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MusicaProgetto
Adriana Benignetti
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Melodramma in quattro atti di Giuseppe Verdi su libretto di Francesco Maria Piave e Andrea Maffei, dalla tragedia omonima di William Shakespeare



Atto IIn un bosco attraversato da lampi e tuoni, un gruppo di streghe commenta i sortilegi compiuti. Sopraggiungono Macbeth e Banco, generali dell’esercito di re Duncano e vittoriosi sui ribelli: profeticamente, le streghe salutano Macbeth come signore di Glamis, di Cawdor e futuro re di Scozia, e Banco come progenitore di stirpe reale, provocando in entrambi un profondo turbamento. Banco è sconvolto allorché i messaggeri del re, confermando il vaticinio, annunciano che Macbeth è stato eletto sire di Cawdor, e medita su come talvolta forze misteriose sospingano l’uomo verso il male: in effetti, prima di avere la notizia, l’animo del suo compagno già era confuso da mire ambiziose. Nel castello, Lady Macbeth legge la lettera in cui il marito le racconta l’incontro con le streghe e riflette: perché tutto si avveri e non ci siano ostacoli al raggiungimento del potere, occorre uccidere il re Duncano. Implacabile e cinica, sarà lei a istigare Macbeth al delitto, nonostante il marito sia in preda di terrificanti visioni. Duncano, ospite del castello, viene dunque assassinato di notte nel sonno. Al mattino dopo Macduff, entrato nella stanza da letto a svegliare l’ospite, scopre con orrore il delitto. Tutti accorrono, gridando al tradimento.
Atto IIMacbeth e sua moglie sono convinti che Banco, cui le streghe hanno predetto che sarebbe diventato padre di monarchi, possa essere un ostacolo alla conquista del trono. Decidono perciò di ucciderlo, eliminando anche suo figlio Fleanzio. Dell’assassinio viene incaricato un gruppo di sicari, che tende ai due un agguato nel bosco. Ma il piano si compie solo in parte, e il giovane Fleanzio riesce miracolosamente a salvarsi e a fuggire. Intanto al castello, mentre si svolge un banchetto, uno dei sicari arriva con il volto sporco di sangue. Al suo terribile racconto, Macbeth inizia a delirare: agghiacciato di terrore, vede l’ombra di Banco con i capelli insanguinati.
Atto IIINascoste in un’oscura caverna, le streghe sono riunite intorno a un calderone. Giunge Macbeth e le interroga sul suo futuro. La prima di loro gli raccomanda di guardarsi da Macduff, la seconda gli dice che nessun nato di donna potrà nuocergli, la terza lo dichiara glorioso e invincibile fino a che non vedrà muovere la foresta di Birnam. Sfilano poi, in apparizione, i fantasmi di otto re, la stirpe di Banco che regnerà. Macbeth li scaccia, poi perde i sensi. Evocate dalle streghe, ondine e silfidi lo fanno rinvenire. Confortato, Macbeth incita se stesso ad accrescere il proprio potere.
Atto IVNella foresta di Birnam, ai confini tra Scozia e Inghilterra. Macduff, la cui famiglia è stata sterminata da Macbeth, piange insieme ad altri profughi scozzesi le sorti della patria in preda a un tiranno feroce e sanguinario. Arriva Malcolm, alla testa dei soldati inglesi, e insieme preparano la rivolta: ogni soldato avanzerà verso il castello, tenendo in mano un ramoscello per mascherarsi. Intanto Lady Macbeth, vegliata da un medico e da una dama, è in preda ai deliri, crede di avere le mani insanguinate e confessa i delitti compiuti. La situazione ormai precipita, le truppe nemiche incalzano mentre viene annunciata la morte della regina. Dal castello si crea l’impressione che, per il ramo che mimetizza ogni combattente, la foresta di Birnam stia muovendo contro Macbeth, secondo il presagio delle apparizioni. Macbeth grida al tradimento e, impugnate le armi, affronta Macduff. È la sua fine: Macduff non è “nato di donna”, ma fu strappato a forza dal grembo materno. Anche l’ultima predizione dunque si avvera. L’usurpatore è ferito a morte, e un inno di esultanza saluta l’ascesa al trono di Malcolm.

(Per gentile concessione del Teatro Lirico di Cagliari)


2 days ago | |
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Melodramma in quattro atti di Giuseppe Verdi su libretto di Francesco Maria Piave e Andrea Maffei, dalla tragedia omonima di William Shakespeare









Giuseppe Verdi, Macbeth
Teatro alla Scala, Milano
Renato Bruson (Macbeth)
Maria Guleghina (Lady Macbeth)
Carlo Colombara (Banco)
Roberto Alagna (Macduff)
Fabio Sartori (Malcolm)

Direttore: Riccardo Muti
Regia: Graham Vick 
Scenografia: Maria Bjornson

2 days ago | |
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Oltre 500 persone da tutta la regione per i giovani dell’Orchestra Toscana dei Conservatori
Sono arrivati da tutta la Toscana per ascoltare i giovanissimi musicisti dell’Orchestra Toscana dei Conservatori e i cori dell’Istituto musicale “L. Boccherini” e dell’Istituto musicale “R. Franci”, insieme alla Società Corale Pisana. 
Oltre 500 le persone che ieri sera (29 aprile) hanno affollato la chiesa di S. Francesco per il concerto di anteprima del Lucca Classica Music Festival.
Diretti da GianPaolo Mazzoli, i 65 giovani musicisti, provenienti da tutti i conservatori toscani, e i 110 coristi non hanno deluso le aspettative, eseguendo alla perfezione la Sinfonia in Re minore G. 490 di Luigi Boccherini e cimentandosi nel suggestivo e complesso Requiem in Do minore per coro misto e orchestra di Cherubini. Un bis e lunghi applausi al termine del concerto.
Per maggiori informazioni sul "Lucca Classica Music Festival" visita il SITO

2 days ago | |
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Il 29 aprile alle ore 18, il regista e scenografo de “La fanciulla del West” dialoga con Luca Cipelletti, vincitore del Milano Design Award 2016, del suo lavoro in teatro ma anche dei suoi allestimenti di grandi mostre in alcuni dei più importanti musei del mondo
Con La fanciulla del West che andrà in scena al Teatro alla Scala dal 3 al 28 maggio Robert Carsen giunge alla sua undicesima regia al Piermarini: dopo la rivelazione con Les dialogues des Carmélites diretti da Muti nel 2000, vanno ricordate almeno la Kát’a Kabanová riflessa nell’acqua, la versione ecologica e politica del Candide di Bernstein, la sensualità di Alcina, la Scala allo specchio nel Don Giovanni del 7 dicembre 2011, fino al Falstaff anni ’50 e all’impegno per il pianeta di CO2 di Battistelli. 
È però la prima volta che Carsen giunge alla Scala in veste di scenografo: una carriera che ha intrapreso in palcoscenico una sola volta, per una produzione di The Turn of the Screw al Theater an der Wien, mentre sono ormai numerosi e molto apprezzati i suoi allestimenti di grandi mostre nei maggiori musei del mondo. Da citare almeno Marie Antoinetteal Grand Palais, Painting the Modern Garden: Monet to Matisse alla Royal Academy, L’impressionnisme et la modeal Musée d’Orsay, Bohemias al Grand Palais, Magritte all’Art Institute di Chicago, Volez, Voguez, Voyagez - Louis Vuitton al Grand Palais, ripresa proprio in questi giorni a Tokyo.

Robert Carsenparlerà della sua attività di set designer in un incontro presso lo spazio Agorà della Triennale alle ore 18 di venerdì 29 aprile dialogando con Luca Cipelletti, vincitore del Milano Design Award 2016 per il migliore allestimento del Fuorisalone. Nella sua attività di architetto e designer Cipelletti si è spesso occupato del rapporto tra arte e architettura. Tra le realizzazioni degli ultimi anni ricordiamo le Cavallerizze per il Museo della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci a Milano e il Museo della Merda a Castelbosco (PC).  

L’incontro fa parte di un ciclo organizzato dal Teatro alla Scala in collaborazione con gli Amici della Scala, Skira Classica, gli Amici del Loggione, la Triennale di Milano e Università e Conservatori coinvolti dal Servizio Promozione Culturale. Il Maestro Chailly ha condiviso con il pubblico la sua passione pucciniana in ben tre incontri pubblici. Ulteriori possibilità di avvicinare il capolavoro pucciniano saranno offerti dalla collaborazione tra il Teatro alla Scala e Rai Cultura, con trasmissioni radiofoniche, televisive e diffusione nei cinema di tutto il mondo.
Il Teatro alla Scala sviluppa con questi incontri, inseriti nel calendario di Expo in Città, un progetto di apertura alla città che, partita dall’esperienza della Prima diffusa che ha coinvolto decine di realtà milanesi in occasione degli ultimi 7 dicembre, è proseguita con nuove attività e collaborazioni in occasione dei titoli principali della stagione nell’intento di rivolgersi a un pubblico più vasto, intensificare le collaborazioni con le altre Istituzioni culturali e, in casi come la presentazione della partitura originale de La fanciulla del West, sottolineare l’importanza e il valore di iniziative culturali inedite e di particolare interesse.
venerdì 29 aprile 2016 - ore 18
Palazzo della Triennale, Teatro Agorà. Viale Alemagna, 6
Robert Carsen: regista, scenografo, designer

Incontro con Robert Carsen e Luca Cipelletti
Ingresso libero fino a esaurimento dei posti disponibili
3 days ago | |
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Venerdì 29 aprile alle ore 21, nella chiesa di San Francesco di Lucca, concerto dell’Orchestra Toscana dei Conservatori diretta da GianPaolo Mazzoli. In programma musica di Boccherini e Cherubini

Mancano ormai pochissimi giorni alla seconda edizione del Lucca Classica Music Festival, la manifestazione promossa da Associazione Musicale Lucchese, Teatro del Giglio e Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca, che il 6-7-8 maggio trasformerà la città in un “auditorium diffuso” con concerti, conferenze, guide all’ascolto e tantissimi appuntamenti dedicati alla classica.

In attesa del via ufficiale, il Festival fa le prove generali con un bel concerto di anteprima, in programma venerdì 29 aprile alle 21 nella chiesa di San Francesco. Sul palco la giovanissima “Orchestra Toscana dei Conservatori” diretta da GianPaolo Mazzoli.
Nata nel 2014 e composta da 65 elementi provenienti dall’Istituto Superiore di Studi Musicali “Luigi Boccherini” di Lucca, dal Conservatorio “Luigi Cherubini” di Firenze, dall’ISSM “Pietro Mascagni” di Livorno e dall'ISSM “Rinaldo Franci” di Siena, l’OTC rappresenta il fiore all'occhiello della formazione musicale toscana ed è un esempio raro in Italia di collaborazione riuscita fra conservatori di una stessa regione.
In questo concerto l'Orchestra Toscana dei Conservatori si cimenterà con la Sinfonia in Re minore G. 490 di Luigi Boccherini, scritta nel 1765 per La confederazione dei Sabini con Roma, una cantata profana eseguita durante la festa civile “delle Tasche”, e il Requiem in Do minore per coro misto e orchestra di Luigi Cherubini, composto in Francia in memoria di Luigi XVI, fratello di Luigi XVIII, il re della Restaurazione.
Sul palco del San Francesco anche il Coro dell'Istituto musicale “L. Boccherini” (maestro del coro Sara Matteucci), quello dell'Istituto musicale “R. Franci” (maestro del coro Antonio Morelli) e la Società Corale Pisana (maestro del coro Stefano Cencetti) per un totale di più di 110 coristi.
Il concerto è a ingresso gratuito.
Per maggiori informazioni vista il sito di Lucca Classica Music Festival
6 days ago | |
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Alban Berg
(Vienna, 9 febbraio 1885 - Ivi, 24 dicembre 1935)
Inchiesta sul jazzA Ostpreu?ische Zeitung                                                                Königsberg
                                                               22.9.27


Se si ammette – e si deve farlo – che il jazz è la musica di danza di oggi, che ha soppiantato quella precedente e che continuerà a esistere finchè a sua volta non sarà sostituita da un’altra musica da danza, le vostre tre domande trovano da sé la propria risposta, come segue:ad 1) «Opere e sinfonie jazz» non sono «creazioni del futuro», come non ci sono mai state opere in valzer e sinfonia alla polka. Esiste però
ad 2) «la possibilità di uno stimolo» per la musica seria contemporanea, come è avvenuto in tutti i tempi: la musica da danza del momento esercita un influsso sulla musica seria. Dunque
ad 3) «un pericolo per la nostra cultura musicale» non deriva dalla musica jazz in se stessa, ma può provenire da chi ne fa un cattivo uso – come avviene per tutti i mezzi artistici.
Si autorizza la pubblicazione con il preciso rispetto del testo, anche di quanto è tra virgolette (compresa la divisione in capoversi, l’interpunzione, ecc.).
(Testo tratto da: Alban Berg, Suite Lirica, a cura di Anna Maria Morazzoni, il Saggiatore, Milano 1995)
Adriana Benignetti
8 days ago | |
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Roméo et JulietteOpera in 5 atti
MusicaCharles Gounod (Parigi, 1818 – St. Cloud, Parigi, 1893)
LibrettoJules Barbier (Parigi, 1825 - Ivi, 1901) e Michel Carré (Besançon, 1821 – Argenteuil, 1872), da Romeo and Juliet di William Shakespeare
Prima rappresentazioneParigi, Théâtre Lyrique, 27 aprile 1867


Romeo: FRANCO CORELLI Juliette: MIRELLA FRENI Tybalt: ROBERT CARDONA Stefano: ELIANE LUBLIN Benvolio: MAURICE AUZEVILLE Mercutio: HENRI GUI Paris: YVES BISSON Gertrude: MICHELE VILMA Gregorio: CHRISTOS GRIGORIOU Capulet: CLAUDE CALES Le Duc de Verone: PIERRE THAU Frere Laurent: XAVIER DEPRAZ
Orchestra e coro del Théâtre National de l’Opera di ParigiMaestro del Coro: JEAN LAFORGE
Direttore d’orchestra: ALAIN LOMBARD

Per la trama vai QUI
10 days ago | |
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Breve guida all’ascolto e trama
(Foto: di-arezzo.co.uk)
?Roméo et JulietteOpera in 5 atti
MusicaCharles Gounod (Parigi, 1818 – St. Cloud, Parigi, 1893)
LibrettoJules Barbier (Parigi, 1825 - Ivi, 1901) e Michel Carré (Besançon, 1821 – Argenteuil, 1872), da Romeo and Juliet di William Shakespeare
Prima rappresentazioneParigi, Théâtre Lyrique, 27 aprile 1867
Personaggi
Juliette, Giulietta (soprano)Roméo, Romeo (tenore)Frère Laurent, Frate Lorenzo (basso)Mercutio, Mercuzio (baritono)Stéphano, Stefano (soprano)Le Comte Capulet, Il conte Capuleti (basso)Tybalt, Tebaldo (Tenore)Gertrude, Gertrude (mezzosoprano)Le Comte Pâris, Il Conte Paride (baritono)Grégorio, Gregorio (baritono)Benvolio (Tenore)Le Duc de Vérone, Il Duca di Verona (Basso)
Dame, gentiluomini, borghesi, soldati, servi di Capuleti, amici di Romeo, monaci
L’azione si svolge a Verona
ARGOMENTO

Prologo

Il coro entra in scena ed espone la storia: l’amore, dalla sorte infelice, dei due amanti veronesi Romeo e Giulietta ostacolati dalle famiglie.

Roméo et Juliette - Prologue

 Salzburg Festival 2008, dir. Yannick Nézet-Séguin 


 

Atto 1

Nel palazzo dei Capuleti ha luogo una sfarzosa festa per celebrare il contratto matrimoniale tra Giulietta e il conte Paride: tra gli invitati, sono presenti anche Mercuzio e Romeo, mascherati. Quando quest’ultimo vede Giulietta se ne innamora all’istante e si dichiara. La voce di Romeo, appartenente alla rivale famiglia dei Montecchi viene riconosciuta da Tebaldo, cugino di Giulietta, che prova ad aggredirlo a viene fermato dal conte Capuleti.Maria Callas in "Ah! Je veux vivre dans le rêve" 

Atto 2

Romeo riesce a introdursi nel giardino di Giulietta e a vederla affacciata al balcone: i due si scambiano frasi d’amore appassionate, ma sono interrotti dall’arrivo dei servitori di Capuleti, poi scacciati da Gertrude, nutrice di Giulietta. I due riprendono il loro duetto d’amore, fino a quando Gertrude richiama Giulietta: Romeo e Giulietta si seprano, con la promessa di vedersi l’indomani.

Franco Corelli e Mirella Freni in "O nuit divine"


Atto 3

Frate Lorenzo incontra Romeo e Giulietta e acconsente a unirli in matrimonio, alla presenza di Gertrude. Nel frattempo, vicino a Palazzo Capuleti, Stefano, paggio di Romeo, alla ricerca del suo padrone irrita con una sua canzone il servo Gregorio che lo sfida a duello; intervengono anche Tebaldo e Mercuzio e, in un duello, quest’ultimo viene ucciso. A sua volta Romeo si vendica uccidendo Tebaldo. Arriva il Duca di Verona che condanna Romeo all’esilio.


Cora Burggraff in "Que fais-tu, blanche tourterelle"

Atto 4

Romeo e Giulietta trascorrono insieme la loro ultima notte d’amore, prima della partenza di lui all’alba. Arriva Capuleti, accompagnato da frate Lorenzo, e comunica a Giulietta che il matrimonio con Paride si svolgerà il giorno dopo. Rimasto solo con la giovane, il religioso la esorta a bere un filtro che provoca una morte apparente: penserà lui ad avvertire Romeo e consentire la loro fuga. Durante la cerimonia, Giulietta si accascia e viene creduta morta; nel frattempo, però, Stefano, inviato a Mantova per avvertire Romeo, viene ferito, non riuscendo a portare il messaggio.

Atto 5

Romeo, venuto a conoscenza della morte di Giulietta, si reca sulla sua tomba; la giovane si risveglia e i due si scambiano un ultimo bacio. Romeo muore stroncato da un veleno ingerito e Giulietta si uccide con un pugnale: mentre spirano, i due amanti chiedono il perdono di Dio.

Libretto

Il libretto, in francese, è stato scritto da Jules Barbier e Michel Carré, gli stessi librettisti del Faust (1859) ed è direttamente ispirato a Romeo and Juliet di William Shakespeare. Il testo è essenziale, equilibrato e pone il dramma intimo dei due amanti al centro dell’azione. Felice Romani, ad esempio, che aveva scritto il libretto de I Capuleti e i Montecchi per Vincenzo Bellini, utilizzando oltre a Shakespeare, anche altre fonti, aveva posto in evidenza il conflitto tra Guelfi e Ghibellini. Barbier e Carré, ispirati anche dalla traduzione francese realizzata da François-Victor Hugo (1860), rispettano la divisione dell’originale in un prologo e cinque atti. Il prologo ha la funzione di riassumere, attraverso il coro, l’azione che si sarebbe svolta. Tra le poche differenze, rispetto all’originale, vi è il finale: in Shakespeare, Juliet, una volta bevuto il veleno si sveglia direttamente dopo la morte di Romeo. 
Genesi dell’operaNel 1841, quando Charles Gounod era residente in Italia, a Villa Medici, aveva iniziato a musicare un’opera sulla storia tra Giulietta e Romeo, basata sul libretto di Felice Romani. Questo primo progetto giovanile venne abbandonato per diversi anni e ripreso solamente nel 1865, nel mese di aprile. In quattro mesi, Roméo et Juliette è finito, anche se Gounod tornerà più volte sull’opera: una prima volta l’anno successivo per aggiungere il matrimonio di Giulietta con Paride; poi, nel 1873, infine nel 1888, la versione a oggi più utilizzata. In una lettera alla moglie del 1865 Gounod aveva scritto: «Sono affascinato dal fatto che il mio quarto atto finisca con effetto drammatico per Giulietta. Il primo atto termina con brio, il secondo tenero e sognante; il terzo animato e ampio, con i duelli e la condanna all’esilio di Romeo; il quarto drammatico e il quinto tragico. È uno sviluppo interessante». Alla sua prima rappresentazione, nel 1867, l’opera ottenne un grande successo di pubblico e di critica.
Hanno detto su Roméo et Juliette
«Tanta esemplare consapevolezza testimonia il compositore giunto all’apice della maturità, e tale risulta essere Gounod nel Roméo et Juliette: ricchezza d’invenzione, mestiere magistrale, senso della misura si compongono qui in una sintesi qualitativamente prestigiosa. A convincere è la temperatura espressiva globale, mantenuta elevata con sorprendente continuità al di là degli esiti spesso assoluti dei singoli momenti […]».
Luca Gorla, Roméo et Juliette, in Piero Gelli (a cura di), Dizionario dell’Opera 2002, Baldini&Castoldi, Milano 2001, 1114-1116
«Le differenti versioni di Roméo et Juliette forniscono un esempio della contraddizione in cui si dibatte il sistema produttivo francese nella seconda metà dell’Ottocento: mentre da un lato vige ancora la necessità dell’appartenenza di un’opera a un ‘genere’ ben stabilito, dall’altro i compositori cercano con tutti i loro mezzi di sottrarsi alla ‘tirannia del genere’ per creare nuove forme espressive, più vicine alla propria sensibilità artistica. La posizione di Gounod, in questo complicato intreccio di nuovi fermenti creativi, è centrale, e va al di là di ogni possibile classificazione. Se il suo scopo era quello di «restaurare un più elevato senso del bello sulla scena francese»,28 possiamo dire che con Roméo et Juliette toccò senza dubbio uno dei vertici della sua musica, le cui ultime battute ci svelano che i due amanti di Verona sono morti solo davanti agli occhi degli uomini, perché il loro amore trascende la morte stessa».
Michela Niccolai, Théâtre Lyrique, Opéra-Comique, Opéra… Le metamorfosi di “Roméo et Juliette” di Gounod, in La Fenice prima dell’opera 2009, Charles Gounod. Roméo et Juliette, 13-28
«Non si insisterà mai abbastanza sull'importanza di Gounod, e in particolare di Roméo et Juliette, nella nascita di quel nuovo genere, così pieno di ambivalenze e di contraddizioni, che venne chiamato drame lyrique e che rivoluzionò l'estetica dell'opera francese nella seconda metà dell'Ottocento. Dunque un drame lyrique, a partire dagli anni Sessanta, è un tipo di opera che, se da una parte tradisce (ma a volte anche esibisce) l'influenza del modello wagneriano, dall'altra contiene numerose e francesissime modalità di reazione ad esso: il rifiuto degli effetti plateali e della grandiosità, la ricerca di un dramma il più possibile interiorizzato e la scoperta di uno stile di canto tipicamente francese. Come scrisse Saint-Saëns nei Portraits et souvenirs, «non nell'Orchestra [cioè nel "sinfonismo"], non nella Parola [cioè nella "declamazione"] è il Verbo del drame lyrique: esso è nel Canto». Non a caso Gounod fu anche il fondatore della mélodie francese (quella che porterà a Fauré e a Debussy). L'affermazione del drame lyrique si può cogliere nello stesso percorso compositivo di Gounod. Mentre Faust (1859) mostra ancora solidi legami con il grand opéra, con l'opéra comique e persino con certi "effettacci" tipici del mélo popolare, Roméo et Juliette (1867) appare decisamente strutturato secondo i principi della nuova drammaturgia lyrique. Certo, resta il ruolo en travesti tipico dell'opéra comique (Siébel in Faust, Stéphano in Roméo et Juliette), così come resta il pezzo "di bravura" per la chanteuse à roulades (Marie Miolan-Carvalho, prima Marguerite e prima Juliette), ma le parti convenzionali appaiono sempre più lontane dal cuore dell'opera. Quest'ultimo batte nella "melodia dialogizzata" dei quattro (quattro!) duetti d'amore attorno ai quali è costruita tutta la partitura. Tale proliferazione di duetti (quattro duetti avrà significativamente anche Werther di Massenet) crea quell'uniformità di tono, quella sensibilità un po' morbosa che apparirà a Verdi la negazione stessa della dimensione teatrale. Per lui «Gounod è un grandissimo musicista, il primo Maestro di Francia, ma non ha fibra drammatica » (lettera al conte Arrivabene, 5 febbraio 1876). A ogni modo questa rarefatta sensibilità partecipa già di quella «entreprise de dédramatisation» (Michel Faure) che culminerà nell'età del simbolismo e in compositori quali Fauré e Debussy. Un altro elemento che va messo in evidenza nel processo di formazione del drame lyrique è la sua vocazione letteraria, che porterà alla Literaturoper (cioè l'opera che mette in musica un testo letterario senza surrogarlo in un libretto). Anche in questo caso il passaggio da Faust a Roméo et Juliette è significativo. Il primo infatti non è tratto direttamente da Goethe; i due librettisti Jules Barbier e Michel Carré lo approntarono rimaneggiando il «drame fantastique» Faust et Marguerite che quest'ultimo fece rappresentare nel 1850 in un teatro del boulevard, il Gymnase Dramatique. Roméo et Juliette invece venne tratto dagli stessi due librettisti direttamente da Shakespeare, senza realizzazioni teatrali intermedie. La distanza di questo libretto dagli adattamenti shakespeariani tipo quello di Felice Romani per Vaccai (1825) e Bellini (1830), adattamenti che tanto scandalizzavano Berlioz, è enorme. La strada verso la cosiddetta Literaturoper è aperta (anche se ancora abbastanza lunga). D'accordo, Gounod e i suoi librettisti tradiscono Shakespeare quando fanno risvegliare Giulietta prima che Romeo muoia. Ma questa era la "vulgata" teatrale del dramma shakespeariano fin dai tempi di Garrick. Lo stesso Berlioz, fustigatore dei rimaneggiamenti-profanazioni "alla Castil-Blaze", optò per questa soluzione patetizzante nella sua famosa «sinfonia drammatica». Se si vuole trovare in Gounod una significativa deroga al dettato shakespeariano-berlioziano, bisogna rivolgersi piuttosto al taglio della scena finale, quella della riconciliazione tra Capuleti e Montecchi. Il messaggio storico-politico del dramma, fondamentale nel grand opéra e nel finale di Roméo et Juliette di Berlioz, non interessa Gounod, che tende a concentrare tutta la vicenda nella sfera interiore dei due protagonisti. Dopo le ultime parole pronunciate all'unisono dai due amanti («Seigneur, pardonnez-nous»), il messaggio finale è lasciato all'orchestra che condensa in 12 battute due temi diversi. Le prime 4 battute riecheggiano l'incipit del Sommeil de Juliette (il pezzo musicale n. 21 della partitura), mentre il resto rinvia all'explicit del motivo che fin dall'ouverture-prologue esprime l'amore di Romeo e Giulietta. Si tratta di un pezzo tipicamente lyrique il cui effetto è ancora accresciuto dal fatto che il suo carattere quasi estatico contrasta terribilmente con ciò che vediamo sulla scena. La musica non amplifica la situazione drammatica, ma dice ciò che non si vede: ci fa quasi sentire, suprema illusione, il suono dell'oltre vita. Penetrati come siamo in un'altra dimensione, non possiamo ritornare al sermone di Frate Lorenzo e alla riconciliazione dei Capuleti e Montecchi. Romeo e Giulietta, immersi nel loro sonno, non li sentirebbero più».
Emilio Sala, L’opera in breve, dal libretto di sala del Teatro alla Scala, Stagione 2010/2011


      Adriana Benignetti
10 days ago | |
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«Ormai la gente non si parla più, non ascolta più; ha affidato il proprio cuore al conformismo collettivo. Con il dialogo ho fatto in modo che le persone intervistate uscissero dal circuito innescato, portandole a esprimersi come anime libere». Anna Crespi

ESERCIZI DI CONVERSAZIONEInterviste con i protagonisti della cultura e dell’arteAnna Crespi intervista: Alberto Arbasino – Carlo Bertelli – Sylvano Bussotti – Franco Buzzi – Luisa Comencini – Vladimir Denissenkov – Oriella Dorella – Gillo Dorfles – Fabrizio Du Chène de Vère – Umberto Eco – Gastón Fournier-Facio – Luca Francesconi – Daniele Gatti – Giulio Giorello – Lawrence D. Lovett – Claudio Magris – Stefano Mauri – Cesare Mazzonis – Luigi Mignacco – Maurizio Nichetti – Arnaldo Pomodoro – Livia Pomodoro – Quirino Principe – Alexander Raskatov – Carlo Sini – Ferruccio Soleri – Luisa Spinatelli – Umberto Veronesi – Yong Min – Annalisa Zanni Ponte alle Grazie, pagg. 208, euro 18,00
Esercizi di conversazione è un libro di interviste. Anna Crespi dialoga con alcuni dei protagonisti dell’orizzonte culturale contemporaneo, entrando nella loro più profonda intimità per cogliervi quanto c’è di più autentico, ovvero l’anima stessa. Le domande sono formulate proprio con il desiderio di aprire un varco nell’essenza umana per evidenziarne gli aspetti più caratterizzanti. È così che i profili di tante donne e di tanti uomini eccellenti ci vengono restituiti nella pienezza della loro autenticità. Seguire questi Esercizi di conversazione vuol dire rivivere l’esperienza antichissima secondo la quale il domandare esprime l’essenza della vita e delle scelte che la vita stessa impone.
Scrive l’autrice: «Ormai la gente non si parla più, non ascolta più; ha affidato il proprio cuore al conformismo collettivo. Con il dialogo ho fatto in modo che le persone intervistate uscissero dal circuito innescato, portandole a esprimersi come anime libere». Ecco perché ogni dialogo si configura come un moto della coscienza, che sfida gli orrori del mondo con la forza della cultura e dell’arte.
(comunicato stampa)
10 days ago | |
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Con l’incontro di giovedì 21, per il ciclo “Prima delle prime” con gli Amici della Scala, il M° Riccardo Chailly apre il percorso di avvicinamento alla prima del 3 maggio, quando l’opera verrà eseguita per la prima volta secondo la partitura originale di Puccini 

La nuova produzione de La fanciulla del West di Giacomo Puccini, che andrà in scena al Teatro alla Scala dal 3 al 28 maggio, ha numerosi motivi di interesse: il primo è senza dubbio il fatto che il M° Riccardo Chailly ha scelto di eseguire per la prima volta alla Scala la partitura originale di Puccini. Lo spettacolo è anche occasione di diversi debutti: quello di Eva-Maria Westbroek, una delle più importanti voci di soprano del nostro tempo che alla Scala aveva cantato solo in concerto, quello di Robert Carsen come scenografo: giunto alla sua undicesima regia alla Scala, Carsen firma per la prima volta anche le scene insieme a Luis Carvalho. 

Per approfondire i diversi aspetti della partitura e dello spettacolo il Teatro alla Scala ha organizzato, in collaborazione con gli Amici della Scala, Skira Classica, gli Amici del Loggione, la Triennale di Milano e Università e Conservatori coinvolti dal Servizio Promozione Culturale, un calendario di incontri introduttivi, tutti a ingresso libero tranne quello riservato agli studenti e le visite al Museo. Il Maestro Chailly condividerà con il pubblico la sua passione pucciniana in ben quattro incontri pubblici, uno dei quali dedicato alla memoria di Gianandrea Gavazzeni, storico interprete (sul podio e in sede critica) della Fanciulla, mentre Robert Carsen racconterà al pubblico della Triennale non solo lo spettacolo, ma la sua attività di designer per alcune grandi mostre nei maggiori musei internazionali. Ulteriori possibilità di avvicinare il capolavoro pucciniano saranno offerte dalla collaborazione tra il Teatro alla Scala e Rai Cultura, con trasmissioni radiofoniche, televisive e diffusione nei cinema di tutto il mondo. Il Teatro alla Scala sviluppa con questi incontri, inseriti nel calendario di Expo in Città, un progetto di apertura alla città che, partito dall’esperienza della Prima diffusa che ha coinvolto decine di realtà milanesi in occasione degli ultimi 7 dicembre, è proseguito con nuove attività e collaborazioni in occasione dei titoli principali della stagione nell’intento di rivolgersi a un pubblico più vasto, intensificare le collaborazioni con le altre Istituzioni culturali e, in casi come la presentazione della partitura originale de La fanciulla del West, sottolineare l’importanza e il valore di iniziative culturali inedite e di particolare interesse.
Il calendarioTeatro alla Scalagiovedì 21 aprile 2016 - ore 18Ridotto dei Palchi “Arturo Toscanini”Prima delle prime: “Dramma e happy end”Virgilio Bernardoni, presidente dell’Edizione Nazionale delle Opere di Giacomo Puccini, discute insieme al  M° Riccardo Chailly le caratteristiche della partitura di Puccini, che si ascolterà per la prima volta alla Scala secondo il dettato del compositore: sono oltre 1000 i cambiamenti tra il manoscritto originale e l’edizione a stampa eseguita abitualmente. L’incontro, che prevede ascolti e video, è realizzato in collaborazione con gli Amici della Scala.Ingresso libero fino a esaurimento posti.
venerdì 22 aprile e mercoledì 25 maggio 2016 - ore 18Museo Teatrale alla ScalaVisite animate: “Che spettacolo di museo” Fabio Sartorelli ci accompagna in una visita speciale del Museo, raccontato attraverso la storia di Giacomo Puccini e della Fanciulla del West, con ascolti al pianoforte e con la partecipazione di attori in costume. In collaborazione con l'Accademia Teatro alla Scala e la Scuola per Attori "Luca Ronconi" del Piccolo Teatro di Milano.Ingresso con biglietto (€ 15,00) fino a esaurimento posti. Prenotazioni: Civita Cultura 02.4335.3550.
mercoledì 27 aprile - ore 18Teatro alla Scala Riccardo Chailly incontra gli studentiIl M° Riccardo Chailly prosegue anche in occasione de La fanciulla del West il dialogo con gli studenti delle Università milanesi sui titoli principali della stagione inaugurato con Turandote Giovanna d’Arco. Dopo l’incontro, che sarà registrato dalle telecamere di Rai 5, gli studenti assisteranno alla prova antegenerale dell’opera. Ingresso riservato: per informazioni telefonare allo 02 88792012 /14
mercoledì 11 maggio 2016 - ore 18Ridotto dei Palchi “Arturo Toscanini”Una dedica a Gianandrea GavazzeniIncontro pubblico nel ventennale della scomparsa Partecipa il M° Riccardo ChaillyNel 1963 Gianandrea Gavazzeni dirigeva alla Scala La fanciulla del Westcon Franco Corelli e Gigliola Frazzoni. A vent’anni della scomparsa, il M° Chailly e il Teatro alla Scala gli dedicano la nuova produzione dell’opera e questo incontro, arricchito da testimonianze, ascolti e contributi filmati, nel corso del quale verrà presentato il volume Gavazzeni alla Scala, edito da Skira ClassicaIngresso libero fino a esaurimento dei posti disponibili

Amici del Loggione
giovedì 28 aprile 2016 - ore 18
Associazione Amici del Loggione, via Pellico 6
La fanciulla del West come la scrisse Puccini
Un incontro con il M° Riccardo Chailly per approfondire caratteristiche e significati della partitura originale, idee e linee interpretative della nuova produzione scaligera e prospettive del progetto pucciniano alla Scala. 
Ingresso libero fino a esaurimento dei posti disponibili

Triennale di Milanovenerdì 29 aprile 2016 - ore 18
Palazzo della Triennale, Teatro Agorà. Viale Alemagna, 6
Robert Carsen: regista, scenografo, designer
La regia d’opera, il design, la tecnologia: Robert Carsen approfondisce con Luca Cipelletti, vincitore del Milano Design Award 2016, le mille ramificazioni della costruzione di uno spettacolo e la sua attività di designer. Carsen racconta la sua regia “cinematografica” de La fanciulla del West, che è anche la sua prima volta come scenografo alla Scala, ma anche i raffinati allestimenti realizzati per i più importanti musei del mondo, dalla Royal Academy al Musée d’Orsay, dal Grand Palais all’Art Institute of Chicago. L’incontro è ospitato nello spazio Agorà,  all’interno della mostra “W. Women in Italian Design”. Ingresso libero fino a esaurimento dei posti disponibili
La collaborazione con la RAI
La fanciulla del West su Radio Tre, RAI 5 e nei cinema
Prosegue anche in occasione de La fanciulla del West la collaborazione tra il Teatro alla Scala e la RAI, che trasmetterà l’opera di Puccini alla radio, in televisione e nei cinema in tutto il mondo e seguirà la nuova produzione anche con servizi, interviste e approfondimenti.martedì 3 maggio 2016 - ore 20: trasmissione in diretta radiofonica su RAI Radio3martedì 10 maggio 2016 - ore 20: trasmissioni in diretta cinematografica.Informazioni sul sito www.all-opera.comgiovedì 12 maggio 2016 - ore 20.45: trasmissione in differita televisiva su RAI 5. Dalle ore 20.45 sarà trasmesso l’incontro del M° Riccardo Chailly con gli studenti, cui seguirà lo spettacolo alle 21.15 circa.


(comunicato stampa)
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