Classical Music Buzz > MusicaProgetto
MusicaProgetto
Adriana Benignetti
2608 Entries
Die Lustige Witwe (La vedova allegra)Operetta in tre atti
MusicaFranz Lehár (Komárom, 30 aprile 1870 – Bad Ischl, 24 ottobre 1948)

LibrettoViktor Léon [pseudonomo di Victor Hirschfeld (Senica, 4 gennaio 1858 – Vienna, 23 febbraio 1940)] e Leo Stein [vero nome Leo Rosenstein (Leopoli, 23 febbraio 1861 – Vienna, 28 luglio 1921), dalla commedia L’Attaché d’ambassade di Henri Meilhac (Parigi, 21 febbraio 1831 – Ivi, 6 luglio 1897)
Prima rappresentazioneVienna, Theater an der Wien, 30 dicembre 1905
PersonaggiIl barone Mirko Zeta, ambasciatore pontevedrino a Parigi (tenore)Valencienne, sua moglie (soprano)Il conte Danilo Danilowitsch, segretario dell’ambasciata pontevedrina (tenore)Hanna Glawari, ricca vedova (soprano)Camille de Rossillon (tenore)Il visconte Cascada (tenore)Raoul de St-Brioche (tenore)Bogdanowitsch, console pontevedrino (baritono)Sylvaine, sua moglie (soprano)Kromow, consigliere dell’ambiascata pontevedrina (tenore)Olga, sua moglie (soprano)Pritschitsch, colonnello pontevedrino in pensione e addetto militare dell’ambasciata (baritono)Praskowia, sua moglie (mezzosoprano)
Njegus, impiegato di cancelleria dell’ambiasciata pontevedrina (baritono)
Lolo, Dodo, Jou-Jou, Frou-Frou, Clo-Clo e Margot, “grisettes” (soprano)
Un servitore, parigini, pontevedrini, musicisti, servitori.


2 days ago | |
Tag
| Read Full Story
Die Lustige Witwe (La vedova allegra)Operetta in tre atti
MusicaFranz Lehár (Komárom, 30 aprile 1870 – Bad Ischl, 24 ottobre 1948)

LibrettoViktor Léon [pseudonomo di Victor Hirschfeld (Senica, 4 gennaio 1858 – Vienna, 23 febbraio 1940)] e Leo Stein [vero nome Leo Rosenstein (Leopoli, 23 febbraio 1861 – Vienna, 28 luglio 1921), dalla commedia L’Attaché d’ambassade di Henri Meilhac (Parigi, 21 febbraio 1831 – Ivi, 6 luglio 1897)
Prima rappresentazioneVienna, Theater an der Wien, 30 dicembre 1905
PersonaggiIl barone Mirko Zeta, ambasciatore pontevedrino a Parigi (tenore)Valencienne, sua moglie (soprano)Il conte Danilo Danilowitsch, segretario dell’ambasciata pontevedrina (tenore)Hanna Glawari, ricca vedova (soprano)Camille de Rossillon (tenore)Il visconte Cascada (tenore)Raoul de St-Brioche (tenore)Bogdanowitsch, console pontevedrino (baritono)Sylvaine, sua moglie (soprano)Kromow, consigliere dell’ambiascata pontevedrina (tenore)Olga, sua moglie (soprano)Pritschitsch, colonnello pontevedrino in pensione e addetto militare dell’ambasciata (baritono)Praskowia, sua moglie (mezzosoprano)
Njegus, impiegato di cancelleria dell’ambiasciata pontevedrina (baritono)
Lolo, Dodo, Jou-Jou, Frou-Frou, Clo-Clo e Margot, “grisettes” (soprano)
Un servitore, parigini, pontevedrini, musicisti, servitori.
La trama
L’azione si svolge a Parigi nel 1905
Atto ISalone del palazzo dell’ambasciata di Pontevedro
Nell’ambasciata del piccolo ed immaginario regno del Pontevedro fervono i preparativi del ballo che l’ambasciatore, il barone Mirko Zeta, darà la sera stessa per celebrare il compleanno del re. Nel corso della festa le coppie si intrecciano: Camille de Rossillon corteggia Valencienne, moglie dell’ambasciatore, che però non ha il coraggio di tradire il marito; il visconte Cascada fa la corte alla moglie del console Bogdanowitch, Silviana; Raoul de St. Brioche corteggia la moglie del consigliere d’ambasciata Kromow, Olga. Pritschitch, colonnello in pensione, è succube di sua moglie Praskowia, desiderosa anche lei di improbabili evasioni sentimentali.
Tutti aspettano l’arrivo di Hanna Glawari, affascinante pontevedrina da poco rimasta vedova di un ricchissimo banchiere. Il piccolo regno, in pesante crisi finanziaria, non può lasciarsi sfuggire la sua ingente eredità. Infatti, se la donna andasse sposa a uno straniero, tutte le ricchezze sarebbero perdute. Occorre dunque cercare un pretendente nel paese e il conte Danilo Danilowitsch, primo segretario d’ambasciata, sembra proprio il candidato adatto. Ma il conte non gradisce questi progetti nuziali e preferisce passare le serate nel famoso locale parigino “Chéz Maxim’s”.
Valencienne ha perso il ventaglio sul quale Camille ha scritto la frase “Io ti amo”: lo ritrova il geloso Kromow, che così sospetta di Olga. Zeta per evitare scandali, dichiara di averlo regalato lui stesso a sua moglie. Danilo viene presentato ad Hanna, ma i due scoprono di conoscersi già. Infatti, dieci anni prima, il conte era innamorato di lei, che allora era una povera contadina: per volontà della famiglia, che minacciava di diseredarlo, aveva dovuto troncare la relazione. Il nuovo volto di Hanna lascia adesso Danilo sorpreso ed emozionato, eppure la sfugge ancora, temendo di essere accusato di agire per interesse. Valencienne intanto tormenta il povero Camille e cerca di convincerlo a chiedere in sposa la vedova. In questo modo lei rimarrà una donna onesta e fedele, anche se infelice.
La festa volge al termine e le dame scelgono un cavaliere per le danze. Tutti vorrebbero ballare con Hanna, che rifiuta e sceglie invece Danilo. Il conte finge disinteresse, annunciando di cedere il privilegio per 100.000 franchi, da devolvere in beneficenza. Nessuno accetta la proposta. Si fa avanti Camille, ma ora Valencienne è gelosa e lo obbliga a rinunciare. Il campo resta dunque libero: un giro di valzer fra Hanna e Danilo suggella il loro rinnovato sentimento.
Atto IIPalazzo di Hanna Glawari
Nel giardino del palazzo di Hanna Glawari, gli invitati parigini si congratulano con la padrona di casa per la festa in costume pontevedrino. Il barone Zeta, temendo che de Rossillon si innamori della ricca vedova, ma sapendo da Njegus che ha già un’amante, affida proprio a sua moglie Valencienne il compito di farlo fuggire con la sconosciuta. Consegna, inoltre, il ventaglio a Njegus, incaricandolo di capire chi sia la vera proprietaria. Costui, dopo aver inutilmente cercato di scoprire se il ventaglio appartenga a Olga o a Silviana, viene aggredito da Praskowia, che equivoca, pensando che la frase “Io vi amo” sia una dichiarazione d’amore di Njegus a lei.
Giunge un dispaccio cifrato dal Pontevedro, che sollecita l’ambasciata ad inviare un rapporto sulla vedova. L’ambasciatore e gli altri funzionari decidono di riunirsi nel padiglione del giardino per stilare una risposta. Continuano i pressanti corteggiamenti di Camille, cui Valencienne risponde scrivendo sul retro del ventaglio la frase “Io sono una donna onesta”: poi finalmente cede ed accetta di appartarsi con lui proprio nel padiglione. Njegus li vede e, quando il barone Zeta e gli altri si avvicinano per entrare, in preda al panico li ferma, spiegando che lì dentro ci sono Camille e una signora.
Kromow teme sia sua moglie, ma Zeta spia dal buco della serratura e riconosce Valencienne. Furioso, manda Njegus a chiudere l’uscita secondaria. Njegus riesce a far fuggire la donna, mentre Hanna accetta di sostituirla per salvare l’onore della baronessa e far ingelosire così Danilo. Quando il barone ordina alla coppia di uscire, appaiono Camille e Hanna tra lo sconcerto generale. Per giunta Hanna sbalordisce tutti annunciando il suo fidanzamento con Camille de Rossillon, che, per non compromettere Valencienne, lo subisce.
La festa è conclusa e gli ospiti lasciano la casa, dopo essersi congratulati freddamente con Hanna. Furioso di gelosia, Danilo va a consolarsi da Maxim’s, mentre la bella vedova, ormai sicura dell’amore del conte, balla spensierata.
Atto IIIPalazzo di Hanna Glawari.
Nel giardino del palazzo di Hanna Glawari si svolge un’altra festa, che questa volta vuole ricreare l’atmosfera di “Chéz Maxim’s”. sono state invitate persino le vere grisettes del locale, che si esibiscono in uno scatenato can-can, a cui si unisce Valencienne. Arriva un altro dispaccio dal Pontevedro: l’oro della vedova non dovrà uscire dal regno, pena la condanna di tutti i funzionari dell’ambasciata. Danilo, geloso, tenta di dissuadere Hanna dallo sposare Camille. Hanna gli confessa di avere sostituito la donna del chiosco solo per salvarne la reputazione. Finalmente, sulle note di un valzer, i due si dichiarano il loro amore.
Ritorna però in scena il ventaglio, di cui non si è ancora trovata la proprietaria. Tutti gli invitati si chiedono a chi possa appartenere e Zeta dubita della moglie. Valencienne gli fa però notare che, se da un lato c’è scritto “Io vi amo”, dall’altro si legge anche “Io sono una donna onesta”. La morale è dunque salva e la baronessa fa il gran gesto di perdonare il marito, reo di averla ingiustamente sospettata. La tresca con Camille può così ricominciare…
Nel frattempo, il visconte Cascada e Raoul de St. Brioche chiedono ancora una volta la mano della vedova. Ma Hanna informa che nel testamento si dispone, in caso di nuove nozze, la perdita dell’eredità. Danilo si dichiara allora pronto a sposarla, proprio perché povera. Hanna, felice, accetta, rassicurando l’ambasciatore che le finanze del regno sono salve: una seconda clausola del testamento precisa infatti che l’eredità perduta dalla moglie passerebbe al nuovo marito.
Tutto ora è sistemato per il convenzionale lieto fine: Hanna e Danilo possono abbandonarsi al loro amore.

Fonti: TeatroLirico di CagliariDizionario dell'opera 2002 a cura di Piero Gelli, Baldini&Castoldi, Milano 2001
Adriana Benignetti
2 days ago | |
Tag
| Read Full Story
Franz Lehár (Komárom, 30 aprile 1870 – Bad Ischl, 24 ottobre 1948)

1870 - Ferencz Lehár [Franz Lehár è la trascrizione tedesca del nome] nasce, primo di cinque figli, a Komárom, cittadina ungherese sulle rive del Danubio, il 30 aprile. II padre è cornista, dirige bande militari e compone danze e marce.
1880 - La famiglia si trasferisce a Budapest, ma Franz viene mandato a Sternberg, nella Moravia settentrionale, per migliorare la sua conoscenza del tedesco. Inizia a suonare il violino nell’orchestra della località termale di Bad Ullersdorf.
1882 - Si iscrive al Conservatorio di Musica di Praga, dove studia violino e teoria musicale.
1888 - Si diploma in violino. Presta il servizio di leva nella banda del 50° Reggimento di fanteria austriaco, sotto la direzione del padre.
1890 - È nominato direttore della banda militare del 25° Reggimento di Losoncz. Forma un quartetto d’archi e inizia la composizione di musica bandistica e d’intrattenimento.
1894 - È a Pola, al servizio della Marina.
1896 - 27 novembre: Kukuschka, su libretto di Felice Falzari, in scena allo Stadttheater di Lipsia, è un fiasco.
1897 - Dirige la banda dell’87° Reggimento di fanteria a Trieste.
1898 - Alla morte del padre, ne prende il posto alla guida della banda del 3° Reggimento di fanteria della Bosnia-Erzegovina a Budapest.
1899 - L’ultimo incarico militare lo vede direttore del 26° Reggimento di fanteria a Vienna.
1901 - Il valzer Asklepios lo fa conoscere nella capitale asburgica.
1902 - Dirige al Teatro Venedig in Wien e al Theater-an-der-Wien dove, il 21 novembre, va in scena la sua prima operetta, Wiener Frauen [Donne viennesi], su libretto di Ottokar Tann-Bergler e Emil Norini. II 20 dicembre al Carltheater è la volta di Der Rastelbinder [Il calderaio], su libretto di Victor Léon. La sua popolarità a Vienna è in continua crescita e sono molto apprezzati anche brani come la marcia Jetzt geht’s los! e il valzer Gold und Silber op. 79, composto per un ballo della principessa Metternich-Sandor.
1904 - Der Göttergatte [Il divino consorte], su libretto di Stein e Léon, non rinnova il 20 gennaio al Carltheater il successo precedente; stessa sorte segue, il 22 dicembre al Theater-an-der-Wien, Die Juxheirat [Il matrimonio per burla] farsa musicale su libretto di Julius Bauer, che tuttavia, nonostante la freddezza del pubblico e della critica, ha trentanove repliche.
1905 - Quando la carriera di operettista sembra avviata al declino, Lehár ottiene di musicare il libretto di Victor Léon e Leo Stein Die lustige Witwe [La vedova allegra]. II suo debutto (30 dicembre, ancora al Theater-an-der-Wien] segna una nuova era per l’operetta ed una decisiva svolta per il suo autore.
1908 - Il 21 gennaio il Theater-an-der-Wien registra ancora il tutto esaurito per Der Mann mit den drei Frauen [L’uomo con tre mogli]: il pubblico sembra gradire, ma la critica è molto severa soprattutto col libretto di Bauer.
1909 - Anche Das Fürstenkind [La principessina], libretto di Léon, 7 ottobre, allo Johann Strauss-Theater, non convince. Le sorti del compositore sono riportate in alto da Der Graf von Luxemburg [Il conte di Lussemburgo], libretto di Alfred Maria Willner e Robert Bodanzky, che il 12 novembre entusiasma la platea del Theater-an-der-Wien.
1910 - Willner e Bodanzky sono pure i librettisti di Zigeunerliebe [Amor di zingaro], presentata al Carltheater l’8 gennaio: il pubblico viennese non è molto convinto, ma l’operetta avrà trionfali accoglienze nell’Europa orientale e poi a Parigi e a Londra.
1911 - Debutta il 24 novembre al Theater-an-der-Wien Eva o Das Fabrikmädel, [La ragazza della fabbrica], libretto di Willner, Bodanzky e Eugen Spero. L’ambientazione della vicenda in una fabbrica segna un importante elemento di novità.
1912 - Il singspielRosenstock und Edelweiss [Rosaio e stella alpina] viene presentato al cabaret “Die Hölle” il 1°dicembre; Lehár si occupa anche del rifacimento di Der Göttergatte, che diventa Die ideale Gattin.
1914 - Endlich allein [Finalmente soli], libretto di Willner e Bodanzky, Theater-an-der-Wien, 30 gennaio, è l’ultima operetta musicata da Lehár prima della guerra. Durante il conflitto dirige molti concerti destinati alle forze armate, ma la sua fama è appannata dalla diffusione di nuovi generi di musica importati in questi anni.
1916 - Fiasco per Der Sterngucker [L’astronomo], libretto di Fritz Löhner, al Theater in der Josefstadt, 14 gennaio. Non piace neppure la commedia musicale Walzer al Deutsches Volkstheater.
1918 - Wo die Lerche singt [Dove canta l’allodola], libretto di Willner e Heinz Reichert, approda al Theater-an-der-Wien il 27marzo, dopo essere stata presentata a Budapest col titolo A pacsirta [L’allodola).
1920 - Die blaue Mazur [La mazurca blu], libretto di Stein e Béla Jenbach, 28 maggio al Theater-an-der-Wien, raccoglie consensi che poi non saranno riconfermati.
1921 - Die Tangokönigin [La regina del tango], 9 settembre al Theater-an-der-Wien, è il terzo rifacimento di Der Göttergatte.
1922 - Libellentanz [La danza delle libellule] va in scena il 3 maggio al Teatro Lirico di Milano. II 12 maggio Lehár ritorna al Theater-an-der-Wien con Frasquita, su libretto di Willner e Reichert liberamente tratto dal romanzo “La femme et le pantin” di Pierre Louys: lo stesso soggetto era stato preso in considerazione da Puccini per un’opera.
1923 - Non convince Die gelbe Jacke [La giacca gialla], su testo di Léon, al Theater-an-der-Wien il 9 febbraio.
1924 - Cloclo al Burgtheater, 8 marzo, libretto di Béla Jenbach, è criticata dalla stampa per la sua frivolezza.
1925 - Con Paganini, su libretto di Paul Knepler, inizia una proficua collaborazione col tenore Richard Tauber, che già aveva cantato in Frasquita (30 ottobre, Johann-Strauss Theater di Vienna).
1927 - Al Deutsches Künstlertheater di Berlino, esordisce, il 21 febbraio, Der Zarewitsch [Lo zarevich], libretto di Jenbach e Reichert.
1928 - Tauber interpreta il ruolo di Goethe nell’operetta Friederike [Federica], libretto di Ludwig Herzer e Fritz Löhner, rappresentata al Metropol-Theater di Berlino il 4 ottobre.
1929 - Ancora al Metropol di Berlino, va in scena, il 10 ottobre, Das Land des Lächelns [Il paese del sorriso], uno dei maggiori successi internazionali di Lehár come compositore e di Tauber come interprete. Su libretto originale di Léon, modificato da Herzer e Löhner, è un rifacimento di Die gelbe Jacke.
1934 - Per l’intervento di Tauber, la Staatsoper di Vienna commissiona a Lehár una nuova operetta. Giuditta, su libretto di Fritz Löhner-Beda e Paul Knepler, va in scena il 20 gennaio, in collegamento con centoventi stazioni radiofoniche. Tauber stesso è fra i protagonisti. La critica non è benevola con questo che sarà l’ultimo lavoro del compositore.
1935 - Lehár fonda una casa editrice, la Glocken Verlag, e si dedica alla pubblicazione delle sue opere.
1943-1945 - Vive tra Vienna e Bad-Ischl. Durante la guerra coltiva rapporti ambigui col regime nazista.
1946 - Lascia l’Austria per Zurigo.
1947 - Il 1° settembre muore la moglie Sophie, da tempo malata.
1948 - Il 24 ottobre muore a Bad-Ischl, dove è stato proclamato cittadino onorario.
(Per gentile concessione del ©Teatro Lirico di Cagliari)
2 days ago | |
Tag
| Read Full Story
La “Fantasia op. 17 in do magg.” per pianoforte di Robert Schumann, nell’interpretazione di Maurizio Pollini
Robert Alexander Schumann (Zwickau, 8 giugno 1810 – Edenich, 29 luglio 1856)

Fantasia op. 17 in do maggiore per pianoforteComposizione: 1836Edizione: Breitkopf & Härtel, Lipsia, 1839Dedica: Franz Liszt (in origine Clara Wieck)
Struttura
  1. Durchaus phantastisch und leidenschaftlich vorzutragen (do maggiore)
  2. Massig. Durchaus energisch (mi bemolle maggiore)
  3. Langsam getragen. Durchwegleise zu halten (do maggiore)

3 days ago | |
Tag
| Read Full Story
(Foto: teatroregio.torino.it)
Shéhérazade
Balletto in un atto e quattro quadri da Le mille e una notte
Scenografia e costumiLéon Bakst, pseudonimo Lev Schmule Rozenberg (Grodno, 10 maggio 1866 – Parigi, 28 dicembre 1924)
LibrettoAleksandr Nikolaevic Benois (San Pietroburgo, 4 maggio 1870 – Parigi, 9 febbraio 1960)
MusicaNikolaj Rimkij-Korsakov (Tichvin, 18 marzo 1844 – San Pietroburgo, 21 giugno 1908)
CoreografiaMichail Fokine, nato Michail Michajlovic Fokin (San Pietroburgo, 23 aprile 1880 – New York, 22 agosto 1942)
Prima rappresentazioneOpéra, Parigi, 4 giugno 1910. Interpreti: Ballets Russes di Diaghilev, Ida Rubinstein (Zobeide), Vaslav Nijinskij (lo Schiavo d’Oro), Enrico Cecchetti (Il Grande Eunuco)
TramaIspirato alla trama della prima storia de Le mille e una notte, il balletto è ambientato alla corte di Shariar, sultano di Persia. In questa storia si narra che, per vendicarsi di un tradimento subito dalla donna amata, Shariar decide di sposare ogni giorno una vergine che il giorno dopo fa uccidere: l’ultima delle sue spose, Shéhérazade, si salva grazie alla sua sorprendente capacità narrativa. La donna riesce, infatti, a catturare l’attenzione di Shariar narrando ogni giorno delle storie talmente avvincenti da convincere l’uomo, curioso di conoscere il seguito, a rinviare l’uccisione.
La vicenda del balletto costituisce l’antefatto della storia, cioè il tradimento di Zobeide amata da Shariar. Geloso della sua donna il sultano decide di mettere alla prova la sua fedeltà: finge, quindi, di partire per la caccia insieme a suo fratello Zahman. Durante la sua assenza, le porte dell’harem vengono aperte agli schiavi tra i quali ce n’è uno bellissimo, nero, lo Schiavo d'oro. Al ritorno Shariar e il fratello sorprendono un'orgia in corso che coinvolge tutto l'harem e trovano Zobeide tra le braccia dello Schiavo d'oro. Ne consegue il massacro di schiavi e favorite: Zobeide preferisce uccidersi da sola con un pugnale.

Adriana Benignetti
3 days ago | |
Tag
| Read Full Story

(Foto di Fabio Serino)
Shéhérazade
Balletto in un atto e quattro quadri da Le mille e una notte



Scenografia e costumiLéon Bakst, pseudonimo Lev Schmule Rozenberg (Grodno, 10 maggio 1866 – Parigi, 28 dicembre 1924)
LibrettoAleksandr Nikolaevic Benois (San Pietroburgo, 4 maggio 1870 – Parigi, 9 febbraio 1960)
MusicaNikolaj Rimkij-Korsakov (Tichvin, 18 marzo 1844 – San Pietroburgo, 21 giugno 1908)
CoreografiaMichail Fokine, nato Michail Michajlovic Fokin (San Pietroburgo, 23 aprile 1880 – New York, 22 agosto 1942)
Prima rappresentazioneOpéra, Parigi, 4 giugno 1910.



3 days ago | |
Tag
| Read Full Story
Sei romanze senza parole per pianoforte, 2° fascicolo, op. 30

Felix Mendelssohn BartholdyAmburgo, 1809 – Lipsia, 1847
Chi non si è mai messo qualche volta al pianoforte all’ora del crepuscolo (un pianoforte a coda sarebbe troppo di gala) e in mezzo al suo fantasticare non ha cantato senza avvedersene qualche leggera melodia? Se allora si può unire, a caso, con le sole mani, l’accompagnamento alla melodia e, soprattutto, se si è un Mendelssohn, si compongono le più belle romanze senza parole. 


La cosa sarebbe ancora più facile se si componesse apposta il testo, si cancellassero le parole e così si rendesse pubblica l’opera; ma ciò non andrebbe bene, perché sarebbe quasi una specie d’inganno – si dovrebbe su questo fare una prova della chiarezza del sentimento musicale e indurre il poeta, di cui si taccion le parole, a sostituire un nuovo testo alla composizione della sua romanza. Se in questo caso il nuovo coincidesse col vecchio, sarebbe una prova di più per la sicurezza dell’espressione musicale.

Ma torniamo alle nostre romanze! Esse ci guardano limpide come la luce del sole. La prima eguaglia in chiarezza e bellezza di sentimento quella in do maggiore del primo fascicolo, poiché lì zampilla più vicina alla prima sorgente. Florestano diceva: «Chi ha cantato una cosa simile deve ancora attendersi una vita lunga, tanto in quella terrestre come in quella d’oltretomba; è la mia preferita, credo». Con la seconda mi viene in mente la canzone di caccia di Goethe: «Im Felde schleich’ ich still und wild, gespannt mein Feuerrohr [me ne vado per la campagna, silenzioso e selvaggio, col mio fucile spianato]»; in delicatezza e in vaporosità raggiunge quella del poeta. La terza mi sembra meno importante, e quasi un ritornello in una scena domestica di La Fontaine; è tuttavia un vino schiettamente naturale quello che fa il giro della tavola, se non proprio il più forte e il più raro. Trovo la quarta romanza molto gentile, un po’ triste e ripiegata in se stessa; ma esprime in fondo speranza e patria. Nell’edizione francese in tutti i pezzi, ma specialmente in questo, si trovano importanti varianti da quella tedesca, che non mi sembrano appartenere tutte a Mendelssohn. La romanza che segue ha nel suo carattere qualcosa di indeciso, persino nella forma e nel ritmo e produce un effetto di tal genere. L’ultima, una barcarola veneziana, conclude il fascicolo con morbidezza e con dolcezza. 
Robert Schumann Zwickau, 1810 – Bonn, 1856(Foto: martin-missfeldt.com)

Rallegratevi ancora una volta del dono di questo nobile spirito!

(Robert Schumann, La musica romantica, a cura di Luigi Ronga, Einaudi Editore, Torino 1970, pp. 57-58)


Adriana Benignetti
4 days ago | |
Tag
| Read Full Story
Matthäus-Passion (Passione secondo Matteo) BWV 244Per soli, doppio coro e doppia orchestra

Musica
Johann Sebastian Bach (Eisenach, 31 marzo 1685 – Lipsia, 28 luglio 1750)
TestoChristian Friedrich Henrici [Picander] (Stolpen, 14 gennaio 1700 – Lipsia, 10 maggio 1764) 
Composizione1727 (revisione 1736)
Prima esecuzioneLipsia, Thomaskirche, 11 aprile 1727

6 days ago | |
Tag
| Read Full Story
Un interessante saggio di Paolo Isotta del 1977 sulla "Sinfonia n. 1" di Bruckner 

Joseph Anton Bruckner 
(Ansfelden, 1824 – Vienna, 1896)

La scopa di Bruckner

Nella storia della musica, la precocità degli artisti sembra la norma, piuttosto che l'eccezione. Il destino dei più grandi musicisti si è, di solito, deciso tra i dieci e i quindici anni. Anton Bruckner, che in nessuno degli atti della sua creazione e persino della sua biografia corrisponde alla norma, rimane figura che spazi siderali separano dal presente, dal passato e dall'avvenire. Anton Bruckner aveva quarantadue anni, quando vide nascere la sua Prima Sinfonia.
I quarantadue anni, Purcell, Pergolesi, Mozart, Weber, Schubert, Bellini, Chopin, non li avevano ancora raggiunti: a quarantadue anni, Beethoven aveva già scritto le prime otto Sinfonia, i primi dodici Quartetti, la Leonora, i cinque Concerti per pianoforte, il Concerto per violino, il Trio Arciduca, le prime ventiquattro Sonate per pianoforte; Berlioz, già insignito della Legion d'Onore, il Benvenuto Cellini, la sinfonia Fantastica, il LélioAroldo in Italia, Romeo e Giulietta, le Nuits d'été, il Requiem e La dannazione di Faust; Brahms, gran parte della musica da camera, i monumentali cicli di Variazioni, il primo Concerto per pianoforte, i Liebesliederwalzer, il Rinaldo, il Requiem tedesco  e il Canto del destino; e Wagner, che pure era maturato alla musica relativamente tardi, aveva già composto RienziL'Olandese volante, TannhäuserLohengrin, quasi terminato il Tristano, e interamente concepito,abbozzato, preparato o scritto il resto della sua produzione. Il contrasto è tanto più impressionante se si pensa che la Sinfonia, con la musica sacra, è praticamente il solo genere di musica trattato da Bruckner. Dietro le spalle della Prima Sinfonia Bruckner non ha dunque che due grandi Salmi, la prima grande Messa, e tre Sinfonie sperimentali, la terza delle quali (elencata dall'autore come Die Nullte, «il numero zero») potrebbe, in alcune sue parti, essere ascritta al regno della grande musica. Questo contadino paziente e silenzioso era maturato con la lentezza del seme di grano sotto la neve. Quasi completamente isolato dal circuito della vita musicale (se queste circostanze puramente meccaniche hanno una qualche importanza sulla formazione d’un genio), issato sul suo scanno di organista fra l’abbazia di Sankt Florian e la provinciale Linz, egli covava dentro di sé energie di portata cosmica che attendevano la prima occasione per esplodere con una violenza inimmaginabile. 
Oggi, non ci sembra tanto straordinario che un quarantaduenne organista di Linz componesse nel 1866 la sua Prima Sinfonia. Invece, occorreva essere o un completo imbecille o un completo genio per fare una cosa simile. Volgiamoci indietro: il secolo, a tanti decenni dalla morte di Beethoven, viveva sotto lo shock delle sue Sinfonie. Dopo Beethoven, non si debbono più scrivere Sinfonia, aveva detto Wagner: e infatti, solo Mendelssohn e Schumann avevano osato rifarsi al modello, il primo cercando disperatamente di tenere insieme un edificio esploso per la sua stessa potenza con il rappezzarlo, con lo stilizzarlo in forme di classica concisione che «normalizzassero» il suo sconvolgente contenuto, il secondo torturandosi e soffrendo in ogni istante d’un terribile «complesso di Lajo» verso Beethoven. Nel 1866 Brahms, che aveva già tanto composto, accarezzava solo nei suoi sogni il proposito di scrivere una Sinfonia. In realtà, Bruckner vedeva dunque tra sé e Beethoven l’immenso spazio di quarant’anni di vuoto sinfonico, colmato solo in parte, oltre che da Mendelssohn e Schumann da un lato, da Berlioz e Liszt dall’altro, che per sottrarsi all’impossibile confronto avevano imboccato strade sinfoniche del tutto diverse. E questo vuoto doveva tentare di riempirlo proprio lui, giudicato da tutti un fallito che a quarantadue anni non era riuscito a evadere dalla sua cerchia provinciale, lui che non aveva alle spalle successi di alcun genere e che «non aveva viaggiato»? (Il viaggiatore è giudicato indispensabile per essere grandi artisti: pregiudizio da attribuirsi alla mala fede dell’intellettuale cosmopolita, secondo l’espressione di Spengler. «La natura non va all’estero», rispose Robert Walser quando gli rimproverarono di non aver mai viaggiato.)



Ebbene, solo l’immensa ingenuità dell’utopista ignaro delle misure umane spiega questo improvviso esplodere d’un’energia creativa che annulla dubbi e pudori storici, che osa l’inosabile. Solo un’enorme violenza espressiva repressa spiega come un uomo timido di fronte all’ultimo sacrestano si buttasse a capofitto, quasi contro Beethoven, nella creazione d’un’opera che verso il modella non presenta la minima timidezza. Das kecke Beserl la chiamò, anni dopo, il maestro, che soleva, con gusto autoironico o masochistico, donare nomignoli ai suoi monumenti: «la scopa sfacciata». Ché da scopa priva di scrupoli la Sinfonia in do minore spazza via ogni ostacolo. Ancor oggi, il coraggio di questo quarantaduenne sconvolge. 
La Prima Sinfonia unisce alla riflessione metafisica che annuncia il Bruckner delle cattedrali sinfoniche a venire, una muscolosa snellezza, un impeto giovanile, una concisione che l’autore stesso non ritroverà. E li unisce al senso dei grandi spazi, degli sfondi interminati che Bruckner contemplerà sempre più, in cui la sua fantasia pare così addentrarsi da abbandonarci. Essi si aprono nel secondo movimento: e tormentosamente, attraverso un cercare, come brancolando nel buio, la tonalità, il che deriva di sciuro dall’ultimo Beethoven ma approda a un perpetuo, inquieto modulare ormai già traduzione della wagneriana «melodia infinita» e stretto parente del second’atto del Tristano. Sono spirali cromatiche che s’allargano, è lo sfumare d’un accordo in un altro secondo i continui caleidoscopii della transizione armonica. Donde li traeva, questo provinciale quarantaduenne? 

V’è la grottesca danse macabre espressionista dello Scherzo: forse Bruckner non scriverà mai più uno Scherzo simile. Dove lo aveva conosciuto il diavolo, questo bigotto? V’è la solida e concentrata costruzione del primo tempo, con le sue scariche di violenza improvvisa e le sue distensioni organistiche, v’è quella vera aggressione del Finale, con progressioni che quasi esercitano violenza fisica sull’ascoltatore togliendogli il respiro, con la sua angoscia cromatica, con la scrittura accordale sfolgorante o esplosiva degli ottoni che si trasforma poco a poco nell’epifania solenne del tema trasformato in corale. Tutto questo, anche tenuto conto con diligenza delle sicure, probabili e possibili fonti di Bruckner (Wagner compreso), non potrà comunque spiegarsi. 

Già nella Prima, come nelle altre Sinfonie di Bruckner, v’è una parte di mistero che non verrà penetrata. Un mistero che coinvolge la stessa forma abbandonata da Beethoven alla sua morte quasi con l’attitudine di Alessandro che lasciava l’anello imperiale: «al più degno». (1977)
(testo tratto da: Paolo Isotta, I sentieri della musica, Arnoldo Mondadori Editore, Milano 1978, pp. 285-288)
Adriana Benignetti
6 days ago | |
Tag
| Read Full Story
Il basso italiano presenta in un breve video questo popolare Lied di Schubert, mostrando il suo particolare punto di vista di questo gioiello del romanticismo
©Andrea Mastroni

«Ho scelto di cantare grazie alla musica di Schubert. Interpretare i suoi capolavori significa affrontare un conflitto che ti insegue a ogni frase musicale. È affascinante». Andrea Mastroni






Si tratta di uno dei Lieder più popolari di Franz Schubert, quasi una piccola scena operistica per la sua forza drammatica. Il basso italiano Andrea Mastroni, innamorato delle opere musicali di Franz Schubert, ha registrato a marzo 2016 un videoclip di Erlkönig per mostrare il suo particolare punto di vista di questo gioiello schubertiano con la complicità del regista Nicola Garzetti, del pianista Mattia Ometto e dell’attore Salvatore Aversano. «L’idea è esattamente quella del videoclip pop, traslato su un’opera di Schubert. Un esperimento che ci ha resi molto soddisfatti». Mastroni confessa che la sua carriera nel mondo del canto – dopo la sua formazione come filosofo e clarinettista – deve molto al compositore tedesco.
Schubert ha creato una scuola – in tutto il mondo si organizzano “Schubertiadi” che programmano le sue opere – con molti seguaci. I più di 600 Lieder  che ha composto durante la sua vita – a cui si sommano anche le sue opere – riflettono un modo di vivere la vita tipica del Romanticismo. «Se si fa una piccola ricerca in qualsiasi periodo dei suoi Lieder, – continua Andrea Mastroni – si trova almeno una di queste canzoni in cui i problemi vitali ti inseguono. Erlkönig é teatralità allo stato puro, elettricità narrativa all’ennesima potenza, perché è molto moderno. Da qui è nata la “tentazione” di tradurre questo Lied in un linguaggio attuale, audiovisivo»  Ho scelto di volermi calare nelle diverse voci dei personaggi di questa fiaba di tradizione tedesca e l’esperienza artistica è stata travolgente. Lavorare con il videomaker Nicola Garzetti ci ha permesso di immergerci in un’atmosfera indefinita tra il barocco e il gotico. Il risultato ne è stato una sintesi forte tra linguaggi di arti differenti per dire l’infernale cavalcata delle pagine schubertiane».
Per maggiori informazioni:http://www.amastroni.com/#!/homehttps://www.facebook.com/Andrea-Mastroni-Bass-283655978375078/?fref=ts
Video: www.youtube.com/watch?v=ilf8wBIigIo
(comunicato stampa)


8 days ago | |
Tag
| Read Full Story
1 - 10  | 123456789 next
InstantEncore