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MusicaProgetto
Adriana Benignetti
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(Foto: balletto.net)
Giselle ou Les WillisBalletto in due atti (1841)
Musica
Adolphe Charles Adam (Parigi, 1803 – Ivi, 1856)

Coreografia 
Jean Coralli (Parigi, 15 gennaio 1779 – Ivi, 1° maggio 1854) e Jules Perrot (Lione, 18 agosto 1810 – Paramé, 29 agosto 1892)

Libretto 
Théophile Gautier (Tarbes, 1811 – Neuilly, 1872), Jules-Henri Vernoy de Saint-Georges (Parigi, 1799 – Ivi, 1875) dalla lettura della poesia Fantômes di Victor Hugo (Besançon, 26 febbraio 1802 – Parigi, 22 maggio 1885) e da un passo dell’opera Über Deutschland di Heinrich Heine (Düsseldorf, 1797 – Parigi, 1856)

Prima rappresentazione: 28 giugno 1841, Parigi, Opéra

Interpreti principali: Carlotta Grisi (Giselle), Lucien Petipa (Loys-Albrecht), Adèle Dumilâtre (Myrta), Jean Coralli (Hilarion), Marquet (Bathilde), Aline (Berthe).  

ATTO I
Villaggio della Renania, in tempo di vendemmia. Giselle e Loys sono due giovani innamorati: lei è una fanciulla del villaggio; lui un nobile, il principe Albrecht, destinato a sposare Bathilde, figlia del duca di Courland, che si finge contadino.  La ragazza è felice e danza, nonostante sua madre Berthe tenti di dissuaderla, raccontandole la storia delle Willi, fanciulle morte prima delle nozze che, trasformate in spiriti, attirano di notte gli uomini che incontrano e li obbligano a danzare fino a morirne. 

Il guardiacaccia Hilarion, compagno d’infanzia di Giselle e da sempre innamorato di lei, sospetta la vera identità di Loys e aspetta il momento giusto per vendicarsi. Nel frattempo al villaggio arriva un corteo di cacciatori, guidato dal duca di Courland e da sua figlia Bathilde: Giselle confessa alla giovane di essere innamorata e riceve un dono di nozze. Sopravviene, però, Hilarion che rivela che Albrecht e Loys sono la stessa persona: il principe non può più negare la verità e Giselle, che si sente tradita, perde la ragione e si dà la morte in una danza folle, con la spada di Albrecht e si tramuta in una Willi.
ATTO II
Il principe Albrecht, in preda ai rimorsi, torna al villaggio e come lui anche Hilarion. I due vedono realizzarsi l’incantesimo delle Willi che, guidate dalla loro regina Myrtha, escono di notte dalle loro tombe. Albrecht ritrova Giselle, ma è condannato a danzare fino a morire, cosi come Hilarion. Albrecht chiede perdono alla regina Myrtha, ma la legge delle Willi è inflessibile: Hilarion viene fatto precipitare in un lago, mentre Albrecht, viene salvato da Giselle che lo aiuta a resistere nella danza fino all’alba. Svanito l’incantesimo, il principe si ritrova solo, nel villaggio, con il suo rimorso: è salvo ma rimarrà solo per sempre.

Adriana Benignetti
2 hours ago |
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(Foto: Marco Brescia per Teatro alla Scala)
Giselle ou Les WillisBalletto in due atti (1841)
MusicaAdolphe Charles Adam (Parigi, 1803 – Ivi, 1856)

Coreografia Jean Coralli (Parigi, 15 gennaio 1779 – Ivi, 1° maggio 1854) e Jules Perrot (Lione, 18 agosto 1810 – Paramé, 29 agosto 1892)
Libretto Théophile Gautier (Tarbes, 1811 – Neuilly, 1872), Jules-Henri Vernoy de Saint-Georges (Parigi, 1799 – Ivi, 1875) dalla lettura della poesia Fantômes di Victor Hugo (Besançon, 26 febbraio 1802 – Parigi, 22 maggio 1885) e da un passo dell’opera Über Deutschland di Heinrich Heine (Düsseldorf, 1797 – Parigi, 1856)

Prima rappresentazione: 28 giugno 1841, Parigi, Opéra

2 hours ago |
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Ludwig van Beethoven
(Bonn, 17 dicembre1770 - Vienna,  26 marzo1827)
Non c'è quasi trattato che sia troppo dotto per me. Senza presumere di possedere una vera erudizione, io mi sono sforzato sin dall'infanzia di comprendere il pensiero degli uomini migliori e più saggi di ogni tempo. Vergogna all'artista che non considera una colpa il non spingersi almeno tanto lontano.


Il modo migliore per distoglierti dalla tua disgrazia è di essere operoso.
C'è tanto da fare al mondo, sbrigati a farlo!
Nella mia camera, i ritratti di Bach, Gluck, Mozart, Haydn. Possono essere di aiuto alla mia forza di sopportazione.
Non lasciare mai trasparire esternamente agli uomini il disprezzo che si meritano, perché non è dato di sapere in quali circostanze si possa avere bisogno di loro.
[...] Coltiva la conoscenza; non c'è via più sicura di quella che hanno tracciato i saggi. Risparmiati la pena di offendere un amico. Ma, soprattutto, l'amico che non ha eguali.
Quante volte si è levato fumo senza che vi fosse fuoco! E allora resto sereno nell'animo anche nelle avversità. Il tempo dà alla luce meraviglie; innumerevoli sono gli eventi lieti in cui puoi sperare per la grandezza di Dio.
[...] Fa' che la motivazione del tuo agire sia nella cosa, non nel suo esito. Non essere tra coloro che trovano motivo di azione nella speranza della ricompensa. Non permettere che la tua vita trascorra nell'inazione. Sii laborioso, compi il tuo dovere, abbandona qualsiasi preoccupazione circa l'esito delle tue azioni e considera identico qualsiasi avvenimento, sia che ti arrechi il bene come il male [...]
Come lo Stato deve avere una Costituzione, così il singolo uomo deve avere la propria!
La caratteristica più evidente di un uomo di valore: la forza di sopportazione in circostanze avverse e crudeli.
I più grandi beni sono la pace interiore e la libertà.
[brani tratti da: Beethoven, Autobiografia di un genio. Lettere, pensieri, diari, a cura di Michele Porzio, Oscar Mondadori, Milano 1996]


A. B.
1 day ago |
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OtelloDramma lirico in quattro atti

Musica
Giuseppe Verdi (Roncole di Busseto, 10 ottobre 1813 – Milano, 27 gennaio 1901)

Libretto
Arrigo Boito (Padova, 24 febbraio 1842 – Milano, 10 giugno 1918) tratto da The Tragedy of Othello, the Moor of Venice di William Shakespeare

Prima rappresentazione: Milano, Teatro alla Scala, 5 febbraio 1887

Personaggi:
Otello, moro, generale dell’armata veneta (tenore)Jago, alfiere (baritono)Cassio, capo di squadra (tenore)Roderigo, gentiluomo veneziano (tenore)Lodovico, ambasciatore della Repubblica veneta (basso)Montano, predecessore di Otello nel governo dell’isola di Cipro (basso)Un araldo (basso)Desdemona, moglie di Otello (soprano)Emilia, moglie di Jago (mezzosoprano)
Soldati e marinai della Repubblica Veneta, gentildonne e gentiluomini veneziani, popolani, ciprioti, uomini d’arme greci, dalmati, albanesi, fanciulli dell’isola.
TRAMA Le vicende si svolgono a Cipro, dominio veneziano.
Atto IEsterno del castello, residenza di Otello, governatore dell`isola, di fronte a un porto.
La folla di cittadini e soldati attende Otello, moro, generale dell’armata veneta, che, con la sua nave sta attraversando il mare durante una furiosa tempesta.  Finalmente la nave giunge in porto e il moro viene acclamato dalla folla: trionfante, annuncia di aver sconfitto la flotta turca. Iniziano i festeggiamenti e si brinda alla vittoria. 
Solamente due persone non partecipano all’entusiasmo generale: l’alfiere Jago che odia Otello perché ha promosso Cassio capitano al suo posto; Roderigo, innamorato di Desdemona, moglie di Otello. Jago pensa a come vendicarsi e cerca di mettere Roderigo e Cassio (anche lui innamorato di Desdemona) l’uno contro l’altro. Riesce a fare ubriacare Cassio che nel duello ferisce Montano, giunto a dividere i due. Giunge Otello, richiamato dalle grida, che, informato in maniera inesatta da Jago, punisce Cassio e lo degrada: Jago esulta.
Atto IIUna sala terrena nel castello; una porta nel centro che dà sul giardino.
Jago continua nel suo progetto di vendetta: consiglia a Cassio di rivolgersi a Desdemona e chiederle di fare da intermediaria con suo marito. Poi, in un monologo, riflette sul suo destino ed esprime la sua visione cinica della vita. Una volta incontrato Otello insinua in lui il seme della gelosia, raccontandogli di aver visto Cassio e Desdemona parlare in un angolo del giardino. All’inizio Otello è riluttante e vedendo come la moglie è accolta dai veneziani dimentica le parole di Jago; quando, però, la donna chiede di ridare a Cassio il suo grado di capitano, la gelosia esplode insieme all’ira. A Desdemona cade dalle mani un fazzoletto regalatole dal marito che Jago riesce, grazie ad Emilia (dama di compagnia di Desdemona) ad avere e pensa di nasconderlo in casa di Cassio. Nel frattempo Jago dice a Otello di aver ascoltato da Cassio delle frasi d’amore rivolte a Desdemona e di aver visto il fazzoletto della donna nelle sue mani. Per il moro questa è la prova del tradimento: giura, perciò, di vendicarsi.
Atto IIIGrande sala nel castello.
Un araldo annuncia l’arrivo di una galea con gli ambasciatori veneziani; nel frattempo Jago dice a Otello che poterà presto Cassio dinanzi a lui. Desdemona, all’oscuro di tutto, chiede ancora una volta la grazia per Cassio: come risposta, Otello le chiede di mostrargli il fazzoletto da lui donatole come pegno d’amore. La donna non lo trova e Otello, furioso, l’allontana. Rimasto da solo, il moro rimpiange la felicità perduta. Arriva Jago, che sta completando la sua vendetta: convince Otello ad ascoltare di nascosto una conversazione con Cassio a proposito di una cortigiana, facendogli credere che sia Desdemona. Otello si convince così del tutto del tradimento della moglie e giura di ucciderla. Nel frattempo, le trombe annunciano l’arrivo degli ambasciatori veneti che annunciano che il moro è richiamato a Venezia dal Doge e che Cassio prenderà il suo posto. In loro presenza Otello, ormai fuori di sé, insulta la moglie e la getta a terra. Jago continua a tramare ragnatele suggerendo a Otello e Roderigo le mosse da compiere. Poco dopo, delirante, il moro sviene. Jago con gesto di trionfo indica il corpo inerte.

Atto IVLa camera da letto di Desdemona.
Desdemona è in procinto di mettersi a letto, aiutata da Emilia, alla quale racconta la storia di Barbara: poi, dopo aver pregato si prepara a dormire. Entra Otello che l’accusa apertamente di averlo tradito: Desdemona proclama con forza la sua innocenza, ma l’uomo la soffoca.  Nel frattempo, Cassio ha ucciso Roderigo nell’agguato che quest’ultimo gli aveva preparato. Vedendo Desdemona morta, l’uomo accusa Otello e gli grida di aver ucciso un’innocente. A Jago sopraggiunto, Emilia rinfaccia il suo intrigo e a questi non resta altro scampo che la fuga. Otello, sconvolto, dà un ultimo bacio alla moglie si trafigge con un pugnale.

Adriana Benignetti


3 days ago |
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(Foto: ricordicompany.com)
Otello
Dramma lirico in quattro atti

Musica
Giuseppe Verdi (Roncole di Busseto, 10 ottobre 1813 – Milano, 27 gennaio 1901)


LibrettoArrigo Boito (Padova, 24 febbraio 1842 – Milano, 10 giugno 1918) tratto da The Tragedy of Othello, the Moor of Venice di William Shakespeare



  Per la trama di Otello vai QUI
4 days ago |
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Giuseppe Verdi(Le Roncole, 10 ottobre 1813 – Milano, 27 gennaio 1901)
1813 - 10 ottobre: nasce alle Roncole, frazione di Busseto, da Carlo, oste e proprietario di uno spaccio in paese, e da Luigia Uttini, filatrice.

1821 - Primi insegnamenti di musica impartiti da Pietro Baistrocchi, organista alle Roncole.
1823 - Novembre: lascia le Roncole e si iscrive al ginnasio di Busseto.
1825 - È allievo del maestro di cappella Ferdinando Provesi. Alla morte di Pietro Baistrocchi, ne prende il posto di organista nella chiesa del paese.
1828 - Prime composizioni, poi distrutte: marce, cantate e pezzi sacri, una sinfonia per ilBarbiere di Siviglia. Compone per la Società Filarmonicadi Busseto ed instaura un rapporto di reciproca stima con il presidente Antonio Barezzi. Impartisce lezioni di canto e pianoforte a sua figlia Margherita.
1831-32 - Abita nella casa di Antonio Barezzi a Busseto. Dopo la bocciatura all’esame di ammissione al Conservatorio di Milano, Barezzi ne finanzia il mantenimento in città e le lezioni private con Vincenzo Lavigna, maestro al cembalo alla Scala ed allievo prediletto di Paisiello.
1836 - 28 febbraio: a Parma supera l’esame per il posto di maestro di musica a Busseto.4 maggio: sposa Margherita Barezzi.
1838- Pubblica presso l’editore milanese Canti Sei romanze per voce e pianoforte. Muore Virginia, la primogenita di sedici mesi. Alla stessa età morirà anche il secondogenito Icilio.
1839- Lascia Busseto e si trasferisce a Milano. Il 17 novembre va in scena felicemente alla Scala Oberto, conte di San Bonifacio, su libretto di Antonio Piazza riveduto da Solera. È tra gli interpreti Giuseppina Strepponi. L’impresario Merelli gli offre un contratto per tre nuovi titoli, di cui uno comico, mentre Ricordi si assicura la stampa dell’opera. Pubblica nuove composizioni presso Canti.
1840- Muore la moglie Margherita. La nuova opera comica Un giorno di regno, su libretto di Felice Romani, è sonoramente bocciata alla Scala. Verdi è avvilito, ma Merelli continua a sostenerlo proponendogli Nabucodonosor che in seguito diverrà Nabucco.
1842- 9 marzo: alla Scala trionfa Nabucco, su libretto di Solera. Verdi è improvvisamente celebre e diventa anche paladino del riscatto nazionale. Assiste a Bologna alla storica esecuzione dello Stabat Mater di Rossini. Pubblica Chi i bei dì m'adduce per canto e pianoforte (da Goethe). Incontra Rossini.
1843- 11 febbraio: grande successo alla Scala de I Lombardi alla prima crociata. In marzo parte per Vienna, dove al Kàrtnertortheater va in scena Nabucco, poi ripreso a Parma. La Fenice gli commissiona una nuova opera, inizia la collaborazione con Piave. Coltiva l’idea per un Re Lear.
1844- 9 marzo: discreto successo alla Fenice di Ernani, su libretto di Francesco Maria Piave da Victor Hugo.3 novembre: I due Foscari, da Byron su libretto di Piave, va in scena al Teatro Argentina di Roma.
1845- 15 febbraio: Giovanna d’Arco alla Scala, libretto di Solera da Schiller. La scarsa cura nella rappresentazione è causa di una discussione con Merelli che aveva anche tentato la vendita a Ricordi, all’insaputa dell’autore. Dopo che, col titolo di Orietta a Lesbo, l’opera va in scena per il Carnevale di Napoli, avviene la rottura con Merelli e La Scala.
12 agosto: Alzira al San Carlo di Napoli, libretto di Cammarano da Voltaire. A Busseto acquista Palazzo Dordoni e i terreni di Sant’Agata, tenuta dove risiederà dal 1851.
1846- 17 marzo: alla Fenice debutto contrastato di Attila, su libretto di Solera completato da Piave e da Andrea Maffei. Cresce l’entusiasmo patriottico intorno a Verdi, e per questo l’opera sarà meglio accolta nelle repliche.
1847- 14 marzo: successo di Macbeth (libretto di Piave da Shakespeare) al Teatro La Pergola di Firenze. Verdi debutta all’estero con 1 masnadieri (libretto di Maffei da Schiller, Her Majesty’s Theatre di Londra, 22 luglio), quindi con Jerusalem, rifacimento dei Lombardi (Opera di Parigi, 26 novembre). Comincia nella capitale francese l’unione con Giuseppina Strepponi, prima Abigaille del Nabucco.
1848 - Il 25 ottobre al Teatro Grande di Trieste viene rappresentata 1l corsaro, libretto di Piave da Byron. L’impegno patriottico continua nell’inno Suona la tromba, su versi di Goffredo Mameli, che viene inviato a Mazzini.
1849 - 27 gennaio: La battaglia di Legnano (Cammarano) infiamma la platea del Teatro Argentina, presenti Mazzini e Garibaldi. A fine estate Verdi, sfidando i pettegolezzi, torna nei luoghi di nascita insieme alla Strepponi. 8 dicembre: successo contenuto al San Carlo di Napoli per Luisa Miller (Cammarano, da Schiller).
1850- 16 novembre: Stiffelio, su libretto di Piave, esordisce a Trieste.
1851- 11 marzo: risolti i problemi di censura, riscuote grande successo Rigoletto (Piave da Hugo) alla Fenice. In primavera Verdi si trasferisce nella nuova villa di Sant’Agata, occupandosi personalmente dell’amministrazione dei possedimenti.
1853 - 19 gennaio: trionfa al Teatro Apollo di Roma 1l trovatore, libretto di Cammarano da García Gutiérrez (completato da Leone Emanuele Bardore).6 marzo: La traviata fa fiasco alla Fenice (libretto di Piave da Dumas figlio).
1855 - 13 giugno: Les vèpres siciliennes all’Opera (libretto di Scribe e Duveyrier) coronano lunghi mesi di duro lavoro. L’opera è subito tradotta in italiano e proposta a fine anno a Parma col titolo di Giovanna de Guzman: a febbraio dell’anno successivo approderà alla Scala.
1857 - 12 gennaio: col titolo di Le trouvère, Il trovatore viene rappresentato all’Opéra.12 marzo: fiasco di Simon Boccanegra alla Fenice (Piave da García Gutiérrez).16 agosto: Aroldo, dalla revisione del libretto di Stiffelio, va in scena al Teatro di Rimini.
1858 - Per problemi con la censura Verdi è costretto a sciogliere il contratto col San Carlo.
1859 - 17 febbraio: Un ballo in maschera (libretto di Somma da Scribe, per ildramma di Auber) è accolto al Teatro Apollo di Roma con successo travolgente. Il pubblico inneggia all’Unità d’Italia al grido di «Viva V.E.R.D.I.» (acronimo di Vittorio Emanuele Re d’Italia), come è già accaduto un mese prima alla Scala. 29 agosto: sposa Giuseppina Strepponi.
1861- È eletto deputato nel primo Parlamento unitario, per il collegio di Borgo San Donnino (Fidenza).
1862- 10 novembre: dopo un rinvio di un anno va finalmente in scena La forza del destino (Piave) al Teatro Imperiale di San Pietroburgo. L’opera incontra l’ostilità dei giovani compositori russi.
1865 - 21 aprile: nuova versione di Macbeth al Théâtre Lyrique di Parigi, ma l’accoglienza è tiepida. Verdi firma il contratto con l’Opéra: prende ancora una volta in considerazione il progetto per un Re Lear, ma poi sceglie definitivamente Don Carlos di Schiller.
1867- 11 marzo: prima rappresentazione all’Opéra di Parigi, dopo una tormentatissima vigilia, di Don Carlos, su libretto di Méry e Du Locle. La stampa parigina è critica, ma la nuova creazione in ottobre è consacrata a Bologna. Con il nome di Maria adotta la figlia di un cugino che sarà in seguito sua erede universale.
1868- 30 giugno: a Milano incontra Alessandro Manzoni. Alla morte di Rossini (13 novembre) Verdi progetta di dedicargli una Messa di Requiem, che resterà però appena abbozzata.
1869- 27 febbraio: debutta alla Scala una nuova versione de La forza del destino. Ismail pascià gli commissiona un’opera destinata al Teatro dell’Opera del Cairo.
1871 - 24 dicembre: Aida (libretto di Antonio Ghislanzoni) debutta al Cairo, con enorme successo. L’opera andrà in scena l’8 febbraio successivo alla Scala. In Francia viene insignito della Legion d’onore.
1874 - 22 maggio: Messa di Requiem (che utilizza, modificandolo, l’abbozzo precedente) è eseguita nella chiesa di San Marco a Milano nel primo anniversario della morte di Manzoni.
1879- Tramite Giulio Ricordiincontra Arrigo Boito, che in estate già lavora al libretto di Otello.
1880- Si dedica personalmente all’amministrazione della tenuta di Sant’Agata. Compone un Pater noster e un Ave Maria per soprano e archi.
1881- 24 marzo: alla Scala è presentata una nuova versione di Simon Boccanegra, di cui Boito ha rimaneggiato il libretto.
1884 - 10 gennaio: Don Carlo alla Scala, in edizione riveduta e ridotta a 4 atti del grand-opéra.
1886- Nuova edizione italiana per ilTeatro di Modena di Don Carlo,in 5 atti, con le modifiche della versione del 1884.
1887- 5 febbraio: Otello trionfa alla Scala (Boito, da Shakespeare) 6 novembre: a Villanova sull’Arda, vicino a Sant’Agata, è inaugurato l’ospedale voluto da Verdi.
1889 - Acquista alla periferia di Milano il terreno dove sorgerà la casa di riposo per musicisti, progettata da Camillo Boito, fratello di Arrigo (sarà inaugurata nel 1902). Compone un’Ave Maria a 4 voci «su scala enigmatica».
1893 - 9 febbraio: successo alla Scala per Falstaff, libretto di Boito da Shakespeare.
1897- 14 novembre: muore a Sant’Agata Giuseppina Strepponi.
1898- 17 aprile: pubblicazione ed esecuzione a Parigi dei Pezzi sacri (Stabat Mater, Laudi alla Vergine Maria, Te Deum; l’Ave Maria non viene fatta eseguire dal compositore).
1901 - 27 gennaio: colpito da un ictus, muore dopo qualche giorno di agonia in una stanza dell’Hotel de Milan, dove ormai viveva stabilmente.

(Testo per gentile concessione del ©Teatro Lirico di Cagliari)
5 days ago |
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Milano, 14 Maggio 1900Questo è il mio Testamento
Revoco ed annullo qualunque siasi altra precedente mia disposizione.Nomino ed istituisco mio Erede universale la mia cugina Maria Verdi maritata al signor Alberto Carrara di Busseto senza obbligo di dar cauzione e di fare inventario.


1° Lascio agli Asili Centrali della città di Genova la somma di lire ventimila.
2° Lascio allo Stabilimento dei Rachitici della città di Genova la somma di lire diecimila.
3° Lascio allo Stabilimento dei Sordo Muti della città di Genova la somma di lire diecimila.
4° Lascio all’Istituto dei Ciechi di Genova la somma di lire diecimila.
5° Lascio a Guerino Balestrieri che è al mio servizio da molti anni la somma di lire diecimila.
6° lascio ai domestici che saranno da dieci anni al mio servizio la somma di lire quattromila per ciascuno. - Agli altri domestici mille lire per ciascuno.7° Lascio al Dottor Angiolo Carrara di Busseto il mio orologio d’oro a ripetizione, catena d’oro e lascio pure a suo figlio Alberto tutte le mie armi coll’armadio che le racchiude, più tutti i bottoni d’oro che porto nelle camicie. Tutti questi legati saranno pagati ed eseguiti dalla mia Erede entro sei mesi dal giorno della mia morte. 


(Foto: clubdei27.com)


8° Lascio all’Ospedale di Villanova d’Arda tutti i fondi del Castellazzo, cioè: Cornocchio nuovo, Cornocchio vecchio, Cornocchietto. Stradazza, Colombara, Casello, Provinciale, Pergolo, Casavecchia, salvo il condotto d’acqua che porta le acque alla Cavitella unitamente ai capitali vivi, attrezzi rusticali, doti e scorte di fondo essendo superiore al mantenimento dell’Ospedale, ordino che l’Amministrazione di detto Ospedale abbia a sussidiare l’Asilo Infantile di Cortemaggiore con lire mille annue, metà ogni primo di Gennaio, metà ogni primo di Luglio; più distribuirà in perpetuo l’elemosina di lire venti per ciascuno a cento poveri del Comune di Villanova il giorno 10 novembre di ogni anno.
9° Lascio al Monte di Pietà di Busseto tre fondi in S. Agata denominati Cipella, Scandolaro, Casanuova, salvo sempre il condotto che porta le acque alla Cavitella con l’onere; 1° di sussidiare l’Ospedale di Busseto di lire duemila annue pagabili in due rate, 1 Gennaio e 1 Luglio di ogni anno; 2° di sussidiare con mille lire in due rate l’Istituto degli Asili Infantili di Busseto; 3° di distribuire in perpetuo l’elemosina di lire trenta per ciascuno a cinquanta poveri del mio villaggio nativo le Roncole il giorno 10 Novembre di ogni anno; 4° di assegnare una pensione di lire sessanta mensili per quattro anni per ciascuno a due giovani appartenenti l’uno al Comune di Busseto, l’altro al Comune di Villanova sull’Adda, i quali si diano allo studio teorico-pratico dell’agricoltura ed effettivamente vadino in una Scuola od Istituto speciale per compiere i corsi. 
(Foto: giuseppeverdi200.gov.it)

Compiuti i corsi, o se avvenga che dai nominati sieno interrotti, si provvederà alle nuove nomine. Qualora poi una parte, o tutta la pensione, ossia la somma di queste due pensioni non fosse erogata per mancanza di apiranti, il più sarà impiegato in altre elemosine ai poveri dei Comuni di Busseto e di Villanova sull’Adda, nella misura a tempo indicata sopra pei poveri delle Roncole. 

10 - Lascio particolarmente alla Carolina Uttini, il vecchio fondo denominato la Pavesa nel villaggio di Bersano di Besenzone: fondo di cui la suddetta Carolina Uttini gode il prodotto da molti anni.
11° Lascio ai miei parenti discendenti dai fratelli e sorelle del fu mio padre Carlo Verdi, ed ai discendenti dai fratelli e sorelle della fu mia madre Luigia Uttini, ai quali nel giorno della mia morte in caso di successione intestata spetterebbe una quota della mia eredità, lascio, ripeto, i fondi di Piantadoro, e cioè : due are Casavecchia, due are Casanuova, Stardello Casavecchia, stradello Casanuova, Pecorara, Casello, Canale, Colombarolo. Palazzina, unitamente al grosso fondo con grande casa colonica così dett del Bosco coi rispettivi terreni e tutti i capitali vivi, attrezzi rusticali, doti e scorte di fondi di cui va fornito il detto latifondo Piantadoro.

12° Lascio alla Barberina Strepponi, mia cognata, dimorante a Cremona, vita natural durante l’usufrutto del fondo denominato Canale, dell’estensione di circa centodiciotto biolche, da me comperato dal signor Pedrini Francesco di Cortemaggiore con rogito Dott. Carrara Angelo di Busseto, e lego la proprietà del fondo stesso alla signora Peppina Carra maritata Italo Ricci, figlia primogenita della Maria Verdi maritata con Alberto Carrara. Nel caso che questa disposizione non potesse aver effetto, il fondo apparterrà alla mia Erede universale.
13° Lascio al Comune di Villanova sull’Adda lo stabile dell’Ospedale da me costruito e poca terra annesa con tutti gli effetti e gli oggetti che vi si trovano, ed obbligo il Comune di Villanova di rispettare la locazione degli stabili a lui legati, passata fra me ed Alberto Carrara di Busseto con privata scrittura in data 6 Novembre1888, debitamente autenticata dal Notaio Bavagnioli.
14° Lascio all’Opera Pia Casa di Riposo per Musicisti, eretta in Ente Morale con Decreto 31 Dicembre 1899, oltre lo stabile da me fatto costruire in Milano, Piazzale Michelangelo Buonarroti, e di cui all’istromento 16 Dicembre 1899 a rogito Dott. Stefano Allocchio: 1°- lire cinquntamila di Rendita Italiana consolidata attualmente a me intestata su certificati N. quattro, 2°- lire venticinquemila di Rendita Italiana al portatore; 3°- Tutti i diritti d’autore sia in Italia che all’Estero di tutte le mie opere comprese tutte le partecipazioni a me spettanti in dipendenza dei relativi contratti di cessione. Di tali proventi il Consiglio d’Amministrazione non potrà disporre che della somma di lire cinquemila annue per i primi dieci anni, e ciò allo scopo di formare col residuo un capitale in aumento del patrimonio dell’Opera Pia; 4°- il credito di lire duececentomila verso la Ditta G. Ricordi & C. di Milano sul quale viene ora corrisposto l’interesse del 4% annuo a tenore della convenzione ora in corso; 5°- la somma che venisse eventualmente restituita dal Municipio di Milano a termine del contratto di acquisto del terreno nel cimitero Monumentale di Milano fatto a mezzo del mio avvocato Umberto Campanari; 6°- lascio alla detta Casa di Riposo per Musicisti il Pianoforte grande, formato Erard, che trovasi nel mio appartamento a Genova, la mia spinetta che trovasi a Sant’Agata, le mie decorazioni, i miei ricordi artistici, i quadri indicati con lettera speciale alla mia Erede, e tutto quanto la stessa mia Erede crederà opportuno lasciare per essere conservato in una sala del medesimo Istituto.
15° Lascio al contadino Basilio Pizzola che lavora da molti anni nel mio giardino di S. Agata, la somma di lire tremila da pagarsi subito dopo la mia morte.


16° Lascio al cameriere Gaiani Giuseppe ed all Teresa Nepoti per i loro premurosi servigi prestati, lire quattromila per ciascuno, quantunque non abbiano compiuti dieci anni di servizio.

17° Lascio alla Giovanna vedova Macchiavelli lire quattromila oltre l’uso della casa sua vita natural durante.
18° Lascio ad Alessando Macchiavelli, figlio di detta Giovanna, lire mille.

19° Lascio a Marcellina Macchiavelli, figlia di detta Giovanna, lire mille.

20° Lascio alle altre sorelle, anzi due sorelle, Geltrude e Vittoria Macchiavelli, lire cinquecento per ciascuna. Faccio obbligo alla mia Erede di pagre i legati come sopra entro sei mesi dalla mia morte, e di consegnare i titoli disposti a favore della casa di Riposo per Musicisti subito dopo la mia morte. Esprimo il mio vivo desiderio di essere sepolto in Milano con mia moglie nell’Oratorio che verrà costruito nella casa di Riposo per Musicisti da me fondato. Qualora non venisse assecondato il desiderio da me espresso, dispongo acciocché abbia erigersi un monumento sull’area da me acquistata nel cimitero Monumentale di Milano, a mezzo dell’avvocato Umberto Campanari, ed ove non venisse ulteriormente disposto, la somma necessaria sarà pagata dalla mia Erede.

Però detta somma non dovrà sorpassare le lire ventimila.


Nomino come miei Esecutori testamentari il Signor Dottor Angiolo Carrara di Busseto, e suo figlio Alberto Carrara, ai quali lascio la somma di lire cinquemila cadauno.
Prego i miei Esecutori testamentari di rivolgersi per tutto quanto riguarda l’esecuzione di questo mio testamento all’avvocato Umberto Campanari di Milano.
Faccio obbligo alla mia erede di conservare il giardino e la mia casa in S.Agata nello stato in cui ora si trova, pregandola di voler mantenere nello stato attuale tutti i prati che attorniano il giardino.
Tale obbligo viene anche fatto ai suoi Eredi od aventi causa.
Ordino che i miei funerali, sieno modestissimi e sieno fatti allo spuntar del giorno, o all’Ave Maria di sera senza canti e suoni.
Non voglio nessuna partecipazione della mia morte colle solite formole. Si distribuiranno ai poveri del villaggio di S.Agata lire mille nel giorno dopo la mia morte.
Milano, 14 maggio 1900sottoscritto Giuseppe Verdi e firmato G.Verdi

FONTE: Giuseppe Verdi 200

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(Foto: teatroallascala.org)
Il lago dei cigniBalletto in quattro atti
Coreografia:1a versione del 1877: Julius Wenzel Reisinger (Praga, 1828 – Berlino, 1892)

Versione definitiva del 1895: Marius Petipa (Marsiglia, 1818 – Gurzuf, Crimea, 1910) e Lev Ivanov (Mosca, 1834 – San Pietroburgo, 1901)
Libretto
Vladimir Petrovic Begicev e Vasil Fedorovic Geltzer dalla fiaba Der geraubte Schleier (Il velo rubato), seguendo il racconto di Jophann Karl August Musäus

Musica
Pëtr Il'ic Cajkovskij (Kamsko-Votkinsk, 1840 – San Pietroburgo, 1893)
Prima rappresentazione della 1aversione
Mosca, Teatro Bolshoi, 4 marzo 1877 (20 febbraio secondo il calendario giuliano)

Prima rappresentazione della versione definitiva
San Pietroburgo, Teatro Mariinskj, 15 gennaio 1895 17 gennaio
PrologoLa principessa Odette si trova sulla sponda di un lago e raccoglie dei fiori; mentre cerca di prenderne uno bianco, che ha attirato la sua attenzione, viene avvolta da due gigantesche ali. Il mago Rothbart, che vive lì vicino, ha fatto un incantesimo trasformando la giovane in un cigno: soltanto un uomo davvero innamorato di lei e a lei fedele potrà liberarla dal sortilegio e farle riprendere le sembianze umane. 
Atto IIl principe Siegfried sta festeggiando il suo ventesimo compleanno, nel parco del suo castello, insieme agli amici: Wolfgang, il suo precettore, introduce e presenta gli ospiti. Dopo un po’ arriva la regina madre che lo esorta a scegliere una fidanzata e a farlo tra le fanciulle invitate alla festa prevista per il giorno seguente. Quando la donna va via, ricominciano le danze dei contadini e gli scherzi del buffone di corte. Siegfried, però, non è felice: è pensieroso e sogna il suo amore ideale. Gli amici, tentando di risollevare il suo morale, lo invitano a caccia.
Atto IISiegfried, andato a caccia con i suoi amici, arriva sulle sponde del lago: qui nota tanti cigni che, in realtà, sono giovani fanciulle trasformate per un incantesimo del mago Rothbart. I cacciatori prendono la mira ma, proprio mentre Siegfried punta un bellissimo cigno bianco, questo si trasforma in una fanciulla e gli racconta la sua storia: confessa di essere la principessa Odette, di aver subito un incantesimo insieme ad altre giovani – incantesimo che le ha trasformate in cigni, permettendo loro di riprendere le sembianze umane soltanto la notte – e che soltanto un uomo davvero innamorato e fedele potrà rompere l’incantesimo. Siegfried promette a Odette di salvarla e la invita alla festa del giorno dopo, quando dovrà scegliere la sua futura sposa. La fanciulla, però, non potrà partecipare: Siegfried le giura, allora, eterno amore e le assicura che non sposerà nessun’altra donna. Nel frattempo è giunta l’alba e le fanciulle sono richiamate nel lago dal mago Rothbart e trasformate nuovamente in cigni: Siegfried si allontana ma mentre va via riesce a raccogliere una piuma di Odette divenuta cigno.
Atto IIIIl giorno seguente, nel castello, si tengono i festeggiamenti per il principe Siegfried: quest’ultimo arriva accompagnato dalla regina madre e seguito da 6 fanciulle che aspirano alla mano del giovane. Siegfried, però, rifiuta di scegliere la sua futura sposa. All’improvviso arriva Rothbart con sua figlia Odile, (cigno nero) la quale grazie a un altro incantesimo del padre, ha assunto le identiche sembianze di Odette. Siegfried ha ormai occhi solo per lei e le giura eterno amore dandole la piuma che aveva raccolto al lago. Nel frattempo una serie di danze folkloristiche (ungherese, spagnola napoletana e mazurka) vengono eseguite dalle altre fanciulle. Siegfried felice presenta Odile alla regina madre: il piano di Rothbart è riuscito e quest’ultimo, trasformatosi in una civetta, fugge dal castello. L’oscurità cala sul castello e Siegfried scorge la vera Odette e capisce l’inganno: corre allora fuori dal castello per cercare di raggiungerla.

Atto IVOdette sta raccontando alle altre fanciulle quello che ha visto al castello, quando giunge Siegfried che le chiede perdono per il tradimento involontario. Rothbart, però, nega per sempre l’amore tra i due giovani togliendo Odette alla vista del principe.
Finali alternativi1.   Una tempesta, provocata dal mago Rothbart, si abbatte sul lago che inghiotte i due giovani amanti: una volta passata la bufera Siegfried e Odette sono finalmente uniti per sempre in un’apoteosi celeste.. 2. Rothbart, sotto le sembianze di un gufo, vola sul lago: Siegfried si trafigge e il gufo cade morto. Il lago svanisce e compare un regno subacqueo dove Ninfe e Naiadi accolgono i due giovani innamorati per l’eternità.3.  Siegfried combatte contro Rothbart ma ha la peggio: il mago minaccia Odette di uccidere il principe, se lui non acconsente alle nozze con Odile. Siegfried per amore di Odette prende la spada di Rothbart e si uccide. Il suo amore rompe l’incantesimo, Odette da cigno ritorna fanciulla, Siegfried torna in vita e i due giovani possono vivere il loro amore.4.   Odette, costretta a rimanere un cigno per l’eternità, decide di suicidarsi gettandosi da una rupe: Siegfried decide di fare lo stesso. Il sacrificio d’amore dei due giovani sconfigge il potere di Rothbart e, al sorgere dell’alba, le anime dei due amanti si riuniscono in un’apoteosi celeste.5.   Il principe implora Odette di perdonarlo, rendendosi disponibile a morire con lei pur di rompere l'incantesimo. Appare allora Rothbarth che dà inizio a un duello col principe in cui il malvagio viene sconfitto, ponendo fine al suo sortilegio.

Struttura del balletto 

Atto I 

Introduzione: Moderato assai - Allegro non troppo - Tempo INo. 1 Scène: Allegro giustoNo. 2 Valse: Tempo di valseNo. 3 Scène: Allegro moderatoNo. 4 Pas de troisI. Intrada: AllegroII. Andante sostenutoIII. Allegro semplice - PrestoIV. ModeratoV. AllegroVI. Coda: Allegro vivaceNo. 5 Pas de deuxI. Tempo di valse ma non troppo vivo, quasi moderatoII. Andante - AllegroIII. Tempo di valseIV. Coda: Allegro molto vivaceNo. 6 Pas d’action: Andantino quasi moderato - AllegroNo. 7 SujetNo. 8 Danse des coupes: Tempo di polaccaNo. 9 Finale: Sujet: Andante

Atto II 

No. 10 Scène: ModeratoNo. 11 Scène: Allegro moderato - Moderato - Allegro vivoNo. 12 Scène: Allegro - Moderato assai quasi andanteNo. 13 Danses des cygnesI. Tempo di valseII. Moderato assaiIII. Tempo di valseIV. Allegro moderatoV. Pas d'action: Andante - Andante non troppo - Tempo I - AllegroVI. Tempo di valseVII. Coda: Allegro vivoNo. 14 Scène: Moderato

Atto III 

No. 15 Scène: Allegro giustoNo. 16 Danses du corps de ballet et des nains: Moderato assai - Allegro vivoNo. 17 La sortie des invités et la valse: Allegro - Tempo di valseNo. 18 Scène: Allegro - Allegro giustoNo. 19 Pas de six. Intrada: Moderato assaiVar. I. AllegroVar. II. Andante con motoVar. III. ModeratoVar. IV. AllegroVar. V. Moderato - Allegro simpliceCoda: Allegro moltoAppendix I. (19a) Pas de deux. Intrada: Moderato - AndanteVar. I. Allegro moderatoVar. II. AllegroCoda: Allegro molto vivaceNo. 20 Danse hongroise. Czardas: Moderato assai - Allegro moderato - VivaceAppendix II. (20a) Danse russe: Moderato - Andante simplice - Allegro vivo - PrestoNo. 21 Danse espagnole: Allegro non troppo (Tempo di bolero)No. 22 Danse napolitaine: Allegro moderato - Andantino quasi moderato - PrestoNo. 23 Mazurka: Tempo di mazurkaNo. 24 Scène: Allegro - Valse - Allegro vivoAttoIVNo. 25 Entr’acte: ModeratoNo. 26 Scène: Allegro non troppoNo. 27 Danses des petits cygnes: ModeratoNo. 28 Scène: Allegro agitato - Molto meno mosso - Allegro vivaceNo. 29 Scène finale: Andante - Allegro agitato - Alla breve. Moderato e maestoso - Moderato
Adriana Benignetti
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(Foto: lem56.it)
Il lago dei cigniBalletto in quattro atti
Coreografia:1a versione del 1877: Julius Wenzel Reisinger (Praga, 1828 – Berlino, 1892)

Versione definitiva del 1895: Marius Petipa (Marsiglia, 1818 – Gurzuf, Crimea, 1910) e Lev Ivanov (Mosca, 1834 – San Pietroburgo, 1901)
Libretto
Vladimir Petrovic Begicev e Vasil Fedorovic Geltzer dalla fiaba Der geraubte Schleier (Il velo rubato), seguendo il racconto di Jophann Karl August Musäus

Musica
Pëtr Il'ic Cajkovskij (Kamsko-Votkinsk, 1840 – San Pietroburgo, 1893)
Prima rappresentazione della 1aversione
Mosca, Teatro Bolshoi, 4 marzo 1877 (20 febbraio secondo il calendario giuliano)



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Pëtr ll'ic Cajkovskij(Kamsko-Votkinsk, 7 maggio 1840 – San Pietroburgo, 6 novembre 1893)
1840 Pëtr ll'ic Cajkovskij nasce a Kamko-Votkinsk, governatorato di Vjatka, nei monti Urali da Il’ja Petrovic (ingegnere minerario e dirigente d’azienda) e Aleksandra Andrejanovna Assier, di origine francese. Dalla madre prima, da una governante di casa (Fanny Dürbach), poi, apprende i primi rudimenti di pianoforte.
1848 Verso la fine dell’anno la famiglia si trasferisce a San Pietroburgo.
1849 La famiglia fissa la dimore presso Alapaevsk, sugli Urali.
1850 Pëtr ll'ic, che il padre vuole destinare alla carriera di magistrato, frequenta la scuola di Giurisprudenza a San Pietroburgo. La seprazione dalla madre fu, per Cajkovskij, uno dei momenti più terribili della sua esistenza, nutrendo per lei un affetto esclusivo.
1852 La famiglia si ricompone a San Pietroburgo.
1854 La madre di Pëtr ll'ic muore per colera.
1859 Terminati gli studi, ottiene un impiego al Ministero di Giustizia.
1862 Deciso a dedicarsi alla sua vera vocazione, Cajkovskij si iscrive al Conservatorio dove studia composizione con Anton Rubinštein.
1863 Lascia l’impiego al Ministero e si guadagna da vivere impartendo lezioni private di musica. Compone la sua prima opera significativa: Ode alla gioia per soli, coro e orchestra.
1865 Pëtr ll'ic si diploma con medaglia d’argento presso il Conservatorio di S. Pietroburgo.
1866 Nikolaj Rubinštein (fratello di Anton) lo chiama alla cattedra di Armonia al Conservatorio di Mosca, appena istituito. Nei primi anni del soggiorno moscovita compone due sinfonie (Sogni d’inverno op. 13 e Piccola Russia op. 17), tre opere (Il Voivoda, L'Ondina e L’ufficiale della guardia), I'Ouverture-Fantasia Romeo e Giulietta, nonché musica da camera.
1875 Soffre di forti depressioni nervose, connesse anche alla sua segreta omosessualità. Porta comunque a termine la Terza Sinfonia Polaccae il Primo Concerto per pianoforte e orchestra. Sul finire dell’anno inizia anche a comporre la raccolta di pezzi per pianoforte nota come Le stagioni.
1876 Trascorre un periodo di cura a Vichy e assiste al Festival di Bayreuth, in qualità di critico musicale (attività che aveva svolto per un certo numero di anni al fine di arrotondare le proprie entrate). Compone I'opera Il fabbro Vakula, I'Ouverture-Fantasia Francesca da Rimini e le Variazioni rococò per violoncello e orchestra. Sul finire dell’anno inizia una corrispondenza con Nadežda von Meck, ricchissima vedova erede delle fortune di Georg von Meck, proprietario delle prime ferrovie russe: corrispondenza che si protrasse per 14 anni. Per desiderio di entrambi i due non si incontrarono mai.
1877 Al ritorno in Russia sposa l’ammiratrice Antonina Miliukova ma l'esperienza coniugale si rivela fallimentare; dopo poche settimane Cajkovskij lascia Antonina e si rifugia, prostrato, a Pietroburgo. Va in scena il balletto Il lago dei cigni.
1878 Dedica la Quarta Sinfonia a Nadežda von Meck. Animata da una febbrile passione per Ia musica, Nadežda sostiene economicamente i musicisti più promettenti, tra i quali un giovanissimo Debussy, assunto come pianista a tempo pieno, e Cajkovskij, cui viene assicurato un assegno annuale di 6.000 rubli. Affrancato da qualsiasi assillo economico, il compositore rinuncia all'insegnamento e abbina I’attività creativa a Iunghi soggiorni in Europa. Nella fitta produzione di questo periodo spicca il Concerto per violino e orchestraop. 35. A Mosca viene rappresentato il suo capolavoro operistico: Evgenij Onegin.
1880 Intraprende un secondo viaggio in Italia. Nascono Capriccio italiano, Ouverture 1812 e il Secondo concerto per pianoforte e orchestra.
1885 Compone l'ouverture Manfred op. 58.
1888 Tiene concerti in Germania, a Parigi e a Londra. Scrive la Quinta Sinfonia op. 64.
1890 Al ritorno da un soggiorno a Firenze, Cajkovskij interrompe i rapporti epistolari con Nadežda. Vanno in scena La dama di picche e La bella addormentata.
1891 Compie un giro di concerti negli Stati Uniti. A New York inaugura Ia Carnegie Hall. L'anno successivo debutta in Russia Lo schiaccianoci.

1893 Il 28 ottobre, a Pietroburgo, dirige la Sesta Sinfonia Pateticache aveva definito “un requiem per me stesso”. Cajkovskij si spegne il 6 novembre, ufficialmente per aver contratto il colera, ma le circostanze della morte non saranno mai del tutto chiarite. Le esequie funebri si tennero nella Cattedrale di Kazan a S. Pietroburgo: per la prima voltaera riservato quest’onore a un non nobile. 60.000 persone richiesero i biglietti per seguire la cerimonia. 
Adriana Benignetti
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