriera musicale in qualità di chitarrista classica, Lucia Cirillo si dedica allo studio del canto come mezzosoprano sotto la guida di Adelisa Tabiadon, perfezionandosi in seguito con Bruno De Simone, John Janssen e Regina Resnik per quanto concerne il repertorio lirico, e con Dunja Vejzovic e Conrad Richter per il repertorio Liederistico. Debutta quindi ne Il cappello di paglia di Firenze di Nino Rota, seguito dal ruolo titolo in La belle Hélène di Jacques Offenbach e dal ruolo di Idamante in Idomeneo di Mozart nei Circuiti Lirici Lombardo e Toscano. Da quel momento il canto la porta ad esibirsi nelle più importanti sale e festival europei, quali il Concertgebouw di Amsterdam, la Deutsche Oper di Berlino, il Festival Chopin di Varsavia, il Festival di Glyndebourne, il Festival Mozart a La Coruña, il Festival di Salisburgo, La Fenice di Venezia, La Scala di Milano, l'Opera di Parigi, il Teatro Comunale di Bologna, il Teatro Regio di Torino, il Teatro Massimo di Palermo, il Teatro Real di Madrid, la Vlaasme Oper di Anversa. Il suo vastissimo repertorio spazia dal Barocco (Ariosti, Cavalli, Jommelli, Leo, Monteverdi, Pergolesi, Rameau, Veracini, Vinci, Vivaldi) con Haendel (nei ruoli di Ariodante, Dardano, Piacere, Sesto) a Mozart (Annio, Cherubino, Dorabella, Idamante, Sesto), Rossini (Angelina, Isolier, Rosina), Bellini (Adalgisa, Romeo), fino a compositori quali Musorgskij (Feodor in Boris Godunov), Prokofiev (Sméraldine ne L'amour des trois oranges) e Strauss.  Apprezzata per le sue qualità vocali, interpretative e attoriali, oltre che per la sua versatilità, Lucia Cirillo collabora con direttori di fama internazionale quali Fabio Biondi, Sylvain Cambreling, Ottavio Dantone, Diego Fasolis, Daniele Gatti, Vladimir Jurowski e Alexander Lazarev, e registi quali David Alden, Hugo de Ana, Robert Carsen, Gilbert Déflo, Sir Peter Hall e Pierluigi Pizzi. Lucia Cirillo si esibisce abitualmente con le più importanti orchestre barocche europee, da Europa Galante ad Accademia Bizantina, da Il Giardino Armonico a I Barocchisti. Ha al suo attivo importanti produzioni discografiche e video per Decca, Deutsche-Grammophone, FraBernardo, OpusArte, TDK, Vivaldi Edition-Naïve. Tra i debutti recenti citiamo: il ruolo principale in Orphée et Eurydice di Gluck nella versione di Berlioz al Teatro Massimo di Palermo … e futuri: il ruolo di Piacere, nel Trionfo del Tempo e del Disinganno di Haendel al Teatro alla Scala di Milano!

BIGLIETTIInteriPrimo Settore (Platea, dalla fila 1 alla 30): € 19,00 + prevenditaSecondo Settore (Platea, dalla fila 31 alla 40): € 13,50 + prevenditaBalconata: € 10,50 + prevendita
Ridotti (Giovani under 26; Anziani over 60; Cral; Ass.Culturali, Biblioteche; Gruppi; Scuole e Università)Primo Settore (Platea, dalla fila 1 alla fila 30) € 15,00 + prevenditaSecondo Settore (Platea, dalla fila 31 alla fila 40) € 11,50 + prevenditaBalconata € 8,50 + prevendita
Biglietteria TicketOne - TeatroDal Verme Via San Giovanni Sul Muro, 2 – 20121 Milano Tel. 02 87.905.201 - dal martedì al sabato dalle 11.00 alle 18.00www.ipomeriggi.it
Biglietteria on-line: www.ticketone.it
(comunicato stampa)
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Grande successo del “Lucca Classica Music Festival” che supera le 7mila presenze. L’edizione 2017 si svolgerà il 5, 6 e 7 maggio. Presto su Sky Classica un documentario dedicato a Lucca e al Festival

“Lucca Classica” ha vinto la scommessa e ha confermato, anzi rafforzato, il successo di pubblico. Anche quest’anno, infatti, come in occasione della prima edizione, sono state tantissime le persone che hanno raggiunto Lucca per assistere a concerti, conferenze e ai tanti appuntamenti che hanno avuto come protagonista la musica nelle piazze, nelle strade, nelle chiese, sulle mura.

Un risultato importante, soprattutto se si pensa che si tratta di un festival “appena nato”, pensato e costruito con professionalità e passione dal Teatro del Giglio e dall'Associazione Musicale Lucchese, che è una piccola realtà associativa costituita da volontari, ognuno dei quali in questi anni ha prestato gratuitamente la sua opera per la riuscita di “Lucca Classica”.
A poco più di una settimana dalla manifestazione che in sole due edizioni si è guadagnata un posto riconosciuto nel panorama nazionale, Associazione Musicale Lucchese, Teatro del Giglio e Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca presentano il resoconto del Festival e annuncianole date dell’edizione 2017 che si svolgerà il 5, 6 e 7 maggio.
A presentare il resoconto di questa seconda edizione, questa mattina (16 maggio) al Teatro del Giglio, erano presenti il sindaco di Lucca Alessandro Tambellini, il vicepresidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca, Maido Castiglioni, il presidente dell'Associazione Musicale Lucchese, Marcello Parducci,  ideatore e direttore artistico del Festival, Simone Soldati, il direttore artistico del Teatro,  Aldo Tarabella, e Renato Bonturi in rappresentanza della Provincia di Lucca. Con loro anche i due sponsor della manifestazione, Pierluigi Pierallini di Tagetik e Giorgio Serafini della Lucar-Bmw.
Le premesse per il successo c'erano tutte: un programma ricchissimo, con 58 appuntamenti in tre giorni, dal venerdì mattina alla domenica sera (tutti gratuiti tranne i tre concerti al Giglio e i due di Palazzo Pfanner e Lu.c.c.a Museum) e la collaborazione con le più importanti realtà culturali locali (non solo musicali) tra cui l'ISSM “Boccherini”, il FAI, il Puccini Museum, i musei nazionali, il Centro studi “Boccherini”, il Centro Studi Puccini, la Fondazione “Puccini”, il Comitato Nuovi Eventi per Lucca. Da segnalare poi, per la prima volta con la manifestazione Anteprima Vini, che si è svolta in contemporanea al Real Collegio.
Tra gli ospiti di Lucca Classica, grandi nomi della musica di livello internazionale come Pietro De Maria, Mario Brunello, i fratelli Troussov, due apprezzate orchestre italiane, la Filarmonica Toscanini e la Marchigiana, il Quartetto della Scala e importanti protagonisti del giornalismo e della cultura in Italia, tra cui l'attrice Pamela Villoresi, il teologo Vito Mancuso, il giurista Gustavo Zagrebelsky, Angelo Foletto, Oreste Bossini, Enzo Restagno. Soddisfazione degli organizzatori anche per la prestigiosa collaborazione con il Royal College of Music di Londra presente con l’Arcos Quartet, che ha dato vita ad un memorabile Quintetto di Dvorak insieme a Gabriele Ragghianti.
Rilevante la diffusione nazionale grazie alla mediapartnership con Amadeus, Rai Radio Tre e il canale Sky Classica Hd. Proprio Sky Classica ha realizzato un documentario sul festival che andrà in onda tra poche settimane e rappresenta un'importante occasione di promozione turistica per la città.
Oltre 7000 le persone che si sono sedute nei musei, nelle sale monumentali di Palazzo Ducale, nei teatri, nelle chiese, negli auditorium (in tutto una quindicina di sedi diverse) per ascoltare musica e conferenze e incontrare gli artisti. Tra loro tanti appassionati che hanno raggiunto Lucca appositamente per il festival, ma anche turisti, italiani e stranieri, che hanno colto l'occasione offerta dalla città in quei giorni. Tantissime le famiglie con bambini che hanno partecipato ai 15 appuntamenti dedicati ai più piccoli, da “Boccherini sulle mura” all'incontro con il pianista robot Teo Tronico, passando per i racconti di Cristiana Traversa al Puccini Museum e la prova d'orchestra “aperta” al “Boccherini”.
Tanta musica nelle strade e nelle piazzecon gli studenti del “Boccherini” che si sono esibiti davanti al Loggiato di Palazzo Pretorio e a Palazzo Sani, in via Fillungo, e la divertente Lucca Classica Street Band, che ha suonato “marciando” attraverso il centro storico durante i tre giorni del festival. Difficile quantificare esattamente il pubblico che ha seguito questi eventi, ma basta dare un'occhiata alle tante foto e ai video presenti in rete e sui social network per capire quanto questi giovani musicisti abbiano saputo interessare e coinvolgere complessivamente, nei tre giorni, centinaia di persone, creando un'atmosfera straordinaria.
A questi numeri vanno aggiunte anche le circa 700 presenze dei concerti anteprima, quello del 15 aprile con i vincitori delle borse di studio offerte dall'AML agli studenti dell'ISSM Boccherini in memoria di Carol Mac Andrew e il suggestivo concerto del 29 aprile nella chiesa di San Francesco che ha visto l’esibizione dei cori e dell’Orchestra Toscana dei Conservatori, con più di 150 giovani diretti di GianPaolo Mazzoli.
I quattro grandi concerti di Lucca Classica, che hanno avuto come protagonisti la Filarmonica “Toscanini”, Mario Brunello, Andrea Lucchesini, il Quartetto della Scala, Stefan Milenkovich, la Filarmonica Marchigiana e l'incontro conclusivo con Raina Kabaivanska, hanno fatto registrare circa 2400 presenze.  Nella giornata di sabato 7 maggio, a Palazzo Ducale, la grande Sala Ademollo non ha potuto accogliere tutto il pubblico in arrivo, costringendo le maschere del Teatro a regolare gli ingressi. Qui si sono tenuti, in una serie di tutto esaurito, il concerto di Pietro De Maria, l'incontro tra Mario Brunello e Gustavo Zagrebelsky, la lezione di Giovanni Bietti dedicata a Mozart, un viaggio nella musica del Sudamerica con Andrea Lucchesini e Gabriele Mirabassi e il concerto di Kirill Troussov e Alexandra Troussova. Solo in questa sede si sono contate più di 2000 presenze.
Ad amplificare il clima del festival ha contribuito in maniera fondamentale anche la grande partecipazione degli esercenti alla seconda edizione della gara per la vetrina più bella. Violini, chitarre, spartiti, vecchi 33 giri, omaggi a Puccini o citazioni di celebri film dedicati alla musica hanno caratterizzato più di 70 vetrine nel centro storico.
(Comunicato stampa) 
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