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MusicaProgetto
Adriana Benignetti
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Nato a Napoli il 28 luglio del 1941, il grande direttore compie oggi 75 anni

A Napoli, città in cui nasce, studia pianoforte con Vincenzo Vitale, diplomandosi con lode nel Conservatorio di San Pietro a Majella. Prosegue gli studi al Conservatorio "Giuseppe Verdi" di Milano, sotto la guida di Bruno Bettinelli e Antonino Votto, dove consegue il diploma in Composizione e Direzione d'orchestra. Nel 1967 la prestigiosa giuria del Concorso "Cantelli" di Milano gli assegna all'unanimità il primo posto, portandolo all'attenzione di critica e pubblico. 

L'anno seguente viene nominato Direttore Principale del Maggio Musicale Fiorentino, incarico che manterrà fino al 1980. Già nel 1971, però, Muti viene invitato da Herbert von Karajan sul podio del Festival di Salisburgo, inaugurando una felice consuetudine che lo ha portato, nel 2010, a festeggiare i quarant'anni di sodalizio con la manifestazione austriaca. Gli anni Settanta lo vedono alla testa della Philharmonia Orchestra di Londra (1972-1982), dove succede a Otto Klemperer; quindi, tra il 1980 e il 1992, eredita da Eugène Ormandy l'incarico di Direttore Musicale della Philadelphia Orchestra.



Dal 1986 al 2005 è direttore musicale del Teatro alla Scala: prendono così forma progetti di respiro internazionale, come la proposta della trilogia Mozart-Da Ponte e la tetralogia wagneriana. Accanto ai titoli del grande repertorio trovano spazio e visibilità anche altri autori meno frequentati: pagine preziose del Settecento napoletano e opere di Gluck, Cherubini, Spontini, fino a Poulenc, con quelle Dialogues des Carmélites che gli hanno valso il Premio "Abbiati" della critica. Il lungo periodo trascorso come direttore musicale dei complessi scaligeri culmina il 7 dicembre 2004 nella trionfale riapertura della Scala restaurata dove dirige l'Europa riconosciuta di Antonio Salieri. 





Nel corso della sua straordinaria carriera Riccardo Muti dirige molte tra le più prestigiose orchestre del mondo: dai Berliner Philharmoniker alla Bayerischen Rundfunk, dalla New York Philharmonic all'Orchestre National de France alla Philharmonia di Londra e, naturalmente, i Wiener Philharmoniker, ai quali lo lega un rapporto assiduo e particolarmente significativo, e con i quali si esibisce al Festival di Salisburgo dal 1971. Invitato sul podio in occasione del concerto celebrativo dei 150 anni della grande orchestra viennese, Muti ha ricevuto l'Anello d'Oro, onorificenza concessa dai Wiener in segno di speciale ammirazione e affetto. Nell'aprile del 2003 viene eccezionalmente promossa in Francia, una "Journée Riccardo Muti", attraverso l'emittente nazionale France Musique che per 14 ore ininterrotte trasmette musiche da lui dirette con tutte le orchestre che lo hanno avuto e lo hanno sul podio, mentre il 14 dicembre dello stesso anno dirige l'atteso concerto di riapertura del Teatro "La Fenice" di Venezia.

Nel 2004 fonda l'Orchestra Giovanile "Luigi Cherubini" formata da giovani musicisti selezionati da una commissione internazionale, fra oltre 600 strumentisti provenienti da tutte le regioni italiane. La vasta produzione discografica, già rilevante negli anni Settanta e oggi impreziosita dai molti premi ricevuti dalla critica specializzata, spazia dal repertorio sinfonico e operistico classico al Novecento. Il suo impegno civile di artista è testimoniato dai concerti proposti nell'ambito del progetto "Le vie dell'Amicizia" di Ravenna Festival in alcuni luoghi "simbolo" della storia, sia antica che contemporanea: Sarajevo (1997), Beirut (1998), Gerusalemme (1999), Mosca (2000), Erevan e Istanbul (2001), New York (2002), Il Cairo (2003), Damasco (2004), El Djem (2005) con il Coro e l'Orchestra Filarmonica della Scala, l'Orchestra e Coro del Maggio Musicale Fiorentino e i "Musicians of Europe United", formazione costituita dalle prime parti delle più importanti orchestre europee. 




Tra gli innumerevoli riconoscimenti conseguiti da Riccardo Muti nel corso della sua carriera si segnalano: Cavaliere di Gran Croce della Repubblica Italiana e la Grande Medaglia d'oro della Città  di Milano; laVerdienstkreuz della Repubblica Federale Tedesca; la Legion d'Onore in Francia (già Cavaliere, nel 2010 il Presidente Nicoals Sarkozy lo ha insignito del titolo di Ufficiale) e il titolo di Cavaliere dell'Impero Britannico conferitogli dalla Regina Elisabetta II. Il Mozarteum di Salisburgo gli ha assegnato la Medaglia d'argento per l'impegno sul versante mozartiano; la Wiener Hofmusikkapelle e la Wiener Staatsoper lo hanno eletto Membro Onorario; il presidente russo Vladimir Putin gli ha attribuito l'Ordine dell'Amicizia, mentre lo stato d'Israele lo ha onorato con il premio "Wolf" per le arti. Moltissime università italiane e straniere gli hanno conferito la Laurea Honoris Causa.




Ha diretto i Wiener Philharmoniker nel concerto che ha inaugurato le celebrazioni per i 250 anni dalla nascita di Mozart al Grosses Festspielhaus di Salisburgo. La costante collaborazione tra Riccardo Muti e Wiener Philharmoniker nel 2010 ha compiuto 40 anni. A Salisburgo è stato annunciato il suo impegno per il Festival di Pentecoste dove, a partire dal 2007 insieme all'orchestra giovanileLuigi Cherubini, da lui fondata, affronterà un progetto quinquennale mirato alla riscoperta e alla valorizzazione del patrimonio musicale, operistico e sacro, del Settecento napoletano. Da settembre 2010 è Music Director della prestigiosa Chicago Symphony Orchestra. Nello stesso anno è stato nominato in America "Musician of the year" dalla importante rivista "Musical America". Nel Febbraio 2011 il Maestro Riccardo Muti in seguito all'esecuzione e registrazione live della Messa da Requiem di Verdi con la C.S.O. vince la 53° edizione dei Grammys Awards con due premi: (1) best classical album e (2) best choral album. In marzo 2011, Riccardo Muti è stato proclamato vincitore del prestigioso premio Birgit Nilsson 2011 che gli verrà consegnato il 13 ottobre a Stoccolma alla Royal Opera alla presenza dei Reali di Svezia, le loro Maestà il Re Carl XVI Gustaf e la Regina Silvia. A New York in aprile 2011 ha ricevuto l'Opera News Awards. In maggio 2011 è stato assegnato a Riccardo Muti il Premio "Principe Asturia per le Arti 2011", massimo riconoscimento artistico spagnolo, la cerimonia di consegna da parte di sua Altezza Reale il Principe Felipe di Asturia avverrà a Oviedo in autunno. È stato nominato membro onorario dei Wiener Philharmoniker. Nel maggio 2012 è stato insignito dellaGran Croce di San Gregorio Magno da Sua Santità Benedetto XVI.
In Novembre 2012 ha ricevuto il Premio De Sica per la Musica. Numerose sono le lauree honoris causa che sono state conferite a Riccardo Muti, tra le quali la Laurea Honoris Causa dall’Università IULM di Milano in Arti, patrimoni e mercati e, nel 2014, dalla Northwestern Univeristy di Chicago.

La biografia di Riccardo Muti è tratta dal sito: www.riccardomuti.com

9 hours ago | |
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“Sinfonia n. 4 in mi bem maggiore ‘Romantische’” nell’interpretazione di Christoph von Dohnanyi (Berlino, 8 settembre 1929) alla guida della NDR Sinfonieorchester
Anton Bruckner (Ansfelden, 4 settembre 1824 – Vienna, 11 ottobre 1896)



Bewegt, nicht zu schnell (Mosso, non troppo veloce)
Andante quasi allegretto
Scherzo. Bewegt (Scherzo. Mosso)
Finale. Bewegt, doch nicht zu schnell (Mosso, non troppo veloce)


Christoph von Dohnanyi 

NDR Sinfonieorchester
1 day ago | |
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Domenico Scarlatti
Napoli, 1685 – Madrid 1757 

(Foto: it.wikipedia.org)
Domenico Scarlatti
Le composizioni tastieristiche di Domenico Scarlatti non furono ovviamente pensate per il pianoforte, ma sono ben pochi i compositori che abbiano dato prova di una padronanza della tastiera altrettanto geniale: forse soltanto Liszt e Prokof’ev possono davvero rivaleggiare con Scarlatti sul terreno del massimo risultato col minimo sforzo.  Inoltre, la sagace sensibilità tattile di Scarlatti fa sì che le sue circa seicento sonate siano trasferibili agli strumenti moderni senza il minimo danno alla loro fisionomia tipicamente clavicembalistica, superando vittoriosamente anche le interpretazioni pianistiche più disinvolte e più indifferenti ai problemi di stile.


Questo, però, non è un tacito riconoscimento di un latente potenziale di Augenmusik (quel tipo di strategia secondo cui «un pezzo scritto veramente bene non lo rovina neanche un quartetto di tube», e che funziona benissimo per Bach, ad esempio), ma è piuttosto l’attestazione straordinariamente lungimirante delle risorse della tastiera. Il fatto è tanto più degno di nota in quanto le sonate di Scarlatti, pur essendo ricche di trovate brillanti, sono tutt’altro che esenti da formule risapute. Per lo più esse consistono in un unico tempo inarrestabile, presentano il rituale cambiamento binario di tonalità e, salvo poche eccezioni, nutrono i loro virtuosismi un po’ trafelati con una garrula trama a due voci che, malgrado i raddoppi di ottave e le triadi di rinforzo, consente a Scarlatti di muoversi sulla tastiera con una destrezza e un’eccentricità tecnica che non trovano confronti con i compositori dell’epoca. 

Scarlatti non sviluppa le sue idee con l’ampiezza e la verbosità che erano tipiche della sua generazione, e sembra quasi imbarazzato quando si fa cogliere con le mani su un fugato o alle prese con uno stretto in cui le imitazioni non siano ridotte all’osso. Quasi tutti gli espedienti contrappuntistici che consentirono a Bach e a Haendel di formulare i loro solenni proclami sono per Scarlatti puri e semplici intralci barocchi. Per lui i momenti migliori e musicalmente più felici sono quelli in cui è libero di lanciarsi a briglia sciolta in un susseguirsi rutilante di progressioni e di ottave, servendosi di quello che è diventato oggi un espediente comune dell’avanguardia: l’uso delle parti estreme in rapida successione; di conseguenza la sua musica contiene un quoziente di estro più elevato di quello di qualsiasi altro compositore suo pari. 

C’è, in Scarlatti, una discontinuità prevedibile, e anche se la sua opera non è memorabile nel senso convenzionale del termine e il suo fantasioso repertorio melodico non s’imprime facilmente nella memoria dell’ascoltatore l’incontenibile vivacità e la freschezza della sua musica fanno sì che qualsiasi gruppo di brani scelto fra quelle seicento sonate sia una ricetta garantita di godimento musicale.
(Glenn Gould, L’ala del turbine intelligente. Scritti sulla musica, a cura di Tim Page, con una presentazione di Mario Bortolotto, Adelphi Edizioni, Milano 1988, pp. 41-42)

Glenn Herbert GouldToronto, 1932 – Toronto, 1982 (Foto: last.fm)Adriana Benignetti
2 days ago | |
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Domenica 24 luglio a Pieve a Elici, al Festival ddi musica da camera della Versilia, arriva il Quartetto di Venezia. In programma musica di Mozart e Beethoven


Il Quartetto di Venezia, ensemble conosciuto in tutto il mondo e considerato da molti critici uno dei migliori quartetti d’archi del nostro Paese, sarà il prossimo ospite del Festival di musica da camera della Versilia,domenica 24 luglio alle 21:15 a Pieve a Elici.


In programma l'Adagio e fuga in do minore per archi, KV 546 di Wolfgang Amadeus Mozart, componimento di grande intensità, caratterizzato dall'alternanza di tratti violenti e pause mistiche, e due opere di Ludwig Van Beethoven: il celebre e molto eseguito Quartetto in fa minore, op. 95, «serioso» e il Quartetto in do diesis minore, op. 131, che Wagner non esitò a definire «quanto di più triste sia stato espresso in note». Proprio in questi mesi, tra l'altro, l'ensemble è impegnato – con un enorme successo di pubblico e di critica - nell'esecuzione integrale dei quartetti di Beethoven, proprio a Venezia.

Formato dai violini Andrea Vio e Alberto Battiston, dalla viola Giancarlo di Vacri e dal violoncello Angelo Zanin, il quartetto si caratterizza per rigore analitico e passione, qualità ereditate da due scuole fondamentali: quella del "Quartetto Italiano", sotto la guida del grande violinista Piero Farulli, e la Scuola Mitteleuropea del "Quartetto Vegh", grazie ai numerosi incontri avuti con Sandor Vegh e Paul Szabo. Nel 2013 il Quartetto ha festeggiato i primi trenta anni di attività artistica e ha ricevuto l’alto riconoscimento del Presidente della Repubblica Italiana Giorgio Napolitano. Il costo del biglietto intero è di 12 euro, il ridotto 10 euro.  Il programma completo su www.associazionemusicalelucchese.it (comunicato stampa)
5 days ago | |
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ErnaniDramma lirico in quattro atti
MusicaGiuseppe Verdi (Le Roncole, 10 ottobre 1813 – Milano, 27 gennaio 1901)
Libretto Francesco Maria Piave (Murano, 18 maggio 1810 – Milano, 5 marzo 1876) tratto dal  dramma Hernani di Victor Hugo
Prima rappresentazione:
Venezia, Teatro La Fenice, 9 marzo 1844
PersonaggiErnani, bandito (tenore)Don Carlo, re di Spagna (baritono)Don Ruy Gomez De Silva, grande di Spagna (basso)Elvira, sua nipote e fidanzata (soprano)Giovanna, sua nutrice (soprano)Don Riccardo, scudiero del re (tenore)Jago, scudiero di Don Ruy (basso)
Montanari, ribelli e banditi, cavalieri, familiari di Silva, ancelle di Elvira, cavalieri del re, personaggi della Lega, nobili spagnoli e alemanni, dame spagnole e alemanne.
Trama

Atto I
“Il bandito”. In Spagna e ad Aquisgrana nel 1519. Don Carlo è re di Spagna ed Ernani sta preparando una rivolta contro di lui per spodestarlo. Il giovane ama Elvira e, per incontrarla, va sotto mentite spoglie al castello della famiglia Silva, presso cui vive la giovane. Anche Elvira ama Ernani, ma è promessa al vecchio conte Don Ruy. Ma Elvira è amata anche dal re, che si trova anch'egli nel castello. Ernani, Elvira e Don Carlo si incontrano nella stanza della giovane, quando sopraggiunge il conte Ruy, che si adira dapprima, poi si calma quando il re si fa riconoscere, ma esige una punizione per Ernani. Aiutato da Don Carlo, che lo fa passare per un suo messo, il giovane riesce tuttavia a sfuggire all'ira del conte. 
Atto II
“L’ospite”. La rivolta contro il trono è fallita: Ernani trova rifugio nel castello dei de Silva, proprio nel giorno in cui si dovrebbero celebrare le nozze tra il conte ed Elvira. Sicuro ormai di perdere l'amata, Ernani si costituisce a Don Ruy, il quale per dovere di ospitalità, anziché denunciarlo, lo prende sotto la sua protezione. Ma sopraggiunge il re che, con un sotterfugio, riesce a portare via Elvira. Ernani giura vendetta; ammette, di fronte a Don Ruy, il suo amore per la giovane e gli promette che vendicherà entrambi. Ma il vecchio gli impone un patto: poiché ha salvato la vita a Ernani, Elvira gli appartiene; se la vorrà, gli sarà sufficiente far squillare tre volte un corno, che il giovane gli lascia in pegno.

Atto III.
“La clemenza”. La congiura continua. Ernani incontra i suoi compagni nel sotterraneo del monumento sepolcrale di Carlo Magno ad Aquisgrana. Don Carlo, intanto, è eletto imperatore.
Potrebbe uccidere i ribelli, ma vuole essere magnanimo e, per intercessione di Elvira, concede loro, in cambio della lealtà, la vita. Come ulteriore prova della sua benevolenza offre a Ernani la mano della ragazza, perché ha capito che non amerà mai altri che lui.

Atto IV 
.“La maschera”. I convitati festeggiano la coppia, durante un sontuoso pranzo di nozze. Tra gli invitati si aggira, mascherato in un domino nero, Ruy de Silva. Quando la festa è al culmine, egli si reca in giardino e fa echeggiare per tre volte, il suono del corno. Ernani sa qual è il suo dovere: l'onore castigliano ha un codice preciso, e il giovane si avvelena. Sul suo corpo senza vita cade, uccisa dal dolore, la donna che ama. 
Fonti:giuseppeverdi200.gov.itDizionario dell’opera 2002 a cura di Piero Gelli, Baldini&Castoldi, Milano 2001

7 days ago | |
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ErnaniDramma lirico in quattro atti
MusicaGiuseppe Verdi (Le Roncole, 10 ottobre 1813 – Milano, 27 gennaio 1901)
LibrettoFrancesco Maria Piave (Murano, 18 maggio 1810 – Milano, 5 marzo 1876) tratto dal  dramma Hernani di Victor Hugo
Prima rappresentazione:Venezia, Teatro La Fenice, 9 marzo 1844
PersonaggiErnani, bandito (tenore)Don Carlo, re di Spagna (baritono)Don Ruy Gomez De Silva, grande di Spagna (basso)Elvira, sua nipote e fidanzata (soprano)Giovanna, sua nutrice (soprano)Don Riccardo, scudiero del re (tenore)Jago, scudiero di Don Ruy (basso)
Montanari, ribelli e banditi, cavalieri, familiari di Silva, ancelle di Elvira, cavalieri del re, personaggi della Lega, nobili spagnoli e alemanni, dame spagnole e alemanne.

8 days ago | |
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Giuseppe Verdi(Le Roncole, 10 ottobre 1813 – Milano, 27 gennaio 1901)
1813 - 10 ottobre: nasce alle Roncole, frazione di Busseto, da Carlo, oste e proprietario di uno spaccio in paese, e da Luigia Uttini, filatrice.

1821 - Primi insegnamenti di musica impartiti da Pietro Baistrocchi, organista alle Roncole.
1823 - Novembre: lascia le Roncole e si iscrive al ginnasio di Busseto.
1825 - È allievo del maestro di cappella Ferdinando Provesi. Alla morte di Pietro Baistrocchi, ne prende il posto di organista nella chiesa del paese.
1828 - Prime composizioni, poi distrutte: marce, cantate e pezzi sacri, una sinfonia per ilBarbiere di Siviglia. Compone per la Società Filarmonicadi Busseto ed instaura un rapporto di reciproca stima con il presidente Antonio Barezzi. Impartisce lezioni di canto e pianoforte a sua figlia Margherita.
1831-32 - Abita nella casa di Antonio Barezzi a Busseto. Dopo la bocciatura all’esame di ammissione al Conservatorio di Milano, Barezzi ne finanzia il mantenimento in città e le lezioni private con Vincenzo Lavigna, maestro al cembalo alla Scala ed allievo prediletto di Paisiello.
1836 - 28 febbraio: a Parma supera l’esame per il posto di maestro di musica a Busseto.4 maggio: sposa Margherita Barezzi.
1838- Pubblica presso l’editore milanese Canti Sei romanze per voce e pianoforte. Muore Virginia, la primogenita di sedici mesi. Alla stessa età morirà anche il secondogenito Icilio.
1839- Lascia Busseto e si trasferisce a Milano. Il 17 novembre va in scena felicemente alla Scala Oberto, conte di San Bonifacio, su libretto di Antonio Piazza riveduto da Solera. È tra gli interpreti Giuseppina Strepponi. L’impresario Merelli gli offre un contratto per tre nuovi titoli, di cui uno comico, mentre Ricordi si assicura la stampa dell’opera. Pubblica nuove composizioni presso Canti.
1840- Muore la moglie Margherita. La nuova opera comica Un giorno di regno, su libretto di Felice Romani, è sonoramente bocciata alla Scala. Verdi è avvilito, ma Merelli continua a sostenerlo proponendogli Nabucodonosor che in seguito diverrà Nabucco.
1842- 9 marzo: alla Scala trionfa Nabucco, su libretto di Solera. Verdi è improvvisamente celebre e diventa anche paladino del riscatto nazionale. Assiste a Bologna alla storica esecuzione dello Stabat Mater di Rossini. Pubblica Chi i bei dì m'adduce per canto e pianoforte (da Goethe). Incontra Rossini.
1843- 11 febbraio: grande successo alla Scala de I Lombardi alla prima crociata. In marzo parte per Vienna, dove al Kàrtnertortheater va in scena Nabucco, poi ripreso a Parma. La Fenice gli commissiona una nuova opera, inizia la collaborazione con Piave. Coltiva l’idea per un Re Lear.
1844- 9 marzo: discreto successo alla Fenice di Ernani, su libretto di Francesco Maria Piave da Victor Hugo.3 novembre: I due Foscari, da Byron su libretto di Piave, va in scena al Teatro Argentina di Roma.
1845- 15 febbraio: Giovanna d’Arco alla Scala, libretto di Solera da Schiller. La scarsa cura nella rappresentazione è causa di una discussione con Merelli che aveva anche tentato la vendita a Ricordi, all’insaputa dell’autore. Dopo che, col titolo di Orietta a Lesbo, l’opera va in scena per il Carnevale di Napoli, avviene la rottura con Merelli e La Scala.
12 agosto: Alzira al San Carlo di Napoli, libretto di Cammarano da Voltaire. A Busseto acquista Palazzo Dordoni e i terreni di Sant’Agata, tenuta dove risiederà dal 1851.
1846- 17 marzo: alla Fenice debutto contrastato di Attila, su libretto di Solera completato da Piave e da Andrea Maffei. Cresce l’entusiasmo patriottico intorno a Verdi, e per questo l’opera sarà meglio accolta nelle repliche.
1847- 14 marzo: successo di Macbeth (libretto di Piave da Shakespeare) al Teatro La Pergola di Firenze. Verdi debutta all’estero con 1 masnadieri (libretto di Maffei da Schiller, Her Majesty’s Theatre di Londra, 22 luglio), quindi con Jerusalem, rifacimento dei Lombardi (Opera di Parigi, 26 novembre). Comincia nella capitale francese l’unione con Giuseppina Strepponi, prima Abigaille del Nabucco.
1848 - Il 25 ottobre al Teatro Grande di Trieste viene rappresentata 1l corsaro, libretto di Piave da Byron. L’impegno patriottico continua nell’inno Suona la tromba, su versi di Goffredo Mameli, che viene inviato a Mazzini.
1849 - 27 gennaio: La battaglia di Legnano (Cammarano) infiamma la platea del Teatro Argentina, presenti Mazzini e Garibaldi. A fine estate Verdi, sfidando i pettegolezzi, torna nei luoghi di nascita insieme alla Strepponi. 8 dicembre: successo contenuto al San Carlo di Napoli per Luisa Miller (Cammarano, da Schiller).
1850- 16 novembre: Stiffelio, su libretto di Piave, esordisce a Trieste.
1851- 11 marzo: risolti i problemi di censura, riscuote grande successo Rigoletto (Piave da Hugo) alla Fenice. In primavera Verdi si trasferisce nella nuova villa di Sant’Agata, occupandosi personalmente dell’amministrazione dei possedimenti.
1853 - 19 gennaio: trionfa al Teatro Apollo di Roma 1l trovatore, libretto di Cammarano da García Gutiérrez (completato da Leone Emanuele Bardore).6 marzo: La traviata fa fiasco alla Fenice (libretto di Piave da Dumas figlio).
1855 - 13 giugno: Les vèpres siciliennes all’Opera (libretto di Scribe e Duveyrier) coronano lunghi mesi di duro lavoro. L’opera è subito tradotta in italiano e proposta a fine anno a Parma col titolo di Giovanna de Guzman: a febbraio dell’anno successivo approderà alla Scala.
1857 - 12 gennaio: col titolo di Le trouvère, Il trovatore viene rappresentato all’Opéra.12 marzo: fiasco di Simon Boccanegra alla Fenice (Piave da García Gutiérrez).16 agosto: Aroldo, dalla revisione del libretto di Stiffelio, va in scena al Teatro di Rimini.
1858 - Per problemi con la censura Verdi è costretto a sciogliere il contratto col San Carlo.
1859 - 17 febbraio: Un ballo in maschera (libretto di Somma da Scribe, per ildramma di Auber) è accolto al Teatro Apollo di Roma con successo travolgente. Il pubblico inneggia all’Unità d’Italia al grido di «Viva V.E.R.D.I.» (acronimo di Vittorio Emanuele Re d’Italia), come è già accaduto un mese prima alla Scala. 29 agosto: sposa Giuseppina Strepponi.
1861- È eletto deputato nel primo Parlamento unitario, per il collegio di Borgo San Donnino (Fidenza).
1862- 10 novembre: dopo un rinvio di un anno va finalmente in scena La forza del destino (Piave) al Teatro Imperiale di San Pietroburgo. L’opera incontra l’ostilità dei giovani compositori russi.
1865 - 21 aprile: nuova versione di Macbeth al Théâtre Lyrique di Parigi, ma l’accoglienza è tiepida. Verdi firma il contratto con l’Opéra: prende ancora una volta in considerazione il progetto per un Re Lear, ma poi sceglie definitivamente Don Carlos di Schiller.
1867- 11 marzo: prima rappresentazione all’Opéra di Parigi, dopo una tormentatissima vigilia, di Don Carlos, su libretto di Méry e Du Locle. La stampa parigina è critica, ma la nuova creazione in ottobre è consacrata a Bologna. Con il nome di Maria adotta la figlia di un cugino che sarà in seguito sua erede universale.
1868- 30 giugno: a Milano incontra Alessandro Manzoni. Alla morte di Rossini (13 novembre) Verdi progetta di dedicargli una Messa di Requiem, che resterà però appena abbozzata.
1869- 27 febbraio: debutta alla Scala una nuova versione de La forza del destino. Ismail pascià gli commissiona un’opera destinata al Teatro dell’Opera del Cairo.
1871 - 24 dicembre: Aida (libretto di Antonio Ghislanzoni) debutta al Cairo, con enorme successo. L’opera andrà in scena l’8 febbraio successivo alla Scala. In Francia viene insignito della Legion d’onore.
1874 - 22 maggio: Messa di Requiem (che utilizza, modificandolo, l’abbozzo precedente) è eseguita nella chiesa di San Marco a Milano nel primo anniversario della morte di Manzoni.
1879- Tramite Giulio Ricordiincontra Arrigo Boito, che in estate già lavora al libretto di Otello.
1880- Si dedica personalmente all’amministrazione della tenuta di Sant’Agata. Compone un Pater noster e un Ave Maria per soprano e archi.
1881- 24 marzo: alla Scala è presentata una nuova versione di Simon Boccanegra, di cui Boito ha rimaneggiato il libretto.
1884 - 10 gennaio: Don Carlo alla Scala, in edizione riveduta e ridotta a 4 atti del grand-opéra.
1886- Nuova edizione italiana per ilTeatro di Modena di Don Carlo,in 5 atti, con le modifiche della versione del 1884.
1887- 5 febbraio: Otello trionfa alla Scala (Boito, da Shakespeare) 6 novembre: a Villanova sull’Arda, vicino a Sant’Agata, è inaugurato l’ospedale voluto da Verdi.
1889 - Acquista alla periferia di Milano il terreno dove sorgerà la casa di riposo per musicisti, progettata da Camillo Boito, fratello di Arrigo (sarà inaugurata nel 1902). Compone un’Ave Maria a 4 voci «su scala enigmatica».
1893 - 9 febbraio: successo alla Scala per Falstaff, libretto di Boito da Shakespeare.
1897- 14 novembre: muore a Sant’Agata Giuseppina Strepponi.
1898- 17 aprile: pubblicazione ed esecuzione a Parigi dei Pezzi sacri (Stabat Mater, Laudi alla Vergine Maria, Te Deum; l’Ave Maria non viene fatta eseguire dal compositore).
1901 - 27 gennaio: colpito da un ictus, muore dopo qualche giorno di agonia in una stanza dell’Hotel de Milan, dove ormai viveva stabilmente.

(Testo per gentile concessione del ©Teatro Lirico di Cagliari)
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Milano, 14 Maggio 1900Questo è il mio Testamento
Revoco ed annullo qualunque siasi altra precedente mia disposizione.Nomino ed istituisco mio Erede universale la mia cugina Maria Verdi maritata al signor Alberto Carrara di Busseto senza obbligo di dar cauzione e di fare inventario.


1° Lascio agli Asili Centrali della città di Genova la somma di lire ventimila.
2° Lascio allo Stabilimento dei Rachitici della città di Genova la somma di lire diecimila.
3° Lascio allo Stabilimento dei Sordo Muti della città di Genova la somma di lire diecimila.
4° Lascio all’Istituto dei Ciechi di Genova la somma di lire diecimila.
5° Lascio a Guerino Balestrieri che è al mio servizio da molti anni la somma di lire diecimila.
6° lascio ai domestici che saranno da dieci anni al mio servizio la somma di lire quattromila per ciascuno. - Agli altri domestici mille lire per ciascuno.7° Lascio al Dottor Angiolo Carrara di Busseto il mio orologio d’oro a ripetizione, catena d’oro e lascio pure a suo figlio Alberto tutte le mie armi coll’armadio che le racchiude, più tutti i bottoni d’oro che porto nelle camicie. Tutti questi legati saranno pagati ed eseguiti dalla mia Erede entro sei mesi dal giorno della mia morte. 


(Foto: clubdei27.com)


8° Lascio all’Ospedale di Villanova d’Arda tutti i fondi del Castellazzo, cioè: Cornocchio nuovo, Cornocchio vecchio, Cornocchietto. Stradazza, Colombara, Casello, Provinciale, Pergolo, Casavecchia, salvo il condotto d’acqua che porta le acque alla Cavitella unitamente ai capitali vivi, attrezzi rusticali, doti e scorte di fondo essendo superiore al mantenimento dell’Ospedale, ordino che l’Amministrazione di detto Ospedale abbia a sussidiare l’Asilo Infantile di Cortemaggiore con lire mille annue, metà ogni primo di Gennaio, metà ogni primo di Luglio; più distribuirà in perpetuo l’elemosina di lire venti per ciascuno a cento poveri del Comune di Villanova il giorno 10 novembre di ogni anno.
9° Lascio al Monte di Pietà di Busseto tre fondi in S. Agata denominati Cipella, Scandolaro, Casanuova, salvo sempre il condotto che porta le acque alla Cavitella con l’onere; 1° di sussidiare l’Ospedale di Busseto di lire duemila annue pagabili in due rate, 1 Gennaio e 1 Luglio di ogni anno; 2° di sussidiare con mille lire in due rate l’Istituto degli Asili Infantili di Busseto; 3° di distribuire in perpetuo l’elemosina di lire trenta per ciascuno a cinquanta poveri del mio villaggio nativo le Roncole il giorno 10 Novembre di ogni anno; 4° di assegnare una pensione di lire sessanta mensili per quattro anni per ciascuno a due giovani appartenenti l’uno al Comune di Busseto, l’altro al Comune di Villanova sull’Adda, i quali si diano allo studio teorico-pratico dell’agricoltura ed effettivamente vadino in una Scuola od Istituto speciale per compiere i corsi. 
(Foto: giuseppeverdi200.gov.it)

Compiuti i corsi, o se avvenga che dai nominati sieno interrotti, si provvederà alle nuove nomine. Qualora poi una parte, o tutta la pensione, ossia la somma di queste due pensioni non fosse erogata per mancanza di apiranti, il più sarà impiegato in altre elemosine ai poveri dei Comuni di Busseto e di Villanova sull’Adda, nella misura a tempo indicata sopra pei poveri delle Roncole. 

10 - Lascio particolarmente alla Carolina Uttini, il vecchio fondo denominato la Pavesa nel villaggio di Bersano di Besenzone: fondo di cui la suddetta Carolina Uttini gode il prodotto da molti anni.
11° Lascio ai miei parenti discendenti dai fratelli e sorelle del fu mio padre Carlo Verdi, ed ai discendenti dai fratelli e sorelle della fu mia madre Luigia Uttini, ai quali nel giorno della mia morte in caso di successione intestata spetterebbe una quota della mia eredità, lascio, ripeto, i fondi di Piantadoro, e cioè : due are Casavecchia, due are Casanuova, Stardello Casavecchia, stradello Casanuova, Pecorara, Casello, Canale, Colombarolo. Palazzina, unitamente al grosso fondo con grande casa colonica così dett del Bosco coi rispettivi terreni e tutti i capitali vivi, attrezzi rusticali, doti e scorte di fondi di cui va fornito il detto latifondo Piantadoro.

12° Lascio alla Barberina Strepponi, mia cognata, dimorante a Cremona, vita natural durante l’usufrutto del fondo denominato Canale, dell’estensione di circa centodiciotto biolche, da me comperato dal signor Pedrini Francesco di Cortemaggiore con rogito Dott. Carrara Angelo di Busseto, e lego la proprietà del fondo stesso alla signora Peppina Carra maritata Italo Ricci, figlia primogenita della Maria Verdi maritata con Alberto Carrara. Nel caso che questa disposizione non potesse aver effetto, il fondo apparterrà alla mia Erede universale.
13° Lascio al Comune di Villanova sull’Adda lo stabile dell’Ospedale da me costruito e poca terra annesa con tutti gli effetti e gli oggetti che vi si trovano, ed obbligo il Comune di Villanova di rispettare la locazione degli stabili a lui legati, passata fra me ed Alberto Carrara di Busseto con privata scrittura in data 6 Novembre1888, debitamente autenticata dal Notaio Bavagnioli.
14° Lascio all’Opera Pia Casa di Riposo per Musicisti, eretta in Ente Morale con Decreto 31 Dicembre 1899, oltre lo stabile da me fatto costruire in Milano, Piazzale Michelangelo Buonarroti, e di cui all’istromento 16 Dicembre 1899 a rogito Dott. Stefano Allocchio: 1°- lire cinquntamila di Rendita Italiana consolidata attualmente a me intestata su certificati N. quattro, 2°- lire venticinquemila di Rendita Italiana al portatore; 3°- Tutti i diritti d’autore sia in Italia che all’Estero di tutte le mie opere comprese tutte le partecipazioni a me spettanti in dipendenza dei relativi contratti di cessione. Di tali proventi il Consiglio d’Amministrazione non potrà disporre che della somma di lire cinquemila annue per i primi dieci anni, e ciò allo scopo di formare col residuo un capitale in aumento del patrimonio dell’Opera Pia; 4°- il credito di lire duececentomila verso la Ditta G. Ricordi & C. di Milano sul quale viene ora corrisposto l’interesse del 4% annuo a tenore della convenzione ora in corso; 5°- la somma che venisse eventualmente restituita dal Municipio di Milano a termine del contratto di acquisto del terreno nel cimitero Monumentale di Milano fatto a mezzo del mio avvocato Umberto Campanari; 6°- lascio alla detta Casa di Riposo per Musicisti il Pianoforte grande, formato Erard, che trovasi nel mio appartamento a Genova, la mia spinetta che trovasi a Sant’Agata, le mie decorazioni, i miei ricordi artistici, i quadri indicati con lettera speciale alla mia Erede, e tutto quanto la stessa mia Erede crederà opportuno lasciare per essere conservato in una sala del medesimo Istituto.
15° Lascio al contadino Basilio Pizzola che lavora da molti anni nel mio giardino di S. Agata, la somma di lire tremila da pagarsi subito dopo la mia morte.


16° Lascio al cameriere Gaiani Giuseppe ed all Teresa Nepoti per i loro premurosi servigi prestati, lire quattromila per ciascuno, quantunque non abbiano compiuti dieci anni di servizio.

17° Lascio alla Giovanna vedova Macchiavelli lire quattromila oltre l’uso della casa sua vita natural durante.
18° Lascio ad Alessando Macchiavelli, figlio di detta Giovanna, lire mille.

19° Lascio a Marcellina Macchiavelli, figlia di detta Giovanna, lire mille.

20° Lascio alle altre sorelle, anzi due sorelle, Geltrude e Vittoria Macchiavelli, lire cinquecento per ciascuna. Faccio obbligo alla mia Erede di pagre i legati come sopra entro sei mesi dalla mia morte, e di consegnare i titoli disposti a favore della casa di Riposo per Musicisti subito dopo la mia morte. Esprimo il mio vivo desiderio di essere sepolto in Milano con mia moglie nell’Oratorio che verrà costruito nella casa di Riposo per Musicisti da me fondato. Qualora non venisse assecondato il desiderio da me espresso, dispongo acciocché abbia erigersi un monumento sull’area da me acquistata nel cimitero Monumentale di Milano, a mezzo dell’avvocato Umberto Campanari, ed ove non venisse ulteriormente disposto, la somma necessaria sarà pagata dalla mia Erede.

Però detta somma non dovrà sorpassare le lire ventimila.


Nomino come miei Esecutori testamentari il Signor Dottor Angiolo Carrara di Busseto, e suo figlio Alberto Carrara, ai quali lascio la somma di lire cinquemila cadauno.
Prego i miei Esecutori testamentari di rivolgersi per tutto quanto riguarda l’esecuzione di questo mio testamento all’avvocato Umberto Campanari di Milano.
Faccio obbligo alla mia erede di conservare il giardino e la mia casa in S.Agata nello stato in cui ora si trova, pregandola di voler mantenere nello stato attuale tutti i prati che attorniano il giardino.
Tale obbligo viene anche fatto ai suoi Eredi od aventi causa.
Ordino che i miei funerali, sieno modestissimi e sieno fatti allo spuntar del giorno, o all’Ave Maria di sera senza canti e suoni.
Non voglio nessuna partecipazione della mia morte colle solite formole. Si distribuiranno ai poveri del villaggio di S.Agata lire mille nel giorno dopo la mia morte.
Milano, 14 maggio 1900sottoscritto Giuseppe Verdi e firmato G.Verdi

FONTE: Giuseppe Verdi 200

10 days ago | |
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Saranno il Trio di Parma e la musica di Franz Schubert i protagonisti incontrastati del terzo appuntamento con il Festival di musica da camera della Versilia, in programma domenica 17 luglio, alle 21.15, nella chiesa di Pieve a Elici, a Massarosa

Ivan Rabaglia (violino), Enrico Bronzi (violoncello) e Alberto Miodini (pianoforte) sono diventati un trio nel 1990, quando i loro cammini si sono incrociati e uniti nella classe di musica da camera di Pierpaolo Maurizzi, al Conservatorio di Parma, per intraprendere un percorso musicale che, dopo anni di studio e approfondimento, li ha portati molto lontano. 
Percorso che quest’anno fa tappa nella bellissima chiesa romanica di di Pieve a Elici, dove i tre eseguiranno un programma tutto dedicato a Franz Schubert. Il concerto si aprirà con il Trio n. 1 in si bemolle maggiore op. 99 per pianoforte, violino e violoncello, per proseguire con il Trio n. 2 in mi bemolle maggiore, op. 100 per pianoforte, violino e violoncello. Le due composizioni, che appartengono agli ultimi mesi di vita di Schubert (che in precedenza aveva scritto ben poco per il trio con pianoforte),  sono tra i vertici della musica da camera in genere.
Nel tempo il Trio di Parma ha approfondito la sua formazione musicale con il leggendario Trio di Trieste presso la Scuola di Musica di Fiesole e l'Accademia Chigiana di Siena. Ivan Rabaglia (che suona un violino G. B. Guadagnini costruito a Piacenza nel 1744), Enrico Bronzi (con un violoncello Vincenzo Panormo costruito a Londra nel 1775) e Alberto Miodini hanno ottenuto importanti riconoscimenti con le affermazioni al Concorso Internazionale “Vittorio Gui” di Firenze, al Concorso Internazionale di Musica da Camera di Melbourne, al Concorso Internazionale ARD di Monaco e al Concorso Internazionale di Musica da Camera di Lione. Nel 1994 il Trio ha meritato il “Premio Abbiati” dell’Associazione Nazionale della Critica Musicale quale “miglior complesso cameristico”.
Il costo del biglietto intero è di 12 euro, il ridotto 10 euro.
Il programma completo su AML





12 days ago | |
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Balletto creato nel 2006 da Alexei Ratmansky per il New York City Ballett e basato sull’omonima partitura di Leonid Desyatnikov che in dodici sezioni per orchestra d’archi, violino solista e voce femminile, attraversa le stagioni e il calendario russo ortodosso

Testo estratto da “Russian Season Alexei Ratmansky - Ritorno alla Russia, passando per NewYork” di Laura Cappelle dal Programma di sala Serata Ratmansky, Teatro alla Scala, Stagione 2013/2014. Traduzione dall’inglese di Silvia Tuja.  (©Teatro alla Scala)

 […] L’ispirazione musicale […]  nacque dalle Russian Seasons, scritte nel 2000 da Leonid Desyatnikov: una stimolante partitura per orchestra d’archi, violino solo e soprano, con sezioni cantate su testi popolari ispirati alla raccolta La musica tradizionale della regione russa dei laghi. Basata sulla struttura delle Quattro stagioni di Vivaldi, la composizione esplora il ciclo della vita osservato attraverso un anno del calendario russo ortodosso, con quattro concerti, ognuno dei quali si articola in tre movimenti. I riti legati al calendario della chiesa ortodossa forniscono una serie di punti di riferimento con canzoni per Pentecoste, Natale o Maslenica, ma i testi raccontano storie di tutti i giorni: una donna che lamenta un matrimonio combinato, un’altra priva di notizie del soldato che ama […]  Per ogni sezione […] Ratmansky creò un’immagine coreografica intesa come una sorta di “fotografia istantanea tratta dalla vita”. Sei coppie vestite con interpretazioni moderne di costumi popolari, ognuna caratterizzata da un colore (arancio, rosso, verde, blu, viola e bordeaux), compongono il cast, e quando si presentano sulla scena vuota, sole o in piccoli gruppi, è immediatamente chiaro che siamo di fronte a una comunità. La primavera si tramuta in estate, l’autunno in inverno, e con il trascorrere del tempo le coppie sperimentano l’amore, l’amicizia, la morte e il lutto, spesso trovando conforto nella presenza degli altri. […] Nel mondo di Ratmansky ci sono anche humour e gioco: i danzatori nelle canzoni più leggere del ciclo sembrano riconnettersi a una forma di innocenza, intrecciando le mani o saltellando insieme. […] La donna in rosso è una presenza particolarmente intrigante […] Quando si presenta per la prima volta salta e fa piroette come una forza della natura, in un accesso di rabbia e disperazione, con i pugni stretti al suo costume. La canzone carica di angoscia racconta la storia di una giovane donna in procinto di sposare un corteggiatore contro la sua volontà. […]  In “Postovaja” – Canto dei giorni del digiuno – la donna in verde […] è un’anima vagante, con tre uomini a guisa di angeli: nelle loro mani ella sembra vagare e sognare, arrivando addirittura ad ascendere al cielo sorretta da loro come se fosse su una scala […] Il cuore lirico del balletto è tuttavia la donna in arancio. […] è spesso una presenza malinconica. […] Lei e il suo partner sono anche l’unica coppia che cambia costume: ritornano in bianco per la dolente canzone finale, “Poslednjaja”. Con una corona di fiori fra i capelli ella è al tempo stesso una sposa e un angelo, e la sua è una fugace meditazione sulla morte. […]                                     

14 days ago | |
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